Riceviamo e pubblichiamo l’intervento pronunciato dall’onorevole Domenico Zinzi sulla riforma elettorale in Parlamento.
CASERTA – L’esito della competizione elettorale svoltasi lo scorso aprile richiede
una attenta ed approfondita analisi al fine di valutarne compiutamente le
conseguenze sul versante dei rapporti tra partiti, elettori ed i loro
rappresentanti. La principale riflessione va operata in riferimento al sistema elettorale
con il quale si è votato.
Nei paesi europei, tra i quali l’Italia, e nord americani, nei quali il
sistema democratico ha una consolidata tradizione e consuetudine, è
possibile constatarne le virtù, i pregi ed i difetti. In particolare in
Italia il sistema elettorale – dopo circa un cinquantennio di proporzionale
– all’inizio degli anni novanta ha subito una profonda e significativa
trasformazione, con la introduzione del sistema uninominale.
Nel 2001 è stato poi introdotto un nuovo metodo che ha ripristinato
nuovamente il sistema proporzionale abolendo le preferenze e introducendo le
liste bloccate con uno sbarramento del 4% per la ripartizione dei seggi. Non
va sottaciuto che il sistema elettorale proporzionale vigente sino al 1992,
ha provocato tra gli altri, due risultati, uno negativo connesso alla
eccessiva proliferazione dei partiti e l’altro positivo collegato alla
massiccia affluenza alle urne degli elettori.
Ma con il passare degli anni e con l’abitudine al metodo democratico nella
scelta dei rappresentanti nazionali e periferici, anche in Italia le regole
per la elezione dei parlamentari tendono ad omologarsi con quelle vigenti in
altre democrazie europee, con la conseguenza che l’elettorato tende ad
impigrirsi con affluenze al voto sempre più modeste, intuendo che il
risultato virtuoso di tale scelta provoca la governabilità e produce nella
opinione pubblica la consapevolezza di affidare la responsabilità della
gestione politica solamente alla coalizione vincente.
La legge elettorale vigente con le quote di sbarramento adottate, che hanno
provocato la semplificazione del quadro e dell’offerta politica, merita
pertanto un apprezzamento perché ha favorito la cancellazione dalla scena
politica dei partiti personali e distanti dagli interessi dei cittadini e di
quelli che raccolgono scarsi consensi, pur essendo ancora lontana dal
sistema tedesco da noi invocato che rispetterebbe ancor più fedelmente la
volontà degli elettori.
Il risultato delle ultime elezioni ha dunque il merito di aver determinato
lo snellimento della rappresentanza parlamentare, affidata dagli elettori a
cinque gruppi parlamentari, a fronte dei sedici della scorsa legislatura che
ingiustificatamente affollavano le aule parlamentari, ed il demerito di aver
rafforzato la rigidità con la quale gli elettori eleggono i propri
rappresentanti.
Con questo sistema l’elettore in realtà esprime una preferenza politica e
non sceglie il candidato più adatto a rappresentarlo e più vicino al
territorio.
Tale sistema limita la libertà dell’elettore di scegliere il candidato
preferito, cosicché la sua capacità si riduce ad un’unica dimensione, quella
ideologica.
La mancata possibilità per l’elettore di scegliere la persona che lo
rappresenti produce, come più grave conseguenza, l’assenza di meccanismi
volti a premiare o punire l’operato di un parlamentare durante il suo
mandato.
L’elettore non ha dunque la possibilità di punire il cattivo operato
politico di un parlamentare ed allo stesso tempo di sostenere con il voto la
propria opzione politica preferita, cosa che inevitabilmente con il passare
degli anni favorirà la sempre maggiore astensione di una fascia
dell’elettorato.
Si rendono dunque necessari ed urgenti alcuni correttivi da individuarsi
innanzitutto nella introduzione della preferenza al fine di conferire
solamente agli elettori la scelta dei parlamentari – giustamente definiti
dalla costituzione rappresentanti del popolo e non già dei partiti – e di
impedire che questi ultimi siano nominati anziché eletti.
Il rimedio a tale anomala condizione va appunto individuato nell’attribuire
agli elettori lo scettro della scelta della rappresentanza parlamentare.
L’Unione Democratica di Centro è il solo Partito che vuole realmente la
reintroduzione delle preferenze ed il solo che ha giocato con successo la
partita elettorale al di fuori delle coalizioni superando lo sbarramento del
quattro per cento per la Camera e riuscendo ad eleggere trentasei deputati e
tre senatori.
La posizione politica dell’unico partito, esterno alle due coalizioni
giustamente sopravvissuto allo schiacciamento dei due maggiori contendenti,
assume in questo contesto significato di assoluto rilievo: l’Unione
Democratica di Centro facendosi portatore dei suoi valori tradizionali e
della sua proposta politica continuerà ad assumere una funzione rilevante
nel dibattito politico sui temi che più lo caratterizzano ed in particolare
quelli della politica sociale, della famiglia, della tutela dei meno
abbienti, della riorganizzazione e diffusione dei servizi sociali e del
miglioramento qualitativo e quantitativo del trattamento pensionistico degli
anziani.
Venendo al tema in discussione affermiamo con assoluta determinazione la
nostra contrarietà alla ipotesi contenuta nella proposta legislativa
sottoposta all’esame della Camera di sopprimere il voto di preferenza per la
elezione dei deputati al parlamento europeo, mentre esprimiamo una qualche
perplessità in ordine alla introduzione dello sbarramento nella misura
proposta del cinque per cento.
Lo sbarramento se introdotto in tale misura, snatura il concetto stesso
della proporzionalità , laddove esclude di fatto larghe fasce di elettori
che, pur in esiguo ma non irrilevante numero, rappresentano idee e valori
che meritano la tribuna parlamentare e la loro esclusione segnerà un deficit
di democrazia e di rappresentatività popolare.
Tuttavia su tale aspetto della normativa proposta non vi sono preconcetti nè
si sollevano questioni di principio, anche se invitiamo le forze politiche
a valutare con attenzione le conseguenze della espulsione dalla
rappresentanza parlamentare di forze politiche di lunga e consolidata
tradizione democratica.
Avviandomi alla conclusione del mio intervento, intendo sottoporre
all’attenzione dei colleghi alcune considerazioni che riguardano in linea
generale il tema in discussione: la Camera dei Deputati discute, per poi
approvarle, le regole per la formazione della rappresentanza parlamentare
oggi per il Parlamento Europeo ed in un prossimo futuro per il parlamento
nazionale.
Al riguardo va osservato che allorché si parla e si dettano queste regole,
non possono essere il frutto di una valutazione della sola maggioranza, le
regole vanno approvate in un contesto il più ampio possibile perché esse non
riguardano certamente il governo, non riguardano neppure la maggioranza
parlamentare, che oggi governa ma che domani potrebbe essere minoranza, ma
riguardano l’intera rappresentanza parlamentare e direi l’intero corpo
elettorale.
Va quindi scongiurata, per l’approvazione di tali norme, l’ipotesi di colpi
di maggioranza che porterebbe all’irrigidimento dei rapporti tra i partiti e
a rendere sicuramente un pessimo servizio alla credibilità della classe
politica.
Nel paese monta una ampia, insistente e diffusa richiesta di scegliere con
la espressione della preferenza la rappresentanza parlamentare, ne è prova
il successo che ha riscosso la nostra iniziativa volta alla raccolta di
firme per la reintroduzione della preferenza.
Mi auguro che il parlamento non deluda le aspettative di tanti.
Grazie.
