Di Michele Schioppa. MADDALONI (Caserta) – Nell’ambito della nostra indagine sui profili di personaggi maddalonese da ricordare vi è sicuramente il Maestro Antonio Grauso.

In quanto, lo stesso dopo aver cercato di ricostruire le altre figure come quelle di Giuseppe Renga, Stefano D’Angelo, Salvatore Silvestro ed ancora Luigi Pascarella, è degno di nota e di approfondimento[1].
Quella del Maestro Antonio Grauso è una figura di primo piano nell’ambito del panorama bandistico ed orchestrale maddalonese[2].

Antonio Grauso (Maddaloni 15 giugno 1885 – Maddaloni 2 maggio 1980) nasce da Domenico e da Anna Cioffi, residenti in via San Francesco d’Assisi al civico 56, e sposerà con Silvia dell’Aquila (che si presenta nella foto singola sottostante), di cui resterà vedovo[3], e dalla cui unione nasceranno Anna morta all’età di 13 anni, Domenico scomparso nel 1994, Livia vivente e 98enne, Gilda vivente 91enne ed Anna Maria vivente 83enne[4], la cui foto di famiglia si ripropone al balcone a seguire.




La figura del Maestro Antonio Grauso entra in modo prorompente nello scenario maddalonese dopo lo scioglimento definitivo, in esito a tanti tentativi di attivazione e sospensione della banda musicale civica, della Banda Cittadina che aveva avuto come ultimo grande Maestro Gaetano Barbato e prima ancora il Maestro Luigi Picillo.

Un approccio alla conoscenza biografica del Maestro Antonio Grauso viene dallo studio del prof. Pietro Vuolo[5] con il quale apprendiamo che il Maestro nasce nel 1885 a Maddaloni, dove, probabilmente, avrà la formazione iniziale anche se conseguirà il «diploma di licenza e di magistero presso il Conservatorio di Napoli nel 1908». Sappiamo che uno dei suoi Maestri è stato Raffaele Caravaglios, maestro direttore del Corpo di musica municipale di Napoli con cui si specializzerà in orchestrazione e concertistica presso il medesimo Conservatorio partenopeo.
Presumibilmente continuò a vivere a Maddaloni pur studiando a Napoli e per certo sappiamo che le sue prime esperienze di direzione, che lo portano a stare per un decennio lontano da casa, dopo il primo decennio del novecento, le ebbe con la banda musicale di Sant’Angelo di Brolo in provincia di Messina[6] ed ancora con la Banda di Cervaro nel Frusinate.
Sappiamo che nella primavera e nell’autunno del 1923 la sua bacchetta si impose nello scenario musicale maddalonese con tanto di eco della stampa regionale con la testata de “Il Mattino” del 31 marzo 1923 e quella del “Roma” del 6 ottobre 1923. In particolare si hanno le recensioni sia di una sua esibizione nella chiesa di San Martino ed ancora si fa la presentazione della Santa Messa con grande orchestra in onore di San Michele con la preghiera per solo tenore del Grauso nella chiesa del SS. Corpo di Cristo che viene detta anche del Corpus Domini, oggi Basilica Pontificia Minore.
Il 29 ottobre del 1924 troviamo il Maestro Grauso dirigere l’esibizione della nuova banda musicale cittadina in occasione della festa del secondo anniversario della marcia su Roma. Con questo recital si iniziò ad intravedere la rinascita della banda tramontata nel 1915 con il Maestro Barbato, grazie al personale sacrificio ed all’intensa attività dello stesso Grauso[7].
Per la sua bravura il Maestro Grauso fu destinatario di un Diploma di Benemerenza per le artistiche esecuzioni di scelti programmi musicali che gli fu conferito dal Podestà Amedeo Sorvillo nell’anno 1927.
In quello stesso 1927 sappiamo che il Maestro Antonio Grauso era insegnante del Convitto Nazionale Statale “Giordano Bruno” di Maddaloni[8].
A distanza di un anno, nel 1928, Grauso fu prima ingaggiato con la sua “banda musicale privata” per la festa del 24 maggio 1928[9] e, poi, fu promotore della prima edizione della Piedigrotta maddalonese (estintasi nel 1953), la quale ebbe un maggiore risalto con la edizione del 1929 allorquando lo cooperò il noto violinista maddalonese Alberto Marzaioli (“il più noto mandolino della regione”), del prof. Francesco Balsamo, di Antonio Barbato, di Michele delle Cave, Vincenzo Iacobelli, Salvatore Pomponio ed altri. Tutti facenti capo al civico 1 di via Bixio domicilio di Marzaioli per la organizzazione dell’evento[10].
Con la Piedigrotta troviamo il Maestro Antonio Grauso presentare un fox-trot per canto e piano, ed ancora “La preghiera di Pierrot”, con versi composti dal professore Francesco Balsamo[11].
La città di Maddaloni andava riscoprendo la bellezza della banda e dell’orchestra[12].

Nel 1932, come apprendiamo da una nota del Podestà cav. Amedeo Sorvillo del 24 agosto 1932, volendo solennizzare contemporaneamente il Cinquantenario della morte di Giuseppe Garibaldi ed il Decennale dell’era fascista con una commemorazione pubblica ai Ponti della Valle si coinvolgerà il Maestro a cui verrà corrisposto un ingaggio di lire 200[13].
Il Maestro Grauso sarà quindi ricordato in occasione della visita a Maddaloni di Vittorio Emanuele III nel 1935[14], ed a seguire lo troviamo omaggiare il Sindaco Alfonso Raffone e come organizzatore di una banda musicale civica in occasione della caduta in Libia di Carlo Scalera il 26 ottobre 1938 ed ancora nel 1939, il 13 aprile, lo troviamo presentare le marce sinfoniche “Riconoscenza” dedicata al maddalonese caduto Carlo Scalera e “L’Africanina a Roma” dallo stesso compose nel novembre 1938[15].
Un coinvolgimento nel tempo nel corso dei festeggiamenti patronali in onore di San Michele Arcangelo è evidente da testimonianze di vita e fotografiche, come quella del 1961 che si propone di seguito con il Concerto nella chiesa del SS. Corpo di Cristo oggi Basilica Pontificia Minore del Corpus Domini[16].

[1] Se il tempo sarà propizio l’occasione sarà gradita nei prossimi numeri per evidenziare le biografie di altri Maestri di Musica del secolo scorso a cavallo con il precedente e di altri che hanno varcato le soglie del secolo attuale. Intanto per un approfondimento sulla figura del Maestro Antonio Grauso si rimanda agli articoli a firma dello scrivente in L’Eco di Caserta: “Maddaloni, il Maestro Stefano D’Angelo Direttore della Banda della Marina e del Villaggio” del 21 aprile 2016; “Maddaloni, il Maestro Salvatore Silvestro… guida ed esempio di musicanti maddalonesi” in L’Eco di Caserta del 21 aprile 2016; “Maddaloni, la tradizione musicale bandistica rivive nel Maestro Luigi (Giggino) Pascarella” del 25 aprile 2016; “Maddaloni, la storia del Maestro Giuseppe Renga nello studio di Pascarella” del 7 maggio 2016. Ed ancora si rimanda ai profili di Giuseppe Renga, Stefano D’Angelo, Salvatore Silvestro e Luigi Pascarella del volume IV della Serie “Chi è?” del 2016.
[2] Uno studio completo ad oggi sulla storia della banda civica maddalonese di fatto non esiste, in effetti vi sono diversi contributi (si veda Michele Schioppa, “Maddaloni, la storia del Maestro Giuseppe Renga nello studio di Pascarella” del 2 maggio 2016 in L’Eco di Caserta) utili ed offrire sufficienti fonti per poter approfondire il tema. Tra queste AA.VV., Storie Minime maddalonesi, in Quaderno 2 a cura dell’Associazione Culturale “Orizzonti”, Maddaloni 1999; Pietro Vuolo, , “Maddaloni nella storia di Terra di Lavoro” del 2005; Francesco d’Orologio “Aspetti della Vita Amministrativa di Maddaloni Tratti dalle Delibere Comunali dal 1900 al 1950”, Maddaloni 2007; Pietro Vuolo “Momenti di Vita e di pensiero nella Memoria Storica e nelle testimonianze a Maddaloni e nel Giordano Bruno”, Maddaloni 2012. Per i volumi “Chi è?” nel III si consulti la figura di don Salvatore d’Angelo, nel IV quelle di Giuseppe Renga, Stefano D’Angelo, Salvatore Silvestro e Luigi Pascarella. Per uno studio della Banda a Maddaloni, ed anche il suo coinvolgimento per manifestazioni di natura partitica e politica si veda la tesi di Laurea di Antonio Cembrola “Maddaloni Politica e Società dal 1900 al 1970” Seconda Università di Napoli, Dipartimento di Lettere e Beni Culturali – Corso di Laurea in Conservazione dei beni culturali, Tesi in Storia Contemporanea con relatore il prof. Federico Paolini, anno accademico 2014/2015.
[3]. La signora Silvia dell’Aquila morirà alla giovane età di 49 anni. Si ringrazia il Maestro Luigi Pascarella per avere tra gli altri contribuito alla ricerca dei dati anagrafici. Lo stesso Maestro Pascarella, anche nell’ambito della attività della Banda Sinfonica della Città di Maddaloni, sta effettuando uno studio ricerca sulla musica e l’opera artistica del Maestro Grauso.
[4]Le stesse, unitamente alla nipote Giovanna Altieri, figlia di Anna Maria, si ringrazia per parte del contributo fotografico e per notizie biografiche.
[5] Pietro Vuolo, “Maddaloni nella storia di Terra di Lavoro”, Maddaloni 2005, pagg. 234-235.
[6]In famiglia si ha il ricordo che per primo incarico ebbe la direzione della Banda di Messina, probabilmente sulla scorta dell’indagine di Vuolo dovrebbe essere quella di Sant’Angelo di Brolo in provincia di Messina.
[7]Ivi.
[8] Ed infatti, come ci segnala lo studioso prof. Antonio Pagliaro, che si ringrazia per la citazione, il Maestro lo ritroviamo nell’Annuario del Convitto maddalonese del 1927, ed alla voce Personale, in elenco, si trova il Maestro quale Insegnante di Canto, materia compresa nelle Belle Arti ed impartita a richiesta, esclusivamente, agli alunni Convittori. Il Maestro, tra le curiosità si noti, veniva pagato con retta a carico delle famiglie.
[9] Francesco d’Orologio “Aspetti della Vita Amministrativa di Maddaloni Tratti dalle Delibere Comunali dal 1900 al 1950”, Maddaloni 2007, pag. 112.
[10] Pietro Vuolo, “La Cultura maddalonese” in AA.VV., Storie Minime maddalonesi, in Quaderno 2 a cura dell’Associazione Culturale “Orizzonti”, Maddaloni 1999, pagg. 51-54.
[11] Balsamo era autore anche della canzone “Serenata dispettosa”, accompagnata dal mandolino di Alberto Marzaioli. La coppia Balsamo Marzaioli era collaudata ed altre canzoni sono “M’ aggia nzurà” versi di Balsamo e musica di Marzaioli, “Turmineto” versi di Balsamo e musica di Marzaioli, “Canzona Amara” versi di Balsamo e musica di Marzaioli. Il prof. Francesco Balsamo (Maddaloni 24 gennaio 1901 – Napoli 5 dicembre 1976), politico, amministratore, insegnante e poeta ebbe una certa influenza e fascino per le generazioni maddalonesi fino a metà secolo allorquando sarà rappresentante provinciale del Partito Socialista. Per un approfondimento sulla sua figura si veda Franco Amedeo Balsamo, “Sogni e Fantasia (Canzoni)” a cura del Dott. Beniamino Barbato, stampato in Napoli nel 1977 presso le Arti grafiche Augusto Velardi; programma della “Strenna autunnale maddalonese” 1934 XII e.f. stampato in Maddaloni presso la tipografia Editrice “Giuseppe De Simone” con esecuzione di “Nino Bardi, il geniale interprete della canzone”.
[12] «A vantaggio della tradizione musicale maddalonese sempre così viva, il commissario De Spagnolis istituì una cattedra cittadina di musica presso la scuola di arti e mestieri, trasformata, nel frattempo, in scuola di avviamento professionale e che contemplava anche l’insegnamento di agraria, di dattilografia e di artigianato, con particolare riguardo alla fabbricazione delle sedie, attività, questa, assai antica in Città. La tradizione musicale maddalonese si sarebbe consolidata nel corso dei decenni successivi con l’attività di molti musicisti, Giuseppe, Antonio e Vincenzo Renga, Michele Murante, Domenico Senneca, Ferdinando Gentile e soprattutto il violinista compositore Aniello Barchetta, morto nel 1985». Vuolo, Maddaloni nella storia di Terra di Lavoro 2005, pagg. 234-235.
[13] Francesco d’Orologio, Aspetti della Vita Amministrativa di Maddaloni… 2007, pag. 198.
[14] «Come in una belle époque paesana a scoppio ritardato e fuori tempo, nella piazza cittadina si esibiva per consuetudine la banda civica sotto la bacchetta del maestro Antonio Grauso e nel bar di Alberto Di Vico si festeggiava la grandezza della Patria al suono di brindisi con la vérmutte della rinomata ditta omonima». Pietro Vuolo, “Vittorio Emanuele III a Maddaloni” in AA.VV., Storie Minime maddalonesi, in Quaderno 2 a cura dell’Associazione Culturale “Orizzonti”, Maddaloni 1999, pagg. 74-76.
[15] Lo spettacolo sabato 13 aprile 1939 si è svolto alle ore 19 nella Piazza Umberto I «alla presenza di un numeroso pubblico che nella tiepida serata primaverile si era dato convegno attorno alla cassa armonica, il concerto bandistico, sorto sotto gli auspici del Dopo-lavoro comunale, diretto dal valoroso maestro Antonio Grauso» il quale ha eseguito uno scelto programma musicale. «Furono vivamente applaudite due marce sinfoniche di grande effetto musicale, composizioni del maestro Grauso, una delle quali intitolata Riconoscenza è dedicata alla memoria del compianto commendator Carlo Scalera, e brani delle popolari opere Cavalleria rusticana di Mascagni e Barbiere di Siviglia di Rossini. Per assicurare i mesi di vita e di sempre più fiorente sviluppo e perfezionamento dell’iniziativa, che ha incontrato il favore dell’intera cittadinanza, il Commissario prefettizio cavalier avvocato Salvatore Renga, ha costituito un comitato cittadino per promuovere una pubblica sottoscrizione, la quale possa integrare i contributi che il Comune e il Fascio hanno fissato in bilancio» a seguire apprendiamo che per richiesta del Segretario del Fascio, Aniello Cerreto, la sera del 21 aprile si sarebbe dovuto tenere un altro concerto per solennizzare più la Festa del Lavoro e “il natale di Roma”, ed ancora si apprende che è intenzione del Commissario prefettizio programmare le esecuzione dei concerti diretti da Grauso a partire dal 30 aprile di quello stesso anno, e per tutta la stagione estiva, ogni giovedì e domenica. Vuolo, Maddaloni nella storia di Terra di Lavoro 2005, pagg. 180-181, 196
[16]Interessanti testimonianza in tal senso viene dal Maestro Antonio Barchetta, figlio di Aniello musicista e letterato che con Grauso scrisse e eseguì una canzone dedicata a San Michele Arcangelo patrono di Maddaloni. A tal proposito circa il rapporto tra Grauso ed i Barchetta si vedano le pubblicazioni, a firma dello scrivente: “Aniello Barchetta, note biografiche sul violinista compositore”, Maddaloni dicembre 2001; “Aniello ed Antonio Barchetta e la Basilica pontificia Minore del Corpus Domini”, Maddaloni dicembre 2003; “Aniello Barchetta Vita ed Opere”, Maddaloni dicembre 2005.
