Caserta, Messina scrive a Capacchione su Cementir e la libertà dei mass media

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

CASERTA – Cara Rosaria, sono un assiduo lettore del giornale dove lavori e, come sai, da qualche settimana è riesplosa la questione Cementir che chiede di cavare ancora per altri lustri e ottiene l’autorizzazione dai nostri amministratori (senza ambizioni e imbelli) di bruciare i rifiuti nei forni dello stabilimento di Maddaloni.

La cosa è di per sè grave, ma quello che trovo scandaloso è il silenzio dell’università che nulla dice sull’incompatibilità tra il costruendo policlinico e la persistenza di industrie insalubri in un territorio distrutto dalle cave, dai cementifici, dall’illegalità e da una totale mancanza di dibattito e di confronto su qualunque idea di sviluppo e di futuro del nostro territorio.

Neanche adesso che la crisi sta facendo sentire i suoi morsi sindacati, intellighenzia e partiti politici sembrano non guardare, non sentire e volgere la loro attenzione e interessi altrove. Ma trovo ancora più assordante il silenzio del tuo giornale, il più importante del Mezzogiorno, sull’argomento.

Si dirà, ma Il Mattino è di Caltagirone che è pure proprietario della Cementir”. Trovo umiliante questa posizione e mi piacerebbe sapere se la vostra è una forma di autocensura o di imposizione del Principe sulle sue “proprietà“.

Trovo nell’uno e nell’altro caso una profonda contraddizione per quanti, ogni giorno e te compresa, sono impegnati per affermare la dignità e la legalità in un popolo negletto e violentato.

Con la stima di sempre.