Una riflessione sui mali del Borgo, da semplice spettatore
CASERTAVECCHIA (Caserta) – Mentre ieri sera è andato in onda lo spettacolo più atteso della rassegna, le “Interviste Impossibiliâ€, che preannunciavano uno scontato tutto esaurito, ci fa riflettere lo stridente grido di dolore dei ristoratori del borgo di Casertavecchia, che lamentano come questa edizione del Settembre al Borgo non abbia portato quel flusso di turisti che ci si aspettava alla vigilia, puntando il dito su un tabellone non di grande richiamo, e soprattutto sul fatto che tutti gli spettacoli fossero a pagamento, in un momento non certo brillante dell’economia.
E allora, a titolo del tutto personale, e da spettatore non coinvolto in nessun modo nelle dinamiche, a volte inspiegabilmente conflittuali, che spesso mettono in contrasto una delle rassegne teatrali più antiche del centro-sud, e la popolazione e gli operatori commerciali del borgo, spesso freddi, se non ostili a questa manifestazione, mi permetto alcune considerazioni.
Sarò duro, e non pretendo che questa riflessione sia condivisa, ma siamo nell’ambito delle valutazioni soggettive, ed avendo vissuto per anni il Settembre al Borgo come evento centrale della cultura a Caserta, non posso non sentirmi coinvolto emotivamente in questa piccola, ma significativa, “querelle†di fine estate.
Partiamo proprio dalla crisi economica come base di discussione: è la crisi economica che porta a ridurre i budget delle manifestazioni culturali in tutta Italia, complice una tendenza da parte degli ultimi governi di considerare la cultura come un fastidioso ed inutile esborso di denaro che non ha ritorno economico. Sta di fatto che soldi ce ne sono pochini, ed anche a livello locale si discute da tempo su come e quanto investire in un festival che sopravvive tra mille difficoltà ed incertezze, ma che comunque è giunto (traguardo invidiabile) alla 39 esima edizione.
A mio giudizio, il lavoro fatto da Paola Servillo e Ferdinando Ceriani, è stato notevole proprio in relazione ai ridottissimi mezzi economici di cui il festival ha disposto dopo anni di inutili grandeur fatte di nomi eclatanti ma poca sostanza e coerenza artistica, ma, come ricordavo prima, questo è ovviamente un giudizio soggettivo ed opinabile.
Teatro comico al Borgo
Ciò che però mi preme sottolineare è l’aspetto degli spettacoli a pagamento. Molti anni fa, a margine del Settembre al Borgo, fui coinvolto in prima persona nell’organizzazione di una rassegna di teatro comico in un tendone allestito nell’attuale parcheggio del borgo.
In cartellone riuscimmo ad incastrare degli allora sconosciuti attori come Antonio Albanese e Daniele Luttazzi, oltre a Giobbe Covatta, Paolantoni e Iachetti. Eravamo fuori dal cartellone del Settembre al Borgo, quindi totalmente autogestiti, con i rischi economici di una rassegna parallela legata in tutto e per tutto agli incassi degli spettacoli.
Alla fine la rassegna ebbe un successo entusiasmante e molto gratificante, soprattutto per i (pochissimi) spettatori degli spettacoli di Albanese e Luttazzi, che di lì a poco avrebbero raggiunto un successo clamoroso.
Il successo di Albanese e compagni
Ricordo che il nostro obiettivo principale fu quello di far capire a tutti, a cominciare da amici e parenti, che la parola “omaggio†era abolita, e che era un bel gesto dare il proprio piccolo contributo ad una rassegna coraggiosa e comunque interessante. Non so, e non mi preme sapere, quanti degli spettatori di quella rassegna, a fine spettacolo si fermassero a mangiare in uno dei tanti ristoranti del borgo, ma certamente un piccolissimo contributo ai ristoratori ne derivò, ma ricordo perfettamente l’ostilità , se non il boicottaggio fatto di piccoli fastidi quotidiani, da parte di molti abitanti del borgo, che si sentivano offesi per non poter avere accesso a biglietti omaggio.
Mi sarà perdonata questa digressione, che serve forse a far comprendere quanto siano necessarie sinergie virtuose per il bene reciproco e quello comune. Quella rassegna andò molto bene e fummo sommersi di complimenti, ma sotto l’aspetto economico riuscimmo a stento a coprire i costi, e ciò ci scoraggiò a riproporre cose analoghe negli anni successivi.
No agli omaggi se si ama il Borgo
Insomma, credo che contribuire, con un semplice acquisto di un biglietto teatrale, sia un esercizio virtuoso che, chiunque ami Caserta, il suo borgo, ed il suo Festival così antico, debba fare, ovviamente con tutto il rispetto per le tasche di ognuno, abbandonando finalmente l’usanza meschina di avere degli “omaggi†che il più delle volte servono solo ad esibire conoscenze e una sorta di potere sociopolitico decisamente provinciale. Solo così si potrà stabilire se uno spettacolo ha avuto il gradimento del pubblico o meno, perché solo chi paga ha diritto di critica. E lo stesso vale per i ristoratori, il cui successo o insuccesso deve derivare esclusivamente dalla loro proposta. Insomma, non sarebbe ridicolo se gli organizzatori del Settembre al Borgo lamentassero l’insuccesso del pubblico criticando i ristoratori che non offrono cene gratis?
Il Settembre non fa turismo
Ciò che è singolare è percepire che il traino economico di un borgo pressoché unico alle nostre latitudini, come quello di Casertavecchia, debba essere legato ad una manifestazione che, a prescindere da come la si giudichi, dura al massimo una decina di giorni. Qualcuno dei “ristoratori†nota per caso un flusso costante di turisti o clienti durante il resto dell’anno? Qualcuno dei casertani o degli habituè del borgo ricorda miglioramenti, restyling, evoluzione nei menu dei vari ristoranti del borgo?
Con le dovute, ma rare, eccezioni tra i vari ristoranti e pizzerie di Casertavecchia, di cui non farò nomi per non essere tacciato di partigianeria, faccio fatica a ricordare un locale presente sulla varie guide gastronomiche nazionali nell’ultimo decennio, o un locale che abbia rinnovato, si sia abbellito, abbia provato ad offrire qualcosa di più di un semplice, quanto triste, “menu turisticoâ€. Lo scenario è pressoché uguale ogni anno, con locali trascurati, menu uguali da decenni, poca attenzione al turista, professionalità latente (quanti parlano inglese??), sinergia inesistente tra operatori, abitanti e città nell’offrire una cartolina meno degradata e passiva di uno degli angoli potenzialmente più incantevoli della nostra regione.
Cultura: che cos’è?
Ora, prendersela con il successo o meno di pubblico del Settembre al Borgo, equivale a vedere la pagliuzza ed ignorare la trave (salvando sempre le eccezioni che confermano la regola), ma soprattutto evidenzia una assoluta insensibilità verso una parola: cultura.
Cultura intesa in senso ampio, perché anche un piatto di spaghetti è “cultura†se lo si propone con amore e passione. C’è scollamento totale, divergenza di vedute, ma, mi si permetta, in certi atteggiamenti leggo una secolare tendenza all’autocommiserazione ed all’assistenzialismo, per cui se le cose vanno male è sempre colpa di qualcun altro.
La Reggia e Caserta nuova
Non mi va di assolvere né condannare nessuno, e questa mia riflessione si potrebbe facilmente allargare alla Reggia ed al commercio della Caserta nuova, ugualmente comatosa per colpe solo nostrane. Credo semplicemente che sarebbe molto più onesto (ma mi rendo conto, più ostico) cercare mancanze e colpe in noi stessi quando le cose non vanno come potrebbero, e dovrebbero, andare.
E intanto ieri sera c’eè stata una bufala con la faccia di Toni Servillo, che magari si è lamentata di come si stia avvelenando il suo territorio, mettendo a rischio uno dei più famosi e invidiati cibi del mondo, che ha tra l’altro il valore aggiunto di essere praticamente inesportabile. Giusto per rimanere in tema.
Buona visione e buon appetito.
