Maddaloni, Cronaca di una presentazione…’Vi racconto il Villaggio. Come l’ho visto e come lo vedo’

MADDALONI (Caserta) – Nelle scorse settimane a Maddaloni, nella Sala “Chollet” della Fondazione Villaggio dei Ragazzi “don Salvatore d’Angelo” in piazza Matteotti si è tenuta la presentazione del libro “Vi racconto il Villaggio. Come l’ho visto e come lo vedo” dell’ing. Giusto Nardi, preside, per ben 27 anni, presso la Fondazione Villaggio dei Ragazzi,  nonché ex Direttore generale della omonima Fondazione.

 

L’evento, dello scorso 30 aprile 2015, è stato promosso dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose “San Pietro” di Caserta.

Il libro con questo appuntamento giunge alla sua seconda presentazione. La prima si ebbe nella Sala Conferenze della Biblioteca Diocesana di Caserta lo scorso martedì 31 marzo 2015.

La data del 31 marzo 2015 (Roma 31 marzo 1945) è particolarmente importante perché ricorda il 70° anniversario dell’ordinazione sacerdotale di don Salvatore d’Angelo ed infatti, l’opera è dedicata a tale anniversario.

Il perché della prima presentazione a Caserta, nel corso della serata viene spiegato dall’autore, l’ing. Nardi, il quale, oltre a ribadire, che salvo le tematiche illustrate su scorta documentale citata, l’opera vuole essere un suo personale contributo alla ricostruzione delle vicende storiche della Fondazione e quindi, l’opera non vuole dunque essere “verità” assoluta ma aperta a confronti. Proprio per consentire il confronto, che è voluto lasciare disponibile per la presentazione “in casa” cioè nella sede della Fondazione maddalonese, presso questa la presentazione è avvenuta in seconda istanza ed a un mese di distanza dalla prima presentazione.

Chi ha preso parte alla presentazione? Oltre una nutrita, ma non quanto si aspettava, rappresentanza della cittadinanza, forse anche perché in massa vi è stata l’adesione alla prima presentazione del 31 marzo 2015, rappresentanze sindacali e gli invitati a tavolo di presidenza da don Nicola Lombardi, organizzatore dell’evento. Il tavolo di presidenza è stato così formato:

  • don Nicola Lombardi, direttore dell’ dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose “San Pietro” di Caserta, moderatore, che ha curato anche l’introduzione al testo;
  • ing. Rosa De Lucia, Commissario Straordinario della Fondazione Villaggio dei Ragazzi “don Salvatore d’Angelo”;
  • mons. Raffaele Nogaro, Vescovo Emerito di Caserta;
  • mons. Antonio Pasquariello, già Vicario Generale della Diocesi di Caserta nonché presidente della Fondazione Villaggio dei Ragazzi “don Salvatore d’Angelo” nel periodo 2000-2001;
  • dott. Michele Piombino, consulente nominato dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere per la composizione della crisi di sovraindebitamento della Fondazione Villaggio dei Ragazzi “don Salvatore d’Angelo”;
  • ing. Giusto Nardi, autore dell’opera, preside per ben 27 anni nonché ex Direttore Generale della Fondazione Villaggio dei Ragazzi “don Salvatore d’Angelo”.

Oltre ai relatori sono intervenuti, dal pubblico, alcuni dipendenti nonché rappresentanti sindacali e una nipote del defunto don Salvatore d’Angelo.

Foto gentilmente concessa da Lello Nuzzo che si ringrazia.

In oltre, vi è stato, l’interveto della prof.ssa Margherita Lanna in qualità di Presidente dell’Associazione “Amici del Villaggio”.

Foto gentilmente concessa da Lello Nuzzo che si ringrazia.

Al di là della cronaca in sé della serata va rilevato che da più parti vi sono dei malumori e delle ammissioni, in modo indistinto. Naturalmente, questi “indici puntati” e “mea culpa” non sono legati alla gestione/amministrazione attuale ma sono stati contestualizzati per lo più nel periodo di passaggio della gestione, all’indomani della morte di don Salvatore d’Angelo.

Tra le prime battute vi è l’invito di don Nicola Lombardi a recitare insieme alla platea la “preghiera del Villaggio” (a tal fine i presenti vengono invitati a prendere il testo e ad aprirlo a pag. 23 per seguire il testo).

L’evento viene aperto dal saluto di don Nicola lombardi che dà subito la parola a mons. Nogaro proponendogli di rispondere al quesito che si pone l’autore del libro (pag. 22 del testo) in cui lamenta una mancanza di “crepa”, ovvero apertura tra don Salvatore e il Vescovo pro tempo, cioè Nogaro, che, probabilmente, avrebbe potuto prospettare scenari diversi rispetto a quelli consolidatisi attualmente.

Nogaro, scherzosamente, ha riferito con don Nicola aveva posto una domanda da “processo” sul rapporto del Vescovo con don Salvatore d’Angelo.

Sempre Nogaro, ad inizio intervento, parlando di don Salvatore d’Angelo ha detto che è stato un “creatore di vita nuova e di tempi nuovi”, e che “sapeva creare la storia”. Aggiungendo che “nella nostra terra bisogna ricordare queste figure esemplari”. Continuando il Vescovo sottolinea come fino alla pubblicazione di Nardi non si era scritto su don Salvatore d’Angelo e che è “questa operazione di verità”, e che forse per perpetrare la conoscenza di don Salvatore forse sarebbe stato doveroso preoccuparsi anche nel passato di ricordare il sacerdote maddalonese. Il messaggio non era rivolto a Nardi ma posto in senso generale data l’importanza della persona e l’oblio biografico editoriale successivo alla sua morte.

Nogaro ha poi aggiunto che “l’invidia verso le persone che fanno del bene è altissima”, don Salvatore aveva “una personalità straripante, che dava l’impressione di invadere strade altrui”.

A questo punto il Vescovo Nogaro, riferendosi sia a don Salvatore che a don Nicola Lombardi dice che il secondo, il giovane sacerdote vissuto all’ombra di don Salvatore e del suo Villaggio, è il “discepolo che egli ama”.

Ritornando al tema della Fondazione, nel dare la risposta di cui al testo di Nardi, richiamata dal moderatore don Lombardi, chiarisce di aver fatto tutto quanto era in cuor suo per il bene della Fondazione, ed ancora esordisce dicendo “Io non sapevo che il Villaggio avesse una possibilità di ripresa … sentivo dei rilievi su una eventuale decadenza” oggi invece si ricrede avendo riscoperto invece un centro di prestigio di altissimo valore. A tal fine aggiunge che serve un “leader, che non deve mollare” uno come don Nicola Lombardi (chiarendo che non spetta a lui la proposta ma è questo il consiglio che darebbe a chi è titolato alla scelta) che vede come valida guida a succedere a don Salvatore d’Angelo nella gestione della Fondazione.

A questo punto terminato il primo intervento di mons. Nogaro, il moderatore don Nicola Lombardi, riprendendo la proposta della sua guida alla Fondazione  avanzata da Nogaro ci tiene a precisare che è gratuito il suo impegno e che non ha mire in tal senso.

Seguendo, sempre don Nicola in qualità di moderatore, dà la parola a mons. Antonio Pasquariello, primo successore di don Salvatore e a cui è stata affidata la guida dell’opera maddalonese nei primi otto mesi di vita.

Don Antonio, oltre a ribadire la “fede grandissima di don Salvatore d’Angelo” ha ricordato che di fatto si è occupato della guida del Villaggio da subito dopo la morte di don Salvatore d’Angelo anche in virtù del suo ruolo di vicario generale e poi della sua nomina alla Presidenza (fuoriuscita dalla terna presentata il 6 giugno 2000: don Michele Tagliafierro, don Antonio Aragosa e don Antonio Pasquariello, poi ratificata il 12 giugno di quello stesso anno dal Cda, anche se il Presidente Andreotti era orientato su don Michele Tagliafierro). Mons. Pasquariello ha ricordato il giorno  della morte e quello dell’esequie di don Salvatore così come la lettura immediata dello statuto, e quindi anche del testamento, subito dopo le esequie. Lo stesso sacerdote ha fatto presente che, stante la clausola che il presidente della Fondazione è a vita, sia mons. Nogaro che mons. Farina, Vescovi, hanno insistito perché l’incarico fosse affidato a lui che in quanto Vicario della Diocesi non aveva mire sulla gestione nel tempo della Fondazione.  Qui vi è stato il ricordo, ripreso anche da mons. Nogaro, dell’insistenza nei confronti di don Salvatore di far cambiare la clausola statutaria, quando questi era in vita, affinché la presidenza non restasse a vita. Don Antonio ricorda che il rapporto con don Salvatore si perde nel lontano 1952 allorquando questi curando la guida del Seminario riceveva dalla Fondazione dei giovani che frequentavano il Seminario casertano e qui poi si sviluppavano altri rapporti di amicizia fraterna prima ancora che sacerdotale.

Don Antonio ha chiarito che quando vi è stato il passaggio ai Legionari di Cristo avrebbe voluto lasciare lo statuto e l’organizzazione dell’Ente così come disposto da don Salvatore ma, riferisce don Antonio, che perché subentrassero alla guida vi è stato necessario il trasferimento del possesso della Fondazione e la facoltà, come successo, di cambiare anche lo statuto. Inoltre, ha ricordato il sacerdote che a sostegno della tesi che la Fondazione passasse ai Legionari di Cristo vi è stata anche una petizione del personale in tal senso orientata.

Don Antonio ha ricordato che nei primi mesi della sua presenza ha avuto modo di mettere a posto le diverse problematiche aperte e ha ricordato come “ grazia di Dio” la presenza delle suore messicane. La cui presenza, con la gestione dei Legionari di Cristo, in particolare sotto la gestione amministrativa del dott. Cappuccio, per esigenze economiche dopo tempo furono costrette ad andare via (ndr: nel corso dell’evento la testimonianza e l’intervento di taluni educatori ha riportato una visione diversa, e tutt’altro che aperta alla collaborazione e alla fraternità, delle medesime suore). Nel mentre dunque il Consiglio di Amministrazione di 7 componenti vedeva 4 Legionari per cui la presenza del rappresentante interno, di quello della Diocesi de del Comune era sempre elettoralmente deficitaria.  Con questo periodo, ricorda don Antonio, le cose iniziarono ad andare non più secondo la mentalità di don Salvatore. Concludendo don Antonio manifesta piena fiducia nella ripresa della Fondazione Villaggio dei Ragazzi “don Salvatore d’Angelo” manifestando la propria fiducia nell’opera di sistemazione dei conti per la ripresa della formazione dal punto di vista umano, culturale e spirituale in linea con l’esperienza di don Salvatore d’Angelo.

 

Dopo l’intervento di mons. Pasquariello, don Nicola Lombardi ha dato la parola al dott. Piombino.

Il referente del tribunale si dice contento e orgoglioso di essere al tavolo di presidenza. Ha riferito di aver letto attentamente il libro di Nardi sulla Fondazione e di essersi reso conto di quanto sia stato lungimirante e precursore don Salvatore d’Angelo. Anche il dott. Piombino concorda sul fatto che probabilmente un opera a memoria della Fondazione, e comunque su don Salvatore, andava fatta prima, concludendo il pensiero, in relazione al ruolo per il quale oggi segue le sorti della Fondazione, che poi è la ragione per la quale interviene: “non sono l’uomo dei miracoli”.

Il dott. Piombino riprendendo precedenti interventi sostiene che anche lui è del parere che il Villaggio, la Fondazione Villaggio dei Ragazzi “don Salvatore d’Angelo” ce la possa fare a “rialzarsi”. Ha chiarito che la sua non vuole essere una operazione di mero tecnicismo, di riequilibrio dei numeri, da qui tra i primi atti l’incontro con i rappresentanti sindacali.

Il dott. Piombino ha manifestato la comprensività del problema finanziario che richiede uno studio approfondito, aggiungendo che il suo è un ruolo a latere di quello del commissario a cui spetta la gestione e il governo della Fondazione. “Non sono venuto con la volontà – ha detto il consulente – di chiudere il Villaggio ma poter dare un contributo tecnico per presentare al Tribunale un programma credibile di rilievo per essere omologato”. Il Consulente facendo una riflessione ad alta voce sulla entità dell’organico ha fatto presente che “forse la gestione doveva essere diversa, 250 unità sono tante, sono troppe”. Forse troppo rispetto ai numeri degli allievi se si considera che nei tempi d’oro per ogni 4 studenti vi era un insegnante. Andando più nel dettaglio della situazione debitoria ha fatto presente che questa ha maturato il debito principalmente negli ultimi cinque anni e che ammonta a 20 milioni di euro. Naturalmente la parte del leone la fanno gli enti pubblici (Erario, Inps, Inail, etc.) a cui poi si aggiungono le altre competenze (fornitori, professionisti, debiti da contenziosi, stipendi, etc.).

L’azione della Fondazione risulta duplice, continua il dott. Piombino: socio assistenziale e formativa. Mentre la rima si basa e dovrebbe essere assolta con fondi pubblici la seconda dovrebbe essere gestita con azione di gestione manageriale dove il ricavo dovrebbe coprire e superare le uscite.

Il dott. Piombino fa presente che il ricavo delle rette degli studenti è una minima parte delle uscite delle spese gestionali, naturalmente essendo nel passato maggiormente sviluppata la parte assistenziali erano maggiori le entrate da questa e quindi era copribile la spesa gestionale.

Il consulente, ad onor del vero, ha chiarito come per recuperare lo “stallo” il “commissario deve mettere in campo idee e modificare lo statuto” al fine di sintetizzare la stabilità e la prospettiva della Fondazione futura. Il consulente ha chiarito che certamente la Fondazione assolve a una funzione pubblica però essendo una Fondazione di Diritto Privato deve avere una gestione propria. In quest’ottica la Fondazione deve conservare lo Spirito del Villaggio, conservare e sviluppare la funzione pubblica e la Missione del Villaggio stesso. In quest’ottica la Fondazione deve continuare, garantire una continuità formativa. Questo significa condividere esperienze e patrimonio. Certo, lo stesso ha chiarito, non fa piacere a nessuno alienare i “gioielli di famiglia”, il patrimonio, ma se ciò può, senza compromettere la ripresa, aiutare la fase in cui onorare il debito, bisogna prendere in considerazione anche questa possibilità.

In ragione della procedura di sovraindebitamento il dott. Piombino ha fatto presente, che su otto procedimenti in corso, il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, dal 2012, ha omologato una sola pratica e che quella del Villaggio è la più grande procedura di sovraindebitamento d’Italia e manca una prassi di riferimento e quindi c’è un atteggiamento cauto nel prendere le decisioni e procedere di conseguenza.

Da tutta uno discorso condotto generale è emerso che con l’accoglimento delle procedure che si stanno avviando e con l’omologazione da parte del Tribunale della proposta di ripresa della Fondazione si ridurrebbero gli interessi e le sanzioni per i debiti contro il Pubblico e con una quota di rateizzo di circa un milione e mezzo l’anno in 7 e/o 8 anni si appianerebbe la situazione debitoria. Il dott. Piombino ha fatto presente che bisogna essere lungimiranti e accettare oggi un ridimensionamento generale per la crescita futura anche perché diversamente potrebbe non esserci un futuro.

Foto gentilmente concessa da Lello Nuzzo che si ringrazia.

Subito dopo l’intervento del dott. Piombino il moderatore don Nicola Lombardi ha dato la parola alla professoressa Margherita Lanna presidente della neonata  (fondata il 20 aprile 2015) Associazione “Amici del Villaggio” a cui andrà anche il ricavo della vendita del libro di Nardi. La docente, ricordando anche la sua esperienza di docente presso la Fondazione ha spiegato i motivi propositivi dell’Associazione ovvero il recupero, anche con raccolte fondi, nonché la ricostruzione della memoria della Fondazione Villaggio dei Ragazzi “don Salvatore d’Angelo” riferendo dell’adesione alla stessa anche del Vescovo emerito Nogaro, del preside Nardi e d’altri, tra cui lo stesso don Nicola Lombardi. Nel corso della serata, chi acquistava il testo aveva la facoltà, a fronte dell’acquisto del testo, di aderire gratuitamente al nascente sodalizio.

Proseguendo, don Nicola Lombardi ha dato la parola al preside e autore ing. Giusto Nardi.

Innanzitutto l’autore ringrazia per le parole espresse sia ella prefazione di don Nicola che per quelle proferite durante la presentazione. Parla dell’ispirazione nella redazione del testo ricordando come il 19 novembre 2014, sentendosi impotente di far fronte alle legittime esigenze e aspettative soprattutto dei dipendenti che lavoravano senza percepire stipendio, ha preferito fare un passo indietro rispetto alla direzione della Fondazione ritenendo che se vi era qualcuno più e meglio di lui che aveva soluzioni atte a risolvere il problema  era giusto che ricoprisse quel ruolo. Nardi ha riferito di sentirsi, in quel periodo di difficoltà “agli arresti in cabina”. Naturalmente ha atteso di fare il giusto passaggio di consegna (farà cronaca dal passaggio di consegna da componente del Cda a Direttore e poi da Direttore al Commissario) a chi è subentrato come da procedura. Ed è in questo momento di consegna che Nardi si propone di collaborare con chi lo succede se viene per costruire e di agire a latere per il bene della Fondazione se viene per non far nulla. In queste fasi iniziano a prendere le mosse i motivi ispiratori dell’Associazione “Amici del Villaggio”, che non si contrappone ad altre realtà/sodalizi pro Fondazione ma si adopera, anche collaborando, per il fine prefisso.

Ed è proprio in questo periodo che nasce il bisogno di ricostruire sulla base del suo punto di vista in ragione dell’esperienze vissute direttamente e dei documenti, per quelle parti del libro di carattere più burocratico amministrativo, che si possono verificare perché citati in fonte, il “suo racconto” del Villaggio, infatti aggiunge al titolo “Vi racconto il Villaggio” il sotto titolo “come l’ho visto e come lo vedo”. E su questo concetto si è sviluppato l’intervento perché al di là dell’opportuno confronto, quindi a Maddaloni la seconda presentazione per dare modo a chi vive o ha vissuto il Villaggio di recepire il suo unto di vista, vuole essere un momento per fare se è il caso i mea culpa o comunque rimboccarsi le maniche per andare aventi.

Terminato l’intervento di Nardi ve n’è uno dal pubblico, parla infatti il dipendente e sindacalista Domenico Pizzuti, il quale, oltre a mostrare disapprovazione per il modo con cui la Curia vescovile ha affrontato la questione,  richiamando il passaggio in cui mons. Pasquariello elogiava la presenza delle suore ha manifestato disappunto in tal senso in quanto, da quello che è stato riportato, sembrerebbe che più che offrire volontario servizio di supporto educativo chiedevano di essere servite e riverite. Inoltre, in relazione alla volontà dei dipendenti di volere la presenza dei Legionari lo stesso fa un mea culpa manifestando però la bontà dell’indicazione perché indirizzati da persone di fiducia e vicine a don Salvatore che poi hanno lasciato, via via, la Fondazione stessa. Da qui è stato palese che se si è sostenuto una scelta di campo lo si è fatto credendo, con senno di poi probabilmente consigliati male, di far bene. Pizzuti nel corso del suo intervento ha sottolineato come si stava si trattando del Villaggio e dei sacrifici e delle volontà di ripresa ma nessun accenno era stato dedicato alle famiglie dei lavoratori che da 8 mesi sono prive di stipendi. Nardi, replicando nell’immediato a questa contestazione, ha richiamato un passo della introduzione del libro, quella firma di don Nicola Lombardi, dove è scritto (pag 11): “Se la Fondazione ancora oggi è in piedi, lo si deve di sicuro alle diverse centinaia di persone che ci credono ancora. Se non fosse presente la loro quotidiana dedizione, la loro assoluta abnegazione e il loro incredibile spirito di sacrificio, il portone del Villaggio sarebbe già chiuso da tempo”. In effetti, da spettatore credi che Pizzuti, senza nulla togliere ai richiami del libro, intendesse che in quella sede andava dato il giusto risalto a questo spirito di sacrificio, anche se è altrettanto vero che stante la condivisa esperienza conoscitiva del grande sacrificio dei lavoratori della Fondazione Nardi e gli altri relatori abbiano sottinteso a prescindere il necessario riconoscimento per l’abnegazione mostrata.

Oltre a Pizzuti, a seguire, un altro dipendente della Fondazione ha preso la parola chiedendo al dott. Piombino se ci sono le condizioni per ricorrere e chiedere i danni ha chi ha causato lo stato debitorio. A tal proposito, replicando, il consulente del Tribunale, ha chiarito che non è compito suo ma da che gli risulti il commissario già si stia adoperando in tal senso.

Nel mentre che si vivevano questi ultimi interventi è giunto il Commissario straordinario della Fondazione, ing. Rosa de Lucia, che chiedendo scusa del ritardo riferiva che giungeva dalla Regione per interventi pro Fondazione. Vistala partecipazione e il coinvolgimento della componente sindacale, la stessa, ha fatto presente che a breve si provvederà alla costituzione di un collegio sindacale all’interno del Cda della Fondazione.

Nell’intercalare degli interventi hanno ripreso la parola mons. Nogaro e mons. Pasquariello i quali hanno manifestato la più autentica buona fede nella gestione della vicenda, rispetto alle accuse mosse nei loro riguardi.

Altro intervento del pubblico è stato quello di Aldo Del Prete, dipendente e persona vicinissima a don Salvatore d’Angelo, il quale ha ricordato al Vescovo emerito una telefonata dello stesso del 13 maggio 2000 a cui lui ha risposto e che è stata riferita a don Salvatore. Con a stessa, dirà don Salvatore al collaboratore il Vescovo Nogaro, pro tempo Ordinario della Diocesi di Caserta, avrebbe voluto che don Salvatore desistesse dall’avvento dei legionari di Cristo ed a tal fine chiedeva un incontro personalizzato presso il convento dei Padri Carmelitani Scalzi di Maddaloni. In serata, anche in replica alla telefonata, racconta Del Prete, accompagnando verso le 22 don Salvatore a dormire, alla presenza di mons. Valentino Di Ventura, vicario foraneo pro tempore, attualmente ancora parroco in Maddaloni presso la comunità parrocchiale di Santa Maria Madre della Chiesa, seppe dal sacerdote del Villaggio che aveva comunicato al suo Vescovo che avrebbe volentieri ceduto la guida della Fondazione alla Diocesi a patto che a capo vi andassero uno di questi tre nomi: don Giovanni Giorni, don Valentino Picazio o don Silvio Verdoliva. Il fatto che a distanza di 17 giorni non vi fossero stati sviluppi o ratifiche diverse ha determinato che la Fondazione passasse ai Legionari di Cristo.

A seguire don Nicola Lombardi cede la parola al Commissario de Lucia il quale ha comunicato che si stanno avviando e recuperando relazioni con tutti, particolarmente le istituzioni, sono stati a tal proposito, richiamati tutta una serie di interventi messi in piedi atti a ridare fiducia alla Fondazione e far in modo che la stessa goda delle credibilità delle Istituzioni di cui è debitrice (il dott. Piombino su questo tema ha fatto presente dell’avvio di tutta una serie di relazioni atte alla sospensione delle procedure di pignoramento e cancellazione delle sanzioni e degli interessi) delle pretese legittime da parte dello Stato al fine di avviare un percorso di “risalita” e ripresa pro attiva della Fondazione.

Foto gentilmente concessa da Lello Nuzzo che si ringrazia.

L’ing. de Lucia ha chiesto il necessario aiuto a tutti affinché la Fondazione possa conservare le finalità promosse da don Salvatore, con una scelta di ottimizzazione conservando la sua finalità di istruzione e di assistenza ai ragazzi. In esito all’intervento di de Lucia dal pubblico, una nipote di don Salvatore d’Angelo, si è chiesta del perché e per come si sia arrivati alla situazione debitoria attuale senza intervenire in questi anni.

Don Nicola Lombardi, a questo punto, ha sentito la necessitò di chiede al dott. Piombino e al Commissario de Lucia la tabella di marcia imminente o comunque da qui a un anno.

Il dott. Piombino ha fatto presente che dovendo presentare una valida proposta sostenibile, efficace e efficiente non esiste un termine perentorio ma comunque in tempi ragionevoli si intende portare all’attenzione del Tribunale il progetto proposto dal Commissario della Fondazione per la sua omologazione. Sono stati riferiti a tal proposito tutta una serie di interventi presso INPS e non solo atti a creare le condizioni per una serena ripresa della crescita della Fondazione alla luce di una credibilità di riaffermazione futura.

Foto gentilmente concessa da Lello Nuzzo che si ringrazia.

Sul medesimo tema posto da don Lombardi è intervenuta il Commissario de Lucia ricordando tutta una serie di “occasioni”, anche economiche” che la sua gestione è riuscita a recuperare e, come nel caso del contributo per l’anno 2015 a cura della Regione Campania, anche ad integrare. È stato fatto riferimento anche ad un APQ Accordo Programmatico Quadro che coinvolga le diversi istituzioni dallo Stato alla Fondazione, tenendo conto degli Enti intermedi come la Regione. Sono stati presentanti una serie di interventi pressoché immediati come la riscrittura dello Statuto, la nomina del nuovo Cda e a tal riguardo è stato palese l’invito alla Diocesi di Caserta, per il tramite dei presenti al tavolo dei relatori, di riappropriarsi di un ruolo a cui tendeva anche lo stesso don Salvatore d’Angelo. Naturalmente è stato forte l’invito a tutti ad avanzare proposte e ragionare insieme sulle opportunità per la rinascita della Fondazione maddalonese.

Così via via si è avviati verso la conclusione della serata dove è certamente emerso che con il libro di Nardi, e il neo sodalizio, è necessario creare un momento di opinione di coinvolgimento (soprattutto economico e di liquidità immediata ha sottolineato il dott. Piombino) e se, nel corso della serata, diverse sono state le opinioni, le interpretazioni alle esperienze (anche dirette) degli anni del passaggio dalla guida di don Salvatore ad altra, il tutto non deve essere visto come limite ma come ricchezza di un nuovo inizio. Certo, va rilevato che i pareri e i commenti di taluni nel pubblico (anche personaggi consolidati o storici della Fondazione) non hanno fatto poche volte girare (nel corso degli interventi del tavolo di presidenza) verso le loro spalle gli intervenuti, anche se si trattava di commenti in sordina ma non troppo. Probabilmente era necessario attende il lavoro di Nardi perché tante “cose”, dette e non dette, suggerite o pensate, potessero trovare spazio in un dibattito … quel che conto ora, però, e questo è condiviso da tutti, ridare il Villaggio al Villaggio. Perché? Semplice, Viva il Villaggio … il Villaggio deve Vivere!

Chi volesse approfondire il tema, e soprattutto recuperare una copia della pubblicazione dell’ing. Nardi è possibile chiederlo alla Libreria Paoline di Caserta, in via Redentore, o è sufficiente contattare la Biblioteca Diocesana di Caserta al numero 0823214557.

Per la cronaca don Nicola Lombardi fa presente che in occasione del 15° anniversario della dipartita di don Salvatore D’Angelo ( 30 maggio 2000 – 30 Maggio 2015), la Fondazione tutta si appresta a ricordare la grande figura del suo fondatore con una celebrazione religiosa, di cui è stato appena reso noto che sarà presieduta da S.E. Mons. Giovanni D’Alise, Vescovo di Caserta, e che avrà luogo sabato 30 Maggio, alle ore 10.30, nella Chiesa di Santa Maria della Pace, ubicata all’interno della Fondazione  Villaggio dei Ragazzi “don Salvatore d’Angelo”.

Si chiude questa personale cronaca di una presentazione per informare i lettori de L’Eco di Caserta che sulla scorta di un progetto da tempo caro al direttore, dott. Prof. Luigi Ferraiolo, e con il coinvolgimento dello scrivente e dell’altro collaboratore di redazione maddalonese, Antonio Cembrola, dallo scorso dicembre 2014 è stato pensato, ed a breve sarà on line sotto forma di interviste, uno “speciale” su don Salvatore d’Angelo. Partendo dalla sua esperienza pre sacerdotale per poi giungere a questa e alla scelta di dedicarsi alla sua Città, passando per l’impegno educativo, civico e politico, trattando anche della sua “Casa del Fanciullo”, “Villaggio dei Ragazzi”, Fondazione “Villaggio dei Ragazzi” ma in termini contestuali alla azione ed esistenza in vita, per lo più, di don Salvatore d’Angelo.