Caserta, al Teatro don Bosco il 9: “Dalla strada si può uscire”. Un musical per ricordare don Bosco!

CASERTA – Siamo ormai assuefatti all’idea che la generazione giovanile sia senza progetti, al limite della degenerazione valoriale e morale, vittima di una società civile disgregata, di un’economia in crisi e di modelli positivi sempre meno evidenti. Eppure il riscatto può esserci, e può provenire anche da semplici sacerdoti, quelli che indossano jeans e felpa e che, magari, hanno una chitarra in mano, pronti ad “animare”, cioè mettere in azione l’anima e ridare così vita e speranza ai ragazzi e giovani del nostro tempo. Questa è la storia di don Roberto Berruti, conosciuto e incontrato stamattina, con mio grande stupore, su di una scala mentre aggiustava un faro per il palcoscenico. Il palcoscenico del Teatro don Bosco, della Casa Salesiana di Caserta che oggi pomeriggio, alle ore 18, apre il sipario per il musical: “Dalla strada si può uscire”. Uno spettacolo pensato, scritto, musicato e realizzato interamente dal don e dai suoi ragazzi dell’oratorio “Evviva Maria”, presso Frattocchie di Marino, in Roma. L’idea nasce il 02 Aprile scorso, in occasione del compleanno di Domenico Savio, quando don Roberto, mentre celebrava messa, pensò: «Perchè non scrivere qualcosa che sia vicino al linguaggio dei giovani e che abbia il coraggio di raccontare l’avventura più straordinaria che possa capitare ad un ragazzo, cioè la santità?». Così è partita l’avventura del musical, mettendo in scena le storie dei ragazzi di don Bosco, riviste alla luce delle problematiche dei giovani d’oggi. Racconta don Roberto: «Michele Magone, Francesco Besucco, Giovanni Cagliero, Michele Rua, Domenico Savio, sono, sì, ragazzi dell’ ottocento, con vissuti storico-sociali differenti rispetto ai tempi in cui ci troviamo, ma i nostri ragazzi, come loro, vivono oggi la stessa richiesta d’amore, la stessa voglia di sognare e di costruire progetti di vita autentici». Ovviamente tutto ciò riporta a don Bosco, il santo torinese, che con il suo carisma ed appassionante zelo, non ha fatto altro che portare i giovani al cuore di Gesù. Chiacchierando con Matteo Mellini, uno dei protagonisti del musical, colui che interpreta Michele Magone, non mi sfugge questa frase: «Non mi sento distante dal personaggio che interpreto, ma è ancor più bello poter dire che “lo vivo”. Non basta essere affascinati da un modello, come quello di don Bosco, ma bisogna impegnarsi per concretizzare i suoi insegnamenti nella quotidiana relazione con i ragazzi che ci vengono affidati, in quanto animatori ed educatori». Allora, oggi più che mai, ha senso parlare di oratorio, quel luogo che non smetterà mai di essere casa, scuola, cortile, chiesa, palestra di vita. I giovani devono essere educati all’amore e scoprire, al tempo stesso, la bellezza dell’essere amati, quell’amore vero, puro che non chiede nessun obbligo in cambio. Don Bosco portava sorrisi, allegramente attirava a sé i ragazzi per insegnar loro a vivere con straordinarietà il quotidiano, li educava al lavoro, allo studio, al sacrifico che ricompensa. Il musical racchiude tutto questo, proprio come l’esperienza oratoria che i ragazzi, protagonisti dello spettacolo, fanno ogni giorno guidati dal loro “salesiano senza targhetta”, perché così ama definirsi don Roberto.