CASERTA – Tre affiliati al Clan dei Casalesi sono stati arrestati dai carabinieri di Modena, che assieme ai colleghi di Caserta, e coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, hanno anche sequestrato beni mobili e immobili per 50 milioni di euro, attribuiti a una novantina di persone affiliate al clan Schiavone.
Le tre ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite con le accuse di associazione a delinquere di stampo mafioso, finalizzata al compimento di estorsioni e gestione del gioco d’
azzardo. Sequestrati 85 immobili, venti terreni, 69 veicoli, dieci societa’, sette ditte individuali, tre esercizi commerciali, 23 polizze assicurative e 157 rapporti bancari.
I beni sono stati sequestrati dai carabinieri del comando provinciale di Caserta nel corso di
un’operazione svoltasi in contemporanea in Campania, nel basso Lazio, in provincia di Modena ed in Calabria.
Si tratta di immobili e quote societarie, auto e moto di grossa cilindrata ritenute nella disponibilita’ di elementi legati alla fazione del clan dei Casalesi ancora capeggiata da
Francesco Schiavone, detto ’Sandokan’, uno dei capi storici della cosca, da anni in carcere con condanna all’ergastolo.
L’operazione avviata nelle prime ore di questa mattina e coordinata dal procuratore aggiunto della Dda di Napoli, Federico Cafiero De Raho, rappresenta – hanno spiegato gli investigatori – la parte economica di un’indagine che a luglio 2009 ha portato all’arresto di 44 presunti affiliati all’organizzazione camorristica dei Casalesi.
Il procuratore
’Il primo obiettivo che stiamo conseguendo nel contrasto alla camorra campana e’ quello di
sottrarre le ricchezze. E credo che nell’ultimo anno stiamo conseguendo grandi risultati. Le cronache dimostrano, tra l’altro, i numerosi arresti che vengono eseguiti’.
Cosi’ il procuratore aggiunto della Dda, Federico Cafiero de Raho, nel fare il punto sulla lotta alla criminalita’ organizzata a livello regionale, a margine della conferenza stampa, svoltasi
nel comando provinciale dei carabinieri di Caserta, per illustrare i particolare dell’operazione che ha portato al sequestor di beni per 50 milioni di euro ad esponenti del clan dei casalesi.
’In Campania – ha spiegato Cafiero de Raho – abbiamo dei modelli organizzativi camorristici-mafiosi non omogenei. Nel Casertano abbiamo una organizzazione ben strutturata con
interessi non solo sul piano militare, operante, dunque, nei settori delle estorsioni, del traffico e nello spaccio di sostanze stupefacenti e nel controllo della prostituzione, ma
soprattutto sul piano economico imprenditoriale.
Nel napoletano, invece, abbiamo una miriade di gruppi, organizzazioni, alcune ben strutturate, altre operanti localmente e, dunque, fronteggiare tutta la criminalita’ e’ una impresa notevole’.
’Nonostante cio’ – ha ancora detto il magistrato della DDA partenopea – la strategia che e’ stata adottata di colpire sempre i patrimoni illeciti delle organizzazioni camorristiche, al pari della individuazione dei responsabili dei reati, e’ con il tempo la strategia vincente, perche’ attraverso la sottrazione delle ricchezze riusciamo a perseguire gli obiettivi di eliminare i proventi che l’organizzazione utilizza per reclutare di volta in volta le giovani leve’.
Cafiero De Raho, ha anche ribadito, rispondendo alla domanda di un giornalista, che il clan dei Casalesi e’ organizzata come la mafia siciliana. ’Ho sempre detto che l’organizzazione dei casalesi si e’ strutturata su quel modello siciliano. Tutti gli interessi che sono alla base dell’operativita’ della cosca lo dimostrano. Non solo quelli economici, ma anche interessi nella Pubblica Amministrazione, nella partecipazione ai grandi appalti, nella politica, in tutti questi settori i casalesi operano e riescono ad infiltrarsi’.
L’indagine: nascita e arrestati
Cercavano Giuseppe Caterino e Raffaele Diana, due boss del clan dei Casalesi poi arrestati a
Tropea e a Casal di Principe, ma andando avanti con le indagini i carabinieri di Caserta hanno trovato un ’tesoretto’ dei Casalesi tra Bologna e le regioni del Sud.
Beni mobili e immobili, in conti correnti, scuderie per cavalli e auto di lusso, tutti riconducibili a esponenti di spicco del clan nella fazione Schiavone intestato, in parte, a Felice Pagano,
amministratore delegato di alcune quote societarie di imprese di costruzione nel modenese e Mario Pagano, legato da vincoli parentali al boss Raffaele Diana detto “Rafilotto”.
“Il sistema di aggressione ai patrimoni mafiosi – ha spiegato il coordinatore della Dda di Napoli, Federico Cafiero De Raho – permette di incidere sulla struttura economica della camorra nel primo momento di infiltrazione del clan dei Casalesi”.
In pratica, le ricchezze del gruppo camorristico possono essere individuate grazie a strumenti investigativi che comparano la dichiarazione dei redditi, per gli indagati pari a zero, con i
possedimenti reali. I soldi forniti dal business degli internet point, gestiti dai Casalesi, permettevano di investire il denaro in societa’ e case di lusso, anche in localita’ di
vacanze, come Tropea, luogo in cui venne arrestato Caterino.
Prestanomi di spicco erano Pagano, ma anche Luisa Fontana e Mario Diana. Le societa’ sequestrate sono la Gef costruzioni, la Cioffo costruzioni, la Sied, la ditta dei fratelli Pagano,
P and C, la Techo Habitat e la Tecno costruzioni, l’impresa Diana e l’Alma Scavi tutti con sede a Sasso Marconi, Nonantola e Marzabotto (in Emilia Romagna) e Casal di Principe, Pontecorvo (in via Trieste), San Cipriano d’Aversa e Mondragone.
Sequestrato il bar Blu Night di San Cipriano, 157 conti correnti, 23 polizze assicurative (sono stati calcolati 63 accessi a istituti bancari), un internet point, dei terreni a Camposano, in provincia di Modena e Sasso Marconi, provincia di Bologna. Ad Orta di Atella, poi, sono state sequestrate 36 unita’ immobiliari di un complesso edificato dalla societa’ Pand C.
In tutto sono novanta gli indagati e tre i destinatari di misure cautelari (Loris Pinelli, Luigi Diana e Luigi Biolchini) gia’ arrestati e poi scarcerati lo scorso anno. Le indagini dei carabinieri di Caserta, comandati da Crescenzio Nardone, hanno subito una svolta dopo l’arresto del 15 luglio del 2009 di Maria Capone e Angela Diana, rispettivamente moglie e figlia del boss Raffaele Diana, e Barbara Crisci, moglie e madre di Peppino e Francesco Caterino.
