CASERTA – Domenica 24 settembre 2023 presso l’Eremo di San Vitaliano in Casola di Caserta si celebrerà la Santa Messa, presieduta dal rettore don Valentino Picazio, in memoria di mons. Giovanni Battista Proja nato al cielo nel 2017 il 29 settembre.

La Santa Messa verrà celebrata alle ore 12 e vedrà anche la partecipazione degli ex allievi del Seminario Vescovile di Caserta essendo stato mons. Proja degli stessi il rettore.

Foto della messa in memoria di mons. Giovanni Battista Proja presso l’eremo di San Vitaliano a Casola di Caserta.
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Si ricorda che periodicamente si celebra il ricordo del tanto amato rettore all’Eremo di San Vitaliano di Casola di Caserta.
Ma chi è mons. Giovanni Battista Proja?
Monsignor Giovanni Battista Proja ho avuto il piacere di conoscerlo e frequentare nelle occasioni delle sue visite al Seminario Minore di Caserta ed ancora in occasione di alcune visite in San Giovanni in Laterano dove sono stato ospite anche a casa sua, con altri seminaristi, ricordo in particolare Pietrantonio Dubinin. Monsignor Giovanni Battista Proja, come ricordano alcune testimonianze fotografiche ha partecipato anche a degli incontri con gli ex allievi del Seminario Vescovile di Caserta.
La conoscenza del santo sacerdote è avvenuta grazie a don Valentino Picazio, Rettore del Seminario Vescovile di Caserta negli anni’90. In questi anni mons. Proja fu più volte ospite del Seminario di via Redentore ed ancora ho avuto l’occasione di incontrarlo allorquando, in rappresentanza di don Valentino, partecipavo agli incontri degli ex allievi del Pontificio Seminario Romano Maggiore adiacente la Basilica San Giovanni in Laterano.
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Foto presso lo studio di mons. Proja a Roma da sinistra don Francesco Catrame, don Angelo Delli Paoli, don Matteo Coppola, mons. Giovanni Battista Proja e don Valentino Picazio. Dietro questi due Pasquale Rossetti.
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Mons. Proja sarà in Diocesi di Caserta perché chiamato dall’Arcivescovo, Vescovo di Caserta mons. Vito Roberti e qui si occupò della direzione del Seminario. I suoi furono anni di forte grazia vocazionale dove l’input del sacerdote venuto da Roma fu fatto proprio dalla comunità del seminario casertano e così fu per il culto devozionale alla Madonna della Fiducia ed ancora il giornalino “Sursum Corda”.
Non mancavano, per quanto ricordi, le visite di amici, ricordi ebbi il piacere il presentargli e incontrò più volte anche i miei genitori, e ancora conoscenti e fedeli bisognosi del suo conforto perché vittime del maligno, essendo mons. Proja un bravo e noto esorcista (il ministero di esorcista gli viene conferito formalmente nell’agosto 1986 (il conferimento gli giunse da parte del Cardinale Ugo Poletti – già presidente della Conferenza Episcopale Italiana – senza nessuna richiesta da parte dell’interessato e senza il suo consenso), lo esercita per più di venti anni, e la sintesi della sua esperienza è evidente nel suo libro “Uomini Diavoli esorcismi – la verità sul mondo dell’occulto”). E, la morte al 29 settembre 2017, ovvero nel giorno del Principe degli Arcangeli e delle schiere celesti Michele, noto per la sua lotta contro il maligno come cercava di fare da umile servitore mons. Proja nella sua parentesi di vita terrena, in attesa della Nascita alla vita Eterna, non è casuale ma, probabilmente, provvidenziale.

Estratto dall’annuario del 1995 del Seminario Vescovile di Caserta, tra i presenti con il gruppo di ex allievi del Seminario abbiamo mons. Giovanni Battista Proja.
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Raffaele Grossi, nel paragrafo “fine escatologico” del suo libro, parlando di mons. Proja scrive: «Mons. Proja fin dall’infanzia ha seguito la sua strada individuata con chiarezza, e da sempre ha conosciuto e perseguito lo scopo della sua vita. Non si è fatto stornare oltre il necessario da quello che gli accadeva intorno, se non per esercitare il suo ministero, e anche nelle situazioni più difficili e drammatiche in cui si è trovato, è riuscito a vivere la sua vita in comunione con Dio e con il prossimo». E ancora lo stesso autore, che ricordo scrive nel 2008 con la presenza in vita e il confronto con mons. Proja, nel paragrafo “La Verità” scrive: «La Verità è una sola, è Gesù stesso: “Io sono la via, la Verità, la vita” […] Mons. Proja ha centrato in pieno la Verità, una Verità semplice e schietta, letta senza macchie nel profondo del cuore. La Verità che lo porta ad aderire totalmente a Cristo e che in Cristo lo fa ardere di amore per il prossimo. Vivere per Cristo e per gli altri è la Verità che Monsignore ha percepito chiaramente e ha messo in pratica uniformandovi il suo operare».
Giovanni Battista Proja (Colli di Monte San Giovanni Campano (FR) 14 giugno 1917 – Roma 29 settembre 2017) nasce da Eriste (Colli 10 maggio 1882 – Colli 13 dicembre 1948) e Maria Luisa Ermerica Vecchiarelli (Strangolagalli 17 febbraio 1883 – Roma 14 marzo 1973) e mostrerà in vita e in morte dei genitori affetto nei loro riguardi, come riferirà lo stesso sacerdote “in sovrabbondanza”.
Il papa, racconta mons. Proja, era di una bontà sconfinata, paziente ed umile, mentre la madre una persona d’azione attiva. Da sacerdote non riusciva a passare più di dieci giorni l’anno in famiglia.
Una caratteristica sacerdotale a cui mons. Proja è molto legato è quello della confessione. Addirittura, negli anni santi 1975, 1983 e 2000 in Basilica a San Giovanni ha confessato anche nove ore di seguito.
Il nostro Giovanni Battista sente la vocazione al sacerdozio fin dalla giovane età (riferirà in una testimonianza video che dichiara di voler diventare sacerdote avendo quattro o cinque anni, forse non comprendendo ancora a pieno il significato per poi aderirvi totalmente al desiderio) e nel servizio ai fratelli.
Sempre Raffaele Grossi, nel suo libro, al paragrafo “Correlazione tra monsignor Proja e San Giovanni Battista” oltre a offrire una serie di spunti interessanti e biografici tra cui le vicissitudini della salute del padre del sacerdote, ci offre uno spaccato, personale, familiare intimo dell’infanzia di mons. Proja. Una testimonianza autentica che, con un piccolo stralcio, si ripropone di seguito: «Fin dalla prima infanzia Battista era preposto alla custodia dei fratelli, mentre la mamma e il papà erano costretti a recarsi a Roma in cerca di lavoro per il sostentamento della famiglia, a causa della grave crisi economica di quel periodo. Egli non mostrava disdegno a tali mansioni e attendeva a questo compito con amore con dedizione, superando l’atteggiamento di rassegnazione al gravoso stato di necessità diffuso negli altri bambini suoi contemporanei, accomunati dalla sorte a cui erano costretti a sottostare. Egli prende le sue incombenze come una missione che sente radicata nell’anima e che sembra essere nata con lui: la dedizione agli altri». Per via della carenza dell’assistenza spirituale e liturgica, continuando a leggere si apprende: «Per queste ragioni Battista Giovanni Proja, bimbo di soli quattro anni, il 12 giugno 1921, riceve la santa Cresima. La particolarità del caso lascia un senso di rammarico nell’animo del futuro sacerdote che non può conservare nessun ricordo di quest’importante sacramento, a differenza della sua prima comunione ricevuta a dieci anni, il 1° maggio 1927, preparatovi dai religiosi dei “Fratelli delle scuole cristiane”, detti popolarmente a Roma “Carissimi”, presso i quali frequentava la scuola elementare in via San Giovanni in Laterano».
Dunque, dopo la formazione iniziale, a dieci anni entra nel pre seminario e a dodici nel seminario, in parte appena richiamata, frequenta la scuola media a Frascati presso il convitto dei Salesiani di don Bosco.
Dopo la formazione di base, quella sacerdotale presso il Pontificio Seminario Romano Maggiore di Roma laureandosi in Sacra Teologia presso la Pontificia Università Lateranense. Completato questo percorso fu ordinato sacerdote a venticinque anni il giorno sabato 14 febbraio 1942 nella Cappella del Pontificio Seminario Romano Maggiore da mons. Francesco Pascucci. Possiamo dire che mons. Proja aveva legato alla Chiesa e alla città di Roma i suoi lunghi anni di vita e di ministero. Si tenga conto che a Roma aveva vissuto anche gli anni tragici della Seconda guerra mondiale. E proprio in questo clima, mons. Proja, di animo pio, e generoso, vive a pieno il messaggio evangelico soprattutto verso gli ultimi e i bisognosi cosi da distinguersi già pochi anni dopo il sacerdozio allorquando il 7 marzo del 1944 (era da due anni viceparroco sia nella parrocchia di “S. Galla” fin dopo la sua ordinazione sacerdotale, e vi resterà in tutto per sei anni, allorquando sarà chiamato alla direzione spirituale dei seminaristi) lo troviamo, prima salvo per miracolo (le colonne di cemento del luogo in cui si trovava miracolosamente ressero rispetto alle altre pareti che caddero. Resto con altri quasi sepolto dalle macerie, solo con la testa e il braccio destro fuori delle macerie) e poi intervenire generosamente nel soccorso della popolazione romana colpita dai drammatici bombardamenti alla Garbatella, nel quartiere Ostiense in Roma. Uno spirito di sacrificio e donazione che nel 1972, con decreto del Presidente della Repubblica Giovanni Leone, lo porterà ad essere insignito della medaglia di bronzo al valor civile con la seguente motivazione: «Animato da un profondo spirito di generosa abnegazione, si prodigava infaticabilmente, durante l’infuriare di violenti bombardamenti aerei, per lenire le gravi sofferenze e i disagi della popolazione, provvedendo, altresì, a trarre in salvo numerosi feriti fra le macerie».
Nella città eterna lo troviamo ricoprire l’incarico di viceparroco sia nella parrocchia di “S. Galla” che in quella di “ S. Francesco Saverio”. Sarà dunque Direttore spirituale del Pontificio Seminario Romano per gli studi liceali, esperienza che continuerà poi nella Diocesi di Caserta, sempre con il ruolo di Direttore spirituale al Seminario diocesano Vescovile di Caserta chiamato dall’arcivescovo, vescovo mons. Vito Roberti. Con il ruolo più noto lo troveremo dal 1971 quale canonico della Basilica di San Giovanni in Laterano di Roma. Sarà dunque Direttore spirituale per complessivi 23 anni e tra i suoi alunni, figliocci circa 140 sacerdoti, un cardinale e tredici vescovi.
Infatti, mons. Giovanni Battista Proja per ben 46 anni, ovvero dal 1971 al 2017 sarà canonico della Basilica di San Giovanni in Laterano in Roma. Questo incarico gli ha consentito al contempo di essere impegnato su molti fronti e nel corso degli anni ha mantenuto sempre vivi i legami affettivi col suo paese d’origine. Infatti, nello stesso, il 28 gennaio 1982, ha fondato e presieduto l’Associazione Culturale Colli, dotandola di una degna sede sociale e costituendola consegnataria della sua ricca biblioteca e di una cospicua raccolta di reperti archeologici e beni culturali esposti nella sala adibita a museo dal quale lo stesso mons. ha avuto la possibilità di scrivermi ringraziandomi per doni di pubblicazioni.
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Foto dell’inaugurazione dell’Associazione Culturale Colli prelevate dal sitoÂÂ https://www.associazioneculturalecolli.it/
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In questa raccolta vi sono una serie di cimeli raccolti in Africa dove è stato missionario (in Sudan e in Etiopia dove ha predicato tre settimane di esercizi ai missionari di lingua italiana) ed altri anche donati da alcune famiglie casertane. Mons. Proja nel corso della sua vita oltre a gira l’Italia e andare in Africa è stato in Terra Santa, in Canada, negli Stati Uniti d’America e in Turchia. Ecco il perché possiamo riferire di amicizie in tutto il mondo.
Probabilmente, oltre terra patria, il legame più forte è con l’Africa; in particolare circa un ventennio fa ha contribuito in maniera concreta alla costruzione di una chiesa a Djougou (mettendo insieme le offerte fatte per il suo 50° anniversario sacerdotale e altri suoi risparmi) e di diversi pozzi, nel nord del Benin (nel corso della sua azione missionaria vi si era portato per tre volte a predicare).

La chiesa del Benin è stata consacrata nel febbraio 2003 dal Vescovo di quella città, Sua Eccellenza mons. Paul Kouassivi Vieira è stata dedicata alla “Beata Vergine della Fiducia”. In occasione di tale consacrazione insieme al clero locale era presente anche monsignor Proja.
Nel paragrafo “Chiesa” del libro di Raffaele Grossi, a proposito di questa iniziativa di mons. Proja si legge che « Monsignor Paul Kouassivi Vieira ha manifestato la gratitudine sua e della comunità pastorale ricambiando la visita a Monsignor Proja nel 60° anniversario della sua ordinazione sacerdotale e venendo a conoscere anche Colli, suo paese natale».
Mons. Proja è stato padre spirituale al Seminario Minore, divenendo guida e punto di riferimento per tanti giovani preti. E, come è noto, fu proprio la sua paterna parola a far si che l’Arcivescovo Vescovo di Caserta Vito Roberti lo portasse a chiedere alla sua guida anche in qualità di Direttore Spirituale del Seminario Minore Vescovile di Caserta, per un breve periodo.
Mons. Proja, si ricorda essere stato anche il confessore di don Andrea Santoro, il sacerdote romano “fidei donum” ucciso a Trabson, in Turchia, il 5 febbraio 2006.
È stato postulatore di diversi figli cristiani, tre in particolare. È stato postulatore (la cui azione lui stesso definisce “cosa difficile e lunga”) della causa di beatificazione e canonizzazione del servo di Dio monsignor Pier Carlo Landucci.
È stato ancora postulatore del Venerabile Bruno Marchesini. Quest’ultimo fu negli anni trenta/quaranta del secolo scorso seminarista del Seminario Pontificio Romano Maggiore con mons. Giovanni Battista Proja. Oltre ai due in quel periodo si ricordano gli studi di personaggi altri illustri come i Vescovi mons. Paolo Ladiana, mons. Guglielmo Motolese (poi Arcivescovo) e don Umberto Terenzi, fondatore del Divino Amore. Mons. Proja ha fatto l’esorcista fino ai novantatre anni, anche se le norme canoniche attuali lo vietano oltre gli ottanta anni.
Mons. Giovanni Battista Proja, intervistato dal settimanale diocesano Roma Sette in occasione del 100° compleanno, ricordava il suo incontro con 9 pontefici. Di Giovanni XXIII sottolineava «l’estrema semplicità, mi ha insegnato ad essere umile»; l’ultimo incontro poi nel 2014 con Francesco, nella basilica di San Giovanni in Laterano: «Quando gli ho detto che ero il decano dei sacerdoti della basilica, che avevo 98 anni ed ero sacerdote da 73 si è chinato e mi ha baciato la mano», ricordava commosso.
Un ricordo particolare di Pasquale Rossetti, nella sua testimonianza, lo lega a Papa Paoli VI°: «Nel secondo anno del pontificato del Beato Paolo VI° per espressa volontà dello stesso la sera del giovedì Santo di quello stesso anno fu chiamato ad essere secondo concelebrante insieme al Beato Paolo VI°».
Mons. Proja, come ricorda Pasquale Rossetti, esprimendo il pensiero comune di quanto lo hanno conosciuto, è stato ed è un sacerdote semplice ma non un semplice sacerdote.
Aggiungendo, con emozione, la gioia nel cuore che prova mons. Proja quando incontrava lui e o altri suoi ex allievi, ai quali ha trasmesso valori di umanità e di vita che sono tuttora vivi.
Molto ricca e varia la sua produzione letteraria e di ricerche storiche. Il sacerdote ha edito decine e decine di opuscoli sulla vita dei santi, dai protomartiri a san Tommaso Moro; ha pubblicato uno studio sul Carcere Mamertino e una raccolta di poesie, di vari autori, dedicate alla Vergine. Particolarmente devoto a san Tommaso d’Aquino,per anni ha organizzato pellegrinaggi attraverso un itinerario tomistico che terminava con la visita all’abbazia di Fossanuova, a Priverno, dove il santo morì nel 1274. Ed ha ancora ha edito studi su Costantino il grande, Florilegio, In Nomine tuo Dulcissime Jesu!, Pio IX° a Caserta, Durante la guerra, il cattolico e i testimoni di Geova, Uomini diavoli esorcismi e tanti altri su vite di santi e sulle opere artistiche di alcuni luoghi di culto come San Giovanni in Laterano.
Va aggiunto che negli ultimi anni della sua vita mons. Proja, ha trascorso le giornate in preghiera. Aveva però un dolore che lo accompagnava ovvero il non poter più celebrare la Messa. Infatti, in occasione della intervista di Roma Sette per il suo centenario ebbe a dichiarare «Mi manca tanto. L’ultima risale al 14 febbraio scorso per il mio 75° anniversario di sacerdozio, lo scorso 1° maggio ho concelebrato dal letto».
Tra gli omaggi alla sua memoria, come accennato, va ricordato lo scorso 28 gennaio 2018, in occasione del 36° anniversario della fondazione dell’Associazione Culturale Colli, avvenuta il 28 gennaio 1982, allorquando si è svolta una cerimonia nella sede del sodalizio nel corso della quale è stato svelato un busto in marmo di Carrara che raffigura mons. Proja, realizzata dall’artista Vittorio Santaroni.

Foto della pubblicazione di Raffale Grossi del 2008, che si ringrazia per la condivisione.
Per meglio ricordare la figura del sacerdote e a lui celebrare la Santa Eucarestia, per iniziativa di don Valentino Picazio. Domenica 30 settembre 2018, così come già avvenne il 29 Ottobre 2017, si è ricordato il sacerdote con una Santa Messa all’eremo di San Vitaliano a Casola di Caserta con tutti gli ex alunni e coloro che hanno conosciuto mons. Proja; l’animazione dei canti è stata a cura degli ex alunni.
«Mons.Proja GiovanBattista – ricorda don Valentino Picazio – ci ha insegnato l’amore per la parola di Dio» ed è anche per questo che la Santa Messa del 30 settembre fu legata alla giornata “Porta la Bibbia con te” promossa dal Centro Apostolato Biblico guidato dallo stesso don Valentino Picazio.
In occasione della ricorrenza del primo anniversario in Caserta, come accennato, a presiedere la celebrazione Eucaristica è stato don Valentino Picazio che così lo ha ricordato: «Mons.Proja è stato rettore a Caserta nei primi anni del 1970. Il ricordo più bello e duraturo nel tempo resta la sua attività a favore delle vocazioni al sacerdozio. Fu chiamato a Caserta dal Vescovo Vito Roberti proprio per dare impulso alle vocazioni nella nostra diocesi. A lui si deve il passaggio dei seminaristi alla scuola dei salesiani. Credeva nel valore della vocazione che coltivava fin dalla nascita e continuava ad accompagnare i ragazzi anche dopo l’esperienza del seminario. Una personalità che ha lasciato un segno nella vita do molti giovani casertani».
Nel paragrado “Riflessioni finali” del libro di Raffaele Grossi, tra le altre cose si legge: «So che tante numerose volte Monsignor Proja è stato scambiato per l’Ufficio di collocamento o per la Caritas, e continua a essere contattato per telefono o approcciato personalmente con aspettative implicite in tali servizi. I suoi aiuti non sono solo di ordine spirituale, ma spesso anche materiali. So che si è privato dei suoi sostentamenti per aiutare chi era in ristrettezze, e mi è capitato di leggere nel suo volto l’angoscia di non essere riuscito a tirar fuori dal bisogno un padre di famiglia rimasto disoccupato. Egli ha sempre ascoltato tutti, senza pregiudizi o distinzioni di razza, di età o di portafoglio.
Una scena che mi accompagnerà sempre per la tenerezza che mi suscitò sul momento è averlo visto, oramai novantenne, giocare con i miei bimbetti: chi gli saltava sulle tremolanti ginocchia, chi lo tirava da una parte e chi dall’altra, e ancora tutti affascinati in ascolto a sentirlo raccontare la sua vita o episodi di quella di Gesù».
Particolarmente incisive sono le parole di mons. Vincenzo Apicella, vescovo di Velletri – Segni, riproposte sotto forma di intervista concessa il 14 maggio 2007, nel citato libro dell’Associazione Culturale Colli: «Monsignor Proja ha una personalità ricca sotto il punto di vista umano e spirituale. Io ho avuto modo di apprezzarlo anche come guida nella conoscenza del patrimonio della Chiesa di Roma. E poi è anche una persona capace di guidare, ascoltare, capace di accompagnare gli altri in modo sereno e anche impegnativo: è pieno di comprensione e di umiltà. Monsignore non è una persona che ama apparire, nelle formalità ha un atteggiamento discreto, nel rapportarsi con gli altri è umile; questa è un’altra caratteristica: nell’incontro con gli altri non fa mai pesare la sua figura, la sua spiritualità».
Tra le testimonianze su mons. Proja, raccolte e presentate nel citato video di Patrizia Venditti, vi è quella di mons. Vincenzo Paglia (pres. Pontificio Consiglio della Famiglia) che ne ricordo l’incontro quando il prelato aveva soli dieci anni, il 18 ottobre 1955, ed avvenne in Seminario dove il sacerdote sarà il suo padre spirituale e tra i due ci fu simpatia perché entrambi di origine ciociara. Bello il ricordo della formula per lo studio e l’amore esegetico che ne è derivato dalla testimonianza. Mons. Paglia ricorda che mons. Proja lo ha seguito dai suoi dieci ai suoi diciotto anni e quello che oggi il prelato fa lo deve anche se non soprattutto alla formazione del sacerdote nei cruciali anni formativi in cui mons. Proja, don Giovanni Battista, gli ha fatto da assistente spirituale. Per mons. Paglia il sacerdote è stato un “padre” e un “maestro” e non un leader perché i leader sono più spesso in giro mentre il padre e maestro è sempre lì pronto ad aspettare, ascoltare e accogliere i propri figli sapendogli toccare il cuore.
Nell’occasione della proiezione della presentazione del video gli intervenuti hanno avuto il piacere di ascoltare le parole del cardinale Camillo Ruini (Vicario Generale Emerito per sia Santità per la città di Roma) che ne ricorda l’incontro nel 1991 quando lui divenuto vicario per Roma del Santo Padre conosce mons. Proja quale canonico della Basilica lateranense. Il cardinale notò subito il nostro sacerdote che «per conto suo non faceva nulla per farsi notare, anzi era piuttosto schivo. Ma mi colpì la precisione dei suoi interventi, la sua acuta umiltà, la sua gentilezza dei modi e anche perché vedono in lui un sacerdote che aveva molto a cuore le cose della Chiesa». Aggiungendo «Conoscendolo meglio mi sono reso conto che si tratta di un santo sacerdote, che vive in pieno il suo ministero». Altri lodi sono state poi aggiunte per la sua erudizione, per le sue ricerche “tutte precise e interessanti”, per la sua Cultura. Medesima attenzione per il ministero di esorcista molto delicato, fatico e dispensino che mons. Proja ha esercitato nel migliore dei modi.
Nel medesimo video ci sarà ancora un intervento di mons. Vincenzo Apicella che ha riferito del loro incontro, del fatto che abitavano vicino negli ambienti laterani, degli incontri negli stessi e dell’uso dello studio sul Battistero del Laterano scritto dal sacerdote e usato dal vescovo, quale vescovo ausiliare per Roma al tempo, in occasione degli incontri con i cresimanti nello stesso Battistero.
Nel video vi sono ancora le testimonianze del prof. Vittorio Capuzza (suo erede nella postulazione), il cugino Mario Proja, Franco Patrizi che con mons. Proja ha presentato la nascita e sviluppo dell’Associazione Culturale Colli, e ancora quella di Raffaele Grossi di cui il presente testo è ricco di citazione del suo libro che considero la prima pubblicazione biografica sul sacerdote.
Tra i messaggi finali del cardinale Camillo Ruini, nel video di Venditti, riporto questa sua testimonianza: «In tutti questi tanti anni, nei quali ha servito la Diocesi di Roma, ha dato davvero un grande esempio. Ha contribuito a costruire l’immagine più bella, più positiva della Chiesa di Roma, senza mai strafare, senza mettersi in mostra, ma stando al posto che la Chiesa gli assegnava con grande umiltà. Ma in quel posto però compiendo fino in fondo il proprio dovere. Per questo credo che la Diocesi di Roma gli deve essere molto grata e riconoscente, come io personalmente gli sono grato e riconoscente e penso che per me sia stata una esperienza molto positiva averlo conosciuto e avergli voluto e volergli bene, con la certezza che lui vuole più bene a me».
Si chiude questo ricordo con le ultime parole di mons. Proja, dedicate ai giovani, nel video che lo ricorda: «Cari giovani, siate fiduciosi della vita. Siate coraggiosi nelle vostre scelte religiose, spirituali e civili. Siate pieni di amore e di affetto per i vostri cari e per tutto il vostro prossimo. Ve lo auguro di cuore».
A cura di Michele Schioppa
