NAPOLI – Nicola Campanile, ex sindaco di Villaricca e fondatore della rete politica «Per le Persone e la Comunità», è sceso in campo per la presidenza della Regione Campania. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente per una lunga conversazione a tutto campo: dal modello di governo ai temi più delicati: sanità, rifiuti, lavoro, trasporti fino all’astensionismo che rischia di svuotare le urne.
Dottore Campanile, perché ha scelto di correre per la guida della Regione Campania?
“Da cinque anni stiamo costruendo una rete politica che si chiama «Per le Persone e la Comunità», rivolta soprattutto a chi viene dal mondo dell’associazionismo e del volontariato, sia ecclesiale che laico. Abbiamo raccolto l’invito di Papa Francesco a “immischiarsi in politica”, perché se la politica è sporca è anche perché tanti non vanno più a votare.
Prima ci muovevamo individualmente. Io sono stato sindaco di Villaricca, dopo lo scioglimento per camorra. Oggi c’è una rete organizzata, con uno statuto pubblico, presente nelle amministrazioni locali: a Torre del Greco governiamo il settore del sociale con risultati importanti, a Pomigliano d’Arco siamo la principale forza del centrosinistra. E ora ci presentiamo alle regionali come vera alternativa a un centrodestra e a un centrosinistra che giudico mediocri per proposta e visione.”
Che tipo di presidente vuole essere? Un tecnico, un politico, un mediatore?
“Noi siamo un partito politico, ma pieno di competenze. Le nostre liste parlano da sole: da Antonio Marfella a Caserta, a Carlo Verna a Napoli, fino a Carlo Mele ad Avellino. Professionisti, ex dirigenti del volontariato, figure del sociale. La gratuità del servizio è la nostra cifra. Politica sì, ma competente.”
Qual è la differenza più grande tra lei e gli altri candidati in corsa?
“Noi partiamo dai territori, siamo espressione di realtà vive, presenti. I due candidati più forti, Fico e Cirielli, sono invece scelte imposte da Roma, costruite secondo logiche nazionali che guardano più alle politiche del 2026-2027 che ai bisogni della Campania.
Rispetto a Fico credo che noi abbiamo più esperienza amministrativa, più competenza, più autonomia e maggiore libertà nel servire davvero le persone e le comunità. E rispetto al centrodestra va detto che Cirielli continua a fare il viceministro degli Esteri: rappresenta una coalizione che non guarda con attenzione alla Campania, basti pensare alla Lega, che proprio in questi giorni sta tornando a spingere sull’autonomia differenziata, nonostante lo stop della Corte Costituzionale.
Lo stesso Cirielli non si è nemmeno dimesso e fa politica part-time. Noi invece saremo totalmente al servizio dei cittadini.”
Se dovesse spiegare in 30 secondi la sua idea di Campania del futuro, cosa direbbe?
“Due obiettivi: allungare la vita dei campani e renderla migliore.
Oggi la Campania ha la speranza di vita più bassa d’Italia: 79 anni per gli uomini, poco più per le donne. Ci sono paradossi enormi: il Cilento è osservato in tutto il mondo per i suoi ultracentenari, mentre la provincia di Caserta ha la speranza di vita più bassa d’Italia. ambiente e salute sono la stessa cosa.
E poi bisogna ridurre i tempi di vita sprecati nei trasporti, dare un futuro ai giovani, valorizzare il merito e non le appartenenze familiari.”

Qual è la sua priorità assoluta nei primi 100 giorni?
“Una legge regionale sui caregiver. Persone che nelle famiglie assistono anziani, bambini con gravi patologie, adulti non autosufficienti e che oggi non hanno alcun riconoscimento né economico né giuridico. Una legge vera, con fondi veri. Sarebbe una svolta storica.”
Disoccupazione giovanile altissima. Come invertire la rotta?
“Legalità nel lavoro: i nostri giovani spesso trovano solo nero o “grigio”, part-time involontari, paghe da fame. Servono controlli veri, poi sostegno all’autoimprenditorialità giovanile, usando fondi europei, nazionali e regionali e soprattutto lotta alla camorra, che è una piovra che soffoca la nascita di nuove imprese.”
E aggiunge:
“Io non ho la velleità del miracolo. Siamo una sola lista contro due blocchi con 400 candidati ma puntiamo su chi non vota più: gli sfiduciati, gli arrabbiati, quelli che non credono in nessuno.
E puntiamo a portare in consiglio una pattuglia di consiglieri civici in grado di controllare davvero sanità, ambiente, risorse idriche e penso i trasporti soprattutto dove la mala politica impone amministratori che non sono adeguati per il loro ruolo.”
Legalità e sviluppo economico: quali strumenti concreti metterà in campo per favorire chi vuole investire pulito?
“Le risorse ci sono, anche europee, ma non sappiamo utilizzarle. Sul PNRR, per esempio, nel 2024 la Campania ha impegnato appena il 24% dei fondi disponibili, nonostante servano proprio a creare condizioni favorevoli alle imprese. Una politica libera da pressioni e da logiche clientelari può finalmente sbloccare ciò che già esiste e che troppo spesso resta inutilizzato.
L’Italia è contribuente netto dell’Unione Europea: diamo più fondi di quanti ne riceviamo, e nel Sud abbiamo storicamente difficoltà perfino a spenderli. A questo si aggiungono oltre 40 miliardi del bilancio regionale che potrebbero essere gestiti in modo molto più efficace. È da qui che passa la vera svolta.”
Sui rifiuti, qual è la sua linea?
“Trent’anni di malgoverno. Impiantistica carente: mandiamo ancora rifiuti nel Nord Europa. Serve costruire impianti seri, aumentare il riciclo, il riuso, ridurre gli imballaggi.
Il problema delle ecoballe è la prova di una visione fallimentare: quando criticai Bassolino e il subcommissario Facchi mi dissero che sarebbero sparite presto. Sono ancora lì.”
Liste d’attesa, pronti soccorso al collasso, personale ridotto: quali interventi immediati?
“Invertire il rapporto tra pubblico e privato. Dieci anni fa era 60% pubblico e 40% privato: oggi, dopo De Luca, è 40% pubblico e 60% privato. Sulla riabilitazione, il 97% è in mano ai privati convenzionati e poi applicare finalmente la legge nazionale sull’intramoenia: quando le liste d’attesa sono troppo lunghe, si ha diritto alla visita pagando solo il ticket. Infine, dirigenti competenti, non nominati per fedeltà politica.”
Mezzi pubblici insufficienti, ritardi cronici, infrastrutture vecchie: qual è il suo piano realistico?
“Togliere la politica cattiva dalla gestione. Ci sono 5 miliardi all’anno sulla mobilità ma le gare sono impugnate, annullate, bloccate. Il caso della Circumvesuviana è un dramma: 56 treni ordinati e ancora fermi. Stessa storia per il trasporto su gomma: la gara regionale è attesa da 7-8 anni. Senza una visione, i privati non investono. Bisogna mettere le persone giuste al posto giusto.”
Ai giovani che non credono più nella politica cosa dice?
“Che l’astensionismo è un dramma. Molti 18enni non vanno nemmeno a votare. Noi offriamo una proposta credibile. Come diceva Corrado Alvaro: la disperazione più grande è credere che vivere rettamente sia inutile e Sant’Agostino aggiungeva che la speranza ha due figli: lo sdegno e il coraggio.
Dico ai giovani: indignatevi, ma reagite. Tornate a votare e votate per le persone, la comunità e Nicola Campanile, Presidente.”
Perché dovrebbero scegliere lei come Governatore?
“Perché dove governiamo cambiamo la vita dei cittadini.
Chiediamo fiducia per portare in Regione competenza, servizio e una politica che torna ad essere pulita.”
In un quadro regionale segnato da attese, fratture e domande inevase, Campanile sceglie la via più complessa: quella del confronto diretto. Saranno i cittadini a decidere se la sua idea di Campania, una regione più vicina alle comunità e meno distante dalle persone, riuscirà davvero a trasformarsi in governo.
Le urne diranno se questa visione sarà solo racconto o, finalmente, progetto.
