Pubblichiamo un articolo dell’ex parlamentare casertano Lorenzo Diana sulla Camorra e il processo Spartacus e la provincia di Caserta uscito inizialmente su Articolo 21, il sito web dell’omonima associazione giornalistica.
CASERTA – La notizia dell’ultima vittima del fuoco camorrista,Michele Orsi,l’imprenditore ammazzato domenica scorsa a Casal di Principe,mi arriva poco dopo mentre sono di ritorno,insieme ad una delegazione torinese di Libera,dall’abitazione della famiglia di Domenico Noviello, altro imprenditore ucciso il 16 maggio scorso per aver denunciato il racket nel 2001. Quella tragica notizia si sovrappone nella mia mente al ricordo indelebile dello sguardo smarrito della vedova Noviello e dei suoi figli, che hanno deciso di andare via dalla provincia di Caserta…
In quegli istanti nella mia testa ripassano i fotogrammi della cupa scia di omicidi,attentati ed intimidazioni messi in atto dalla camorra casalese contro familiari di collaboratori,imprenditori, magistrati,giornalisti e scrittori.
Da un certo tempo imperversa come uno squadrone di morte un gruppo di fuoco,i cui colpi si alternano ad azioni intimidatrici a partire dall’eclatante “proclama†di minacce a Roberto Saviano,Raffaele Cantone e Rosaria Capacchione, letto il 13 marzo scorso in un’aula di tribunale durante l’udienza del processo Spartacus.
Da due mesi si è abbattuto un ciclone di violenza mafiosa sul Casertano,che non è uno sperduto pezzo dell’Aspromonte,ma la sesta provincia del Mezzogiorno con quasi un milione di abitanti alle porte di Napoli e la più importante area industriale del Sud.
Per alcune settimane le cronache hanno scritto di un’escalation di violenze ad opera di schegge impazzite e di alcuni camorristi scarcerati,ma ora è più che evidente che siamo di fronte ad un piano di terrore condiviso dai vertici dell’intero organizzazione camorristica,partito con il proclama del 13 marzo nel tribunale.
Nessun gruppo di fuoco avrebbe potuto muoversi ed agire impunemente in quel territorio senza il consenso dei vertici del clan,che ha deciso di reagire agli arresti,ai sequestri,alle collaborazioni ed all’approssimarsi della sentenza Spartacus con un cambio di strategia.
Altro che inabissamento delle mafie! Quando necessita la camorra non esita a sparare e a sfidare lo Stato.
Il clan casalese,che in Campania è quello più di stampo mafioso,mutua dalla vecchia cosca corleonese una strategia di attacco allo Stato scegliendo di innalzare il tiro specialmente dopo gli appelli dei collaboratori e del capo della polizia a rompere con criminaliâ€cialtroniâ€.L’obiettivo è di dimostrare con il terrore la sua sovranità sul territorio e di delegittimare la capacità dello Stato di tutelare chi collabora con esso e chi si oppone alla camorra.La cosca casalese non tollera che lo Stato acciuffi soldati,patrimoni e scopra i coperchi di patti scellerati tra camorra,imprese e politica. Il più potente clan campano mostra con il fuoco che non intende farsi ricacciare indietro e pretende di preservare con il terrore il suo potere di intimidazione su tutti e su tutto,sui Comuni,sulla politica,sull’economia e sul ricco affare dei rifiuti.
Nella provincia di Caserta esiste una situazione di assoluta gravità che rende forte il rischio di ulteriori violenze contro altri bersagli. Una situazione talmente grave che richiede d’essere valutata in sede di Comitato nazionale per l’ordine pubblico e la sicurezza. Bene farebbe il ministro Maroni a convocarlo presto per esaminare il caso casertano,come fece nel 98 l’allora ministro dell’interno, Giorgio Napoletano.
Lo Stato sappia rispondere bene e presto,prima che sia tardi!Lo faccia garantendo veramente il controllo del territorio ed investigazioni incisive. Lo faccia con una nuova operazione “Primaveraâ€, simile a quella che dispiegò anni fa in Puglia per debellare la morsa violenta dei contrabbandieri. Una operazione che sappia garantire innanzitutto il pieno controllo del territorio,senza il quale sarebbe più che arduo il lavoro della sezione della squadra mobile,che il Capo della polizia ha deciso di aprire da sabato 7 giugno a Casal di Principe. Lo Stato faccia si reimpossessi del territorio e dislochi qui delle task force alla caccia di latitanti,patrimoni mafiosi e trafficanti di rifiuti tossici,che hanno avvelenato l’habitat di centinaia di miglia di persone.
Lo Stato aiuti la popolazione a non sedimentare sfiducia,che rappresenta il primo nemico della
legalità .
Serve una mobilitazione generale che deve vedere coinvolti tutti,a partire dalle forze del territorio. C’è da augurarsi che non accada mai più che sulla tomba ed a casa di Domenico Novello,vittima della camorra,giungano persone da Torino e non quelle del posto.
Sappiano rispondere bene alla gravità della situazione casertana tutti ed in particolar modo la stampa ed i mezzi di comunicazione,che più di ogni altra cosa possono contribuire a prestarvi più attenzione nazionale.
Una settimana fa Roberto Natale della FNSI, Alberto Spampinato e Beppe Giulietti dell’associazione Articolo21 sono già venuti a Caserta e di tanto siamo loro grati.
Il 9 giugno prossimo ci sarà l’ultima udienza del processo d’appello Spartacus, finora passato nel silenzio delle cronache nazionali ed il 16 giugno la corte si ritirerà in camera di consiglio. Aiutateci a raccontare questo maxiprocesso alla camorra e rappresentarlo per quello che esso è nella sua dimensione di questione nazionale dell’intero Paese e non problema locale relegato sulla cronaca dei quotidiani provinciali. Il vostro aiuto è fondamentale. Fate di Caserta uno studio in diretta con il Paese.
Il silenzio uccide più delle pallottole, accresce la solitudine ed i rischi per chi si oppone.
* ex parlamentare
