MADDALONI (Caserta) – La storia è fatta di particolari, la micro storia rappresenta quei tasselli che, posti anche sotto una lente critica, definiscono processi, comportamenti, scelte ed eventi nonché azioni che strutturano quel grande e piccolo allo stesso tempo quadro/puzzle che è la storia personale, cittadina e via via del nostro Paese.
Fermo restando questo aspetto, va da sé che essendo noi proiezione anche di vissuto di quanti ci hanno preceduti è altrettanto vero che non è la “grandiosità” di questi bensì il loro ricordo vivo a fare la differenza da cui proviene il recupero e la proiezione della memoria di chi ha lasciato un segno nelle storie personali e dei luoghi vissuti.
È questo dunque il caso di Guido Mario Tamburrino di cui oggi 30 dicembre 2016 ricorre il settimo anno della nascita al cielo. Guido Mario Tamburrino è stato un Istitutore del Convitto Nazionale Statale “Giordano Bruno” di Maddaloni, ed anche amico del prof. Antonio Pagliaro che quest’oggi ha deciso di ricordarlo e farlo conoscere a quanti non solo hanno a cuore la memoria del passato ma anche sono curiosità di conoscere fatti e persone che hanno consentito al Convitto nazionale Statale “Giordano Bruno” di Maddaloni di essere sia un polo formativo che culturale di cui andare fortemente fieri ed a testa alta.

Intervistiamo dunque il prof. Antonio Pagliaro.
D: Da dove nasce l’esigenza di questo ricordo?
R: «Dal dicembre 2015 seguo con particolare interesse la manifestazione Ambiente Cultura e Legalità,organizzata dal direttore del periodico di informazione culturale e politica Dea Notizie, il signor Franco Falco,nella quale, ogni sei mesi, si presenta la nuova edizione del libro Chi è?
Con il signor Falco ho avuto modo di parlare negli ultimi mesi perché, tramite un nostro amico in comune, il valido cronista e storico maddalonese Michele Schioppa (ndr. lo scrivente ringrazia per la citazione e considerazione ricambiando la stima), aveva saputo da questi della mia passione per la fotografia; quindi, mi chiese la disponibilità a curare il servizio fotografico della X manifestazione succitata e, parlando a telefono del più e del meno,mi disse che suo fratello Guido era stato un istitutore del Convitto Nazionale Statale “Giordano Bruno” di Maddaloni. Il mio pensiero corse subito a Guido Tamburrino[1], l’unico collega che ho avuto modo di conoscere nella mia ormai lunga carriera di istitutore che avesse quel nome. Franco mi spiegò il perché del cognome diverso e io gli promisi di ricordare il fratello e mio amicoGuido nel prossimo 30 dicembre sul sito web della nostra scuola (cngb.it), come ho già fatto con i nostri cari rettori Giovanni Lagnese, Ciro Pascarella, Gianfranco De Simone ed altri ancora».

Franco Falco e Guido Mario Tamburrino e figli nell’aprile 1987.
D: Chi era Guido Mario Tamburrino?
R: « Ebbene, il mio caro collega Guido merita di essere ricordato perché, oltre ad essere stato una buonissima persona, di carattere mite e gioviale, era un caro amico di tutti e anche un valente istitutore e, professionalmente parlando, conosceva tutti i segreti della pedagogia.
La storia di Guido Tamburrino istitutore assistente coincise quasi con la riapertura del Convitto Nazionale “G. Bruno” di Maddaloni, il quale era stato chiuso nell’ottobre 1965 per motivi di staticità e ristrutturazione, e riaperto nell’anno scolastico 1971/72, due anni prima della sua assunzione.
Dopo l’avvenuta riattivazione anche del Convitto Nazionale “P. Colletta” di Avellino, molti istitutori assistenti residenti in questa provincia, e assegnati al nostro Convitto, fecero domanda di rientro, e per questo motivo si liberarono diversi posti da coprire con nuove assunzioni.
Nei due anni a seguire, con l’aumento ulteriore del numero dei convittori, ci fu la necessità di assumere altri istitutori assistenti, ed essendo il vice rettore Lagnese persona molto sensibile e sveglia, avvisò e convinse Guido, giovane diplomato, suo compaesano e amico di famiglia, a fare domanda di assunzione al Convitto Nazionale di Maddaloni. Quando la stessa fu esaminata, discussa e deliberata nel Consiglio di amministrazione, sicuramente, il vice rettore Lagnese avrà garantito in prima persona, al rettore Giuseppe Simone e ai consiglieri presenti, sulle immense qualità umane e competenze culturali nonché sulla sua condotta morale e civile.
Guido, una volta entrato in servizio, dimostrò sul campo tutte le sue qualità facendosi amare e apprezzare dai suoi alunni convittori e semiconvittori ai quali dedicava tutte le sue energie per venire incontro ai loro diversi bisogni. Egli, essendo ventiduenne, dai convittori più grandi era considerato quasi un coetaneo, un amico a cui confidare i problemi personali, di relazioni, di famiglia e scolastici. Inoltre, era sempre disponibile e la cosa che a tutti trasmetteva, sin dal primo impatto, era la sua sincerità, la quale era accompagnata sempre da un radioso sorriso sul suo forte e vigoroso viso, che era a tutti gli effetti il ritratto della bontà d’animo, dell’amicizia e della buona salute. La salute di un robusto uomo forgiato, forse, anche dal duro lavoro svolto nella campagna,per dare una mano in famiglia quando non andava a scuola».
D: Da quanto mi sembra di capire il tipo di assunzione era soggetta a conferma, quando Guido Mario Tamburrino riesce a collocarsi in via definitiva a Maddaloni?
R: «Una certa sicurezza in Guido e gli altri colleghi sulla loro permanenza in servizio anche per il successivo anno scolastico, fortunatamente, si ebbe con la riconferma della nota del Ministro della P. I.- Dir. Gen. Istr. Classica -Div. 5^ con Circolare n. 178 – prot. 5590 del 6.7.1973, la quale dispose che tutti gli istitutori assistenti, che non erano incorsi in provvedimenti disciplinari e che si erano dimostrati professionalmente capaci, si riconfermavano tacitamente in servizio anche per l’anno scolastico successivo, senza bisogno di apposita domanda e senza alcun atto formale da parte del Rettore.
Nell’anno scolastico 1973/74, il Convitto aveva solo la Scuola Elementare interna e Guido e i suoi colleghi erano tenuti ad accompagnare e prelevare i convittori più grandicelli dalle varie scuole, dalla Scuola Media “E. De Nicola”, al Liceo Classico “G. Bruno” e al Liceo Scientifico “Nino Cortese”,e dovevano osservare scrupolosamente le disposizioni scritte dal rettore Simone, in una circolare, cioè, “Affidare i convittori, al momento dell’ingresso in aula al personale della scuola incaricato di tale funzione;Ritirarli all’ora prevista che di volta in volta verrà comunicata;Non consentire mai che i convittori si uniscano ad alunni esterni.”In un secondo momento, il rettore Simone comunicò al suo vice rettore Lagnese che“come da accordi presi con il Preside, i convittori alunni delle classi della Scuola Media Statale ‘E. De Nicola’ usciranno ogni giorno cinque minuti prima il normale termine delle lezioni. Curare che l’istitutore addetto ai ritiri in classe, accompagnato da un bidello, si trovi alla detta scuola pronto per accompagnare in Convitto i ragazzi”.
Fortunatamente, questo disagio quotidiano, per Guido e i suoi colleghi si concluse nell’anno scolastico 1979/80, quando il rettore Lagnese mise a disposizione della Scuola Media “E. De Nicola” diverse aule nel Convitto,nella quali venivano ospitati le classi comprendenti gli alunni convittori e semiconvittori».

D: Ci racconti qualche aneddoto?
R: «Certo. Essendo un luogo residenziale, il Convitto era sempre aperto, 24 ore su 24, tutti i giorni, compreso la domenica, e gli istitutori assistenti, per contratto, erano sempre in servizio, ma potevano beneficiare di un giorno di riposo, il quale, poteva anche non coincidere con la domenica. Inoltre, alla fine di ogni anno scolastico, per disposizioni del Rettore, nel mese di luglio, Guido e i suoi colleghi non in vacanza estiva, venivano utilizzati nell’Ufficio vice direzione e nell’Ufficio economato, mentre nel mese di agosto, anche nell’Ufficio direzione, ma avevano liberi la domenica e i giorni festivi.
Riguardo alle vacanze estive di quel tempo, il mio ex collega Mario Chidini, recentemente, mi ha raccontato un episodio che vede protagonista proprio il nostro caro amico Guido, il quale trascorreva le sue ferie estive maggiormente con la sua famiglia nella casa di campagna e di proprietà (diceva sempre, sto al Lido Verde) lavorando la stessa e allevando anche le diverse mucche che possedeva.
Essendo gli istitutori tutti giovani e amici tra loro, spesso si ritrovavano e facevano pensiero di andare a casa di Guido, dove egli, contentissimo della visita, li accoglieva sempre ben volentieri e metteva a loro disposizione tutto il ben di Dio che aveva, compreso lo sfizio di far bere loro un bel bicchiere di latte munto direttamente dalla mucca.
Altro fatto simpatico raccontato sempre da Mario si ebbe quando Guido, alla fine del primo anno scolastico di servizio, mettendo da parte un bel po’ di soldi, comprò una bella Simca 1000 color verde e,quando la guidò per venire a Maddaloni, contentissimo e orgoglioso, chiamò tutti i suoi colleghi fuori al portone del Convitto per farla ammirare. Molti furono i commenti, principalmente sulla scelta dell’auto e, poi, sul colore, ma alla fine tutti vollero fare un giro sulla sua Simca color verde che divenne, poi, “mitica”.
Anche un suo ex alunno del tempo, Giovanni Di Sorbo, Assistente amministrativo del nostro Convitto Nazionale nell’a. s. 2015/16, mi ha riferito e confermato che pure gli alunni più grandi, durante le vacanze estive, ebbero la possibilità di fare un giro sulla “mitica” Simca 1000 color verde di Guido.
Questi simpatici racconti dimostranoveramente com’era l’indole di Guido, cioè, quella di una persona speciale e straordinaria, buona, simpatica e disponibile con tutti e assertore del nobile pensiero che “tutto quello che è mio è anche dei miei amici”».
D: Come era Guido Mario Tamburrino?
R: « Guido era un sostenitore convinto di tutti quei principi che, ogni tanto, il rettore Lagnese amava ricordare in determinati momenti della vita convittuale, a tutto il personale dipendente, circa la necessità dell’adempimento dei propri doveri. Il rettore con lui, e la maggior parte degli istitutori, sfondava la classica porta aperta, perché si ispirava ai migliori principi di civiltà, onde offrire ottimo esempio agli educandi e dar prova di apprezzabile operatività; inoltre, era rispettoso della puntualità dell’orario di servizio, ed era uomo molto scrupoloso nell’adempimento perfetto dei propri doveri.
Guido amava discutere con i ragazzi, scendeva nell’animo di essi, indagando sui motivi particolari che travagliavano la loro personalità in formazione. Amava prevenire costantemente più che punire. La punizione per lui era l’ultimo dei rimedi pedagogici e la somministrava con parsimonia e giustizia. Egli tendeva alla valorizzazione della personalità degli educandi nel contesto della vita comunitaria, riconoscendo ad essi libertà ed autonomia.
Era consapevole che molti allieviprovenivano da situazioni familiari ed ambientali particolari e si adoperava per evitare ad essi frustrazioni e deviazioni psicologiche; per aiutarli l’unico sistema valido che adoperava era la massima disponibilità, unita ad altruismo ed affetto. Tutto ciò, è vero, comportava gravi sacrifici, che servivano quantomeno a lasciarlo tranquillo e ad avere dentro di sé la soddisfazione di aver compiuto per intero il suo dovere, nell’interesse degli alunni a lui affidati, affidati alle sue responsabili cure. Proprio per questo motivo, come mi ha riferito l’ex convittore Giovanni Di Sorbo succitato, di sera, lui e i suoi compagni, aspettavano e gradivano istitutori meno severi come Guido per il servizio notturno, come il papà o il fratello maggiore che torna a casa, così potevano stare più tranquilli e sereni: i grandi, guardare un poco in più la tv, mentre, i più piccoli, aspettavano il bacio della buonanotte sulla fronte.
La gioia più grande per Guido avvenne quando il rettore Lagnese comunicò al Provveditoratoagli Studi di Caserta la lista del Personale Educativo avente diritto all’immissione in ruolo ai sensi della legge n. 463 del 9 agosto 1978 e nella quale era presente anche il suo nominativo. Altri colleghi beneficiari furono: Apperti Massimo, Aveta Raffaele, Chidini Mario, Filibetto Luigi, Iaquinto Filippo, Loffredo Giuseppe, Miceli Florindo, Pascarella Ciro, Picardi Salvatore, Romano Giuseppe, Scarano Michele Alfonso, Santamaria Aldo, Stanziale Pasquale, Vigliotti Luigi. Gli stessi, il 28 maggio seguente, furono sottoposti alla Promessa Solenne e inviati gli atti al Provveditorato agli Studi di Caserta a firma del rettore Lagnese.
Nell’anno scolastico 1980/81, ho avuto il piacere e il privilegio di aver conosciuto il collega Guido Tamburrino: infatti, questo, fu il mio primo anno di servizio,perché nominato supplente annuale al posto del collega Raffaele Avetaincaricato,a sua volta, vice rettore facente funzione per la mancanza del vice rettore titolare.
Di questo periodo,molto emozionante per me, ricordo che i colleghi si dimostrarono molto gentili, mi incoraggiarono e mi rassicurarono, conoscevo solo Mario Chidini, col quale avevo giocato qualche anno prima nella stessa squadra di calcio. Il primo impatto lo ebbi con Massimo Apperti, brillante collega, il quale, in poche parole, mi disse come comportarmi e cosa fare con gli alunni, poi, uno alla volta, li conobbi tutti, compreso Guido, del quale ricordo l’inseparabile compagnia dell’amico e collega Gennaro Di Lillo, anch’egli di Vitulazio. Questa conoscenza avvenne dopo aver consumato il pranzo con il mio gruppo-classe, durante la ricreazione che si svolgeva, e si svolge tuttora, nel campo sportivo del Convitto. Inutile dire che, dopo cinque minuti di colloquio con entrambi, mi sembrava di conoscere Guido già da qualche anno, consigli fraterni erano accompagnati ad incoraggiamenti e battute di spirito che si alternavano in continuazione. Il clima che si era creato era ottimo, mi sentivo già uno di loro e tutto questo era merito di Guido, della sua gioia di vivere, della sua intelligenza, del suo carattere gioioso e della sua positività.Nello stesso tempo era anche capace di sdrammatizzare,avendo letto sul mio giovanissimo volto le incertezze, le paure e le preoccupazioni della responsabilità e della consapevolezza, forse, di non essere all’altezza del gravoso compito affidatomi nell’assolvimento del mio delicatissimo ruolo al cospetto di tanti giovani alunni.
Proprio per queste ragioni, posso dire con assoluta certezza che Guido era uno di noi, perché non aveva e non ha mai avuto la puzza sotto il naso, aveva il dono di essere umile e generoso con tutti. Spesso i colleghi mi raccontavano di quando il 23 novembre 1980 il terremoto sconvolse la Campania e la Basilicata per intero:era di domenica, lui era in servizio, i 7 convittori presenti, scossi per l’accaduto, avevano paura a rimanere a dormire nel Convitto, avendolo visto sussultare e barcollare. Guido, con il suo slancio di bravo e generoso ragazzo, trovò subito la soluzione al gravoso problema, li fece salire in macchina e li portò tutti a Vitulazio, a casa sua, li fece mangiare e dormire come fossero stati i suoi figli. L’indomani li riportò a Maddaloni efurono ritirati dai parenti mentre il Convitto fu chiuso per pochi giorni, il tempo di essere oggetto di verifiche di stabilità da parte delle competenti autorità tecniche.
Altri ricordi di Guido affiorano la mia mente, sono tutti buoni e positivi, come quando interveniva con le sue intelligenti e interessanti proposte per il bene dei ragazzi nel collegio degli istitutori, quando si relazionava con loro, in particolare i più piccoli, ai quali strappava sempre un sorriso con le sue battute di spirito o con una carezza sul viso o con una pacca sulle spalle per i più grandicelli, la massima serietà ai colloqui con i genitori ai quali esternava sempre buone parole per i loro figliuoli e li rassicurava che in Convitto stavano bene, la familiarità con il rettore Lagnese, ecc.
Questo era Guido, un gigante buono, sia per la stazza fisica (era abbastanza alto), sia per la generosità verso il prossimo, nell’insegnamento e nelle relazioni sociali.
Dopo l’anno scolastico 1984/85 i nostri incontri sono stati rari, perché andai fuori regione per essere immesso in ruolo nella provincia di Treviso».

D: Quando si concluse l’esperienza maddalonese di Guido Mario?
R: «Dopo i fatti detti, seppi dai colleghi di Maddaloni che Guido, come gli altri, se non erro, nel 1993, essendo anche un maestro di scuola elementare abilitato, fece domanda e ottenne il passaggio di ruolo. Proprio per effetto di questi passaggi di molti dei colleghi nella scuola primaria, si resero disponibili nuovi posti per assunzioni e, personalmente, il primo settembre 1995, beneficiai del trasferimento dal Convitto annesso all’I.P.S.S.A.R. di Cassino al nostro amato Convitto.
A gennaio 2009, dopo le vacanze natalizie, la prima brutta notizia dell’anno mi fu data da un collega, giù nei corridoi della scuola media, il quale mi disse che la prof. Maria Flavia Sorrentino di Vitulazio, gli aveva confidato l’improvvisa scomparsa di Guido Tamburrino. All’istante la cercai per avere conferma: la professoressa, triste in volto,mi confermò tutto, dicendomi che Guido aveva patito un malore all’improvviso capitatogli il 30 dicembre scorso. Rimasi basito».
D: Che ricordo hai di Guido Mario?
R: « Guido era giovane, molto giovane, nessuno avrebbe mai immaginato di udire una notizia del genere. Egli nacque a Vitulazio il 1 settembre 1951 e aveva ancora davanti a sé molti anni di vita da vivere e da godere con la sua splendida famiglia, con i suoi bravissimi figli Enza, Gaetano e Viola, con i suoi piccoli alunni e con i suoi tantissimi amici e colleghi che aveva lasciato in tutti i luoghi che aveva frequentato.
Quando suo fratello Franco mi ha inviato la lettera scritta dai figli a Guido, pubblicata nel libro Chi è? del dicembre 2014, leggendola attentamente, mi sono commosso, ma la cosa che più mi ha colpito è che nelle loro parole,scritte col cuore,penso e vedo il grande seme trasmesso dalla grande figura di Guido, padre, educatore e maestro di vita esemplare e indimenticabile.
Che il buon Dio l’abbia in Gloria. Ciao, Guido».
Qui finisce l’intervista. Grazie al prof. Antonio Pagliaro per questa interessantissima storia biografica.
Volendo ricordare l’impegno dello storico oggi incontrato,il prof. Antonio Pagliaro, vanno richiamati i suoi interventi di approfondimento anche in ricerche non direttamente condotte dal medesimo (a titolo esemplificativo si vedanoMaddaloni, Francesco d’Orologio, il maresciallo appassionato e studioso della storia cittadina;Maddaloni, ricordo della belle époque della banda cittadina con il Maestro Antonio Grauso;Maddaloni, Antonio Tedesco: studioso della memoria e promotore della Cultura cittadina;Maddaloni, don Salvatore Izzo: il buon sacerdote ricordato a 40 anni dalla Nascita al Cielo).
Ed ancora va ricordato come L’Eco di Caserta, ha spesso proposto studi del prof. Antonio Pagliaro (per il cui profilo biografico si rimanda aMaddaloni, il Prof. Antonio Pagliaro una eccellenza della Città e cultore della sua Identità) per lo più con una attenzione particolare a quanto connesso al Convitto Nazionale Statale “Giordano Bruno” di Maddaloni. Infatti con le sue interessantissime scoperte storiche o ricostruzioni biografiche di personaggi che sono legati al Convitto Nazionale Statale “Giordano Bruno” di Maddaloni, di cui lo stesso Pagliaro è dipendente, fermo restando gli studi condotti dallo storico prof. Pietro Vuolo, è indubbio dire che lo stesso ne è il più esperto conoscitore. Tra gli ultimi in tal senso si ricorda la ricostruzione dell’elenco dei Rettori dall’origine ad oggi:Maddaloni, cambio della guardia al Convitto: arriva Maria Pirozzi. Sempre in relazione al Convitto Nazionale Statale “Giordano Bruno” di Maddaloni, va citata la sua recente Guida del Convitto maddalonese (Maddaloni, edita on line la Guida di Antonio Pagliaro sul Convitto Nazionale Statale “Bruno”), con la quale si ha la possibilità di approfondire un bel po’ di contributi atti a ridare lustro allo storico edificio ed ai suoi ospiti (si veda ad esempio 1 – Maddaloni, la festa delle Forze Armate, IV Novembre, a Maddaloni nella cronaca di Pagliaro; 2 – Maddaloni, Antonio Pagliaro e la storia del Monumento ai Caduti nel Liceo Ginnasio Giordano Bruno; 3 – Maddaloni, il Convitto “Giordano Bruno” apre la “Campagna della Raccolta dei cimeli e divise; 4 – Maddaloni, al “Giordano Bruno” il responsabile della Croce Nera Austriaca con Rettore e ANMIG; 5 –Maddaloni, studio del ricovero antiaereo del Convitto Nazionale Giordano Bruno di Antonio Pagliaro; 6 – Maddaloni, Il “Giordano Bruno” nella guida del FAI mentre Pagliaro ne studia la Storia.; 7- Maddaloni, il “Giordano Bruno” ricorda il Rettore Giovanni Lagnese, 8 – Maddaloni, secondo anniversario della morte del Prof. Gianfranco De Simone, il ricordo di Pagliaro, 9 –Maddaloni, “La Cartolina a colori del Convitto” nello studio di Antonio Pagliaro; 10 –Maddaloni, il Busto del Giordano Bruno ed il prof. Severino Castorani: ne parla Antonio Pagliaro; 11 –Maddaloni, il Preside e Rettore Cav. Pasquale Celli nello studio del prof. Antonio Pagliaro; 12-Maddaloni, l’ On. Prof. Alfonso Ruggiero ex allievo del “G. Bruno” nello studio di Antonio Pagliaro; 13Maddaloni, il rettore del Convitto Francesco Agnoloni; 14 Maddaloni, la storia del Cav. Uff. Renato Ravinetti nello studio del prof. Antonio Pagliaro ed altri). Tutti studi condotti dal prof. Antonio Pagliaro a cui da qualche anno è stata affidata il riordino e studio dell’archivio storico della antica istituzione scolastica interessata nonché attività di raccolta dei cimeli (Maddaloni, il Convitto “Giordano Bruno” apre la “Campagna della Raccolta dei cimeli e divise).
Come di consueto il prof. Antonio Pagliaro condivide con la nostra redazione e con la mia persona in particolare i suoi studi, per la qual cosa sia la redazione che lo scriventi siamo molto grati. Tra le altre cose lo scorso 3 dicembre 2016 a Bellona, presso la sala consiliare, è stato presentato il V Volume della serie “Chi è?” che contiene dei contributi biografici dello stesso prof. Antonio Pagliaro (Bellona, sabato 3 dicembre Ambiente Cultura Legalità – XI° edizione e V Volume “Chi è?”).
Si ringrazia il prof. Antonio Pagliaro per averci concesso questa interessantissima pagina di Storia e per il contributo fotografico annesso.
[1] Questo ricordo del compianto Guido Tamburrino, il 3 Dicembre 2016 è statopresentato con la pubblicazione Chi è? Volume Quinto, Tramandiamo ai posteri coloro che meritano essere ricordati, a cura di Franco Falco e Autori vari, edito da Associazione Dea Sport Onlus Bellona (CE), stampato in Vitulazio nel 2016.
