Napoli. De Laurentiis respinge ogni accusa: noi solo vittime

NAPOL I – «Questo signore presentato nelle foto era vicino a un rappresentante delle forze dell’ordine ed era alle dipendenze di un manutentore del campo di gioco, quindi non è che il calcio Napoli può stare all’entrata a verificare la fedina penale di tutti quelli che entrano, altrimenti dovremmo anche investigare, e non solo sui frequentatori dello stadio». Così il presidente del Calcio Napoli Aurelio de Laurentiis ha risposto ai cronisti che gli chiedevano della presenza a bordo campo, durante Napoli-Parma del 2010, di Antonio Lo Russo, figlio del boss della camorra Salvatore.

«A me non risulta che il Napoli sia coinvolto. Per quanto riguarda la presenza allo stadio di determinati elementi, le società di calcio non possono mai essere considerate come responsabili perchè allo stadio possono non andare solo coloro che sono colpiti da Daspo, tutti gli altri in luoghi pubblici possono avere accesso: questa è la legge, questa è la regola» ha continuato de Laurentiis che si è incontrato stamane in municipio con il sindaco, Luigi de Magistris.

«Noi abbiamo 700 steward le cui liste sono presentate agli uffici della questura, però bisognerebbe stabilire con il ministro degli Interni se in un impianto sportivo pubblico di così grande capienza debbano essere ammessi coloro che hanno reati diversi da quelli da stadio», ha detto ancora Aurelio de Laurentiis.

 

Intanto la procura di Napoli ha chiesto il filmato di tre gare degli azzurri. Per l’appunto Napoli- Parma con la vittoria in rimonta degli emiliani e già al centro dell’attenzione per la presenza a bordo campo del boss Lo Russo, Napoli- Sampdoria ultima giornata dello  scorso torneo e Lecce- Napoli per quel che riguarda il campionato appena  concluso.  L’attenzione del pool di magistrati coordinati dal procuratore aggiunto Giovanni Melillo sarebbe stata attirata da dichiarazioni di persone orbitanti nel mondo delle scommesse. I magistrati procedono per l’ipotesi di reato di frode sportiva.

Il presidente Aurelio De Laurentiis era stato durissimo al termine della gara con il Lecce persa per 2-1. «Sembrava – disse l’8 maggio – che la squadra fosse scesa in campo per una scampagnata. I giocatori non sono degni di indossare questa maglia e di rappresentare i colori del Napoli». Quel ko arrivò in una fase negativa del campionato azzurro, con tre sconfitte in quattro gare e in quel momento il terzo posto ancora in bilico. Il Napoli subì il gol decisivo all’89’ con un sinistro da fuori area di Chevanton. «La gara è stata decisa da un gol all’ultimo minuto, è vero – commentò il presidente – ma è stata una prestazione che mi ha reso molto triste. Oggi abbiamo dimostrato di non essere un gruppo coeso, capace di concentrarsi nei momenti decisivi.. È vero che il terzo posto finale poteva starci, ma una sconfitta del genere, rimediata così, pesa». Nel mirino di De Laurentiis anche Cavani. «Non bisogna farsi espellere e commettere leggerezze del genere (espulsione di Cavani e giallo a Mascara: entrambi avrebbero poi saltato la gara contro l’Inter, ndr). La squadra vista oggi ha offeso i tifosi: per questo sono molto, molto addolorato». Due giorni dopo De Laurentiis aveva fatto marcia indietro. «La reazione che ho avuto a Lecce è stata quella del tifoso deluso dall’aver sprecato un’occasione importante. In me albergano due anime, quella del presidente e quella del tifoso e, quando sono sugli spalti, viene fuori quella del sostenitore. Poi, come presidente, già una volta arrivato all’aeroporto mi ero calmato. Ho fatto un rewind del film Napoli e mi son detto che dove eravamo arrivati era già un traguardo visto che all’inizio si parlava di classificarci tra il quinto ed il decimo posto».