Castelvolturno nelle mani dei clan: anche concussione sessuale tra le accuse ai politici

CASTELVOLTURNO (Caserta) – Una classe politica del tutto asservita alle esigenze del clan dei casalesi; un Comune – quello di Castelvolturno – gestito di fatto dagli uomini di Francesco Bidognetti; un ex sindaco-magistrato, Francesco Nuzzo, che a capo di una giunta di centrosinistra organizzo’ cortei per la legalità ma oggi viene accusato di reati gravissimi, tra cui associazione camorristica e concussione, anche sessuale.

Sono 42, tra cui anche l’attuale sindaco Antonio Scalzone, del Pdl, e l’ex vicesindaco Lorenzo Marcello, le persone indagate nell’ambito di un’inchiesta sfociata questa mattina in tre arresti da parte della squadra mobile di Caserta; per alcuni indagati, tra cui Nuzzo (che è sostituto procuratore generale a Brescia) la Procura aveva chiesto l’arresto, ma la richiesta è stata respinta dal gip Alessandro Buccino Grimaldi; le abitazioni dei politici sono state perquisite.

Nonostante non abbia ritenuto di arrestarlo, il giudice traccia di Nuzzo un
ritratto a tinte cupe: ne sottolinea gli stretti legami con gli uomini di Bidognetti, ai quali – come confermano diversi pentiti – promise numerosi appalti in cambio di appoggio elettorale; ne stigmatizza l’abitudine di giocare d’azzardo e la concussione sessuale nei confronti di una giovane donna rumena bisognosa di lavorare, costretta a prestazioni sessuali in cambio dell’assunzione in una clinica.

L’ex sindaco, che all’indomani della strage dei neri sfilo’ alla testa di cortei di solidarietà alla comunità africana, cade dalle nuvole: ’In un mondo che è alla rovescia non mi ci trovo.
Non so assolutamente niente. Ô un fatto paradossale: proprio ieri ho finito di scrivere un libro sulla mia esperienza di sindaco intitolato ’Uomini d’onore e uomini senza onore’’. Una delle accuse mosse agli amministratori che si sono susseguiti alla guida di Castelvolturno è aver consentito all’imprenditore dei casalesi Gaetano Vassallo, oggi collaboratore di giustizia, di gestire un albergo completamente abusivo e privo di qualsiasi
autorizzazione.

In una circostanza si rischio’ anche l’incidente diplomatico: un gruppo di bersaglieri aveva preso alloggio nell’albergo ed era stata data disposizione ai vigili urbani di scortarli. Per evitare pero’ che i militari potessero chiedere informazioni sulla gestione dell’albergo stesso o che la loro presenza potesse richiamare l’attenzione, i bersaglieri furono
frettolosamente dirottati verso un’altra struttura e la relativa documentazione al Comune fu alterata.

Nuzzo, eletto nelle file dell’Udeur, fu nominato dirigente dell’ufficio Servizio di controllo interno del Ministero della Giustizia quando capo del dicastero era Clemente Mastella, ovviamente estraneo all’inchiesta. In un momento di scontro tra la fazione dei casalesi che fa capo a Bidognetti e quella che fa capo all’altro boss Francesco Schiavone, Francesco Nuzzo fu sequestrato da uomini di Schiavone; per ritorsione, gli uomini di Bidognetti fecero irruzione armati nei municipi di Casapesenna, Casal di Principe e San Cipriano d’Aversa intimando ai sindaci pro tempore di dimettersi.

Al centro delle indagini l’albergo di Vassallo

Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Gaetano Vassallo e Luigi Guida detto “o’drink” e, in ultimo, Alfonso Cesarano, hanno ricostruito cio’ che la Direzione distrettuale antimafia partenopea ha definito “gli accordi tra l’amministrazione comunale di Castelvolturno e il
clan dei Casalesi”. Al centro dell’indagine l’ex sindaco di Castevolturno, Francesco Nuzzo – magistrato presso la procura generale di Brescia – e il suo allora vicesindaco Lorenzo
Marcello nei confronti dei quali il gip ha ritenuto non sussistenti le prove per emettere ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Ma tra gli indagati c’e’ anche l’attuale primo cittadino Antonio Scalzone, definito dai pentiti Vassallo, Di Caterino e Cesarano “uno stabile referente della banda bidognettiana, anche per il tramite del fratello Scalzone Alfonso, dipendente del Comune di Castelvolturno in qualita’ di messo comunale”.

Stando alla procura, Nuzzo, Scalzone e Marcello “si adoperavano in favore di Gaetano Vassallo, imprenditore affiliato al clan dei casalesi, per consentire l’apertura dell’ “Hotel Vassallo”, in dispregio di tutte le normative vigenti”. In pratica il comune avrebbe omesso di emettere l’ordinanza di chiusura dell’ albergo Vassallo, definito non a norma, in cambio di una “mazzetta” corrisposta agli amministratori. Nuzzo e Marcello, inoltre, si sarebbero attivati “in favore di Gravante Raffaele, imprenditore vicino al clan dei casalesi effettivo gestore della societa’ ’Secur sud srl’ (formalmente intestata a una donna indagata, ora oggetto di sequestro preventivo, ndr.), ditta riconducibile al clan dei casalesi, consentendogli l’aggiudicazione di servizi di vigilanza al Comune di Castelvolturno nonche’ infine in favore di Ferraro Nicola imprenditore affiliato al clan dei casalesi consentendogli l’aggiudicazione dell’appalto relativo alla gestione dei rifiuti a Castelvolturno”. Nicola Ferraro e’ un’ex consigliere regionale Udeur gia’ arrestato nell’ambito di un’indagine dell’antimafia sui rifiuti.