CASERTAVECCHIA (CASERTA) – Se è vero che gli inizi sono fatti per essere dimenticati, è pur vero che le “interviste impossibili†della 39^ edizione di settembre al borgo hanno lasciato il segno.
L’Arteteca del Porno, la voglia della voglia (Carmelo Bene), interpretata simpaticamente da Marina Massironi che entusiasma non solo per la sua presenza in scena ma anche per il suo mischiarsi alla gente del dopo spettacolo quando, scendendo per i sentieri della pineta, avvolta dalla semplicità del suo abito di scena rosa e i suoi sorrisi elargiti alle persone stupefatte che la vedevano passare.
Sorrisi da custodire preziosamente, poichè al giorno d’oggi è raro trovare personaggi pubblici capaci di andare fra la gente con la leggerezza del vento. Un bravo, ben meritato a Diego De Silva, autore del testo e da alcuni spettatori giudicato “geniale†nonché cointerprete nel ruolo dell’intervistatore. Le sue parole hanno colto nel segno di una “immaginazione che ha fatto la panciaâ€.
Ora l’uomo non si muove più alla ricerca dell’avventura, delle nuove sensazioni ma con più semplicità mette mano al mouse e con una “rotella†crede di poter accarezzare il mondo. L’unico appunto che gli si può muovere è che se fosse riuscito ad essere un po’ più pungente l’intervista sarebbe risultata ancora più intensa. Nè troppo breve, nè troppo lunga, direi “un’intervista a soddisfazione”.
Poi, è entrato in scena lui, Ferdinando IV di Borbone, il re lazzarone. Incredibile. Era proprio lui nella ineguagliabile interpretazione resa da Luca Zingaretti. Il sogno di una città illuminata mai nata, in cui tutti sono uguali, naufragato per la paura del mondo. Nel castello medievale di Casertavecchia sotto una luna piena che illuminava l’emozione delle persone in platea non si sentiva volare una mosca. Niente. Tutto era silenzio.
Trasportati in un’altra epoca dalla flessuosità della voce di Luca Zingaretti che sembrava parlare a ciascuno spettatore, individualmente. Uno ad uno. Arrivava la gioia, il piacere, la paura, l’accendersi e lo spegnersi di un sogno fino alla tenerezza della finale richiesta di perdono di un re che altro non è che un uomo che dichiara al suo intervistatore-psicologo di essere un Perverso Polimorfo. In poche parole si definisce un bambino che, poichè non ha vissuto la sua infanzia come tale, la vuole vivere da adulto.
E’ stato un piacere sentire “senza sogni sei niente. Senza la felicità la vita è niente e allora provateci voi a fare la città illuminata. Senza paura. Che sia fatta di uguali”. E con le parole pronunciate in un festival che dura nel tempo rivolgerei un invito al sindaco Petteruti, anch’egli presente e attento spettatore: “settembre al borgo vive nel sogno e nella realtà , non rimane altro da fare che trasformare questa cittadina in un borgo illuminato. Un pò di pulizia, ordine, vigilanza, supporto attivo ed un pò di amore per questa ricchezza cittadina che corre il rischio di perdersi nel tempo che tutto trasforma ma non sempre in meglio”.
Dalla città del sole ad un altro tema caldo, ma per motivi ben diversi, è stato affrontato dalle “interviste impossibili” in quella che è stata definita la Poetica della Bufala, interpretata magistralmente da Toni Servillo. L’attore ha saputo coniugare una giusta dose di ironia e di amarezza, riuscendo a proporre un problema serio, pesante e sempre attuale qual è quello della camorra, mantenendo viva l’attenzione sugli occhi iniettati di sangue dell’uomo che tutto sa ma nulla può.
La mozzarella come l’essere umano, apparentemente candida, pulita, morbida ma al suo interno, un labirinto di pensieri, segreti, vita, quasi un articolato incrocio urbano. Gli occhi di quell’uomo che guardano il mondo intero con rabbia, delusione e che sanno che la morte di un imprenditore che non ha pagato il pizzo è la sconfitta dell’umanità intera da cui non si salva neppure quell’uomo dagli occhi mansueti che preferisce non vedere e così scorge solo il niente. Guardare e tacere. Chi parla è fuori.
Temi importanti, certo, forti ma che hanno raggiunto lo scopo: sono arrivati con leggerezza.
