Caserta e i cavaioli, il WWF: La sentenza sulle cave asserisce che tutti hanno sbagliato. Caviamo di nuovo, i turisti saranno contenti quando le montagne non ci saranno più

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

CASERTA – Desideriamo sottoporre alla Vostra attenzione alcune nostre brevi ma sentite considerazioni.

Venire a conoscenza dell’operazione della Procura di Santa Maria C.V con la collaborazione della Guardia di Finanza, che, nel 2004, aveva condotto al sequestro preventivo di sette impianti adibiti all’attività estrattiva, non poteva non suscitare scalpore. Tanti avevano detto, o pensato, “finalmente”.

All’interno del WWF, però, l’immediata soddisfazione era stata sostituita da un grande senso di amarezza. Nel 1983 il ns. amico Pretore di Roma, Gianfranco Amendola, Consigliere Nazionale del WWF, nella sua relazione (tenuta a Caserta) “nel nome del popolo inquinato” dichiarò che “la via legale amministrativa doveva essere l’estrema ratio delle battaglie ambientali: la giustizia inesorabile, a volte, può arrivare in ritardo, a scempio avvenuto”.

Per questo motivo pur plaudendo la ns. Magistratura, che aveva compiuto un lavoro a dir poco eccezionale, nessun processo avrebbe potuto mai restituire le ns. colline allo stato originario, nessuna condanna avrebbe potuto ristabilire le falde freatiche pericolosamente compromesse e nessuna sanzione amministrativa o penale avrebbe potuto mai ripristinare il microclima che caratterizzava positivamente il nostro territorio.

Eppure per fermare uno scempio ambientale, tanto evidente quanto raccapricciante, era stato necessario l’intervento della Magistratura che aveva dovuto utilizzare lo strumento del reato amministrativo per bloccare un delitto che era davanti agli occhi di tutti e al quale, ammettiamolo, ci stavano mestamente abituando.

Quasi nessun politico, se non in campagna elettorale, ha mai esercitato il suo potere o la sua volontà per chiarire il groviglio di normative che alla fine hanno portato alla distruzione selvaggia e indisturbata di intere colline; abbiamo solo assistito, di volta in volta, all’ignobile sarabanda dello scaricabarile.

Non sono bastate le osservazioni, anche veementi del Wwf e di tutte le associazioni ambientaliste per far valere il concetto che la ns. provincia ha già pagato un prezzo fin troppo grande e che quindi bisognava prima pensare a rimarginare le ferite inferte alle nostre colline, piuttosto che programmare a generarne altre anche in zone di grande pregio naturalistico.

Nell’esprimere le ns perplessità ci hanno chiamato “cassandra”, ancora una volta speravamo di sbagliarci e invece, come dice un noto giornalista esperto di indagini di cronaca nera, “la realtà va ben oltre la fantasia”. La recente sentenza sulle cave, in sintesi, asserisce che i magistrati che hanno condotto le indagini, la Guardia di Finanza, l’Istituto Geografico Militare di Firenze, i comitati, le associazioni ambientaliste e liberi cittadini, si sono tutti sbagliati. I ns, amministratori spesso affermano che il ns territorio è a forte vocazione turistica; intanto si continua a cavare.

Quando le ns. colline avranno raggiunto il “ground zero” i turisti verranno ancora più volentieri in quanto al posto delle ns colline si potranno costruire tanti bei centri commerciali e tutti saranno più contenti.

Lello Lauria, presidente WWF Caserta