Quello che è successo ieri al Palamaggiò può solo peggiorare le cose
CASERTA – Forse sarebbe meglio tacere. Sarebbe meglio far finta di nulla, girare la faccia dall’altro lato e concentrarsi sui veri problemi della squadra, sul lavoro in palestra e dietro le scrivanie.
Ma non è possibile, perché la notizia della “irruzione†dei tifosi al Palamaggiò ha già fatto il giro della penisola, e di sicuro l’immagine di Caserta non ne esce nel migliore dei modi, per usare un eufemismo; ed in una città che fa grandissima fatica, anche e soprattutto attraverso lo sport, per affrancarsi da immagini e luoghi comuni alla Gomorra, è un colpo pesante al percepito comune ed alla dignità di tutti.
Siamo convinti che la verità stia nel mezzo, lontana sia dalle enfatizzazioni di squadrismo e violenza paventate da alcune testate nazionali, sia dal minimizzare di stampa locale e sindaco.
L’opinione dell’Eco
Anche noi a questo punto esprimiamo la nostra opinione, ma occorre fare una piccola premessa.
Da sempre al Palamaggiò l’allenamento del mercoledì è a porte aperte, e da sempre decine di sostenitori affollano le tribune in un clima di totale condivisione, tanto che è molto frequente che giocatori e tifosi si incontrino, per strada, nei locali, a cena, confidandosi umori, speranze e preoccupazioni, perché a Caserta il basket è vissuto in maniera particolare, intensa, diremmo unica, e questo nella stragrande maggioranza dei casi è un aspetto positivo che tutti gli atleti che hanno vestito la maglia bianconera riconoscono.
Ma questa vicinanza, questa confidenza che si crea tra ambiente e squadra, può portare ad eccessi, a pretendere una confidenza ed una intimità che altrove probabilmente non sarebbero possibili, e che in certe circostanze (come ieri) possono essere un boomerang.
Abbiamo elogiato tantissime volte lo spirito e l’atteggiamento dei ragazzi dell’Inferno Bianconero, per il loro calore, per essere dovunque e comunque vicini alla squadra.
Ma anche loro sono un gruppo, anche loro hanno diritti, doveri, regole e codici di comportamento. Non sono un branco, hanno tessere, si danno delle regole, si riuniscono, si organizzano, hanno obiettivi, un sito internet, un forum, una cassa, dei leader, degli iscritti.
E quindi hanno il dovere di rispondere, in quanto “gruppoâ€, delle loro azioni, così come la squadra ha i suoi doveri verso società e tifosi.
Le proteste della passata stagione
L’anno scorso, a parte gli spiacevoli episodi (isolati ma comunque odiosi) della partita contro Reggio Emilia, ci fu una eclatante, clamorosa protesta silenziosa nella partita contro Soresina, peraltro annunciata giorni prima. Quel tipo di protesta, oltre ad essere civilissima e motivata, ebbe il risultato di mettere la squadra con le spalle al muro di fronte alle proprie responsabilità tecniche e motivazionali.
Avremmo auspicato lo stesso atteggiamento anche in questo caso, con una protesta altrettanto clamorosa, ma composta e civile nella sua fermezza. Perché è chiaro che i problemi esistono; è altrettanto chiaro (ma è così ovunque) che se per i tifosi una squadra è una fede, per i giocatori, soprattutto gli stranieri, è solo un posto di lavoro.
Questo non viene accettato di buon grado da nessun tifoso, ma è la realtà ; Slay e soci si guadagnano il loro stipendio, e solo che glielo dà ha il diritto di ribellarsi a comportamenti non in linea con i sacrifici economici di chi paga gli stipendi.
Un tifoso ha il diritto di protestare, di far mancare il proprio sostegno, al limite di chiedere il rimborso di un biglietto, ma non potrà mai interferire in cose che dovrebbero essere interne alla squadra, come il diritto ad allenarsi.
Ci dispiace, ma stavolta i tifosi hanno sbagliato, e non importa che fossero trenta, o cinque o mille. Sarà l’Inferno Bianconero a dover giustificare quello che è successo, perché non si può essere “gruppo†di tifosi un giorno, e singoli individui il giorno dopo.
Giuste le ragioni, sbagliati i modi
Le ragioni sono giustissime, sacrosante; la pensiamo praticamente tutti allo stesso modo (e qui lo abbiamo scritto più volte). Che le colpe siano di Frates o dei giocatori, che siano della società o di tutti messi insieme, a noi osservatori e tifosi poco importa.
Ci interessa sapere che i problemi verranno risolti, o quantomeno affrontati con un decisionismo che al momento manca. Ma da qui ad interrompere un allenamento, con arroganza ed alzando la voce, ce ne passa.
Inoltre, il risultato ottenuto, al momento, è l’esatto contrario di ciò che ci si auspicava. Altro che scossa all’ambiente, qui ad essere scossi sono i giocatori, che vogliono andar via così come molti avrebbero voluto fare lo scorso anno dopo episodi del genere. E’ impossibile far capire a giocatori abituati all’ambiente soffice ed incantato dei college universitari, che qui le cose funzionano diversamente.
Non lo capiranno mai, perché per fortuna vivono lo sport per ciò che dovrebbe essere, un momento di gioia e di passione da condividere, e non una questione vitale. Chi si illudeva di far capire, con le maniere forti, che qui le cose funzionano diversamente, ha sbagliato strategia e comportamenti.
Bastava chiedere, con fermezza ma correttezza, un incontro a fine allenamento, dicendo anche con crudezza cosa pensano (pensiamo) di giocatori e coach, magari minacciando scioperi o contestazioni, ma senza superare la soglia del rispetto, cosa che ahinoi ieri è stata fatta.
I tesserati Juve
E’ vero, lo stesso rispetto lo devono dimostrare i tesserati della Juve nei confronti di società e dei tifosi che contribuiscono con i loro biglietti a pagare gli stipendi, ma è solo il presidente Caputo che può decidere chi, quando, come e perché qualcuno debba essere rimandato a casa.
Noi tifosi abbiamo un solo diritto, ovvero quello di non comperare più il biglietto, o (altra mossa eclatante ma spesso efficace) chiedere il rimborso di biglietti o abbonamenti, cosa che spesso non si concretizza ma che ha un effetto di reazione notevole verso la squadra. Di più non possiamo e non dobbiamo fare.
Adesso, cosa aspettarci per domenica? Difficile dirlo, perché l’ambiente adesso è scosso, ed ancora più confuso di prima. Giocatori e staff tecnico hanno un alibi in più per giocar male anche contro la Benetton.
Noi speravamo che non ci fossero più alibi dietro le bruttissime prestazioni dell’ultimo mese, ed invece gliene offriamo un altro, ancora più antipatico e subdolo, perché si ritorce contro chi ha facoltà e diritto di protestare, ovvero noi tifosi.
Spalle a muro
Ora non solo la squadra, ma anche noi tutti siamo spalle al muro. La squadra dovrà dimostrare professionalità , non importa che ci si chiami Di Bella o Jenkins. I tifosi dovranno dimostrare civiltà , non importa che si sia pacati sostenitori della tribuna, o uno dei trenta che ieri hanno combinato quel casino.
La faccia ce la mettiamo tutti, l’immagine della città passa purtroppo anche attraverso queste cose, e mai come oggi (succede sempre così) Caserta era nelle prime pagine di giornali e siti internet, e questo non fa piacere a nessuno.
Sarebbe altrettanto clamoroso, domenica, essere tutti al Palamaggiò, magari in silenzio, magari con le spalle al parquet (questa sì che è una protesta che fa male nella sua eleganza), o come sempre esultando ed incitando, ma con uno striscione che reciti “Noi chiediamo scusa per i nostri eccessi, adesso tocca a voi!â€
