Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo … il Testamento del sacerdote

MADDALONI (Caserta) – Continua con la conoscenza del testamento il nostro viaggio alla scoperta di don Salvatore d’Angelo. Ecco dunque gli aspetti connessi al tema che siamo, per il momento, riusciti a ricostruire, e che siamo certi saranno oltre che utili all’indagine conoscitiva anche sprono per ulteriori approfondimenti.

Il giorno 15 marzo 1996, dunque, don Salvatore d’Angelo era presso lo studio del notaio Vincenzo Barletta di Caserta per raccogliere le volontà testamentarie del sacerdote maddalonese. Con lui sono presenti Donato Proto e Plinio Salanti, due affezionatissimi collaboratori volontari, di don Salvatore prima e del Villaggio dei Ragazzi dopo. Del testamento si è parlato tante volte e per svariati motivi, non interessa a chi scrive, e a chi anima questa indagine conoscitiva, rispolverare ciò bensì contribuire, in chiave cronistoria, a contestualizzare il “fatto” e il “testo”. Del testamento, ovvero dell’apertura dello stesso, abbiamo dato qualche anticipazione in merito alle dichiarazioni di mons. Antonio Pasquariello, a cui spettò l’onere di aprirlo e farne dare pubblica lettura, in occasione della presentazione del libro di Giusto Nardi (vedi articolo) sul Villaggio dei Ragazzi e don Salvatore.

Convocata la riunione, in quel 15 marzo 1996, per la lettura e deposito delle volontà di don Salvatore nel pomeriggio solo alle ore 19 inizio la lettura di quella che sarà poi la stesura finale. Una lettura che, come riferisce Donato Proto, dopo le innumerevoli riletture e “sistemazioni” dei termini e dei concetti, perché il messaggio e la volontà fosse chiara e priva di arbitrarie rivendicazioni o interpretazioni, pur iniziata alle ore 19 non finì prima delle ore venti e trenta, per quanto sarebbe stato più che sufficiente neanche un terzo del tempo stesso. Cosa accade? Semplice il sacerdote, volle, ancora nel corso della lettura definitiva, apporre qualche postilla rettificativa, integrativa, chiarificatrice. E, sempre testimonia Proto, il testo depositato e firmato sarà ricco di rimandi e postille, infatti, solo così si spiega del perché ci serviranno ben quattro fogli doppio da protocollo per quindici facciate complessive consistenti nel testamento stesso.

Sappiamo, da quanto ci ricorda l’avvocato Francesco d’Angelo, che la prima versione delle volontà testamentarie sono state raccolte, sotto dettatura del sacerdote da Maria Lombardi, detta anche “Marietta”, una delle due cugine (l’altra, sorella di Maria, è Elena) che hanno dedicato la loro vita ad assistere il sacerdote. Per quanto ci è dato sapere la stessa è stata da sempre una delle principali consigliere del sacerdote, e quindi anche in questo testo avrà avuto l’occasione di “spronare” don Salvatore in una disanima generale di tutto quanto gli era caro perché il messaggio che ne uscisse fosse quanto più coerente con la sua volontà.

Donato Proto (che ha fornito il pieghevole con la riproduzione del testamento stampato a cura di f.lli Proto Grafiche in Maddaloni nel corso del 1996, che si riproduce nel presente contributo) ci racconta che il testo originario è stato, unitamente allo stesso, dal sacerdote letto, analizzato, emendato, ricorretto e rivisto svariate volte e che, alla vigila del deposito dello scritto presso l’ufficio notarile, la figlia di un collaboratore a cui don Salvatore era molto legato, e a cui esprimeva la massima fiducia, ebbe l’onere e l’onore di dattiloscrivere.

Ad affiancare, quali testimoni, del deposito delle ultime volontà di don Salvatore abbiamo anticipato che vi sono Donato Proto e Plinio Salanti, due molto affezionati e fidati collaboratori volontari di don Salvatore. Il primo sta contribuendo con i suoi ricordi a questa nostra indagine conoscitiva mentre il secondo, nato anch’esso al Cielo anni or sono, ci è testimone e guida per l’impegno profuso di questo studio conoscitivo.

Circa i testimoni, riferisce il nipote di don Salvatore, l’avvocato Francesco d’Angelo, che quando gli fu nota la stesura del testamento e più ancora i testimoni scelti, fermo restando l’apprezzamento e la condivisione per la scelta dei propri collaboratori, non per forza già in luogo di questi ma ad integrazione ritenne manifestare a don Salvatore la opportuna esigenza di far presenziare come testimoni anche il Sindaco della Città di Maddaloni, in quel periodo il sindaco pro tempore era Gaetano Pascarella (poi Senatore, e successivamente Sottosegretario di Stato alla Pubblica Istruzione ed altro) e il Vice Direttore della Fondazione, al tempo Franco La Farina. La sua proposta, che fu fatta in modo molto “accorata”, era avanzata stante la funzione Istituzionale delle figure richiamate anche in base al contenuto del documento testamentario stesso.

Dopo la morte di don Salvatore d’Angelo (di cui qualche particolare interessante emerge anche dal primo articolo del presento progetto d’indagine, vedi articolo) l’apertura del testamento (si ringrazia l’avvocato Francesco d’Angelo per averne fornito copia) avvenne il 26 giugno 2000, sempre presso lo studio del notaio Vincenzo Barletta a Caserta, presenti oltre il notaio, Proto, Salanti e mons. Antonio Pasquariello, “nella qualità di legale rappresentante della Fondazione “Villaggio dei Ragazzi”. Viene allegato, oltre alle volontà testamentarie, il certificato di morte del sacerdote, sbagliato, e letto il testamento.

Nell’immagine che segue si propone la pagina di apertura e lettura del testamento con tutti gli estremi archivistico notarili:

Il certificato di morte, si diceva sbagliato, infatti, il nome della mamma di don Salvatore non è Rosa ma Teresa Tedesco.

Nel primo articolo il sacerdote chiarisce come deve essere organizzata l’evento della sua morte, spiegando che se “dovesse avvenire fuori Maddaloni, la mia salma dovrà essere trasportata direttamente nella casa comune, e cioè, nel cimitero della mia Città”. Ed ancora, “se il decesso avverrà in Maddaloni, tale trasporto dovrà avvenire all’alba, o, comunque, non oltre le ore otto del mattino”. E comunque, “in entrambi i casi, la mia salma, vestita con abito talare e dopo essere stata benedetta da un confratello dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi,  sarà composta in una semplice cassa e riposta nel loculo a me destinato nel cimitero di Maddaloni”.

Si consideri che padre Giovanni dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi di Maddaloni provvederà a benedire la Salma e che il legame con la detta comunità è sicuramente forte e ne è testimonianza una “panca lignea” donata dal sacerdote alla Chiesa della Santissima Annunziata di Maddaloni retta dal detto ordine, presente a centro navata sul lato sinistro della Sala Liturgica della stessa Chiesa.

Don Salvatore, sempre nel primo articolo, formula anche il manifesto chiedendo che non si provveda a fare “alcuna solennità ufficiale o ufficiosa”, segue il testo del manifesto funebre dallo stesso redatto:

don Salvatore ci ha lasciati

chiede a tutti perdono per quanto

non ha fatto o potuto fare

I Ragazzi ed i collaboratori della Fondazione chiedono una preghiera per la sua anima”.

Nel secondo articolo v’è un riconoscimento all’educazione ricevuta, e richiamando le esortazioni dei suoi vescovi Moriondo, Gagnor e Mangino ripropone il suo motto: “Non Chiedere, ma dona – Dona agli altri la gioia di dare”, che riprende il messaggio di don Bosco a cui il sacerdote, riferisce il nipote avvocato Francesco d’Angelo, ha ispirato la sua missione educativa. Non a caso, si ricorda che ogni sera, presente presso la Fondazione a Maddaloni, il suo pensiero prima di andare a dormire era rivolto prima alla statua di San Giovanni Bosco con San Domenico Savio posta all’ingresso e poi v’era il saluto a Gesù nella cappella adiacente lo studio.

Uno spaccato della vita del Villaggio negli anni ’50 è possibile vederlo con il filmato disponibile al link https://youtu.be/fJGx27mhhQY denominato “Fondazione Villaggio dei Ragazzi” della durata di 4,27 minuti; oppure quello disponibile al link https://youtu.be/s7dDt0pqcwo denominato “Fondazione Villaggio dei Ragazzi Maddaloni (CE) alba dell’avvenire” dove “si evince che questa magnifica opera creata da don salvatore d’angelo nel lontano 1947, nell’immediato dopoguerra, ha potuto ridonare a migliaia di ragazzi che la vita aveva spersi, il sorriso per l’avvenire”.

Sempre in questo secondo articolo il sacerdote riferisce che dispone che tutti i suoi eventuali beni siano destinati alla Fondazione, riferisce se per contingenze qualcosa è intestato a lui debba intendersi quale patrimonio della Fondazione Villaggio dei Ragazzi. Ed aggiunge: “Nulla ed a nessun titolo è dovuto ai miei parenti, in qualunque grado di consanguineità, ai miei collaboratori, ai miei amici e conoscenti”.

Con l’articolo terzo chiede che si celebri una messa ai defunti della Fondazione, mentre nel quarto riconosce l’impegno a favore della sua missione della cugina Rosa e delle figlie Maria e Elena, oltre a ricordare i padri guide della sua formazione del Pontificio Seminario francese di Roma. L’articolo quinto è dedicato ai rapporti con la Diocesi, il Vescovo e i Sacerdoti, a tal proposito si ricordi che è stato Presidente dell’Istituto Sostentamento Clero della Diocesi di Caserta, tra le altre cose avocando alla Diocesi la proprietà dell’ex Macrico di Caserta, sui cui nel tempo si è andati poi anche “speculando” volontà di rivalutazione e impiego senza però mai, a quanto sembra, riconoscere il merito a chi ha consentito che ancora oggi si parli di tale area verde a disposizione della Città di Caserta. Il sesto articolo è dedicato ai suoi collaboratori, ovvero ai dipendenti del villaggio, che per l’appunto soleva chiamare collaboratori del Villaggio di cui lui era un volontario. Qui ha modo di ringraziarli per la loro opera.

Il settimo articolo è dedicato ai veri protagonisti del Villaggio, i suoi fanciulli, i suoi ragazzi, ai quali dice: “a tutti voi dico grazie! Mi avete dato l’opportunità di esprimere il valore della solidarietà; mi avete accolto con entusiasmo nel vostro progetto educativo e formativo; mi avete offerto la possibilità di sperimentare fino in fondo il senso della mia vita”.

Altrettanto importante l’articolo ottavo in cui parla dei rapporti con Maddaloni, con i cittadini e i partiti politici. Qui rende noto, per il raggiungimento del bene comune, la trasversalità dei rapporti avuti, manifestando il massimo impegno per gli obiettivi proposti e chiedendo, velatamente scusa, se in qualcosa non è riuscito secondo le altrui aspettative. A seguire v’è l’articolo dell’esecutore testa mentale che sarà don Pietro Farina, Vescovo al tempo del decesso del sacerdote, che nelle prime intenzione di don Salvatore d’Angelo ne sarebbe dovuto essere il successore alla presidenza. In questa parte, come si legge dalla sottostante immagine che ripropone la parte dell’esecutore testa mentale in caso di non conseguimento degli scopi sociali la Fondazione sarebbe stata liquidata e il ricavo, attivo al momento del trapasso del sacerdote, dovrà essere, a cura del Comune, affidato agli studenti meno abbienti. Tutto ciò come si evince dell’articolo 18 al tempo in vigore dello Statuto della Fondazione:

Foto di Antonio Cicchella (Fonte) che riporta come annotazione: “Primi allievi del Villaggio dei ragazzi 1945, ancora senza divise,in questa foto sono presenti: don Stefano Tagliafierro,Michele Zimbardi,Ernesto Pellegrino,mio padre (ndr Michele Cicchella), e pure il vescovo Pietro Farina”.

Foto di Antonio Cicchella (Fonte) che riporta come annotazione: “1943-45 primi allievi del Villaggio dei ragazzi, nel cerchietto mio padre (ndr Michele Cicchella)”.

Dopo la nuova guida della Fondazione a cura dei Legionari di Cristo, cambiando lo statuto, l’articolo 18 non sarà più speculare all’argomento che troveremo all’articolo 20 che così recita:

“Nel caso in cui la Fondazione non dovesse conseguire i suoi scopi o non li potesse più conseguire, per qualsivoglia ragione, la si porrà in liquidazione secondo questi criteri:

Eliminare le passività, il residuo attivo verrà affidato – convertito in titoli di Stato –  al Sindaco del Comune di Maddaloni che, di concerto con il vescovo diocesano, provvederà, mediante l’utilizzazione delle rendite, alle determinazioni delle b orse di studio da distribuire annualmente, ai giovani ed alle giovani maddalonesi che saranno distinte per profitto scolastico e carità cristiana e che si trovino in disagiate condizioni economiche. Il residuo attivo potrà anche essere devoluto ad altri enti che perseguano finalità analoghe o affini dell’Ente ovvero ai fini di utilità pubblica sentito l’organismo di controllo di cui all’art. 3, comma 190, della L. 23 dicembre 1996, n. 662, organismo istituito con DPCM del 26 settembre 2000 ( in G. U. n. 229 del 30 settembre 2000), salvo diversa disposizione imposta dalla legge come previsto dalla lettera f della norma citata”.


Ci si avvia verso la conclusione di queste piccole note con qualche citazione dal testo “Vi racconto il Villaggio” di Giusto Nardi (Edizioni Saletta dell’Uva, Caserta 2015 – disponibile presso la Libreria Paoline di Caserta o presso la Biblioteca Diocesana di Caserta), che da pag 70 a 73  ricorda il giorno della morte (30 maggio 2000) e dei funerali (svoltisi non l’indomani perché destinato a camera ardente nella chiesa ma il 1 giugno allorquando usci dal portone con l’auto carro funebre alle ore 8,10):

…  Sembrava impossibile tanta era la forza  che sprigionava don Salvatore, tanto che tutti lo pensavano immortale …. La salma era stata sistemata alla meglio nella saletta che dava all’ascensore … poi in serata fu svuotata dei banchi la chiesa del Villaggio, intitolata a “S. Maria della Pace”, e il feretro fu sistemato al centro della navata per consentire a tutti di onorarlo e pregare … Nessuna solennità ufficiale o ufficiosa … Io, involontariamente disubbidiente, ho assistito ai funerali dal ballatoio delle scuole in compagnia di un generale della A.M. venuto non sapendo di non poter partecipare. La cerimonia fu tenuta in forma strettamente privata, come prescritto, e la chiesa di “Santa Maria della Pace” era zeppa di amici personali e parenti stretti. Celebrò il rito funebre il Vescovo di Caserta S. E. mons. Raffaele Nogaro, assistito da mons. Antonio Pasquariello, S. E. mons. Pietro Farina e da decine di altri sacerdoti tra cui un altro allievo di don Salvatore e del Villaggio, don Nicola Lombardi.  Era presente il senatore Nicola Mancino, Presidente del Senato, l’onorevole Cirino Pomicino, il sindaco di Maddaloni Gaetano Pascarella e tanti altri anonimi commossi. La commozione del Vescovo Nogaro fu evidente durante tutta la cerimonia funebre. Il feretro lasciò il Villaggio tra due ali di sacerdoti e di allievi che sugli attenti e con la mano sul cuore recitarono la preghiera del Villaggio. La commozione dilagò anche tra la folla che attendeva nella piazza e al Cimitero. Lì, la salma fu benedetta da padre Giovanni, carmelitano e confessore di don Salvatore”. Si è deciso di riportare questi passi al fine di “promuovere” la consultazione di questo testo, in quanto, al di là di quelle che possono essere le posizioni o i diversi ricordi dei fatti, e l’autore da subito si è detto aperto al confronto sui quanto scritto che vuole essere il suo punto di vista, o comunque la sua esperienza interna al Villaggio, esso rappresenta un “tassello” importante sulla strada della conoscenza del sacerdote e del suo Villaggio. Quindi, leggerlo, male non fa, probabilmente bene sì.

Ci apprestiamo dunque a salutare dopo la lettura del presente articolo il lettore de L’Eco di Caserta, che ha così partecipato alla nostra indagine conoscitiva sull’esperienza in vita di don Salvatore d’Angelo. Se ci si è imbattuti in questo articolo senza aver letto i precedenti l’invito è quello di recuperare con l’anticipazione della presente indagine (vedi articolo), con i primi due articoli conoscitivi dell’esperienza di vita di don Salvatore d’Angelo (articolo1 e articolo2) e ancora, perché comunque potenzialmente funzionale all’indagine conoscitiva del sacerdote, l’articolo della Santa Messa di ricordo in occasione del 15° anniversario della Nascita al Cielo (vedi articolo).

Come già chiarito, coscienti del fatto che la figura di don Salvatore d’Angelo sia ancora in gran parte, se non addirittura tutta, da scoprire, abbiamo deciso di portare avanti questa esperienza, indagine, studio, progetto conoscitivo/biografico su e del sacerdote maddalonese. Non ci si aspetta di essere esaustivi e di non cadere, involontariamente in qualche errore storico/testimoniale. La nostra è un indagine che nasce dalle testimonianze dirette ed è supportata, dove è possibile anche da documentazione. Sarà dato modo a chi vorrà, in esito alla programmazione degli articoli di replicare, integrare, chiarire etc elementi emersi nel corso della fase di presentazione delle testimonianze sotto forma di articoli. Ci si augura che il libero e “gratuito” lavoro d’indagine venga accolto per quello che è e non si tenti di strumentalizzare i contenuti dei “tributi” storici di cui alle testimonianze per “accuse” o “denunce” “gratuite”. Non è questo il nostro intento, anzi, se questo studio di indagine può essere utile a far conoscere l’opera prediletta di don Salvatore d’Angelo e favorirne lo sviluppo certamente ne saremo contenti e onorati di aver potuto un “piccolo contributo” a far conoscere la storia e l’importanza di una istituzione che si avvicina ai settant’anni di vita.

Si è deciso di creare il presente account di posta ricordodidonsalvatore@gmail.com dove poter ciascuno fornire testimonianza, testuale e fotografica se opportuna, etc., dove sarà comunque necessario riportare i dati e i recapiti di chi scrive per opportuno contatto.