CASERTA – Friulano, 52 anni, ormai trapiantato da anni a Caserta, Giulio Bulfoni è laureato in Scienze Naturali ma ha applicato tutto il suo sapere e il suo amore verso la natura nell’espressione artistica della fotografia.
Le riviste della National Geographic Society spesso pubblicano i suoi lavori. Grande successo di critica e commerciale ha avuto, poi, il suo ultimo libro fotografico sul giardino inglese della Reggia di Caserta uscito in tutto il mondo, in breve tempo andato esauritoi.
Bulfoni ama fotografare indistintamente gli umani nei loro svariati lavori e la natura nelle sue infinite e meravigliose sfaccettature. Ora sta per pubblicare un libro fotografico che intende raccontare due bellissimi patrimoni dell’Unesco: i giardini della Reggia di Caserta e l’orto botanico di Padova.
Come ha cominciato?
Ho cominciato per passione e come spessso accade, si è poi trasformata in lavoro.
Ha svolto degli studi particolari?
Ho partecipato a dei workshop con dei fotografi della Magnum, con il direttore della fotografia del National Geographic America e poi ho un mio personale bagaglio scientifico visto che ho studiato Scienze Naturali.
Quando ha cominciato ad appassionarsi alla fotografia?
La fotografia prima la applicavo nell’ambito prettamente delle Scienze naturali, poi sono andato oltre cercando di raccontare anche le persone.
Quando ha capito che “fare fotografie” sarebbe divenuto il suo lavoro?
Quando ho visto che le mie foto venivano utilizzate per qualcosa che poi veniva pubblicato, ma principalmente quando per esse venivo pagato. E’ in questo caso che si parla di professione. Ciò permette di cercare di migliorarsi sempre, di andare avanti.
Il mondo della fotografia?
Oggi il mondo della fotografia è terribilmente saturo. L’avvento del digitale ha semplificato in parte l’aspetto tecnico e ha permesso ad una vasta schiera di persone di avvicinarsi alla fotografia. Questo è senza dubbio un bene, ma penso che in generale la fotografia digitale abbia anche abbassato il livello qualitativo delle foto.
Allora, fotografia digitale o la vecchia pellicola?
La fotografia digitale ha il pregio di essere corretta subito. Mi spiego: per cogliere delle luci particolari prima si usava fare più scatti con la pellicola, adesso invece con la fotografia digitale basta vedere l’immagine sul monitor e vedere se quello che si cercava si è trovato o meno.
Che significa fotografare?
Usare la macchina fotografica è come guidare un automobile, cioè quando la si conosce a fondo non si pensa neanche a cosa si fa. Con la fotografia, conoscendo abbastanza bene come si risolvono i problemi, basta vedere lo scatto sul monitor della fotocamera e si vede subito cosa fare.
Problemi?
Però c’è un problema di fondo perché i giardini in genere hanno una gradazione tonale che è difficile avvicinare con la fotografia digitale e che invece la pellicola riesce a dare, al momento forse ancora la digitale in questo non riesce a superare la pellicola.
Quali sono i suoi soggetti preferiti?
In genere mi piace fotografare gli umani nei loro lavori, qualsiasi essi siano, sia manuali che intellettuali e poi il piacere di fotografare la natura c’è sempre.
Progetti?
Al momento sto finendo il progetto di un libro che intende raccontare due bellissimi patrimoni dell’ Unesco: i giardini della Reggia di Caserta e l’orto botanico di Padova. Due distanti realtà italiane entrate insieme nei beni patrimonio dell’umanità e come nella loro storia siano riusciti a collocare tutta una serie di specie arboree. Alcune delle quali, ad esempio l’ailanto, pianta che si trova per strada ed è stata importata dall’orto botanico di Padova, mentre Caserta ha importato la camelia e le canfore.
Ha fatto già altri lavori del genere in precedenza su Caserta?
Sì, ho fatto un libro sul giardino inglese della Reggia di Caserta che è stata pubblicato in tutto il mondo ed è andato esaurito. E’ stato presentato anche in librerie di New York e in California. È stata una bella esperienza e costituisce la prima parte di un progetto che prevede un altro libro, che racconterà di 3 giardini voluti da 2 regine e una madre, Maria Antonietta, Maria Carolina e la mamma di entrambe. Sto parlando del giardino inglese della reggia di Caserta, del giardino di Petit Taillon a Versailles e l’altro è un giardino inglese di Vienna, si tratta di un lavoro che porta via tanto tempo, ma bellissimo da fare perché porta a viaggiare molto.
Come si esprime la bellezza in fotografia? Come si fa a definire “bello” uno scatto?
Per me l’importante è trasmettere qualcosa a chi vede quella foto, ovviamente la foto che faccio mi deve piacere, le emozioni che posso provare nel vedere un determinato ambiente, un luogo o una qualsivoglia realtà , se riesco a trasformarla in immagine e di questa mia visione rendo partecipe altre persone è il modo più bello. Emozionare chi vede la foto.
Cosa caratterizza i suoi scatti?
Di solito amo molto usufruire della luce, cerco di modulare al meglio la luce naturale.
Esiste una definizione per una foto perfetta?
Non so se esiste. Probabilmente quando tutta una serie di eventi coincidono.
Progetti futuri?
Il libro di cui parlavo prima e poi l’esposizione di una mia foto al Festival della fotografia di Roma che verrà esposta in una galleria di Roma.
