CASERTA – La figura del Maestro Antonio Grauso, dove per “Maestro” il riferimento è alla sua capacità artistica di liutaio più che di musicista. Infatti, il protagonista di questo racconto è immerso nel mondo musicale come compositore, e probabilmente esecutore/attore, ma è noto principalmente per la sua opera di fabbricatore di strumenti musicali, in particolare mandolini e chitarre arpa e ancor più di editore musicale[1].
La città di Caserta vanta tra le sue eccellenze il Maestro costruttore di mandolini e altri strumenti a corde, nonché famoso liutaio ed editore in America, Antonio Grauso.

Unico fotogramma di Antonio Grauso, tratto dal libro di Sheri Mignano Crawford dal titolo “Italian mandolin Heroes in America” edito da Zighi Baci Publishing Boyes Hot Spings, Ca nel 2018.
Ho avuto modo di iniziare a conoscere la sua esistenza attraverso delle richieste di informazioni che mi giungevano da Napoli su Antonio Grauso di Maddaloni che si pensasse essere quello poi emigrato in America. Da lì è iniziata la ricerca.
Va detto che la vicina Maddaloni, per omonimia nel campo musicale, ricorda con passione e attenzione le vicende artistico musicali del Maestro Antonio Grauso (Maddaloni 15 giugno 1885 – Maddaloni 2 maggio 1980)[2] e con lui una serie di Maestri di Musica e veri e propri Artisti dello Strumento Musicale, come il mandolino più famoso della Campania: Maestro Alberto Marzaioli[3]. Lo Studio di base di queste maestranze mi è stato utile per avviare lo studio su Antonio Grauso per il quale segnalo l’intervento, l’interessamento e la collaborazione dello studioso esperto e autore di storia e protagonisti della musica Napoletana studioso e autore di studi di musica napoletana Ciro Daniele e del Maestro Antonio Barchetta e della sua Biblioteca Culturale Musicale “A. Barchetta” di Maddaloni e relativo archivio e fondi bibliografici e archivistici di personaggi e artisti della musica napoletana e italiana degli ultimi due tre secoli. Presso la Biblioteca e Archivio Barchetta di Maddaloni sono conservati, catalogati e consultabili migliaia di spartiti cartacei originali e digitali anche dei protagonisti di questa storia biografica che oggi presento.

Dal web, spartiti e un mandolino di Antonio Grauso
La storia di Antonio Grauso[4] è legata al mandolino, alla cultura artistica e musicale, alla sua epoca, alla migrazione verso il nuovo mondo, all’imprenditorialità e all’editoria, a una eccellenza che non ha di fatto mai tagliato ma tutto al più rinsaldato il legame con la famiglia d’origine, a un sogno.
Vediamo nel dettaglio.
Il mandolino, nato intorno alla prima metà XVII secolo è spesso associato alla cultura napoletana anche se investigando bene se ne trovano diverse versioni e caratterizzazioni in luoghi diversi e contemporaneamente. Probabilmente quello più noto è proprio quello detto Mandolino Classico[5] o Mandolino Napoletano al cui attivo, e gli spartiti a disposizione lo dimostrano, vi è un repertorio illimitato. Forse ciò è dovuto al fatto che è facile adattare le musiche a questo strumento dalla popolare alla classica, dalla folkloristica al jazz e così via. Esistono composizioni a lui dedicate o comunque adattate come il Concerto per Mandolino in Do maggiore Op.3 n.6 e oppure i due Concerti per due Mandolini ed orchestra di Antonio Vivaldi (1678-1741). Suo note sono uscite anche dal genio di Beethoven (1770-1827) con Quattro sonatine e non dimentichiamo Mozart (1756-1791) con Don Giovanni.
Forse da qui nacque lo strumento di base che nel tempo anche nel napoletano si è evoluto, così come evoluzione ha avuto anche la variante sviluppatasi in America sul finire dell’Ottocento e che si è integrata magnificamente nel primo trentennio del novecento.
Ma degni di nota sono la versione del Mandolino nordico italiano, detto anche brianzolo, oppure quella del Mandolino portoghese, detto anche bandolim. A seguire le altre versioni europee e non solo. Dunque, lo strumento di base c’è, il mandolino. La bravura di un falegname e liutaio, ovvero fabbricante o accordatore o riparatore di strumenti musicali portatili a corde, è qualcosa che parte dalla bravura della famiglia, in cui si registra la professione di falegnami negli atti di nascita e matrimonio consultati per questa ricerca. Una professione resa possibile grazie alla ricchezza di alberi e delle diverse tipologie che offre la città di Caserta, nel cui quartiere Briano prende vita Antonio e la sua famiglia, e si diffonde in tutto il territorio circostante. La bravura di questi artigiani, come altri già dai due secoli precedenti ha reso inestimabile e in quantificabile il patrimonio di oggetti e mobili lignei di Terra di Lavoro, vanto di un intero Paese e Arte. Alla professionalità Antonio associa la cultura di cui è portatrice la sua Città, che ospita la Reggia, probabilmente al tempo un vanto più di oggi, e della vicina Napoli dove probabilmente arricchirà le sue conoscenze e competenze nella costruzione di strumenti musicali e della musica. Si badi, approfondirà perché la sua Caserta di eccellenti artigiani che costruiscono strumenti musicali e musicisti ce ne sono. Però, visto che appena arriva in America subito sembra essere accolto nel laboratorio di Luigi Ricca, costruttore di strumenti musicali; quindi, un liutaio napoletano che rappresenta una istituzione a New York, e la garanzia è la sua provenienza da Napoli. Da qui, visto che Antonio Grauso da subito è impegnato da Ricca e poi come leggeremo nel corso del racconto già dopo tre anni firma i mandolini, riportandosi come allievo di Ricca, e considerando che da alcuni studiosi di mandolinisti americani si intuisce che il catalogo di 18 pagine dell’ultimo decennio dell’Ottocento di Ricca probabilmente esponga le opere di Grauso, va da sé che una tale fiducia e libertà la si possa dare solo a chi è di fiducia. Fiducia che suppongo possa essere suffragata da qualche raccomandazione giunta dalla città di Napoli, dove appunto ipotizzo che si sia specializzato Grauso prima della partenza per “conquistare l’America”. E si badi, Antonio Grauso per più di un ventennio, a suo modo e nel suo campo, “conquista New York” e non solo; quindi, mi si consenta l’espressione che ha “conquistato l’America”. Una conquista che lo porta ad essere citato tra le eccellenze nella produzione del mandolino americano, come indicato nella “Guitar Heroes: Legendary Craftsmen from Italy to New York”, del Metropolitan Museum of Art di New York del 2011[6].

Dal web, una chitarra di Antonio Grauso
Sicuramente è depositario di una cultura e tradizione di Terra di Lavoro e di Napoli e di un bagaglio culturale musicale da poter esportare e diffondere. Non potrebbe essere altrimenti perché il suo bacino di persone di riferimento è quello proveniente dall’Italia, in particolare dalla Campania, e quindi da Napoli, e dal resto del mezzogiorno. Almeno questo era il grosso della migrazione e se quindi non era realmente in grado di trasferire e rappresentare la cultura del suo popolo e la tradizione musicale delle sue origini non sarebbe andato avanti nel settore. La sua utenza era un’utenza d’intenditori dopo tutto.

Sparito di Antonio Grauso rientrante nella“The Mark Pezzano Collection of Neapolitan Sheet Music from New York”
Antonio Grauso come gli altri, che grossomodo dal 1880 ai primi decenni del Novecento in milioni di persone sono giunte a cercare fortuna, sa quali sono i bisogni e cosa può aiutare questa gente che lasciato tutto si potrebbe a trovare a cercare il nulla. Non tutti dopo tutto riescono a realizzare il loro sogno, lui si, e probabilmente ritenendosi fortunato riesce anche a dare più con passione il proprio contributo, mettendo a frutto le sue doti e quindi realizza e inventa modelli di manolino e chitarre ad arpa[7], diventa negozio non solo di strumenti musicali ma anche di penne e probabilmente, come accadeva in quel periodo, tra uno strumento musicale e un libro di musica (e forze anche di americano per italiani) qualche altro oggetto del Paese d’origine era disponibile. Siamo pur sempre nella little italy. Certo Antonio Grauso scopriremo che va oltre, perché apre una fabbrica di mandolini[8] e poi anche di chitarre arpa e non solo e diventa editore di musicisti napoletani e napoletani trapiantati in America. Diventa imprenditore, anche imprenditore musicale e come tale si fa pubblicità sui libri e sui giornali, e nell’articolo lo dimostro ampiamente con tanti documenti inediti. Ma come imprenditore si adegua, forse per adeguarsi agli altri, o chi lo sa?!, alla logica di cercare di ottimizzare il guadagno, forse proprio per sostenere la difficile onerosa e non sempre retributiva editoriale musicale e promozione degli artisti, come suo genero Paolo Bolognese. Infatti, sarà preso di mira dai sindacati per l’aumento del trattamento economico degli impiegati della sua fabbrica di mandolini e chitarre arpa, assecondando però le richieste riconoscendo un aumento del 20% dello stipendio e concedendo mezz’ora di pausa nelle dieci di lavoro contrattualizzate massimo al giorno[9].
È un uomo, Antonio Grauso, che realizzato il suo sogno richiama il fratello Domenico che avrà anche lui un laboratorio fabbrica, oltre a collaborare con lui come liutaio anche se si considererà come un libero professionista. Non abbiamo informazioni certe di altri arrivi da Caserta o da Napoli che lui aiuterà, ma considerato il suo animo e la ricchezza della sua famiglia che aumenterà esponenzialmente con quella Bolognese; infatti, con il genero Paolo troviamo a tavola con Antonio Grauso molti componenti della famiglia di origine del genero Paolo. Da qui sicuramente tanti saranno quelli che arriveranno in America grazie al sogno realizzato da Antonio Grauso.
Antonio Grauso è stato un grande anche nella scelta della location del negozio, non solo del quartiere ma proprio dei locali, infatti, va ad occupare i locali appena lasciati dall’Antica Pizzeria Port’Alba di Filippo Milone, ovvero del primo imprenditore ad aprire una pizzeria in America (nel seguito dell’articolo e nelle note che fungono da integrazione e da dimostrazione storico scientifica di questa informazione) e quindi punto di riferimento per la popolazione “made in Italy” e a maggiore ragione “made in Naples”. Le intuizioni di Grauso[10], come nell’articolo si comprenderà, sono continue e sicuramente frutto di una “mentalità” eccezionale tipica del luogo di provenienza.
Ora passiamo alla conoscenza più storico scientifica della nostra eccellenza italiana prima ancora che casertana.
A cura di Michele Schioppa (#cronistoricomaddalonese)
[1]Per lo studio biografico si rimanda agli articoli: Michele Schioppa, Caserta, il Maestro Antonio Grauso mandolinista ed editore al n.192 Grand Street di New York del 17 gennaio 2023 in L’Eco di Caserta;
[2]Michele Schioppa, Maddaloni, ricordo della belle époque della banda cittadina con il Maestro Antonio Grausodel 25 ottobre 2016 in L’Eco di Caserta (link).
[3]Michele Schioppa, Maddaloni, Alberto Marzaioli “violinista”: il più noto mandolino della Regione nel 1929del 25maggio 2017 in L’Eco di Caserta (link).
[4]Directory of Music Industries, edito nel 1911 da Charles A. Daniell, Frank D. Abbott, riporta Antonio Grauso a pagina 17 come produttore “G. & M., guitars and mandolina; Sm. Ins., small instruments” ovvero di chitarre mandolini e piccoli strumenti musicali e a pagina 121 come “MUSIC PUBLISHERS” ovvero editore. In effetti, secondo la testimonianza dello studioso di musica napoletana Ciro Daniele il nostro Antonio Grauso oltre a essere liutaio, editore è anche compositore. Naturalmente appena avrò documentazione a supporto provvederò a integrarla nello studio.
[5]Storicamente la sua produzione napoletana risale all’inizio del 600nella Casa Vinaccia di Napoli, con noti prodotti dai Vinaccia, famosa famiglia di liutai. Per ulteriori approfondimenti si rimanda a: Anna Rita Addessi, “Il mandolino di tipo napoletano nel Settecento: storia, formazione, ricerca” in “Il saggiatore musicale” del 23 febbraio 2022 (link); Ettore Mariani, “Differenze tra il mandolino Lonbardo e il Napoletano” (link); Cascini Gabriele, “La Musica Manoscritta per Mandolino nelle Biblioteche Italiane” (link); Simona Frasca, “La canzone napoletana
negli anni dell’emigrazione di massa” in Altreitalie, luglio-dicembre 2004, Edizioni della Fondazione Giovanni Agnelli, pagg. 34-51.
[6]Jayson Kerr Dobney, “Guitar Heroes: Legendary Craftsmen from Italy to New York”. Metropolitan Museum of Art: New York, 2011, pag. 19(link).Cfr. Sheri Mignano Crawford, “The First American-Made Mandolin: A Ripley’s Believe It or Not!”, Zighi Baci Publishing @ 2019, pagg. 5 e 13 (link).
[7]Per la sua chitarra a 12 corte è citato nella “Vintage guitars: the instruments, the players, the music” edita dalla String Letter Publishing nel 2001, alla pagina 89, nel testo il richiamo + anche a pagina 160 e 161.
[8] Si approfitta per riferire che la scelta americana probabilmente era legata al fatto che nel Continente in cui ciascuno è in cerca di fortuna non solo si è andato diffondendo il mandolino ma addirittura si va personalizzando, in contemporanea alla nascita dell’imprenditore Antonio Grauso, anch’esso liutaio, nella realizzazione di mandolini personalizzati. Infatti, ci troviamo a conoscere la figura del liutaio Orville Gibson, del Michigan, titolare di una bottega, che è noto per essere il primo in America ad ottenere il brevetto per un Mandolino nel 1898 (in effetti abbiamo altre registrazione di Americani in Italia nel mentre, come nel 1896 con il brevetto n. 41404 di Merrill N. e Jones A. W. di Pittsburg abbiamo il “Perfectionnements aux instruments de musique du genre de la mandoline” e sempre nel 1898 con il brevetto n. 46877 abbiamo Simpson R. B. e Kaye W. E. di Fort Worth-Tarrant ad aver brevettato “Perfezionamenti nei mandolini” come si evince dalla pubblicazione di Lorenzo Lippi dal titolo “I Brevetti di mandolino in Italia tra il 1870 e il 1930: tra reali innovazione e strategie commerciali” Estratto da “Il periodo d’oro del mandolino” a cura di Ugo Orlandi, edizioni CMI/IMC, Brescia 2017, link). La cosa ebbe successo e così già nel 1902, lo stesso Orville Gibson fondò la Gibson Mandolin-Guitar Manufacturing Company, oggi nota come la Gibson Brands Inc..Il nuovo mandolino si discosta da quello classico napoletano per la forma facendolo assomigliare più a un violino e per la casa che richiama quella della chitarra. Cfr. Luigi Catizone, “IL MANDOLINO: LE ORIGINI E LA SUA DIFFUSIONE” del 27 agosto 2020 in “Dante Alighieri Society Promoting Italian language & culture in Canberra”(link); Redazione Musicoff, “Un metodo per MANDOLINO BLUES, dal Mississippi al Mediterraneo” (link); E.A., “A Napoli anche il Mandolino è Doc Lo strumento più popolare del folklore partenopeo vanta una lunga storia di arte liutaia”del 19 luglio 2020 in Turismo.it (link).
[9]Antonio Grauso con la sua produzione di mandolini, chitarre non riusciva da solo, giustamente, come dice fin dal 1895 e poi ribadisce con la “Fabbrica” dal 1903 ha bisogno di operai, e come la presenza di operai prevede il riconoscimento dei diritti e se questi non vengono rispettati si scende in sciopero. Ed è questo che hanno fatto nel periodo tra agosto e settembre 1910 gi opererai delle fabbriche di mandolini e chitarre finché cinque produttori, dove il nostro Antonio Grauso con sede in Grand Street è il primo, seguono i fratelli Favila di Prince Street, Raffaele Ciani di Mulberry Street (risulta che abbia collaborato con loro in un primo momento o comunque da indipendente anche Antonio Grauso unitamente ad A Russo, Anonio Cerrito e Joseph Nettuno. Ciò in funzione al legame che questi avevano con Ricca. Non è escluso che questa squadra di professionisti nel tempo si sia alternata da Ricca a Ciani a Schmidt e nel forum moandolincafe si evidenzia come il mondo della costruzione di mandolini e strumenti negli Stati Uniti è cambiato radicalmente tra il 1905 e il 1915 e tra il 1925 e il 1935), Angelo Monello di East 149th Street, e Antonio Favilla di Mulberry street. Il sindacato ha sottoscritto l’accordo con i cinque produttori in via Elisabetta al civico 35. L’aumento è quello del 20 per cento sul salario e massimo 10 ore di lavoro al giorno con mezz’ora per il pranzo. Degli otto negozio e fabbriche di mandolini e chitarre del quartiere solo cinque hanno accolto l’invito, dopo il tentativo bluff dei produttori di minacciare il sindacato per far tornare subito i lavoratori al lavoro e minaccia di far chiudere il sindacato. I cinque costruttori hanno 43 dei 67 lavoratori del settore del quartiere. Il sindacato si augura che anche gli operai che non sono tornati a lavoro lo facciano presto in funzione dei tre produttori del quartiere che si ostinano a non firmare l’accordo che sono Carluccio di West Houston street, Fred Gretsch di Scot Fourth street in Brooklyn e Oscar Schmidt di Ferry street in Jersey. La trattativa la sta portando avanti il presidente del sindacato Raffaele Bavilacqua. Il quale rifiuta e smentisce che il sindacato giri armato e faccia intimidazioni ai negozianti e produttori. La notizia della cronaca e della firma del contratto è riportata dal “Piano, Organ & Musical Instrument Workers, Official Journal, n. 8 del settembre 1910 (vol. 12), a pagina 4. Il Giornale è disponibile nel portale della Library of Congress (link).
Nel Thirteenth Annual Report of the factory inspectors of the State of New York del 1899, a pagina 267 troviamo l’ispezione numero 4644 dove Antonio Grauso è indicato come fabbrica di “Musical Instruments” e ha 14 operai maschi impegnati in 59 ore settimanali e 1 cambio orario e un adempimento segnalato. L’attività è in crescita perché in occasione della ispezione dell’anno 1900 con l’ispezione n. 5275 risulta avere già 19 operai maschi e tre apprendisti minorenne di diciotto anni maschi, sempre 59 ore di lavoro settimanali e tre cambi orari e tre adempimenti (Fourteent Annual Report of the factory inspectors of the State of New York del 1900, a pagina 308).
[10] Probabilmente Antonio Grauso, da imprenditore, partecipò all’invenzione anche del marchio Galiano come produttore di chitarra e mandolino su cui si aggira un alone di mistero. Infatti, è probabile che sia nata una sorta di cooperativa di costruttori di New York tra Antonio Grauso e Raphael Ciani (zio di John D’angelico), Antonio Cerrito, Giuseppe (Joseph) Nettuno e distribuito dalla società Oscar Schmidt. Dalle annotazioni e dai commenti vari emerge che etichette A. Galiano, riportano il nome di Ciani, altre non lo riportano. In effetti sembra esistano anche essenzialmente etichette con la sigla AG (da qualcuno confusa con Antonio Grauso). La citazione di Galiano rimanda all’essere stati allievi di Ricca ed eredi dell’arte dei Vinaccia. Da qui l’ipotesi della cooperativa, dietro l’identità di A. Galiano, con la produzione dei quattro liutai. Naturalmente, l’argomento è da approfondire ma ci sono diversi riscontri in tal senso.
