
CASERTA – Preceduta dal periodo della Quaresima che si concluderà il giovedì Santo, la Pasqua quest’anno viene celebrata il quattro aprile.
Nella liturgia si parla di “Quadragesima” per indicare un tempo di quaranta giorni vissuti dal Signore nel deserto prima di intraprendere la sua missione nel mondo.
Quaranta è un numero simbolico e un tempo attraverso il quale nel Nuovo e Antico Testamento sono rappresentati i momenti essenziali dell’esperienza di fede. Quaranta i giorni del diluvio universale, quaranta i giorni passati da Mosè sul Monte Sinai, quaranta gli anni in cui il popolo di Israele peregrina nel deserto prima di giungere nella Terra Promessa.
Un tempo che esprime attesa, purificazione, ritorno al Signore; ma soprattutto un tempo che esprime consapevolezza che Dio è fedele alle promesse nei confronti del suo popolo.
Già l’anno scorso la Quaresima era sta marcata dal coronavirus quest’anno è segnata ancora dalla pandemia che ha ridisegnato la nostra quotidianità.
Anche se siamo tutti nella stessa tempesta è pur vero che ci troviamo su imbarcazioni diverse, infatti, alcuni hanno già fatto naufragio.
Dalle letture delle Messe domenicali, nella quinta domenica di Quaresima, prima dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme, il Signore annuncia la sua morte e risurrezione con questa similitudine: “Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Giovanni 12,20-33).
Siamo ciechi, imperfetti, fragili. Bisogna ammettere che essere invincibili non è la vocazione dell’uomo. Un mistero umano che non è da risolvere ma da abitare con la nostra emotività.
La pandemia di coronavirus ha acuito le disuguaglianze e il principio di sussidiarietà regolato dall’articolo 118 della Costituzione italiana ha un uso estremamente ridotto che i credenti dovrebbero maggiormente sostenere e tradurre in azioni positive.
