Napoli, Gianluca Grignani si racconta all’Eco: Libero sì, maledetto no

NAPOLI – Si è tenuto alla Fnac di Napoli un viaggio tra musica e parole per ripercorrere le tappe della carriera del cantautore milanese Gianluca Grignani, “il bello e maledetto”, come spesso viene definito, che dimostra oggi, dopo tredici anni di impegno e nove album, che dietro quell’immagine c’è molto di più.

Un’artista che scrive i suoi testi, che compone, suona e ancora si mette in gioco per imparare e migliorarsi quando al suo fianco c’è un buon maestro come Fio Zanotti. “E’ stato il primo produttore che mi ha saputo dire di no – spiega Grignani all’Eco – e per me è stata una grande esperienza, in nove mesi con lui è stato come fare l’Università”.

Gianluca si apre, racconta aneddoti, la sua carriera, partendo dagli esordi di Destinazione Paradiso, ai cambi di rotta per la voglia di sperimentare, spesso andando contro quelle che potrebbero essere le scelte più facili, semplicemente perché preferisce seguire il suo istinto.

“La mia è sempre una sperimentazione – continua – Ogni volta scopro che ho sempre paura, non so mai cosa succederà, se sarà un disco popolare o di sperimentazione però, riuscire a mettere insieme il rock con la melodia mediterranea dimostra che si può fare”.

Ciascun disco ha rappresentato una parte di vita in continua evoluzione ed è forse questo il motivo della diversità di ogni suo album, perché ciascuno è lo specchio di un’anima che dice le cose così come stanno. Non esita poi a raccontarci le difficoltà degli inizi per chi d’improvviso si ritrova ad essere un personaggio pubblico.

“Dopo qualche mese che qualcuno mi aveva visto in televisione – sottolinea – forse dopo Destinazione paradiso, vado a fare benzina verso l’una di notte e il ragazzo che mi faceva benzina mi continuava a guardare, io dopo un po’ mi sono girato e ho detto: ma che (beep) vuoi? Perché non capivo, un altro po’ alzavo pure le mani e lui mi ha detto: Gianluca! E io, oi, ma scusa! Ecco questo ti fa capire la mia poca attitudine al successo, credo che il grande successo sia quando tu riesci a rimanere da quella parte della barricata e stare anche di qua. Io ci ho messo 13 anni. Ma il successo vero sono loro: le persone che sono qui, che ci credono, che si sentono parte di quello che faccio: scrivere una canzone che poi ognuno plasma e sente su di se”.

Gianluca Grignani continua la chiacchierata intervallata da canzoni, successi suoi e di quelli che definisce i suoi maestri italiani, a cui si è ispirato. Sono Modugno, Battisti e Vasco Rossi, i tre grandi artisti italiani che hanno cambiato il suo modo di fare musica mantenendo la forza della musica italiana.

Mentre guardando alle nuove proposte manifesta la sua propensione per I Sonhora: “in Italia dimostrano di essere due ragazzini che hanno la capacità di suonare, sanno quello che fanno e io credo che questo sia fondamentale e mi auguro che tanti giovani, oggi, abbiano l’intelligenza di prendere dalla musica italiana le cose migliori dai grandi maestri e spero nel mio piccolo che imparino anche da me. L’importante è che la nostra cultura musicale riesca ad insinuarsi nelle culture, come la cucina, e venga fuori perché noi abbiamo una capacità musicale al di fuori di ogni cultura e perché credo che ci siano tanti talenti in Italia”.