CASERTA – Tentiamo una chiacchierata con Giovanni Spalice, candidato per la Federazione della Sinistra al Consiglio Regionale.
Parlando di Don Peppino Diana e della sua lezione sulla Legalità?
Oggi ho il piacere di incontrare Giovanni Spalice, valido ed indiscusso tecnico proveniente dal mondo della scuola, candidato alle elezioni per il Consiglio Regionale della Campania per la Federazione della Sinistra. La nostra, lo ammetto, è una chiacchierata tra persone che si conoscono e si stimano reciprocamente: ho avuto modo in passato di incontrarlo e di lavorare con lui a quattro mani, soprattutto nelle fasi progettuali, nei diversi Partenariati, in tanti Tavoli tecnici nelle Scuole, negli Enti Locali con le Associazioni di categoria. Il filo conduttore è stato sempre lo stesso: assicurare alle forze vive del territorio, nelle sue varie articolazioni, profili tecnici con ottimi standard di qualità.
Pochi giorni fa è ricorso il sedicesimo anniversario dell’uccisione di Don Peppino Diana. Secondo te cosa ci ha lasciato?
Come si legge sul gruppo creato su Facebook “don Peppino fu ucciso perchè si era opposto ai tanti soprusi della camorra che funestavano il territorio. La sua fu una lotta aperta; insieme ad altri mobilitò le coscienze di fronte ai tanti delitti che si verificavano nella zona. Sollecitò la presenza operativa dello Stato, pressochè assente, cosa che favoriva il potere camorristico. Coglieva ogni occasione per educare alla legalità, alla giustizia. Parlava nelle scuole per formare i ragazzi a questi valori così calpestati nel territorio. E la camorra decretò la morte del parroco scomodo.”
Pensi che un giorno non ci sarà più bisogno di eroi?
Non è semplice, ed alcuni atteggiamenti ambivalenti mi preoccupano non poco. Se solo penso che nei programmi dei maggiori partiti si … legge tanto(!) sulla sicurezza. Sul sito del candidato Presidente Stefano Caldoro si può leggere: “…si propone, quindi, una svolta che, seppur in presenza di competenze specificamente delegate all’istituzione regionale o ad essa appartenenti, metta in campo una nuova strategia fondata su iniziative, proposte legislative e risorse economiche, direttamente o indirettamente tendenti ad incidere sul territorio e sulle collettività, per assicurare ad esse il recupero della legalità ed una nuova sicurezza.
È necessario, innanzitutto, un riordino territoriale ed ambientale che comporti la deflazione del potere del crimine esercitato sul territorio. Questo potere è stato mal contrastato fino ad oggi sul piano del rispetto della legalità e delle misure di competenza da parte degli organi della Regione, i quali hanno evidenziato negligenza ed incapacità nell’affrontare tutte le problematiche del territorio lasciandolo nel controllo delle malavita”. A me, uomo di scuola, questo passaggio risulta di difficile comprensione. Preferisco, invece, dire che devono essere messe in campo le risorse necessarie per dare piena attuazione alle Leggi Regionali che già esistono: quali ad esempio la legge n. 12 del 13 giugno 2003, recanti “Norme in materia di polizia amministrativa regionale e locale e politiche di sicurezza”; la n. 23 del 12 dicembre 2003, recanti gli “Interventi a favore dei comuni ai quali sono stati trasferiti i beni confiscati alla delinquenza organizzata, ai sensi della L. 7 marzo 1996, n. 109, articolo 3; ed infine, la n. 11 del 9 dicembre 2004, recanti le “Misure di solidarietà in favore delle vittime della criminalità”.
Cosa contesti, quindi, ai tuoi avversari politici?
Le leggi ci sono, bisogna solo far sì che esse possano funzionare. Per ridare fiducia alle persone e per “fare” sicurezza, occorre progettare, fare sistema e bandire l’improvvisazione e le norme “spot” spesso messe in campo solo per rispondere ad eventi specifici e momentanei.
Favorire il riutilizzo dei beni confiscati alle mafie è un modo per affermare la presenza dello Stato. Nella maggior parte dei casi tali beni, dopo la confisca, finiscono per essere abbandonati a se stessi dando, ai più, la sensazione di un’impotenza da parte dello Stato ad utilizzare tali beni, rendendo allo stesso tempo vano l’enorme sforzo messo in campo dagli inquirenti. La Legge Regionale già c’è, bisogna solo dotarla di risorse facendo anche ricorso ai Fondi Europei di Sviluppo Regionale.
Cosa proponi in alternativa?
Riconoscere il valore sociale e ridare dignità ai familiari delle vittime innocenti di criminalità è un altro modo per affrontare il tema della sicurezza. Il messaggio da far passare è che “lo Stato non abbandona mai i suoi buoni cittadini mentre le mafie sono sempre pronte ad uccidere i propri “associati” . Anche in questo caso una Legge Regionale esiste, bisognerebbe solo attivare le linee di finanziamento necessarie alla sua attuazione. I fondi a favore delle Associazioni di Volontariato potrebbero essere utilizzate in tal senso. La stessa Legge n. 11 prevede interventi volti a prevenire la diffusione di fenomeni quali l’estorsione e l’usura. Non è quindi necessaria una “nuova strategia fondata su iniziative, proposte legislative e risorse economiche … per assicurare … il recupero della legalità ed una nuova sicurezza”, sarebbe solo utile dare forza alle strategie già messe in campo utilizzando al meglio le risorse regionali, nazionali e comunitarie.