MADDALONI (Caserta) – Il 30 maggio 2000 nasceva al Cielo don Salvatore d’Angelo, stimato sacerdote maddalonese fondatore della “Casa del Fanciullo”.

Da tempo è desiderio del direttore de L’Eco di Caserta dedicare uno speciale all’uomo e al sacerdote che, indipendentemente dalle posizioni, dai rapporti e dalla lettura storica sociale o politica della sua vita, ha caratterizzato, influenzato cinquant’anni di storia maddalonese e casertana (questa idea è stata resa nota qualche giorno fa, vedi articolo). L’occasione del 15° anniversario della nascita al Cielo (30 maggio 2000- 30 maggio 2015) è propizia per realizzare e presentare questo studio d’indagine, progetto conoscitivo, condivisione di una esperienza, analisi cronistoria di un personaggio, o come meglio il lettore la vuole chiamare.
Innanzitutto si riportano per sommi capi i riferimenti biografici diffusi a seguito del decesso del sacerdote (integrati con delle specifiche e arricchiti di elementi che saranno sviluppati nel corso dell’indagine) che è avvenuta nella città natale, Maddaloni, il 30 maggio 2000 nella tarda mattinata-primo pomeriggio, ovvero all’incirca alle 13. Nella prima mattinata il sacerdote aveva incontrato il giornalista Antonello Velardi (al tempo vice direttore del “Corriere del Mezzogiorno / Corriere della Sera”; ora caporedattore centrale de “Il Mattino”) con i colleghi Gimmo Cuomo e Angelo Agrippa, con cui aveva chiacchierato a lungo.
Dopo aver salutato i giornalisti, il sacerdote ritorna alle sue attività e a un certo punto, circa un’ora dopo, si accascia nel salone a terra, e vani saranno i tentativi di salvataggio. Questi tre giornalisti sono in pratica l’ultimo incontro pubblico di don Salvatore – come si evince dalle testimonianze dell’avvocato Francesco d’Angelo e di Donato Proto – e lo stesso Velardi ricorderà l’indomani, sul Corriere del Mezzogiorno, quegli attimi. Don Salvatore, in questo modo, con la sua dipartita lascerà nello sconforto non solo la cittadina casertana ma di tatti altri già cittadini oriundi in Italia e all’Estero.
Prima di iniziare questa “passeggiata nella memoria” va chiarito che facendo l’indagine conoscitiva, aperta a chiarimenti, approfondimenti e correzioni, non essendo noi redattori impegnati in quest’attività immuni dall’errore, autonomo o indotto, in base alle testimonianze e ai documenti forniti, don Salvatore d’Angelo si firmerà inizialmente con il cognome “D’Angelo”, con la D maiuscola, però nel corso degli anni giunge, fino al periodo finale della sua esistenza in vita, ciò cambierà, infatti, si firmerà con il cognome “d’Angelo”, ovvero con la d minuscola. In effetti non vi è errore, come ci ricorda il nipote, l’avvocato Francesco d’Angelo, ma vi è stata una procedura giudiziaria di un parente che ha richiesto e ottenuto il cambio del cognome all’anagrafe. Probabilmente (non c’è dato sapere il motivo sostanziale) la richiesta è nata per ripristinare un errore di trascrizione dei documenti anagrafici nel tempo.
Primi elementi biografici.
Salvatore d’Angelo, di Domenico e Tedesco Teresa, nasce a Maddaloni il 25 gennaio 1920 avviandosi agli studi di Seminario, su insistenza ed incoraggiamento del suo padre spirituale e parroco don Giuseppe Santonastaso. Negli anni frequenterà i seminari di Caserta e di Benevento prima di trasferirsi nel 1934 a Roma. A Roma giunse, per le sue doti, chiamato al seminario francese dal cardinale Luigi Maglione, poi nominato Segretario di Stato del Vaticano. Sappiamo che nel seminario francese rimane otto anni, conseguendo nel frattempo il baccellierato in filosofia e la licenza in sacra teologia presso la Pontificia Università Lateranense il titolo di baccelliere in utroque iure.
Dalle note biografiche, che con questa indagine conoscitiva si andrà ad integrare e contestualizzare, si apprende che nel periodo degli studi romani, e fino alla fine degli anni quaranta, frequenta gli ambienti cattolici più accreditati, in particolare della Fuci, dell’Incas e dei Paoloni.
Don Salvatore d’Angelo salva la vita a Dino Grandi.
Nell’ambito dell’azione antifascista, ed anche su incarico del Seminario francese, come ci ricorderà nel corso dell’indagine l’avvocato Francesco d’Angelo, salverà la vita a Dino Grandi, all’uomo che fece cadere il duce Benito Mussolini (Chi era Grandi? Fonte 1 Fonte 2).

Infatti, come riferisce il nipote di don Salvatore, l’avvocato Francesco d’Angelo, e la storia ci conferma, con l’invasione alleata della Sicilia nel luglio 1943 si complico la situazione in Italia e così Grandi ebbe il pretesto per rovesciare Mussolini, infatti, riuscì a fare in modo che il Re Vittorio Emanuele III con il Gran Consiglio del Fascismo del 25 luglio 1943, con una sua mozione, recuperasse i suoi poteri costituzionali così da deporre Mussolini. Dopo aver vinto la mozione Grandi, e il mandato di arresto del Re per Mussolini subentrò Pietro Badoglio il quale non era cordiale a Grandi, che era ancora visto come un pericoloso e intrigante fascista. Quindi, Grandi, credendosi in pericolo sia dagli Alleati che dai nazisti fuggì in Spagna nel mese di agosto del 1943. Come, prelevato dai d’Angelo con un camion, pernotto e si rifocillò in casa dei genitori del sacerdote, in via troiani, dove nacque il sacerdote stesso, e l’indomani, dopo una abbondante colazione a base di uova, fu accompagnato al porto per la partenza in Spagna (Fonte). Per tutti Grandi, nel corso del viaggio, fatto con don Salvatore a fianco al guidatore e il politico nascosto nel cassettone coperto, era “l’Avvocato”, solo l’indomani la stampa chiarì a genitore e fratello del sacerdote, coinvolti in questa “missione” con la madre che si preoccupò in casa di riservare ogni cura, chi era l’Avvocato.
La frequenza e collaborazione nella FUCI e il Sacerdozio.
Per via delle quotidiane frequentazionidi cui prima, avrà continui contatti, tra gli altri, con don Luigi Sturzo, Alcide De Gasperi e Aldo Moro, oltre che l’amico storico Giulio Andreotti. In particolare è da sottolineare il periodo in cui frequenterà e collaborerà con la Fuci dove fu presidente Aldo Moro dal 1939 al 1941 su candidatura dell’amico don Giovanni Battista Montini (poi Papa Paolo VI) che era assistente spirituale del sodalizio studentesco universitario, successe ad Aldo Moro nello stesso incarico Giulio Andreotti. Furono questi gli anni in cui si andavano meglio consolidando i rapporti tra don Salvatore e le persone che nel tempo hanno ricoperto i più alti incarichi vaticani.
Sempre in questi anni, che in se rappresentano gli anni storicamente più importanti dell’uomo Salvatore d’Angelo, prima dell’esperienza sacerdotale a cui verrà dedicata la necessaria fare di approfondimento, stando a Roma, frequenta, anche, in Vaticano il corso di biblioteconomia tenuto da De Gasperi e di cui è allievo anche Giulio Andreotti. Qui ne nasce, allora, un’amicizia solidissima che si è rinsaldata negli anni.
Salvatore d’Angelo viene ordinato sacerdote il 31 marzo 1945 a Roma, nella chiesa Cattedrale di Roma, Basilica Pontificia Maggiore di San Giovanni in Laterano. E la sua prima messa vedrà quale chierico Alcide De Gasperi. A distanza di qualche giorno alla prima messa, del neo don Salvatore d’Angelo, celebrata a Maddaloni il 3 aprile 1945, nella chiesa dell’Immacolata Concezione, detta dei Cappuccini (per la precedente presenza dei padri francescani), intervengono gran parte dei colleghi del seminario francese e gli amici conosciuti durante la permanenza romana, tra i quali lo stesso Andreotti che gli fungerà da chierico per la sua prima messa a Maddaloni.
Una interessante testimonianza del giornalista Franco Tontoli, sul Corriere del Mezzogiorno (vedi articolo) ci contestualizza questo momento:
“Il sacerdote maddalonese tornò in Vaticano al Seminario Francese e dopo la laurea fu inviato a Parigi a far da scrivano al Nunzio Apostolico che era Angelo Giuseppe Roncalli, il futuro papa Giovanni XXIII. Non ci stette molto in Francia don Salvatore, il richiamo della Maddaloni e dei ragazzini affamati e scalzi, ne determinò la decisione: niente carriera diplomatica. E nella caserma bombardata che oggi è il Villaggio fondò la «Casa del fanciullo». Era il 1947, da Roma Giulio Andreotti indirizzava aiuti, favoriva provvedimenti governativi per l’istituzione educativa che cresceva”.
Giunto a Maddaloni dopo l’ordinazione sacerdotale, animato dallo spirito di ricostruzione di cui alle sue frequentazioni romane lascia volutamente l’avvio di quella che sarebbe sicuramente stata una più che dignitosa carriera ecclesiastica vaticana per dedicarsi alla sua Maddaloni. Infatti, decide subito di rinunciare a qualsiasi carica nell’ambito ecclesiastico (rifiutando poi la nomina a Vescovo durante la festa del suo venticinquesimo anno di sacerdozio, cui partecipa il sostituto della Segreteria di Stato, cardinale Giovanni Benelli, collega di seminario, e alla quale interviene telefonicamente anche papa Paolo VI).
Don Salvatore d’Angelo, dunque, si dedica così interamente all’attività di assistenza all’infanzia abbandonata e così nell’estate del 1947 avvia una colonia estiva per i ragazzi orfani di Maddaloni. Con il mese di novembre del 1947 don Salvatore decide di “requisire” la caserma di origini borboniche “Nino Bixio” di Maddaloni, già palazzetto dei Conti e poi Duchi Carafa che era stata abbandonata dopo la guerra, e lì installa il quartier generale delle sue attività. Nasce così la “Casa del fanciullo” che crescerà in modo esponenziale negli anni fino a diventare Fondazione Villaggio dei Ragazzi, con riconoscimento di ente morale nel 1975.

Contestualizzazione storica dagli studi di Francesco d’Orologio.
Prima di proseguire nel dettaglio biografico si riporta un passo de “Aspetti della vita amministrativa di Maddaloni tratti dalle delibere comunali dal 1900 al 1950” di Francesco d’Orologio (edito a Maddaloni nel 2007) dove a pagina 18 si legge: “Nel referendum del 2 giugno 1946 ci fu nella nostra città una netta preponderanza degli schieramenti monarchici i quali ebbero oltre l’ottanta per cento dei consensi. Continuando nella politica di risanamento nel 19 ottobre del 1946 l’Amministrazione comunale per ragioni sociali, igieniche ed economiche, com’era già avvenuto in altre città, dovette affrontare il problema delle case popolari. Di conseguenza il Consiglio comunale approvò la fondazione dell’Istituto autonomo delle case popolari, riservandosi la facoltà nella scelta delle aree da adibire a tale uso. Nel mese di novembre fu preparato il programma dei lavori pubblici per danni di guerra e per dar sollievo alla disoccupazione. Per non aver ricevuto alcun sussidio nel 1947 alcuni disoccupati insorsero contro l’Amministrazione provvisoria. La Giunta per sedare la rivolta ricorse alla forza pubblica; intervenne un plotone di carabinieri che oltre ad usare il cinturone ed i calci dei loro moschetti ricorsero ai gas lacrimogeni. Negli scontri si ebbero da ambi le parti alcuni feriti e contusi. Entra in scena il rev. D’Angelo Salvatore che nell’ottobre del 1947 fece istanza per ottenere l’autorizzazione ad occupare per fini educativi parte dell’ex caserma Bixio. Nello stesso anno con le ferite ancora aperte inferte dalla lunga e disumana guerra Don Salvatore, spinto dal fervore della carità di contribuire alla “ricostruzione”, si dedicò con tutte le sue energie all’educazione dei bambini più poveri e privi d’affetto. Li curò nel corpo e nell’animo dando loro un letto, un piatto ed una parola buona. Dalla colonia elioterapeutica del ’47, prima iniziativa destinata a svilupparsi subito in un piccolo centro di addestramento agrario all’istituzione delle scuole elementari e medie, alla creazione della banda musicale e all’Istituto Magistrale e Liceo linguistico il passo è stato breve”.
In relazione alla colonia va riferito che inizialmente don Salvatore organizzò la colonia nella stessa Caserma Bixio dove i bambini accolti la mattina venivano consegnati alle famiglie in serata e qui intrattenuti con giochi e altre attività tipiche di una colonia estiva. Successivamente la sede della colonia fu una struttura di San Mauro a Mare nell’Emilia Romagna, attiva sicuramente negli anni ’60, ovvero la stessa regione che ospiterà il Villaggio dei Ragazzi presso la colonia, quella attuale, di Torre Pedrera a Rimini.

L’Assistenza all’Infanzia.
Circa la funzione sociale, assistenziali ed educativa, negli anni del dopo guerra, di don Salvatore d’Angelo e della sua “Casa”, poi “Villaggio”, a Maddaloni, così come a Caserta si andava sviluppando l’esperienza di don Mario Vallarelli con il suo “Orfanatrofio di Sant’Antonio”, è indicativa e rappresentativa il coinvolgimento di quella che poi sarà la Fondazione “Villaggio dei Ragazzi” nel Convegno a Caserta degli orfani di guerra, il 27 gennaio 1952, promosso dalla Provincia di Caserta alla presenza dell’onorevole Giulio Andreotti, che dopo la messa nella Cattedrale di Caserta e il Convegno con l’incontro degli Orfani (Cine- Teatro San Marco di Caserta?) visiterà il Villaggio dei Ragazzi a Maddaloni con una serie di autorità tra cui Giovanni Leone, poi capo dello Stato. Per la fonte della testimonianze fotografiche vedasi link.
Sono presenti numerose autorità civili e religiose tra cui Andreotti e Leone; sul palco sono schierati gli orfani di guerra; in alto, una grande scritta “Viva l’Italia”; ad un lato del palco si vede un carabiniere in alta uniforme; sono esposte bandiere italiane ed il gonfalone dell’associazione orfani di guerra della provincia di Caserta.
Andreotti visita il laboratorio di sartoria femminile presso il Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni
Andreotti, accompagnato da un gruppo di autorità, passa in rassegna i ragazzi del Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni schierati in suo onore
In questa foto compare anche un giovanissimo don Mario Vallarelli
Andreotti, accompagnato da don Salvatore d’Angelo, visita il Villaggio dei ragazzi di Maddaloni
Altre note biografiche: Solo Dio mi fermerà.
Circa l’esperienza della “Casa del Fanciullo”, poi “Villaggio dei Ragazzi” e infine “Fondazione Villaggio dei Ragazzi”, nel 1957 viene girato a Maddaloni un film per la regia di Renato Polselli, distribuito dalla Titanus in tutto il mondo, dal titolo “Solo Dio mi fermerà”, dedicato all’opera di don Salvatore. Tra gli interpreti: Lea Padovani e Gerard Landry (nel ruolo del protagonista).
Wikimedia Italia dedica alla produzione una scheda (vedi scheda) dove la trama riportata è la seguente:
“In una sera di pioggia Don Salvatore d’Angelo incontra Nottola, uno sbarazzino che, avendo perduto i genitori, vive solo. Egli s’interessa al piccolo ed in breve è indotto a dedicare le sue cure ad un gruppo di ragazzi sbandati. Malgrado l’avversione di alcuni anticlericali e la scandalizzata alterigia di alcune bigotte il Sacerdote pensa ad una nuova opera per la quale riceve i primi aiuti dal padre, dapprima contrario all’iniziativa. Il maresciallo dei Carabinieri gli è amico e lo difende quando può; altri aiuti gli consentono di adattare al fini della sorgente istituzione una vecchia caserma abbandonata e il numero dei ragazzi cui provvede, aumenta sempre più. In qualche attimo fugace è preso dallo scoraggiamento e vorrebbe rinunciare all’iniziativa; ma subito l’amore per i giovani abbandonati ha il sopravvento. La popolazione apprezza ed ammira il “Villaggio dei ragazzi”, e quando un incendio doloso lo devasta, concorre alla sua ricostruzione. Si dà anche il caso che, per effetto della nuova istituzione, qualche mamma o qualche parente sia portato a riconoscere i propri doveri. Un giorno però si fa viva l’autorità militare, che vuole riavere la caserma; ma l’accorrere della popolazione, richiamata dal vivace Nottola, dimostra la necessità dell’opera ormai sviluppata e fa cambiare idea ai responsabili”.
Scheda del Film “Solo Dio mi fermerà” – Titolo originale: Solo Dio mi fermerà; Lingua originale: italiano; Paese di produzione : Italia; Anno: 1957; Durata: 94 min; Colore: B/N; Audio: sonoro; Genere: drammatico; Regia: Renato Polselli; Sceneggiatura: Renato Polselli; Casa di produzione: Edera Film; Fotografia: Ugo Brunelli; Montaggio: Guido Bertoli; Musiche: Felice Di Stefano e Scenografia: Vittorio Valentini. Interpreti e personaggi, Vittorio André, Claudio Biava, Mimo Billi, Pina Branchetti, Miranda Campa, Bruno Carotenuto, Memmo Carotenuto, Ada Colombo, Adalgisa Colombo, Giulio Donnini, Piero Giagnoni, Tina Gloriani, Philippe Hersent, Edilio Kim, Gérard Landry, Carlo Lombardi, Lea Padovani, Marcello Prando, Astrid Recher, Olga Solbelli, Erminio Spalla, Nora Visconti, Giancarlo Zarfati, Michele Cerreto.

Dopo pochi mesi dalla produzione del Film, che don Salvatore negli anni ’70 fece ritirare, la cui scelta è motivata dal nipote Francesco d’Angelo come aspetto della sua timidezza, ci sarà una sorpresa editoriale. Infatti, in Francia, viene pubblicato un libro dal titolo “Dieu seul m’arretera”, scritto da Hervé Le Boterf. Le foto che illustrano questo libro sono tratte dal film solo fermarmi Dio, scritto e diretto da Renato Polselli.
Riconoscimenti.
Nel corso della sua esperienza umana, sacerdotale, educativa e politica la sua persona è stata oggetto di numero voli riconoscimenti e attestati di stima, tra i tanti si segnala che il 2 giugno 1961 riceve il diploma di benemerito della scuola, della cultura e dell’arte con la relativa medaglia d’oro. A Natale dello stesso anno riceve a Milano la Stella della bontà per l’instancabile opera a favore dell’infanzia abbandonata.
Incarichi e ruoli di responsabilità, mediazione e consiglio sono stati all’ordine del giorno per don Salvatore d’Angelo che si ricorda, prioritariamente, essere stato Assistente provinciale delle Acli in provincia di Caserta fin dalla fondazione. Ha svolto un’intensa attività politica nelle fila della Dc di Maddaloni: eletto consigliere comunale fin dal 1956 con larghissimi suffragi ricoprendo l’incarico di assessore ai lavori Pubblici (ha concluso il suo impegno attivo negli anni novanta con la carica di segretario cittadino della DC), e tra i tanti si segna la sua guida presidenziale dell’Istituto Sostentamento Clero della Diocesi di Caserta.
Molti sono i riconoscimenti avuti da don Salvatore tra cui due Americani: uno della National Italian American Foundation (presieduto a quanto sembra da un oriundo di Piedimonte Matese – Caserta) e l’altro è quello della Catholic University of America di Washington. In relazione a questa occasione don Salvatore, ricorda Donato Proto, fece fare un video ed un opuscolo e si avvio oltreoceano, per rittirare il premio, non in veste talare ma Clergyman (sembra prima o comunque una delle rarissime volte in cui ciò è avvenuta) provocando un sorriso collettivo, alla sua discesa dall’appartamento, che con il suo fare “autorevole” ha subito stoppato.
La Comunicazione
Notevole è stata l’attenzione che don Salvatore ha voluto dedicare alla comunicazione anche con il “Centro Grafico Editoriale Villaggio dei Ragazzi”, con la Tipografia interna, sempre attento a “immortalare” eventi così come l’attenzione alla memoria fotografica e “video” (anche sembra non esista un vero e proprio archivio organizzato con tutto il materiale prodotto in oltre 50 anni di Fondazione). Don Salvatore non era avaro di far “figurare” su testate giornalistiche nazionali la sua “Fondazione”, ricordo intere pagine su “Avvenire”, e comunque l’abnegazione per le due testate giornalistiche della stessa “Il Corriere della Campania” e “Il Villaggio dei Ragazzi”. La cura delle relazioni, e quindi la promozione della sua opera, era alla base del suo “donare agli altri la gioia del donare” che doveva obbligatoriamente passare per la conoscenza dell’Opera a cui donare. Molta attenzione, fuoriesce dalle testimonianze su di lui, era riversata nel ricordare le ricorrenze e fare gli opportuni auguri (e maniacale attenzione nel rispondere a quelli ricevuti), che nel caso delle “Feste Comandate”, su suggerimento di Donato Proto, negli ultimi anni prevedevano una grafica del Maestro Crescenzo Del Vecchio Berlingieri, a dimostrazione della cura per la Cultura, nelle sue diverse sfaccettature, che aveva don Salvatore.
L’opera principale di don Salvatore d’Angelo resta il “Villaggio dei Ragazzi”, la sua Fondazione, alla quale ha dedicato ogni sforzo, e che, dopo la morte, allo stesso è stato dedicata.
Nella conoscenza del sacerdote, attraverso le testimonianze di queste settimane si evidenzia la maniacale attività di controllo generale su ogni aspetto dell’amministrazione e della gestione della Fondazione, con tanto di lettura serale dei registri e ritiri delle chiavi dei tanti e tanti catenacci distribuiti nelle diverse sedi. Meticolosa, ricordano tanti (che negli ultimi tempi, testimonia Donato Proto, si ridusse a un mero visto per via dei malesseri che lo interessavano e per la stanchezza oramai giunta a livelli notevoli), era la sua analisi di ogni voce con note a rimando: “visto”, “ok”, “conferire”, “chiarire”, etc.. Don Salvatore, era così attento, in quanto riteneva importantissima la cura dei suoi “fanciulli”, dei suoi “ragazzi” senza i quali in Villaggio non aveva senso di esistere e che la presenza dei “collaboratori”, ovvero dei dipendenti, era funzionale solo a questi, così come l’opera dei volontari, dove il primo era lui.
L’opera, vista l’importanza all’educazione di cui aveva cura don Salvatore d’Angelo, ha avuto un centro professionale di avviamento poi trasformato alla fine in Istituto Tecnico Industriale per l’Elettronica e per l’Informatica, un Liceo Linguistico dagli anni ’70 (e poi un Istituto Superiore per Interpreti e Traduttori) e negli anni ’80 una scuola materna, mentre da subito o quella che sarà la Fondazione avrà una Scuola Elementare e una Scuola Media pubblica e interna per uso degli ospiti del Villaggio, annessa al Villaggio stesso. Ed ancora un Istituti Tecnico Aeronautico con indirizzi per la navigazione aerea e l’assistenza alla navigazione aerea. Negli ultimi decenni della permanenza degli Istituti in loco sarà aperta anche ad esterni. Successivamente alla morte di don Salvatore vi saranno anche altre istituzioni scolastiche istituite.
Per fotografare la Fondazione “Villaggio dei Ragazzi”, nel giorno della nascita al Cielo di don Salvatore d’Angelo si veda il prospetto di presentazione, di illustrazione di quello che ne è il fine educativo e formativo, estratto dal depliant distribuito a metà maggio 2000 in occasione del “Giro d’Italia” (accuratamente ritrovato nel mio personale archivio documentale su e di Maddaloni):

Nel corso delle interviste conosceremo molti aspetti della personalità di don Salvatore d’Angelo e della sua forza di carattere, e della sua capacità viva anche nella dinamicità e mobilità, in cui era nota la sua proverbiale attività motoria con la sua auto, almeno fino alla fine degli anni ’60 allorquando, a seguito di un incidente, sulla strada per la colonia estiva, decise di non guidare più e quindi di dotarsi di un autista. Autista storico è stato, ricorda il nipote Francesco d’Angelo, Giuseppe Olino anche se negli ultimi tempi sarà anche accompagnato dal suo collaboratore Donato Proto.
La fiducia in quest’ultimo è unica al punto che tra le sue ultime volontà ci sarà quella di essere accompagnato da questi e solo da questi al Cimitero. E così fu. Infatti, il giorno delle esequie la salma sarà in un’auto e oltre l’autista della ditta f.lli Iorio di Maddaloni solo Donato Proto, nella stessa auto al posto del passeggero davanti, accompagno don Salvatore al Cimitero di Maddaloni.
Per non annoiare il lettore, l’articolo di apertura di questa indagine, studio, conoscenza storica su don Salvatore d’Angelo, la si divide in due contributi, di cui questo è il primo. Seguirà poi un articolo sulle ultime volontà e una serie di interviste, anche con il coinvolgimento di testimoni, in ordine sparso, per non annoiare il lettore.
Prima di salutare il lettore si rimanda alla riflessione in base alla quale ad oggi di don Salvatore bibliograficamente abbiamo: la testimonianza di don Michele Tagliafierro ad un anno dalla morte su “Avvenire – Caserta 7”, poi ripreso sulla rivista diocesana “Vita Diocesana” nel primo numero dell’ottobre 2001; un’opera a firma dell’amministratore pro tempore di Nunzio Cappuccio (edita nel periodo 2007-2008) di cui ha avuto modo di parlarmi l’avvocato Francesco d’Angelo (di cui non conoscevo l’esistenza e che sicuramente sarà interessante approfondire negli articoli che seguiranno) ed infine l’opera di Giusto Nardi in cui don Nicola Lombardi fa una presmessa presentazione su don Salvatore e il Villaggio degno di nota (per l’opera vedasi la cronaca della presentazione). Altre testimonianze indirette su don Salvatore e di don Salvatore fuoriescono da testi di cronaca storia in genere (ad esempio si fa riferimento alle testimonianze a firma di Salvatore Cardillo in M. Schioppa, Aniello Barchetta. Note biografiche sul violinista compositore, Maddaloni 2001).
Si riportano prima della chiusura dell’articolo delle espressioni in ricordo e descrittive su don Salvatore emerse durante la presentazione del libro di Nardi del 30 aprile 2015 a cura del Vescovo emerito di Caserta mons. Raffaele Nogaro:
Don Salvatore era un “creatore di vita nuova e di tempi nuovi”, e che “sapeva creare la storia”. Aggiungendo che “nella nostra terra bisogna ricordare queste figure esemplari”. Nogaro ha poi aggiunto che “l’invidia verso le persone che fanno del bene è altissima”, e in più don Salvatore aveva “una personalità straripante, che dava l’impressione di invadere strade altrui”.

Come più volte chiarito, anche nella anticipazione della presente indagine conoscitiva (vedi articolo) il presente contributo è funzionale alla ricostruzione della memoria storica di don Salvatore d’Angelo e se in qualche modo si è caduti in errore o imprecisione si è aperti a “sistemare”, se è necessario (alla luce del fatto che continuando nel tempo le interviste sarà possibile anche rettifiche, chiarimenti in corso d’opera), e rendere “alla luce del sole” la verità storica che merita essere conosciuta. Si è deciso di creare il presente account di posta ricordodidonsalvatore@gmail.com dove poter ciascuno fornire testimonianza, testuale e fotografica se opportuna, etc., dove sarà comunque necessario riportare i dati e i recapiti di chi scrive per opportuno contatto.

L’occasione del presente articolo è comunque propizia per ricordare che in occasione del 15° anniversario della dipartita di don Salvatore D’Angelo ( 30 maggio 2000 – 30 Maggio 2015), la Fondazione Villaggio dei Ragazzi “don Salvatore d’Angelo”, tutta, si appresta a ricordare la grande figura del suo fondatore con una celebrazione religiosa, di cui è stato appena reso noto che sarà presieduta da S.E. Mons. Giovanni D’Alise, Vescovo di Caserta, e che avrà luogo sabato 30 Maggio, alle ore 10.30, nella Chiesa di Santa Maria della Pace, ubicata all’interno della Fondazione Villaggio dei Ragazzi “don Salvatore d’Angelo”.

