Caserta, senza Stampa Attenta il comparto bufalino non risolverà i problemi: dalla brucellosi in poi

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

CASERTA – La stampa ha un ruolo fondamentale, istituzionale, nella nostra moderna società sempre che essa sia attenta e fornisca una informazione completa, sia partecipe delle vicende dell’area dove incide e stimoli, senza timori, reticenze o remore alcune un dibattito costruttivo per la ricerca delle possibili, eventuali, soluzioni.

Riflessione sui Media

Questo dovrebbe essere il compito della stampa; specie quando opera nell’area più disastrata forse di tutto l’Occidente; quella casertano – napoletana, per l’appunto.

Ma a Caserta, secondo me, almeno per quanto riguarda il comparto bufalino (con le troppe emergenze che lo colpiscono duramente e si susseguono e accavallano fra loro, creando una matassa sempre più ingarbugliata ma che tali sono soprattutto per incapacità politica) non è così e non se ne può davvero più di leggere le fesserie propinate ai lettori sulla brucellosi bufalina e su come si pensa di risolverla; al punto tale che, certe volte, vorrei tanto dimenticare la buona educazione ricevuta per lasciarmi andare al colorito frasario siculo del dott. Pasquino, il robusto medico legale della bella serie televisiva, “Il Commissario Montalbano”, per esprimere compiutamente i pensieri e i sentimenti che si agitano nel mio animo.

Competenza

Quel che in sostanza accade è che, da diverso tempo, si stia dando credito, non a chi ha riconosciuta competenza, ha lavorato per la crescita del comparto, giocando sempre d’anticipo, cercando di evitare che si arrivasse al punto in cui oggi ci si trova ma ai vari pescecani mai satolli e altri personaggi negativi loro adepti che mi piace immaginare tutti riuniti, in un certo posto, in una sorta di “cupola bufalina”; l’associazione scaturita dalla mia fantasia (?) finalizzata alla distruzione del comparto bufalino per impadronirsene prima e risanarlo poi una volta raggiunto lo scopo del possesso.

Responsabilità

Ci si dimentica delle responsabilità che costoro si son prese, della loro provata incompetenza, delle stupidaggini proposte, del non aver voluto prestare attenzione alle nuove idee e ai buoni consigli forniti a tempo debito, si dimenticano gli errori commessi, i danni arrecati, la malafede, le figure utili, partner dell’agro – industria nazionale ed estera, fatte “fuggire a gambe levate” e si mettono a tacere i “grilli parlanti”, peggio ancora se, come nel mio caso, sono ancora in attesa di ricevere il compenso per il lavoro svolto, hanno divulgato idee e progetti in molti convegni, in programmi RAI, in centinaia di articoli e in circa 60 Atti Parlamentari, affermando come sarebbe andata a finire (male), assumendosi virilmente le proprie responsabilità per le affermazioni anche scritte che nessuno mai ha osato contestare; quindi, forniti degli attributi per sfidare “tutti” in un pubblico “da solo contro tutti”.

Comparto bufalino

Vergogna! Mi si perdoni, ma tutto ciò che sta rovinando addosso al comparto bufalino, posso affermare di averlo avvisato, per l’appunto da solo, o quasi, contro tutti, con lustri d’anticipo; dando sempre le relative soluzioni; nell’interesse degli allevatori e trasformatori meritevoli di sostegno e attenzione, sia pur, per così dire, un po’ “distratti” e poco disponibili a prestare il dovuto ascolto, nel loro esclusivo interesse, quando le loro cose andavano bene; e, poi, ricordo che non posseggo bufale né produco mozzarelle.

Non sono stato ascoltato, anzi, peggio, le idee e i progetti, il mio e solo mio “Progetto Bufala”, di basso costo e limitati rischi, finalizzato alla risoluzione della brucellosi, alla creazione della filiera agro – industriale della carne e della pelle bufalina (filiera che è tuttora inesistente), alla creazione di formaggi alternativi alla mozzarella e all’avvio della selezione genetica su larga scala, un progetto che avrebbe messo al riparo da rischi il comparto e creato nuovi posti di lavoro, con un considerevole aumento del giro d’affari e delle esportazioni, sono stati stravolti prima e utilizzati poi da faccendieri e politicanti per confezionare progetti plurimilionari finanziati dall’Europa e destinati a fallire se non già falliti.

Abbattimento capi

L’abbattimento di decine di migliaia di capi bufalini; i Presidenti del Consorzio di Tutela che si dimettono a ripetizione e altri ne vengono nominati; le audizioni alla Camera dei Deputati sulle varie emergenze che colpiscono la filiera bufalina; i rimborsi per gli abbattimenti dei capi malati bloccati dall’antimafia; il ricorso al TAR dei Sindaci; le responsabilità della politica e della dirigenza di settore fatte ricadere sulla malavita; la malavita organizzata utilizzata come “capro espiatorio” di ogni malefatta (alla fine, mi ritrovo pure, se non a difenderla, a tenerla per queste responsabilità da parte); la Procura che indaga; i sequestri a ripetizione; gli “Stati Generali” del comparto bufalino; le analisi da ripetere; le conferme ai vertici di questo e di quello dei soliti faccendieri; i proclami di riscatto che finiscono là dove son partiti; le vendite in picchiata; il crollo delle vendite e delle esportazioni; l’oro bianco; latte congelato, che cosa ne facciamo?

Aiuti di Stato

Il rilancio senza aiuti di Stato; il pool di esperti (!); i commissari; gli assessori; la speranza (che non manca mai in qualsiasi ragionamento nella Campania al disastro); le “task force” (come se bastasse in Italia sparare “americanate” per aver risolto ogni cosa); chiuso per mancanza di clienti; le strutture sotto inchiesta; il batterio scambiato spesso per virus; il vaccino che farebbe miracoli; le cose che vanno male sempre per colpa degli altri (ovviamente del nord); il Papa che non rinuncia ai latticini; mozzarella, l’Europa boccia l’Italia; gli ultimatum (con l’accento rigorosamente sulla u); il NOE e i NAS e, per finire, la cosa che trovo più insopportabile, la stampa locale che si interroga periodicamente sui perché e sui percome il problema non si risolva e tornino a infettarsi di brucellosi gli allevamenti: questi i titoli e gli argomenti degli articoli. Basta!

Risorsa per il futuro

Quindi, ripeto ancora una volta per i meno attenti: “il comparto bufalino rappresenta sullo scenario mondiale quella che, già molto tempo fa, io stesso definii essere una sorta di “perversione zootecnica” dove i problemi sono, prima di ogni cosa, di ordine antropologico, dove è la bufala ad aver selezionato gli allevatori e non il contrario, dove si pretende di fare una zootecnia CHE NON SI PUO’ FARE e dove si vorrebbe reggere l’intero “giocattolo” solamente sul latte, trasformato poi e per di più in un unico formaggio, la mozzarella.

Una doppia monocoltura, quindi, una follia economica, zootecnica, dell’unica materia prima prodotta e industriale, del solo formaggio trasformato che, con i tempi di magra che corrono, si permette anzi osa ignorare ancora la carne e i derivati dalla trasformazione industriale e salumiera, rifiutandosi, per di più, di produrre formaggi alternativi alla mozzarella.

Nemmeno questa volta

Da ciò e da altro ancora che non sto qui a ripetere ne consegue che, a mio giudizio, neppure questa volta si debellerà la brucellosi (è presente nella nostra area almeno dal 79 d. C. come è stato riscontrato dai danni alle ossa rilevati nei calchi di gesso dei morti di Pompei della famosa eruzione) in quanto, il problema, come ho sempre detto, è, prima di tutto, antropologico, è, cioè, nella mentalità delle persone ed è inutile andarlo a cercare nei quadrupedi.

Macellazioni remunerative

E, come ripeto da lustri, “solo con macellazioni remunerative, tali non perché vengono erogati premi di abbattimento ma perché si commercializza e si trasforma industrialmente la carne, si incentiveranno gli allevatori ad accelerare le rimonte, cioè le sostituzioni progressive dei capi, necessarie alla salvaguardia sanitaria, al miglioramento genetico e dei livelli produttivi e anche qualitativi degli esemplari da latte”.

Presunzione

Mi auguro che queste parole non vengano interpretate come un atto di presunzione (così viene considerata una presa di posizione come questa mia nel contesto casertano-napoletano dove non ci si modifica di fronte a nulla, anzi si perpetuano ostinatamente gli errori e si fanno gli scongiuri contro chi ha avuto ragione mentre in altre arre d’Italia sarebbe considerata competenza, conoscenza scientifica e esperienza dei fatti e delle persone) così come non mi aspetto di uscire dall’emarginazione degli ultimi anni per ritrovare spazio su tutta la stampa, non solo sul giornale informatico “Eco di Caserta” e sulla “Gazzetta di Caserta” (ringrazio entrambi) ma auspico vivamente, almeno, mi basta cioè, di non leggere più dello stupore del cronista locale di turno che si interroga, incredulo e inebetito, come uno che si affaccia per la prima volta all’argomento brucellosi e sul fatto, per lui davvero strano, che non si riesca a risolverla.

Questo di certa stampa non è, secondo me, un atteggiamento accettabile e, tra l’altro, porta a vendere sempre meno quotidiani…..…… per cui: meditate…..….. !