NAPOLI – Cantante, musicista, autore di testi e fisico nucleare. E’ eclettico Eugenio Bennato, come tutti i grandi napoletani.
Nel 1969 fonda la “Nuova Compagnia di Canto Popolare“, mentre all’università studiava fisica e matematica, cominciando così la ricerca della musica etnica in Italia. Nel 1998 crea il movimento artistico “Tarà nta Power”, “puntando alla riscoperta di qualcosa che ci appartiene: l’Italia†afferma “doveva essere presente nelle culture etniche internazionali proprio con il suo specifico e con la sua grande storiaâ€.
La Tarà nta, danza rituale del Sud Italia, rappresenta la grande danza mediterranea del futuro, al pari del flamenco in Spagna. “La musica popolare è una musica legata alla vita, al villaggio, lontana dagli atteggiamenti divistici della musica leggeraâ€.
Oggi la Taranta sta ottenendo un notevole successo non solo in Italia, ma anche all’estero. Numerosi sono i Festival a cui Eugenio ha partecipato con l’album Mediterraneo: dal Festival del Cinema egiziano all’Opera del Cairo, Festival de Bruges in Belgio, al Festival di Norimberga in Germania, al Festival di Salamanca e Villanova in Spagna, il B.B.C. Chappel Union in Gran Bretagna, il Festival du vent in Corsica e il Roman Forum di Shangai in Cina, e ci spiega come il contatto con le altre culture sia fondamentale per i giovani di oggi e le future generazioni, perché è l’unico metodo per superare le barriere.
Lei è laureato in fisica nucleare, come mai poi ha proseguito nel campo musicale? Quali affinità esistono tra le due cose?
Ero studente universitario quando ho fondato “La nuova compagnia di canto popolareâ€, e la mia professionalità è partita dalla musica, ma mi interessava moltissimo lo studio della matematica e della fisica e quindi l’ho portato a termine. Il collegamento non so se esiste, ma c’è nella nostra mente perché sicuramente accedere a un metodo di ragionamento che è quello della matematica e della fisica, non so se giova o no ma comunque è collegato poi con l’assetto mentale che uno si crea. E quindi, la musica che io faccio evidentemente risente di questa idea di simmetria, di precisione, che si collega appunto alla matematica.
Lei è stato anche docente all’Università Suor Orsola Benincasa di “Etnomusicologiaâ€. Mi racconti questa esperienza?
Mi hanno invitato lì e io con piacere ho dato il mio contributo alla formazione degli studenti riguardo a questo filone molto importante che è la nostra musica etnica. Tra l’altro adesso si sta riscoprendo su vasta scala. Ovviamente quando io ero ragazzo della Tamorra non si sapeva niente, e della Taranta meno che mai. Ed erano tutte cose misteriose: in qualche modo guardate con distacco. Oggi invece sono una parte essenziale della nostra cultura e soprattutto del nostro Sud.
Mi spiega, infatti, come nasce il movimento della Taranta Power?
Nasce perchè io in qualche modo ho intuito che bisognava spingere su questo, che l’Italia doveva essere presente proprio nelle culture etniche internazionali con il suo specifico e con la sua grande storia, Taranta è la riscoperta di qualcosa che ci appartiene così come è stato il Flamenco in Spagna.
E’ per questo che lei si fa promotore di questa musica anche attraverso il cinema e il teatro?
Sì. Attraverso le colonne sonore, ma in questo momento stiamo organizzando Festival di Taranta in tutta Italia e questa musica mi fa piacere che anche nella cinematografia a parte le colonne sonore che ho scritto io, che anche altri si stiano dando da fare per permettere che la colonna sonora italiana, abbia a che fare con la nostra identità .
Lei ha viaggiato molto grazie a tournèe in giro per il mondo, c’è un paese che ha visitato che le ha ricordato Napoli?
Direi che tutte le città di mare da San Francisco a Rio De Janeiro a Buenos Aires, a Sidney, ogni città che ha un porto mi ricorda la mia, perché la realtà di questa situazione di frontiere di una città di mare, è quella che accomuna un po’ ad esempio Napoli a New York.
Con l’album Il Mediterraneo ha partecipato a numerosi festival all’estero. Tutto ciò le permette di conoscere e far conoscere la nostra cultura musicale partenopea al mondo intero, cosa delle altre culture invece la colpisce nei suoi contatti con queste terre e culture?
Quello che mi ha colpito è che la musica popolare in tutto il mondo ha una caratteristica: è una musica legata alla vita, al villaggio, quindi è molto distante dalla musica leggera.
Un esempio?
Ad esempio il cantautore popolare del Gargano ha lo stesso approccio verso la musica dei musicisti del Nilo, dei cantori delle praterie sudamericane, è una musica che è lontana dagli atteggiamenti divistici della musica leggera.
Ecco, per questo lei ama e ha scelto questo tipo di musica e conoscere ed essere in contatto con le altre culture?
Penso che questo è fondamentale, penso che sia anche un metodo per superare le barriere, io consiglio a tutti i ragazzi di viaggiare tanto, perché il mondo va in quella direzione, nella direzione della conoscenza di tante culture diverse.
Quanto pensa sia importante il ruolo della musica per la trasmettere messaggi e valori?
Oggi è fondamentale, lo è stato nel secolo scorso, si pensi a quello che è stato l’esplosione Dylan o dei Beatles, della musica Rock, e lo è ancora di più oggi perché la musica sempre più intensamente fa parte del nostro quotidiano. Noi ascoltiamo musica da quando ci svegliamo a quando andiamo al supermercato. E’ sempre musica, quindi una trasmissione di musica è una trasmissione di messaggi.
Sarà presente anche lei al concerto di domenica 9 novembre dedicato alla scuola, a Roberto Saviano e contro la Camorra e il razzismo con Miriam Makeba promosso dalla Regione Campania?
Sì. Mi fa molto piacere. Io ritrovo Miriam Makeba, che avevo già conosciuto in Sud America, poi l’ho rivista in Italia. Lei è un’artista simbolo della rinascita della cultura africana.
Quale è il suo messaggio in tale occasione che rivolge al pubblico che sarà presente?
Ma il messaggio ce lo rivolgerà il pubblico presente: l’affluenza dei ragazzi in una zona così degradata è sicuramente un caso positivo. E’ la nuova generazione che salverà il mondo, così spero che in tanti vengano e già la loro presenza è un messaggio.
