CASERTA – Ci sono tanti modi di perdere una partita di basket, e nessuno di questi è indolore. Ma tra questi, la Eldo in visita a Rieti, ha scelto il peggiore, il più amaro, quello che lascia più rabbia e più tossine, ed occorrerà voltare pagina in fretta e dimenticare questa pessima prestazione degli uomini di Frates.
Rieti campo ed avversaria ostica
Nessuno si illudeva che sarebbe stato facile vincere a Rieti, nonostante i guai fisici e di classifica dei ragazzi di coach Lardo; ma per come si è sviluppata la gara, possiamo tranquillamente affermare che questa partita, più che vincerla Rieti, l’ha gettata via la Eldo più e più volte, mancando di freddezza e cattiveria nei tanti momenti che avrebbero potuto segnare una svolta del match, comprese le ultime fasi dell’incontro, in cui per ben tre volte avremmo potuto allungare ed abbiamo pasticciato in attacco. Ma forse l’errore più grave è stato concedere il tiro da tre a Green, sperando in questo modo che la vittoria ce la regalasse Rieti, visto che noi non riuscivamo ad afferrarla con le nostre mani.
Juve giù di tono e polveri bagnate
Gli dei del basket hanno punito la supponenza di una squadra pigra, che si è affidata troppo al suo tiro dall’arco, che non ha mai messo in affanno la difesa dei padroni di casa, non ha mai sfruttato i tanti momenti di inerzia positiva, trascinandosi l’avversario fino in fondo, convinta che alla fine avrebbe prevalso comunque. La Eldo si è comportata come quel giocatore di poker che, avendo un punto superiore, si porta dietro l’avversario fino all’ultima carta, pensando di togliergli tutti i soldi, ma rischiando di perdere tutto con quell’ultimo asso che cambia tutto, quell’asso di cuori che è uscito dalle mani di Green a 6 secondi dalla fine e ha sbancato il casinò.
Nessun dramma, ma serve reagire
Vince Rieti quindi, con tanto merito e soprattutto con quella voglia in più che da sempre fa la differenza tra vincitori e vinti. Nulla di drammatico se si guarda classifica e valori in campo in questo campionato, ma campanello d’allarme per Frates, che dovrà ricostruire in settimana una squadra che è sembrata l’antitesi di quella vista nelle ultime uscite.
Sarebbe ingiusto cercare il capro espiatorio in una sconfitta che coinvolge tutti, con le poche eccezioni di Slay, Di Bella e Frosini, e quindi preferiamo non soffermarci sui singoli; ma a questo punto le prossime due partite sembrano decisive per decretare le gerarchie in campo, ed alla fine del girone di andata si dovrà capire su chi puntare per un girone di ritorno in cui ogni partita sarà una battaglia.
Frates afferma giustamente che questa sconfitta deve essere da lezione a tutti, perché non dobbiamo dimenticare (squadra e pubblico), che l’obiettivo di quest’anno è salvarci, e basta.
Classifica ancora amica
Avere quattro punti di vantaggio sulle ultime due, che tra l’altro dovranno entrambe venire a Caserta al ritorno, può essere un dato decisamente positivo, a patto che ci togliamo dalla testa altre velleità , tipo Final Eight o playoffs, e torniamo a vivere alla giornata con in testa il solo obiettivo di restare avanti ad almeno due squadre. Solo ritrovando quest’umiltà la Eldo potrà ritrovare la sua anima, che ieri è sembrata piuttosto pallida.
La Juve di quest’anno è una buona squadra, ne eravamo e ne siamo convinti; ma non è una squadra che può permettersi di giocare con supponenza, con la convinzione di essere più forte. E’ una questione di mentalità , quella che da tre anni Siena mostra al basket italiano, e che nessuno sembra raccogliere. Vedere i giocatori di Pianegiani arrabbiarsi o esultare anche quando sono avanti di trenta punti contro la seconda in classifica dovrebbe insegnare a tutti che la vera differenza la fa il cuore, la cattiveria agonistica. Ieri Rieti ne ha avuta più di noi, e nonostante una squadra tecnicamente inferiore, si è portata a casa due punti brutti, sporchi e cattivi, ma non per questo meno importanti.
Si attende la reazione della squadra
Si torna a casa, si volta pagina. Capo cosparso di cenere e via a lavorare duro in palestra, perché sabato c’è la Fortitudo amica fuori dal campo, ma a cui non possiamo concedere nulla a questo punto della stagione.
Tanti, troppi giocatori avranno mille motivi per dimostrare che Rieti è solo una brutta pagina da cancellare. Diaz dovrà riscattarsi dopo la sua peggior gara dell’anno, e dimostrare che è ormai recuperato in pieno. Jenkins vorrà dimostrare alla sua ex squadra che i guai dello scorso anno non dipendevano certo da lui, e dare ai suoi nuovi compagni la certezza di essere all’altezza della sua fama. Foster dovrà dare dimostrazione a tutti di non essere una meteora, e che il suo passato al college, e gli elogi di mezzo mondo di osservatori tecnici non può essere un colossale e collettivo abbaglio.
Pubblico deve essere il sesto uomo
Ed infine, il pubblico dovrà dimostrare di non essersi imborghesito troppo in fretta, perché alzi la mano chi non avrebbe firmato per essere, ad oggi, 4 punti sopra la quota salvezza. E allora, nessuna giustificazione per chi proverà a fischiare o a contestare al primo errore, o per chi (usanza sempre più diffusa in parterre) si alza e va via a tre minuti dalla fine, perché non possiamo pretendere dalla squadra che si lotti fino in fondo se noi per primi facciamo gli snob. Questo del pubblico che sfolla a partita ancora in corso è un sassolino che da tempo volevamo toglierci, non una accusa ma una semplice constatazione.
Contro Siena
Contro Siena, a 4 minuti dal termine eravamo sotto di 9 punti; in parterre centrale è cominciata la solita processione di quelli che “guai a rimanere incolonnati all’uscita!†con tanto di saluti e baci ai vicini di posto, mentre agli altri spettatori viene ostruita la visuale. Tra l’altro in campo c’era Siena, e non la Polisportiva Folgore, ed uno spettacolo del genere lo avevamo aspettato 15 anni; e oltretutto ce la stavamo giocando! Per chi ha fretta c’è la radio, internet o il racconto degli amici, ma di spettatori che al Palamaggiò vengono solo per far vedere agli altri che “io c’ero†ne possiamo fare tranquillamente e volentieri a meno.
Il Palamaggiò
Il Palamaggiò rimane il sesto uomo in campo, la Reggia del basket, anche con 300 spettatori in meno, e nessuno se ne accorgerà . Così come in una squadra nessuno si accorge se un singolo non è in giornata, ma la squadra gira, segna e vince. Ed è quello che vogliamo vedere di nuovo, a cominciare da sabato sera.
