Caserta, attentato al giornalista anti camorra Palmesano a Pignataro Maggiore: tentano di incendiargli l auto

PIGNATARO MAGGIORE (Caserta) – Questa notte l’auto di un giornalista di Pignataro Maggiore (Caserta), Enzo Palmesano, ex direttore de il quotidiano Il Roma, ha subito un tentativo di incendio.

Sul fatto stanno indagando i carabinieri della compagnia di Capua. E’ certa la natura dolosa del tentativo di incendio perché – scrive l’Adn Kronos – a quanto si è appreso, poco distante dalla Volkswagen Passat di Palmesano, parcheggiata in strada, i militari hanno trovato una bottiglia in plastica contenente della benzina.

Nell’ultima inchiesta della Dda di Napoli, che ha coinvolto 15 persone del clan della camorra della provincia di caserta legato ai casalesi Ligato-Lubrano, proprio di Pignataro Maggiore e di comuni vicini, che Palmesano più volte aveva denunciato come camorristi, è emerso che il giornalista Palmesano sarebbe stato costretto a non scrivere più dei Lubrano sul quotidiano locale “Corriere di Caserta” negli anni 2003-2004, per le pressioni di un collega giornalista imparentato con il potente clan di Pignataro Maggiore, legato anche a Cosa Nostra.

Il clan dei Ligato Lubrano è lo stesso che uccise il fratello del giudice Ferdinando Imposimato alcuni anni fa a Maddaloni: il sindacalista Franco, come vendetta trasversale della Mafia e della banda della Magliana contro il giudice istruttore che stava indagando su di loro a Roma.

La rabbia di Palmesano

“Per tutta la giornata da poco conclusa, 24 febbraio 2009, si sono messe in funzione contro di me le batterie giornalistiche e politiche, essendo io reo di non voler stare in silenzio di fronte allo strapotere politico-mafioso della cosca Lubrano-Ligato, nelle ore precedenti colpita dal blitz della Direzione distrettuale antimafia e dei carabinieri.

Passata la mezzanotte e cominciato il 25 febbraio, sono entrate in azione le batterie camorristico-mafiose: alcuni vigliacchi hanno cosparso di benzina la mia autovettura e non hanno potuto appiccare il fuoco solo perché io e la mia innocente famiglia abbiamo dato prontamente l’allarme, mettendoli in fuga. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Capua e della Stazione di Pignataro Maggiore.

Fino a quando le manette non scatteranno ai polsi dei referenti e dei protettori politici della camorra, io sono in grave pericolo perché padroni del potere e padrini mafiosi non sono riusciti altrimenti a mettermi a tacere con le pressioni, le querele, le minacce e le ritorsioni professionali”.