Napoli magic moment. De Laurentis:Mazzarri meglio di Mourinho.Lui:non esaltiamoci

NAPOLI – E adesso chi lo spegne tutto l’entusiasmo in città? Napoli città dalle immediate euforie, già sognava dopo lo splendido pareggio in rimonta contro il Milan, oggi che si è espugnato l’Olimpico bianconero è difficile, molto difficile tenere a bada gli entusiasmi.

Vittoria della tattica sulla tecnica, non c’è che dire. Perfetto scacco matto di Mazzarri al suo collega Ferrara. Qualche anno di esperienza in più in panchina qualcosa vorrà pur significare. Un Napoli mai domo, un Napoli deciso ed autoritario, deciso sin dal fischio d’inizio a giocarsela faccia a faccia con la Juventus. Due gol evitabilissimi, ennesime distrazioni difensive, non ne hanno minato lo spirito, anzi, ne hanno rinforzato il furore.

Così da due a zero e docce calde già pronte, gli azzurri hanno preso gomma e matita per cancellare quanto sinora scritto e creare un nuovo, fantastico capitolo della storia azzurra.

Oggi si potrà racconatre di quando il Napoli espugnò il campo della Vecchia Signora, di quando sotto due reti, non si piegò al destino, ma anzi seppe cambiarlo e ad andare a prendersi tre prestigiosi punti.

De Laurentiis:tutto merito di Mazzarri

«Io ho sempre cercato di capirci qualcosa in quello che faccio e questi anni vissuti alla guida della società azzurra mi hanno fatto capire che il calcio non è poi così complicato – questo il pensiero del massimo dirigente azzurro intervenuto a Radio Anch’io a proposito del felice momento del Napoli – La scelta di Mazzarri? Ci sono stati dei problemi nel momento del contatto, poi la situazione si è risolta. Evidentemente Donadoni aveva un carattere che mal si sposava col mio, con quello di Marino e con quello della città. è una persona ineccepibile, ma nel calcio come nel cinema ci vogliono i risultati – ha aggiunto De Laurentiis -. Mazzarri ha cercato di cambiare modulo ed in questo modulo evidentemente Datolo si è inserito, sia pure con discontinuità. Ogni partita, poi, ha la sua storia. Mazzarri è uno di quegli allenatori che sa fare i cambi, ma mi sembra un pochino presto sia per crocifiggere che per esaltare. Noi abbiamo una rosa di 26 calciatori, che sono tanti per una squadra che non deve fare le coppe. Da qui a maggio avremo una coscienza su quello che bisogna fare per costruire qualcosa d’importante».

E lui Mazzarri, come vive il magic moment? Predicando calma.

“Quarto posto, Champions, sono discorsi inutili. Per noi ora arriva il difficile. Sono quattro partite che lavoriamo insieme, abbiamo fatto grandi prestazioni contro grandi squadre, con le quali per certi versi è più facile giocare perché le motivazioni vengono da sole e gli spazi si trovano più facilmente. Davanti adesso avremo squadre più piccole, squadre che lottano per la pagnotta: si chiuderanno, il vero esame di maturità di questa squadra, che ricordo è molto giovane, sarà questo. Andiamoci cauti, restiamo sempre concentrati e non alziamo lo sguardo in alto».

Il segreto del Napoli? Certamente la gestione dello spogliatoio

“Con me bisogna lavorare, essere seri, ma non si può pensare che una squadra vada gestita come una caserma. Quando c’è bisogno di arrabbiarsi ci si arrabbia ma bisogna anche capire i ragazzi come fa un padre di famiglia. Bisogna gestire il gruppo, capire se un ritardo lieve è da punire o meno con una multa…Questo è compito mio, lo interpreto io, non si può pensare di ottenere qualcosa essendo rigidi ad oltranza, senza cercare di capire quello che succede nello spogliatoio, dove certe cose si palpano, si sentono. Io Ho un modo di gestire i giocatori a 360°, non mi fermo solo al campo, ho due cellulari sempre accesi per essere sempre reperibile, a loro disposizione, per loro ci sono sempre. E per questo da loro pretendo un rendimento alto”.

Hamsik? Un campione!

“Hamsik? È molto giovane e ha ampi margini di miglioramento -Mazzarri spende parole importanti per il suo gioiello – Grande giocatore, universale, più ruoli, corre, attacca e difende, altissimo livello. Ed è anche un ragazzo con la testa sulle spalle, è lanciato per una grandissima carriera. Se si vuole crescere, pensare che nel giro di qualche anno si possa competere per le grandi è ovvio che i pezzi importanti debbano rimanere”.