Pepsi, al Palamaggiò si replica Juve contro Fileni Jesi: ci sarà di nuovo caldissimo

CASERTA – Non sarà certo il martedì feriale a tenere lontano il pubblico da un Palamaggiò che si preannuncia ancora caldissimo (anche in senso letterale) per la seconda sfida tra le due finaliste dei playoffs.

PALAMAGGIO’ CALDISSIMO

Poco tempo per rifiatare, per studiare correttivi o per migliorare le cose che hanno funzionato. Per Frates e Capobianco il tempo delle riflessioni è già diventato tempo di decisioni, mentre le dichiarazioni da entrambe le parti sono ottimistiche, come ovvio che sia. La serie è ancora apertissima, ma come ha sottolineato il coach bianconero, la Juve è ad una partita in meno dall’obiettivo finale, con tutte le intenzioni di andare a Jesi con un doppio vantaggio che somiglierebbe ad una sentenza. Ma ci sono ancora 40 minuti di sudore e pathos da vivere tutti insieme.

GARA UNO UN BEL SOGNO

Gara 1 è stata come un bel sogno; avevamo previsto che le chiavi del match potessero essere la difesa d’anticipo su Hoover e Maggioli, e l’apporto della panchina. Le cose sono andate esattamente così, con Hoover cancellato da un Diaz sempre più uomo chiave dei bianconeri, e Maggioli a lungo irriso da un Frosini in forma strepitosa. La panchina della Pepsi ha prodotto 34 punti contro i 13 degli avversari, ma questo era un pronostico facile, perché sappiamo quanto possano essere “fattori” gente come Larranaga, Brkic o Tutt.

SI RICOMINCIA DA ZERO

Ma adesso si ricomincia, zero a zero e via a correre lungo il parquet del Palamaggiò. La Juve vuole confermare di essere la più forte, davanti ad un pubblico su cui le parole non possono bastare; la Fileni invece crede di poter dare molto di più, e chiede ad Hoover e Farrington una prova d’orgoglio dopo le mediocri prestazioni in gara 1.

I TEMI TATTICI

I temi tattici non cambieranno molto, con Jesi che proverà a mischiare le carte in difesa, dove la difesa allungata stavolta non ha dato i risultati sperati. Childress è stato all’inizio contenuto da Maestranzi, ma l’aiuto di Diaz, e i passaggi lunghi a scavalcare la difesa allungata, hanno vanificato gli sforzi che avevano permesso a Jesi di batterci in regular season. C’è da giurare che Capobianco proverà ad inventarsi soluzioni contro il rebus Diaz, ed a rimettere in ritmo Hoover nei suoi giochi d’attacco, troppo basati su Maggioli, che si riteneva potesse far un solo boccone di Frosini o Brkic.

La Juve non può che sperare di bissare gara 1, magari cercando di arginare Moss, su cui Ghiacci ha fatto una gran fatica, ma questo era lo scotto da pagare se vuoi a tutti i costi contenere Maggioli. E poi in gara 1 Maestranzi si è travestito da Hoover con un 7 su 9 da tre che pareggia lo 0 su 5 della bestia nera, la quale si è fatta notare solo per le continue polemiche e le tipiche provocazioni ad avversari e pubblico. Insomma, la Juve basa la sua superiorità in questi playoffs sul collettivo, sulla capacità di ogni giocatore di diventare protagonista per 5 miunti, e poi passare il testimone al compagno, e togliere riferimenti precisi alle difese avversarie. Anche domenica è stato così, con 5 uomini in doppia cifra, e con gli altri (Frosini, Ghiacci, Tutt, Labella) che non hanno certo fatto i comprimari.

LA FIDUCIA E L’ATTENZIONE

La fiducia è tanta, ma l’attenzione resta altissima, perché Jesi non ha più nulla da perdere, e perché la squadra di Capobianco resta una signora squadra. Ma resta la sensazione altrettanto netta che quando la Juve gioca da Juve, agli altri restano solo le briciole.