POGGIO PICENZE (Aquila) – Caserta chiama Poggio Picenze. Sono ormai trascorsi due mesi da quel 6 aprile 2009 che ha segnato l’esistenza dell’Abruzzo con forti scosse di terremoto che hanno fatto tremare gli animi e hanno raso al suolo interi palazzi, causando la morte di centinaia di persone. Innocenti.
Oggi, le persone, protagoniste inconsapevoli di una vita scossa nel profondo, cominciano a rendersi davvero conto di tutto quel che è accaduto.
Quando accade un evento traumatico, capita sovente che là per là lo si viva ma in uno stato superiore. Sembra quasi che non ci si renda conto di quel che accade e anche il più forte dei dolori, appare quasi inavvertibile.
Poi, il tempo scorre e si comincia a sentire la realtà che fa male. Ci si rende conto che manca un tetto sulla testa e anche quando il tetto ci potrebbe essere, perché alcune abitazioni sono state dichiarate agibili, la paura di potersi trovare sepolti fra nuove macerie, fa sì che non si desideri così tanto rientrare laddove, fino a poco prima la vita scorreva normalmente.
“Abbiamo toccato con mano la vita†– “ora ci rendiamo conto di quante cose importanti abbiamo intornoâ€. “Adesso sappiamo qual è la vera vitaâ€. “Se prima, pulire il mio bagno era un’attività non proprio piacevole, ora è diventato meraviglioso. Posso pulire il mio lavandino, lo specchio, il pavimento e semplicemente dire: io ho un bagno. Ho una casa. Ho una vita. Prima era tutto scontato. C‘ero. Intorno a me le cose c‘erano ma non me ne rendevo conto. Ora so che ci sono e quel che ho intorno è prezioso perché è vitaâ€.
Parole semplici, pronunciate con gli occhi lucidi, dalle parole di alcuni abitanti di Poggio Picenze (AQ) che quel 6 aprile c’erano. Racconti di vita quotidiana che ci fanno comprendere come le cose che normalmente ci sembrano quasi una fatica o un’attività noiosa, dopo un evento traumatico, come può essere un terremoto, nella fattispecie, quello che ha investito l’Abruzzo diventano azioni importanti che prima facevi per inerzia ora invece con consapevolezza.
Ed è proprio la consapevolezza che emerge dai racconti delle persone che hanno vissuto i momenti tragici di quella notte, di una vita che se prima non si riusciva a comprendere in quale direzione andasse, ora invece, semplicemente si comprende che c’è e va amata il più possibile.
I cuori, piangono le persone che sono morte sotto le tragedie. Compagni di classe, colleghi di lavoro che a distanza di tempo non sono più tornati là dove era normale che fossero, per la sola ragione che non ci sono più.
Gli occhi si appannano e si ricordano i lati belli di quelle persone. Ci si rende conto di quante volte hanno lottato, sofferto ma anche amato e ora si vede con occhi nuovi tutta la loro vita e li si apprezzano ancora di più.
Le tendopoli, sono lì. Sempre al loro posto. Ospitano tante persone. All’Aquila come nella provincia. A Poggio Picenze dove il SVG di Caserta, continua a dispensare pasti e a raccogliere racconti di vita. Uomini, donne, che comprendono le difficoltà e cercano in ogni modo di farvi fronte.
I disagi sono tanti per tutti. Fino alla settimana scorsa, la forte escursione termica. Di giorno un caldo estivo e la notte il freddo autunnale che ha causato tanti malanni. Fino a poche ore fa, la pioggia, che ha invaso le tende, le terre e così di nuovo tutti insieme a lavorare per rendere vivibili i giorni e le notti. Io sono qui, a scrivere queste righe per dirvi: non li dimentichiamo.
Cerchiamo di fare il possibile per chi è in difficoltà . Tendiamo una mano. Prestiamo orecchio che c’è anche bisogno di ascoltare oltre che di dare voce a chi corre il rischio di rimanere nell’ombra del tempo che passa mentre l’estate che si avvicina, rende sempre più urgente la costruzione di case e di luoghi davvero vivibili.
Per mantenere viva l’attenzione sui problemi e sulla vita delle popolazioni abruzzesi, e per porre un occhio attento alle attività del mondo del volontariato, l’Eco di Caserta vi propone, da oggi, una nuova rubrica che si intitolerà SIM (sono io il mondo).
