Pubblichiamo una recensione della critica d’arte e ricercatrice di Storia dell’Arte all’Unisob di Napoli, Gabriella Ibello, alla mostra del giornalista e inviato di Avvenire Giovanni Ruggiero: Memento, in corso alla galleria d’arte Diana di Frattamaggiore (via Siepe Nuova, 132) fino al 31 dicembre.
« Che fare? Bisogna vivere! Noi vivremo, Zio Vanja. Vivremo una lunga sequela di giorni, di interminabili sere. Sopporteremo pazientemente le prove che ci manderà la sorte ».
Zio Vanja – Anton Čechov
Le opere di Giovanni Ruggiero ci fanno deviare temporaneamente dal nostro sentiero abituale, trasportandoci temporaneamente in un regno parzialmente immaginario dove possiamo imbatterci in pensieri e sentimenti che non ci sarebbero capitati in un supermercato, al bar, per strada o in ufficio. Questo è ciò che produce l’esperienza artistica, che sia l’unica o una tra le molte di una ricerca personale.
Accade
Accade poi che questa stessa esperienza artistica ci ricondurrà ben presto al binario consueto della nostra vita, che potrebbe risultare modificata o influenzata dopo di essa. Anche per Giovanni Ruggiero è avvenuto qualcosa di molto simile, ma la sua di esperienza artistica, raccontata attraverso le immagini di questo catalogo, è Il Risultato, la modificazione avvenuta. Ma allora se le sue opere sono Il Risultato qual è l’esperienza che ha provocato questa deviazione dal binario consueto? La malattia.
La malattia è fantasia
Così come lui stesso dice: “La malattia è fantasia. Uno spazio liminale dove incontriamo desideri e paure, li guardiamo in faccia e rinegoziamo il nostro modo di essereâ€, ma questo spazio è anche quello dell’arte, la cui caratteristica più esaltante ed autentica è quella che ci consente di imparare a guardare il mondo con occhi innocenti, non più “armatiâ€. Così bisogna guardare le opere di Giovanni Ruggiero, con occhi innocenti, non armati di nessuna costruzione interpretativa, non è questo l’ intento del loro autore.
Guardando queste opere mi piace poter riconoscere due percorsi di lettura, che procedono in modo diverso ma vanno nella stessa direzione. Due “sentieri visivi†ma anche “vasi comunicanti†che l’osservatore percorre nell’arco di tempo della mostra, rimandando il suo sguardo da un’opera all’altra quasi nel tentativo di ricostruire probabilmente un terzo sentiero, il suo, per poi poter ritornare alla fine di questo viaggio a quella sua strada personale, decidendo o meno di uscirne modificato.
I due sentieri: Malatti(a)rte
I due sentieri li chiamerei “Malatti(a)rte†e “La Storia†di una memoria. Nel primo la malattia si fonde nell’arte e trova attraverso di essa la possibilità di essere raccontata. In Total body (autoritratto con scientigrafia) la scientigrafia ossea posizionata al centro della composizione investe di nuovo senso ciò che si è stati e ciò che si è ora, mentre Sally delle Molinette è invece una suggestiva elaborazione fantasmagorica che nasce dal biancore asettico di una rianimazione quando la consapevolezza di essere vivo avviene attraverso l’elaborazione fantastica dell’autore.
La bandiera
Henry Williams (la bandiera) spiega perfettamente di cosa è capace l’arte, ci rimanda in una stessa immagine da un tempo storico e spaziale ad un altro, da un contesto ad un altro. Così come per Ruggiero partendo da un lettino di ospedale arriva ad un’unica ed universale verità : l’inutilità della guerra; ed è unico anche il sole di fede e superstizione che illumina un Vesuvio sempre diverso, a volte irriconoscibile perché capovolto e in bianco e nero, di Sterminator Vesevo (all’ombra del Vesuvio).
Il secondo sentiero: La storia di una memoria
Il secondo sentiero è “La Storia†di una memoria. La Storia solo quando è raccontata da una storia individuale, intimamente autentica, diventa fortemente comunicativa. Le immagini scattate da fotografo-giornalista e riutilizzate e rielaborate da artista permettono a Giovanni Ruggiero di attivare quel processo che và oltre la scrittura e l’immagine tout court e che sublima il racconto di un’ esperienza vissuta facendola diventare da storia personale, storia di tutti.
Questo è quello che accade in Meme Shqiperia (Mamma Albania), Porte Enfant, Mise en bouteille è la source e Stimmate. La Storia, quella raccontata dai giornalisti, lui stesso dice “ I giornalisti sono nati prima degli storiciâ€, si fonde qui con il sacro e diventa universale.
L’obiettività della Storia
Importanti sono le riflessioni che Giovanni Ruggiero fa sul concetto di obiettività della Storia. Come in La storia (omaggio a Bloch), significativo ritratto sul concetto di relativismo storico, lo spazio vuoto indica l’incapacità della Storia di spiegare e raccontare tutto. Rimane sempre un “blank space†che può essere riempito solo dall’esperienza del singolo che fa sfumare in questo modo la pretesa di veridicità assoluta ed obiettiva del racconto dello storico. L’ “obiettività †forse è più facile trovarla nell’ “obiettivo†della macchina fotografica, questa è la constatazione che fa l’autore nella sua Lex.
Le tentazioni del presente
Un’altra riflessione è invece sulla storia del presente. Le tentazioni di Sant’Antonio, traduce una decisa presa di posizione di Giovanni Ruggiero nei confronti della “dittatura della seduzioneâ€, che segna la nostra storia di oggi così come quella del passato fu segnata da quella fascista. Una moderna e più strategica dittatura che viene operata dalla nostra società consumistica della seduzione attraverso il nuovo e mezzo di propaganda dittatoriale: la pubblicità .
Concluderei questo percorso di lettura, fatto da un’osservatrice che ha scelto stavolta di porsi dinanzi alle opere con un occhio innocente e non armato da apparati categoriali così come spesso accade a noi studiosi dell’arte, con Bird on the wire (Omaggio a Leonard Cohen), il ricordo adolescenziale dell’autore “ubriaco†della sua giovinezza che ascoltava le parole di una canzone come se fossero state scritte per lui.
Vorrei utilizzare quest’opera come un mio invito ad osservare le opere di Giovanni Ruggiero e le future di altri autori che vedrete come se stessero parlando anche di voi, sì proprio di voi.
Gabriella Ibello 21 dicembre 2009
