MADDALONI (Caserta) – Splende per una notte il museo all’aperto dei Formali. Maddaloni abbraccia l’iniziativa europea della ‘Nuit des Musees’, che si è tenuta sabato notte in contemporanea in più città della Campania. È stata una serata di festa quella che, non solo per l’ormai consueta notte bianca, la città delle due torri ha offerto ai desiderosi di arte con l’apertura serale straordinaria di alcuni dei
propri gioielli.
La bella serata, poi, ha reso l’evento, promosso dal Ministero della Cultura Francese e allargato poi dall’Unione Europea a tutta la Comunità , un vero toccasana. Partenza obbligata, per uno dei quindici appuntamenti in programma ieri sera in Campania, dall’affascinante Complesso Monumentale di Santa Maria de Commendatis, nel cui interno è ospitato il Museo Civico, da sempre cuore pulsante della
cultura maddalonese.
La visita comincia dal primo piano con la sala dedicata all’archeologia (dall’età del Rame, ca. 2800-1800 a.C., al III secolo d.C), che ospita numerose testimonianze di ceramiche, oggetti di ornamento personale e resti di armi provenienti dalla vicina Calatia. Si continua con la sala dedicata alla storia della città , dal medioevo
al Novecento, e alle sculture lignee del XVII e XVIII secolo e ancora con quella della maiolica del ‘700 di scuola maddalonese e dei dipinti del XVII e XVIII secolo, di cui uno attribuito a Francesco Solimena, e
infine la sala degli ex voto del Santo patrono, san Michele.
Ma l’affascinante manifestazione continua nel museo all’aperto del Quartiere di S. Margherita e dei Formali. Prima sosta, uscendo dal museo, la Congrega di San Giovanni, che apre per l’occasione la sua tetra e
oscura cripta: un suggestivo viaggio che tra ‘schiattamorti’, abati e misteri riporta il visitatore in una dimensione insolita. Ma c’è ancora spazio per la gioia, quella che offre la vista di una delle più antiche
chiese locali (inizi dell’anno mille), S. Margherita, col suo ammaliante cappellone gotico dedicato a S. Leonardo, forse flebile traccia del passaggio dei Templari, di cui la tradizione locale ha,
senza alcuna prova materiale, da sempre ubicato la sede in zona.
Il viaggio non finisce, perché da S. Margherita si arrampicano verso il monte S. Michele strade tortuose quanto desiderose di essere esplorate e che farebbero la fortuna di un qualsiasi borgo dell’Umbria o della
Toscana. Sembra una lenta ascesa verso una nuova alba, e invece il rione della ‘Pescara’ ha in serbo, per fortuna, danze, balli popolari, installazioni fotografiche e degustazioni di intramontabili prodotti
tipici. Le gambe vanno da sole, la passeggiata nel borgo in festa sembra non voler finire mai.
