Recale, il casertano Gennaro Giustiniani sul podio del Campionato mondiale del pizzaiuolo

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RECALE (Caserta) – Gennaro Giustiniani, classe 1997, miglior giovane pizzaiolo secondo la guida “Napoli Maxima” edita da “La Repubblica”, porta il nome del nonno, anch’egli pizzaiolo, ed è figlio d’arte (papà Vincenzo gestisce insieme al fratello Raffaele la pizzeria Capatosta a Recale).

Proprio al nonno ha dedicato il piazzamento sul podio, al terzo posto, alla 20ª edizione, nella sezione pizza americana, della Caputo Cup – Campionato mondiale del pizzaiuolo, dove la “u”, a detta sua, fa tutta la differenza del mondo.

Gennaro è il primo casertano e italiano a entrare nella classifica dedicata allo stile americano. Se gli chiedete cosa vuol dire la parola pizza per lui, vi risponderà con la parola “famiglia”.

«La parola pizza forse racchiude troppe cose, però in primis per me è famiglia. Vengo da una dinastia di pizzaioli, sia dal lato materno che paterno».

Ma con una famiglia di pizzaioli, cosa c’entra la pizza americana? Ce lo spiega lui.

«A Caserta non vige il principio della tradizione, che è proprio della pizza napoletana. Si sta facendo un impasto che va molto di più verso la biga, con l’uso dei prefermenti. Oltre a dare una mano nella pizzeria di mio padre, lavoro al Molo Beverello, dove ovviamente la clientela è più internazionale. Nonostante ciò, lì faccio una pizza americana che non dimentica nel modo più assoluto le tradizioni. Al concorso, però, ho dovuto adeguarmi agli standard internazionali propri della pizza americana. Ero l’unico italiano in gara. Per il resto, tutti americani, compresa la giuria. Sono partito senza grosse ambizioni, ma è stata una soddisfazione enorme».

Il pendolo tra tradizione e innovazione rimane oscillante, ma Gennaro ci tiene a precisare che nonostante la sua giovane età possa spingerlo verso quella che lui definisce una “moda”, che è di per sé passeggera, se nasci in una famiglia in cui dire pizza è dire famiglia non puoi che rimanere fedele alle tradizioni, senza però mettere in secondo piano la ricerca degli impasti, dei topping e l’aggiornamento professionale.

«Alla pizza bisogna starle dietro. Ogni giorno c’è da apprendere sempre di più. Ma il suo DNA è campano al 100%». E a lui vanno i complimenti per aver portato Caserta, Recale, la Campania e l’Italia nel mondo.