Caserta, se ne è andato Andrea Sparaco: un angelo necessario

Andrea SparacoROMA – Quando mi è arrivata la notizia della scomparsa di Andrea Sparaco, il mio pensiero è volato subito a un Natale di sei anni fa. Quando ricevetti un suo segnalibro personalizzato in una busta chiusa. Sul cartoncino avorio, all’interno della busta, c’era una massima e un disegno a china. Lo conservo ancora, sul desk del computer, nel mio ufficio casertano al secondo piano della Curia vescovile del capoluogo.

 

Mi sono subito rammaricato di non averlo portato via con me a Roma, dove ora passo la maggior parte del tempo. E il rammarico è divenuto maggiore ascoltando la richiesta di Gerardo Del Prete, bulimico lettore di bei libri e ispirato artista di Caserta, che mi chiedeva di spendere un po’ del mio tempo notturno per raccontare Sparaco.

 

Il rammarico è nato anche perché non avendo il segnalibro, che mi avrebbe potuto ispirare per raccontare l’uomo e l’artista, e neppure una serie di sue immagini o un volume di testi e disegni, che conservo gelosamente a casa, ero completamente spiazzato. Non sapevo da dove cominciare. Eppure per Andrea Sparaco uno sforzo bisognava farlo.

 

Allora, per cercare di fare un degno dono alla memoria di una persona che alla testimonianza del passato era legatissimo – tanto da aver proposto più volte la realizzazione di un “Museo della Memoria” nel Casertano – ho deciso di raccontare come l’ho scoperto e come man mano ho appreso il ruolo rilevante che in Terra di Lavoro Sparaco ha svolto per la cultura e gli intellettuali, prima ancora che per l’arte, che era il suo pane quotidiano e la sua ragione di vita.

 

A farmi conoscere Sparaco è stato per primo Paolo Broccoli, ex parlamentare del Pci, forse l’ultima vera mente politica ancora attiva nell’antica Campania Felix (A dire la verità Broccoli è anche orfano dei vecchi democristiani, che ormai si sono ridotti al lumicino: tutti giganti rispetto ai nani di oggi!) Ma ritorniamo a Sparaco.

 

Andrea – mi permetto di chiamarlo per nome, ora che è salito alla gloria dei cieli – è stato la levatrice di tutti gli artisti casertani degli anni Settanta. In particolar modo a Sinistra. La sua provenienza era quella. Ma una Sinistra temperata dal bisogno assoluto di mettere sempre al primo posto l’uomo. Tanto è vero che è stato capace di dare ascolto a chiunque volesse parlare con lui. Senza mai dimenticare di aiutare la Chiesa nel suo impegno a difesa degli ultimi, dei deboli.

 

Sparaco, insieme con Crescenzio De Vecchio Berlingieri e Bruno Donzelli, è stato tra i più grandi artisti della Provincia. Insieme con loro c’era anche un outsider come Antonio De Core, ma io non ho mai avuto modo di conoscerlo. Anche se il ricordo di De Core è molto forte tra gli uomini d’arte casertani (De Core se ne è andato molto tempo fa). I primi due, in particolare, che ora non ci sono più, sono stati anche i maestri indiscussi di una generazione.

 

Da Peppe Ferraro a Gabriele Marino, allo stesso Gerardo Del Prete, ad Antonello Tagliaferro, Paolo Ventriglia, il poeta Lello Agretti (Andrea Sparaco nelle sue opere contaminava sempre arte, poesia e filosofia. Non a caso era un intimo amico del filosofo veneziano Massimo Cacciari, con cui s’incontrava sempre nelle sue rentreé casertane), Germaine Muller, Enzo Toscano e tanti altri (che sicuramente mi sarò dimenticato).

 

Entrambi, sia Sparaco che Del Vecchio, hanno rappresentato una generazione, un modo di fare, di educare e avvicinare all’arte. Sparaco è stato – forse più di tutti – un maestro di vita per gli artisti casertani e per tanti nazionali. Una volta, a Santa Maria Capua Vetere, mise insieme 80 autori italiani tra famosi e meno famosi, in una mostra in una ex struttura industriale.

 

Maestro perché insegnava a tutti che l’arte è un modo importante per farci diventare uomini veri. Un modo raro e senza tempo. Un modo formidabile. Capace di raccontare attraverso le nostre opere il bello a chi spesso non può vederlo. Perché accecato non dalla natura ma da se stesso.

 

A me Andrea Sparaco piace ricordarlo così. Come un Angelo necessario che ora è salito in cielo. Necessario per la nostra terra e per la sua Arte. (Anche a lui piaceva quel libro di Massimo Cacciari: “L’Angelo necessario”. Io lo adoro. Ne parlammo quella volta – unica se ricordo bene – in cui lo intervistai per l’edizione campana del “Corriere della Sera”, il “Corriere del Mezzogiorno”. Sempre sei anni fa).

 

Un caro abbraccio vada alla moglie e alla figlia. Chi vuole può salutare Andrea mercoledì 24 agosto alle 16.30, nella parrocchia di San Francesco d’Assisi a Santa Maria Capua Vetere. Tutto L’Eco di Caserta è ora vicino alla sua famiglia.

 

Luigi Ferraiuolo