Napoli, 6 milioni sequestrati al Clan Cennamo: anche il Pink Cafè di Aversa

AVERSA (Caserta) – Beni per sei milioni di euro, riconducibili a Vincenzo Vitale, 41 enne di Grumo Nevano (Napoli), pregiudicato per tentata estorsione pluriaggravata e considerato la mente imprenditoriale del clan camorristico Cennamo, sono stati sequestrati dalla Polizia di Napoli.

Il clan Cennamo e’ un’organizzazione attiva nei comuni di Frattamaggiore, Frattaminore, Cardito e Crispano, prevalentemente nel settore delle estorsioni a operatori commerciali e imprenditori della zona. A capo dell’organizzazione c’e’ Antonio Cennamo, alias Tanuccio
o’ malommo, pluripregiudicato e gia’ in passato elemento di spicco delle storiche organizzazioni camorristiche dei Moccia e dei Pezzella.

I sequestri sono stati eseguiti dalla Sezione Misure di Prevenzione Patrimoniali della Divisione Anticrimine della Questura di Napoli tra marzo e novembre scorsi, con la collaborazione del
personale dei Commissariati Polizia di Aversa e Frattamaggiore. Il lungo lavoro di analisi dei poliziotti della Sezione Misure Prevenzione Patrimoniale nei confronti dell’imprenditore Vitale ha permesso di portare alla luce l’ingente patrimonio, costituito da beni immobili, mobili, societari e rapporti bancari, acquisito nel corso degli anni e interamente intestato a
prestanomi.

Nel corso delle varie operazioni condotte nel 2009 sono stati sequestrati: una villetta di 6 vani con arredi di pregio con giardino finemente rifinito e attrezzato a S. Arpino (Caserta), in via Raffaele Viviani 29; un locale garage a S. Arpino, in via Raffaele Viviani 29; la totalita’ delle quote e dei beni aziendali strumentali all’esercizio dell’impresa della Pink House Group srl, operante nel settore della ristorazione, con sede legale in Cesa (Caserta) alla via
Matteotti; la totalita’ delle quote e dei beni aziendali strumentali all’esercizio dell’impresa della Pink House srl, operante nel settore alimentare, con sede legale in Grumo Nevano (Napoli), in via Vincenzo Cimmino 47 B1, int. 1 e deposito a S. Arpino, in via Plauto 13; la
totalita’ delle quote e dei beni aziendali strumentali all’esercizio dell’impresa della Food Service srl, attiva nel settore alimentare, avente sede legale in Cesa alla via Matteotti ed unita’ operativa in Aversa.

I sigilli sono stati posti anche a un lussuoso ristorante – pizzeria denominato Pink House a Frattamaggiore, in via Biancardi 33; a un elegante bar – pasticceria – gelateria denominato Pink House Cafe’ esteso su circa 600 mq, finemente arredato e completamente ristrutturato, di recente inaugurazione, in pieno centro di Aversa, in viale Kennedy 94 e due autoveicoli e numerosi rapporti bancari.

Vitale, dopo una lunga latitanza, e’ attualmente detenuto, in seguito all’emissione del 31 ottobre 2007, da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli – Dda, di un decreto di fermo (poi tramutato in Occc), nell’ambito del quale gli veniva contestata, in concorso con il Cennamo e altri membri del clan, il reato di estorsione aggravata per gravi fatti commessi nei confronti del titolare di alcune note attivita’ commerciali di Frattamaggiore.

Dall’ampia e articolata attivita’ investigativa effettuata dalla polizia e’ risultato infatti che, con piu’ azioni esecutive di uno stesso piano criminale che si sono protratte per un lungo arco temporale Cennamo e i suoi affiliati, avvalendosi della forza di intimidazione avevano prestato somme di denaro a un noto imprenditore locale che si trovava in stato di bisogno economico, applicando tassi di restituzione di natura usuraia, che aveva fatto crescere a
dismisura la somma da restituire, rispetto a quella originariamente prestata.

Di fronte alla crescente difficolta’ manifestata dal commerciante nella restituzione di una somma sempre maggiore rispetto a quella iniziale, i membri del clan avevano costretto, con gravi minacce anche di morte, il commerciante a cedere gratuitamente il ristorante Luxor Club, sito in via Biancardi di Frattamaggiore, proprio a Vitale che per operare una prima opera di schermatura, ne aveva cambiato la denominazione nell’attuale Pink House, sottoposto a sequestro.