Monica Ippolito, candidata con De Luca: Ci vuole contatto con il prossimo per fare il bene comune

CASERTA – Nata a Caserta e cresciuta a San Felice a Cancello, Monica Ippolito è un avvocato che mostra da sempre un legame forte con la sua città, un comune campano di quasi 18 mila abitanti. E’ candidata nella lista di Centro Democratico alle elezioni regionali 2020 in Campania a sostegno del presidente uscente Vincenzo De Luca.

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“La politica si fa tutto l’anno.. pensando ai contenuti” , ha detto il coordinatore regionale di Centro Democratico Raimondo Pasqualino. Cosa pensa in merito e cosa possono conoscere gli elettori del suo operato?

Faccio politica da sempre e quando nel novembre del 2014 scelsi di allontanarmi da pratiche di un’amministrazione poco attenta ai diversi problemi del territorio, colsi l’opportunità di riflettere. C’è qualcosa che non va quando non solo il tuo comune, ma altri 104 enti locali campani vengono commissariati per infiltrazioni camorristiche. Si è perso il senso del “fare” politica e sopratutto il “vivere” della politica. Ci tengo a sottolineare la parola “vivere” per esprimere il bisogno di restare vicino alle famiglie, alle problematiche che ciascuno di noi subisce. “Il coraggio di vivere la politica” è il libro che ho realizzato come frutto di un’ esperienza vissuta in prima persona. La politica è servire le persone senza servirsene, senza dimenticare di essere umani, è risolvere questioni riallacciando un rapporto diretto con i cittadini. Sono valori che devono ritornare.

Nel suo racconto autobiografico spicca il coraggio di trovare una politica sana. Come alimenta la speranza e l’ entusiasmo, senza lasciarsi deteriorare dalla realtà dei fatti..? E checosa ha imparato dalla sua esperienza come assessore al comune di San Felice a Cancello?

Sono una persona positiva, mi circondo di gente positiva, ascolto molto gli altri senza lasciarmi condizionare dalle critiche. Quando sono uscita dall’amministrazione, ho provato ad analizzare ciò che è accaduto trasformando l’esperienza in un evento costruttivo. Le difficoltà ti insegnano a individuare i propri punti di forza e ho scoperto che il dovere e il senso della responsabilità sono i miei. Sono proiettata alla soluzione e per trovarla non si può partire da un clima d’odio. Ho imparato a dire di no in determinate circostanze, ad essere me stessa e a conservare la passione, perché se ti piace quello che fai lo fai meglio e lo trasmetti anche agli altri. Cerco di eliminare le barriere ed entrare in contatto con il prossimo. Sono i principi non negoziabili di noi cattolici.

Cosa intende per “entrare in contatto con il prossimo”? Può fare un esempio?

Un esempio molto pratico è stato quando durante il periodo di lockdown ho visto intorno a me molte associazioni, volontari che nonostante le proprie difficoltà e i disagi dettati dalla situazione, hanno continuato a lavorare, dare una mano agli altri, andare alla caritas per portare pasti a chi era impossibilitato nel muoversi… Allora, decisi di aprire lo studio. In piazza eravamo solo io e la posta, così misi a disposizione stampanti e computer, ho aiutato a riempire moduli per buoni spesa, domande per familiari con disabilità e, cercando di contribuire con le mie risorse, ho compreso da vicino le difficoltà di una burocrazia pedante, che non tiene conto delle problematiche del singolo cittadino. Questo è stato un contatto diretto che mi ha fatto capire cosa vogliamo dire quando ci rivolgiamo contro la burocrazia.

L’associazionismo è diventato importante e raggiunge gli obiettivi dove la politica fallisce. Perché?

Perché le persone che si cimentano nell’associazionismo hanno uno spirito di volontà e servizio innato, e chi sacrifica il proprio tempo prestando sostegno gratuitamente, diventa cuore pulsante della società e va premiato. Come? Promuovendo la costituzione di una federazione regionale con l’obiettivo di coordinare le associazioni nelle diverse attività del settore. Mettendo in rete competenze e professionalità utili a realizzare progetti finanziabili. Favorendo l’operato delle singola associazione si sceglie di incrementare l’operato dell’intera provincia. La federazione consente il mantenimento dell’autonomia associativa e allo stesso tempo la possibilità di creare un festival regionale permanente con programmazione annuale che dia forma e sostanza a tutti gli eventi e per tutte le realtà associative presenti nelle provincia.

Anche per il tema “Scuola” è necessario un’ organizzazione guidata? Quali sono le sue considerazioni?

Per le scuole è necessario un’azione di coordinamento seria e responsabile tra Regione ed Enti Locali per l’edilizia scolastica. I territori necessitano di istituti superiori che rispondano alle rispettive vocazioni. La Regione deve conoscere l’inclinazione di un territorio, se quest’ultimo ha una vocazione agricola bisogna aprire un istituto professionale per l’agricoltura e l’ambiente, così il ragazzo che desidera intraprendere tali percorsi non è costretto ad andare altrove e a trovarsi con tutti i disagi che la mobilità consente. Per garantire una crescita occupazionale ed economica, c’è bisogno di lavorare sulla corrispondenza tra domanda territoriale ed offerta scolastica formativa.

E’ una delle poche candidate donna nella lista di CD e in passato ha fatto parte della Commissione delle Pari Opportunità della Provincia di Caserta. Quali sono i disagi maggiori che devono affrontare le donne?

Le donne in politica sono ancora troppo poche. Quando abbiamo ottenuto il diritto di voto nel 1948, non abbiamo considerato l’idea di poterci candidare per rappresentare le altre donne. Faccio parte di ADGI di Casertaper la promozione della parità di genere in tutti i settori e ancora oggi sono tante le disuguaglianze e le discriminazioni tra uomo e donna. Sento sempre più spesso amiche e conoscenti, donne che vengono licenziate perché si sono sposate e hanno deciso di aver un bambino. E’ possibile essere donna in carriera e madre, io l’ho fatto iniziando da zero, partendo da sola, diventando avvocato mentre allattavo mio figlio. Non è stato facile, forse viviamo un’epoca diversa.. ma dovrebbe essere migliore, e dovremmo trovare modi migliori per garantire alle donne che vogliono crescere professionalmente, la possibilità di realizzare una propria famiglia.

In Italia la Campania è una delle regioni con il tasso più alto di mortalità per tumore. Cosa manca?

Bisogna individuare le diverse strutture ospedaliere esistenti e inutilizzate nell’intera Provincia e destinarle a Poli Specialistici. Ho vissuto con i miei occhi il dramma di una madre che disperata doveva recarsi fino al Pascale di Napoli per portare la figlia 18 enne malata di tumore al ginocchio. La gamba non si piegava e sarebbe stato utile avere un servizio specifico anche per il trasporto del paziente o una struttura più vicina. Si potrebbe riprendere il progetto del polo oncologico per l’ospedale di San Felice a Cancello, migliorare la qualità della vita del paziente creando centri per la cure specifici e per le diverse patologie tumorali; e centri hospice per fornire cure palliative a chi non è più inserito nel programma di assistenza domiciliare integrata e specialistica.

Spesso la causa di molte malattie tumorali dipendono dall’ambiente circostante insalubre…

Anche l’attenzione all’ambiente deve restare alta. Purificare i terreni inquinati dai metalli pesanti è possibile con la tecnica del “fitorisanamento”: si mette in campo una serie di interventi attraverso l’utilizzo di piante vive per la bonifica terreni, acqua e aria. Attuare un piano serio per la bonifica dei siti contaminati presenti nell’intera area Casertana. Noi della provincia di tutto il territorio campano viviamo un’emergenza continua, quindi è davvero difficile dare priorità a qualcosa, poiché ogni cosa è diventata prioritaria.ÂÂÂ