Abbiamo ricevuto questa lettera da una nostra fedele lettrice M. I.(ha voluto rimanere anonima). Per lavoro obbligata a vivere a Roma, ma da sempre tifosa della Juvecaserta, domenica scorsa è ritornata al Palamaggiò. Ha voluto raccontarci le sue emozioni, le emozioni di una casertana verace , le sensazioni e la maniera di chi vivendo lontano dalla Reggia ne ha una prospettiva diversa e forse più obiettiva.
Volentieri pubblichiamo
Dopo anni e anni di assenza questa sera sono tornata al Palazzetto dello Sport della mia città a vedere la partita Juve Caserta vs Roma
Lo stadio è sempre lo stesso un po’ acciaccatello, invecchiato ma sempre imponente
Gli spettatori sempre gli stessi, ambiente variegato : da un lato – nell’affollatissima zona parterre – la gente bene di Caserta, teenager griffatissimi, donne di mezza età con vistosi decolté, professionisti finalmente spogliati della loro giaccaecravatta e rivestiti con look casual /sportivo adatto al caso, i mitici commercianti casertani, belli come il sole, abbronzati e sempreverdi; dall’altro – nelle meno gremite tribune – il ceto medio di Caserta, persone che non si conoscono e che sembra anche non vogliano essere riconosciute, quelli che gli piace passare inosservati (come me) ; immagino siano insegnanti delle scuole statali, impiegati di aziende medio – piccole, gente che si emoziona e palpita come quelli del parterre ma non lo danno a vedere, loro, come me, il tifo lo fanno dentro;
La squadra non è più la stessa ovviamente (è trascorso quasi un ventennio dai tempi di Oscar Schmidt), c’è una maggiore prevalenza di stranieri, ma vedo Esposito negli occhi e nella calma fredda di Di Bella, Donadoni nell’altezza fuori misura di Michelori(si il giocatore che ha sbagliato tutti i tiri liberi) e poi c’è questo Jones….. dal quale ti spetti che i tiri che regalano tre punti portino sempre la palla direttamente nel canestro, come se fosse una specie di prerogativa del suo braccio, quasi un dono divino e un diritto acquisito della squadra….
Ma il vero spettacolo, come ai miei tempi, lo hanno fatto i tifosi ; impetuosi e organizzati questi ragazzi mi hanno fatto tuffare nel passato: esprimono passione e senso di appartenenza come i miei coetanei ai tempi dei play – off del campionato del 1990 – 91, ci credono, amano la loro squadra e VOGLIONO VINCERE…..lanciavano cori a tratti romantici quasi canzoni d’amore per la loro squadra, incitano, sostengono, incoraggiano….
Gli manca credo, ma è tipico della nostra mentalità, un certo fair play….perchè chi ama lo sport deve amare la competizione e rispettare l’avversario; evitare il turpiloquio nei testi di striscioni e cori è quello che ti aspetti da un paese che possa definirsi progredito e civile. Tuttavia, devo confessare che, ad un certo punto della partita, anche una sedicente pacifista come me, si è ritrovata alla soglia degli anta ad urlare contro questo incosciente presidente della Società di Roma che ha avuto l’ ardire di schierarsi contro il popolo bianco nero…matto, e anche stupido considerata la netta minoranza numerica.
Abbiamo vinto.
E ho provato la gioia che puoi provare solo quando senti di appartenere ad un gruppo e vivi la vittoria di altri come la tua personale vittoria….i più esaltati hanno fatto invasione di campo e lo avrei fatto anche io se non avessi avuto l’età che ho ed un certo pudore….
Cosa dire, spero che i miei concittadini vincano lo scudetto, ma anche che sappiano gestire il successo….non vorrei sbagliarmi ma il declino e la retrocessione dalla serie A sono avvenuti poco dopo la vittoria del 1991
Comunque pensare che la mia città, capoluogo della degradata provincia casertana (cosi vogliono dipingerla i mass media) ha battuto l’eterna caput mundi (nonché città nella quale sono costretta a lavorare) lasciando l’amaro in bocca al suo borioso Presidente e costringendolo al ripiegamento dall’uscita di sicurezza, un po’ mi esalta.
Continuerò ad amare atavicamente la mia città e chi la abita, a sperare in un futuro in cui i giovani casertani figli di nessuno possano investire la loro passione, il loro entusiasmo, la formazione e le capacità, nel lavoro senza essere costretti ad abbandonarla; continuerò ad augurarmi che loro come me trovino nello sport una fonte di gioia e non un’occasione per sfogare la propria rabbia; bisogna mitigare l’ aggressività che la competizione tira fuori; trasformare l’ira che a volte l’agonismo stimola, in passione; desiderare di vincere non deve mai offuscare il rispetto per chi perde, fosse solo per il fatto che prima o poi ci si trova nelle vesti dello sconfitto….e come si dice non facciamo agli altri quello che non vorremmo facessero a noi
