IL COMMENTO / Eldo, una vittoria del cuore tra luci e ombre con Bologna

Battuta all’overtime una Fortitudo che si conferma enigmatica

CASERTA – Non è stata certo la partita più bella della stagione, anzi. Entrambe le squadre potevano e dovevano far meglio, ma alla fine quello che conta è chi ha più punti quando le lampadine del cronometro segnano lo zero. E questa volta la fortuna gira dalla parte della Juve, un po’ come quella ineluttabile e banale regola del possesso alternato, che sposta la freccia una volta in tuo favore, l’altra contro.

A Rieti

A Rieti era andata male e poteva andar bene nonostante tutto, se l’ultimo tiro di Diaz, non impossibile, fosse finito dentro. Ieri è andata meglio, nonostante alla fine le due squadre abbiano fatto a gara per perderla, la partita.

Si comincia col previsto e gradevole spettacolo del gemellaggio tra Inferno e Fossa, e con i tifosi fortitudini che hanno cori solo per Caserta, e snobbano i propri giocatori, a cui avevano “offerto” le proprie scorte di uova all’arrivo in città. Ma ovviamente sul campo è stata tutta un’altra musica, e la partita, per quanto non bella, è stata di grande intensità ed equilibrio.

L’inizio

Eppure la Eldo era partita come voleva e doveva fare, giocando aggressiva ed alzando il ritmo, volando subito sul +10, e costringendo Pancotto ad una girandola di cambi già nel primo periodo di gioco.

Ma poi li vedi, i giocatori in maglia blu; accoppiati ai loro avversari, uno contro uno, e pensi: questi sono troppo forti. Ed è vero, perché i miss match sono evidenti, ed il tasso di classe dei vari Woods, Strawberry, Papadopoulos è infinitamente più alto di quello dei pur bravi bianconeri in campo.

La Fortitudo

Chiedersi come mai la Fortitudo sia così in basso in classifica è automatico, e automatica è la risposta che viene dal campo; una squadra che gioca due azioni di squadra e poi invece si accontenta di metterla sul piano della superiorità tecnica, galleggiando anziché mordere l’avversario.

Ne è sintomo più eclatante Qintel Woods, giocatore sontuoso, capace di una tecnica da playmaker in un corpo da ala forte, che ti dà sempre l’impressione di poter arrivare dove vuole, e proprio per questo finisce per accontentarsi di soluzioni affrettate e quindi meno efficaci. Ieri, nella rimonta Gmac del secondo tempo, è stato attore protagonista, ma ha sofferto tantissimo quando, ad inizio partita e nel finale, a marcarlo è stato Shan Foster, che si conferma giocatore di grande propensione difensiva, in mancanza di continuità in attacco.

La partita

La partita, dopo il primo quarto scoppiettante, è andata sui binari che voleva Pancotto, con ritmi bassi e gioco a difese schierate che favoriva la maggior stazza dei suoi. A quel punto, per Frates, limitare Papadopoulos si è rivelato un vero rebus, ed il greco ha cominciato a colpire con estrema costanza, sovrastando sia Michelori che Frosini in alcuni momenti della gara, e mettendo non solo canestri importanti, ma anche tiri liberi con inconsueta precisione.

Di contro, la Eldo ha ribattuto con una mossa che forse Pancotto non prevedeva, appoggiando il gioco d’attacco su Slay e Michelori, oltre che sulle solite penetrazioni di Diaz, ed i tre hanno portato a casa ben 23 falli, che hanno tolto dal match sia il greco che Achara proprio nei momenti cruciali della sfida.

Eldo

Eppure, la Eldo non ha giocato una gran partita, accettando troppo presto il ritmo degli avversari, e rinunciando spesso agli schemi per affidarsi al fin troppo scontato “palla a Diaz che ci pensa lui”. Inoltre Caserta è una squadra che sale di rendimento quando il tiro da tre entra con costanza, perché questo consente di aprire varchi preziosi proprio per penetrazioni e scarichi, ed invece anche ieri i ragazzi del presidente Caputo hanno tirato male (4 su 15), complicandosi la vita per il resto della gara.

Gmac

Non ha fatto meglio la Gmac, che avrebbe potuto ammazzare la partita quando nell’ultimo quarto è andata sul 54-60, e poi, dopo il 10-0 della Eldo, ha avuto la forza di tornare avanti fino al 64-68. Ma gli dei del basket a volte amano essere ironici, e tra tanti protagonisti, hanno scelto forse il meno atteso per la giocata chiave della partita.

Foster

E’ Foster a rubar palla a Papadopoulos sul 65-68, e a mettere la sua unica tripla nell’azione successiva, portando così la partita al supplementare. Un premio per un giocatore che deve ritrovarsi, e che può farlo partendo proprio da una grande difesa (come quella di ieri su Woods) per ritrovare la fiducia del coach e del pubblico, ma prima ancora, quella in sé stesso. Non è un caso se metti la tripla più importante della partita, dopo averne sbagliato 13 di fila negli ultimi incontri, proprio dopo una giocata decisiva in difesa.

Se Foster è (forse) in via di recupero mentale, c’è invece un giocatore che rischiamo di perdere per strada, ed è Jenkins, che nonostante il suo ingresso in quintetto, ed alcuni lampi di pura classe in attacco, è stato tenuto in panchina per tutta la fase decisiva dell’incontro, con l’umore sotto i tacchi per uno che è abituato ad essere sempre in campo nei momenti che contano.

La gestione Frates

La gestione di Frates delle sue guardie, è molto delicata, e Di Bella per tutta la stagione si è guadagnato sul campo fiducia e leadership, ma non possiamo permetterci di perdere un giocatore come Jenkins, in grado di fare la differenza (almeno in attacco) contro chiunque.

Ma questi sono problemi che lasciamo allo staff tecnico, e c’è da dire che questa è solo la terza partita della Eldo con il roster al completo dopo il rientro di Diaz. Intanto portiamo a casa due punti pesantissimi, che ci ripagano di quelli lasciati colpevolmente per strada a Rieti, e ci portano con fiducia al derby di Avellino, giro di boa di un campionato incerto, equilibrato e bello, che, se non fosse per Siena, sarebbe davvero un rompicapo irrisolvibile persino per i bookmaker.

Un pugno di mosche

Alla Fortitudo rimangono un pugno di mosche, l’amarezza di una sconfitta che decreta l’esclusione dalle Final Eight, e la consapevolezza che tutto è ancora in gioco, e questa squadra può recitare prima o poi il ruolo che le spetta, a patto di giocare da squadra, e non come in un torneo estivo, in cui di fa a gara a chi si mette in mostra individualmente. Paradossalmente, ci viene da pensare che la Gmac abbia troppo talento, e forse rinunciare ad un paio di elementi farebbe più chiarezza sui ruoli in campo, perché si vede lontano un miglio (l’ultima azione di gioco del regolamentare ne è stato un esempio palese) che nessuno è in grado di guidare la squadra nei momenti che contano.