MADDALONI (Caserta) – Riprende, dunque, la nostra “passeggiata” spazio – temporale alla “scoperta”, “conoscenza” di don Salvatore d’Angelo.

Foto Giovane don Salvatore con i suoi fanciulli e collaboratori dal Santo Padre
Prosegue il progetto conoscitivo sul maddalonese che ha saputo influenza 50 e più anni della Città di Maddaloni e della provincia di Caserta. Dopo le anticipazioni (vedi articolo), del progetto conoscitivo sono state già pubblicate tre puntate: 1 – Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo a 15 anni dalla Nascita al Cielo… l’inizio (vedi articolo), 2 – Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo … continua il viaggio della conoscenza del sacerdote (vedi articolo), 3 – Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo … il Testamento del sacerdote (vedi articolo), oltre naturalmente a una breve cronaca della Santa Messa in occasione dell’anniversario della Nascita al Cielo (vedi articolo).
Nei precedenti articoli sono già state evidenziate delle anticipazioni testimoniali (quella Donato Proto rilasciata in data 22 maggio 2015 e quella di Francesco d’Angelo rilasciata in data 26 maggio 2015), mentre da questo contributo si focalizzerà principalmente l’attenzione su testimonianze non di supporto a temi ma globali sul protagonista della nostra “storia”: don Salvatore d’Angelo.

Foto Quadro compisito di scena dal Villaggio e di don Salvatore.
La testimonianza che si propone oggi è di Carlo Scalera (protagonista e attivista di molteplici momenti e linee d’azione della promozione culturale, civile e ambientale maddalonese ed ancora ideatore e direttore della storica trasmissione radiofonica “Dietro l’Angolo” in onda il sabato mattina su New Radio Network), che ha avuto la fortuna e possibilità di “vivere” un “sincero” rapporto di amicizia con don Salvatore e la famiglia Cafarelli, di cui il giornalista diventa membro aggiunto, che si perde nel tempo e nello spazio riservandoci “piccoli e significativi” aneddoti, solo una parte di questi per il momento esposti.
La conversazione con Carlo Scalera è del giorno 11 maggio 2015, e la si ripropone a distanza di qualche giorno non per remore o rivisitazioni ma essenzialmente perché è desiderio della redazione, dopo la repentina pubblicazione dei primi articoli, soprattutto di nota introduttiva, offrire un “contributo” misurato nel tempo per meglio farlo “veicolare nella conoscenza”, una consecutività di articoli troppo ravvicinata potrebbe portare a perdere qualche elemento interessante della vita di don Salvatore d’Angelo.

Foto di Pasquale Pellegrino.
D: Quando ha conosciuto don Salvatore?
R: Avevo meno di 17 anni e frequentavo l’ultimo anno delle magistrali, ci recammo una delegazione di studenti da lui per essere autorizzati a svolgere il premak p, nel salone del Villaggio, fummo ricevuti nel salone di fronte al suo studio. Ci volle conoscere uno ad uno, ma vi posso assicurare che conosceva ogni cosa di noi. Dallo studio, alle tendenze politiche. Bene con me, ebbe un comportamento tutto particolare anche perché in quei tempi, il sottoscritto frequentando mio cugino Arturo Scalera, militavo nell’estrema sinistra nel movimento Servire il Popolo. Bene Don Salvatore, si soffermò a scherzare con me e volle bere un sorso di aperitivo dal mio bicchiere che ci aveva offerto. Successivamente con il Cuac un associazione studentesca maddalonese, con il suo contributo, ci recammo in aereo a Santa Ninfa, paese del Belice distrutto dal terremoto.
Comunque, quel premak p fu anche l’occasione dove incontrai la mia futura moglie, figlia di una famiglia che aveva contribuito a fare grande il Villaggio dei Ragazzi.
D: Quando si consolida il rapporto con don Salvatore ?
R: Questa vicinanza con il Villaggio e con don Salvatore si concretizzò nel momento in cui il reverendo officiò successivamente il mio santo matrimonio.
Da questo matrimonio, e dalla precedente ed improvvisa partenza in svizzera di mio cugino Arturo Scalera, cominciai a frequentare tutti i giorni il Villaggio dei Ragazzi e non c’era giorno che non mi incontravo con lui. Negli anni 80 con l’editore radiofonico Di Nuzzo ci lanciammo nel mondo delle tv private. Mettemmo su Tele radio Maddaloni International, fu una bellissima esperienza. Mi ricordo che in quel periodo tutte queste tv private, dopo la mezzanotte trasmettevano film vietati ai minori e anche noi entrammo in quell’ottica, bene un bel giorno fui chiamato da don salvatore ed ebbi una sonora cazziata, non posso mai dimenticare quelle parole. “Tu n’ta casa mia a notte fai tramettere quelle schifezze?” Non vi dico mi feci di tutti i colori, era un sabato, ma non fini lì, mi consegnò una cassetta e mi disse stasera trasmetterete questa. Era una messa celebrata da lui e un prete polacco. La domenica mattina tutti in piazza a parlare di questa messa. Da questo particolare capimmo che la nostra tv aveva un ottimo indice di ascolto.

Foto Aereoporto di Ginevra 10 agosto 1957

Foto I fratelli Carafelli con alcuni allievi del Villaggio in Svizzera.

Foto Saveria Cafarelli in Svizzera con i ragazzi del Villaggio.

Foto una delle prime strutture laboratori del Villaggio.
D: Ha avuto modo di intervistare don Salvatore in più occasioni?
R: Tantissime furono le interviste che ebbi l’onore di fargli e mi ricordo un particolare, preferiva farsi riprendere sempre con un cagnolino, di razza piccola, di colore bianco.
Don Salvatore è stato un grande personaggio, non posso non ricordare un episodio in cui mi coinvolse.

Foto di Collage in memoria della nascita dell’opera di don Salvatore.
D: C’è qualche aspetto che vuole raccontarci del fare informazione in quegli anni?
R: Era un periodo dove la sua persona veniva attaccata continuamente dalla stampa scandalistica di sinistra e don Salvatore fu coinvolto in uno scandalo, aveva ricevuto una tangente di parecchi milioni da Gaetano Caltagirone. Cartelloni in piazza, manifesti e perfino il settimanale l’Espresso si interessò di questa notizia. Fummo chiamati io e il prof. Antonio Mastella per recarci all’aeroporto di Napoli per incontrare un giornalista dell’espresso un certo Calderoni, con la premessa che non dovevamo rispondere alle sue domande. Bene una volta che lo prelevammo, iniziò il viaggio per portarlo al villaggio e infatti il giornalista la prima domanda che ci rivolse ci chiese che tipo era don salvatore. Noi che eravamo stati avvisati, come due pere mature, iniziammo a parlare della sua amicizia con Andreotti, con Scotti, Pomicino che dal nulla aveva costruito una grande cittadella dello studio, ecc. ecc. . Arrivati a Maddaloni lo facemmo accomodare nella vice direzione e dopo due minuti arrivò don Salvatore che lo accolse a braccia aperte e con un sorriso meraviglioso. Stettero due ore insieme, gli fece vistare tutto il villaggio e alla fine lo accompagnò in alcune stanze dove aveva installato uno dei più grandi centri di elaborazione dati e all’entrata un grande targa: Dono del cavaliere del Lavoro Gaetano Caltagirone”. Ecco come lui aveva speso quei soldi, investendoli in un qualcosa, sempre per la crescita del Villaggio. Bene nel ritorno verso Napoli, il giornalista Caldarola, era silenzioso al che io gli chiesi: Dottore tutto bene? Che impressione vi ha fatto don Salvatore? Caldarola con un filo di voce ci rispose: “Anche io ho dato un contributo economico mio personale al Villaggio dei Ragazzi, non ho potuto farne a meno e gli scappò una piccola lacrima”.

Foto Le camerate negli anni ’60-70.
D: Andando avanti negli anni come si evolve la presenza/collaborazione con don Salvatore?
R: Passarono gli anni e la mia collaborazione con Don Salvatore cominciò a diradarsi dopo il sequestro di Aldo Moro, organizzammo anche una grande manifestazione dopo un paio di ore del ritrovamento del suo corpo in via Caetani, ci recammo a Caserta con le bandiere della dc listate e lutto, organizzammo sempre con lui una visita a Torrita Tiberina dove Moro venne seppellito.
Negli ultimi anni mi allontanai completamente. Però vi posso assicurare che ogni volta che lo incontravo, mi rendevo conto che non aveva più quel bel sorriso, aveva un volto triste, notavo che era pieno di problemi, mi invitava ad andarlo a trovare, ma io preferivo non andare, perché mi ero reso conto che non era più il Villaggio di una volta. Il giorno che venne a mancare gli dedicammo per radio un bellissimo ricordo. Sono entrato nel Villaggio solo qualche tempo fa, per mettermi a disposizione per non farlo chiudere.


Foto I fratelli Cafarelli Vincenzo, Michele e Severina nella cucina del Villaggio.

Foto I fratelli Cafarelli nel deposito della mensa del Villaggio.

Foto Altro momento della vita, nei primi decenni, del Villaggio.
D: Qualche considerazione su don Salvatore e sulla sua “creatura”?
R: Ho difeso e lo difenderò sempre lui e la sua creatura, la mia famiglia ad iniziare da mia nonna Maria terziaria dell’Annunziata , che raccoglievano offerte per darle ai bambini del Villaggio, mio padre Andrea che lo accompagnava,lui, giovane prete, con il camion a Roma, nascosto nel cassone, a finire alla famiglia di mia moglie con la sig.na Cafarelli Saveria, responsabile della cucina, a Michele Cafarelli, economo e per finire a mio suocero Vincenzo Cafarelli, ebanista , grande falegname che costruì mobili di grande pregio a tutti i personaggi di un certo livello (da Andreotti a Rosati). Gente che ha dato tanto e tutto per la crescita del Villaggio dei Ragazzi.

Foto Testimonianza nella pagellina a memoria del legame tra Vincenzo Cafarelli e don Salvatore, ovvero il Villaggio.

Foto i Fratelli Cafarelli e alcuni dipendenti del Villaggio.

Foto Saveria Cafarelli con i ragazzi del Villaggio.

Foto Momento di vita all’interno del Villaggio anni’60.
D: Don Salvatore è stato protagonista di un qualche evento personale importante? Se non sbaglio ha celebrato il tuo matrimonio?
R: Don Salvatore in quel periodo fu molto vicino alla famiglia di mia moglie , da pochi mesi era venuto a mancare il papà della mia futura moglie, Vincenzino Cafarelli, dipendente del Villaggio, morto all’età di 60 anni. Fu don Salvatore a volermi sposare e chiamò lui il parroco del Duomo di Casertavecchia e mi chiese una sola cortesia di fare essere puntuale la sposa. Bene vuoi il caso che quel giorno il 26 luglio del 1979, giorno di Sant’Anna, venne a mancare un suo carissimo amico di Aversa, non vorrei sbagliarmi il senatore Coppola. Bene lui mi chiamò e mi disse dispiaciuto che per lui era impossibile raggiungerci a Casertavecchia e sarebbe stato un altro prete ad officiare il nostro matrimonio. Io rimasi senza parole, non replicai, non dissi niente a nessuno. Quel giorno arrivai in chiesa puntuale, emozionato al massimo, circondato da amici e parenti, aspettai con ansia la mia futura moglie al centro della chiesa, quando ad un tratto mi sentii una mano sulla spalla e una voce conosciutissima che mi diceva “ho preferito alla fine venire da te”. Non dico che mi emozionai, ma pensai subito a mio suocero che dall’altra parte sicuramente mise la sua buona parola a farlo intervenire. Don Salvatore era molto legato a mio suocero e ai Cafarelli e un torto del genere avrebbe certamente influito moltissimo.


Foto del Matrimonio di Carlo Scalera e Anna Cafarelli nel Duomo di Casertavecchia del 26 luglio 1979.

Foto Altro matrimonio in casa Cafarelli, questa volta don Salvatore sposa Michele, fratello di Vincenzo, uno zio di Anna Carafelli su richiamata.
D: Come vede la nomina di cittadino onorario ad Andreotti? Un valido riconoscimento per la collaborazione con don Salvatore e auspicio alla Fondazione?
R: Voglio fare una riflessione. Qualcuno si chiederà perché come mai, dopo tanto amore con don Salvatore, con il tempo mi allontanai fino a che dopo la sua morte attaccai giornalisticamente la scelta di nominare Andreotti cittadino onorario di Maddaloni. Bene ora lo posso anche dire. Ero preoccupato che abbinare Andreotti al Villaggio dei Ragazzi, significava accendere i riflettori sul Villaggio, e in effetti fu ciò che accadde dopo poco tempo. Sapevo da notizie “da marciapiede” che gente malvagia e approfittatrice navigava e sfruttava la creatura di don Salvatore e le cose con la gestione dei Legionari facevano acqua da tutte le parti e la loro gestione era molto criticabile per i troppo stretti rapporti con personaggi politici, caduti successivamente in disgrazia. Il Villaggio, dunque, fu attaccato con presunti scandali dove furono coinvolti degli innocenti. Questo attacco fu ben orchestrato al punto che sky news diede la notizia degli arresti prima che avvenissero. Infatti, ricordo, che alle 6 del mattino il furgone di sky news già si trovava in piazza della Pace, mentre gli arresti avvennero dopo. Di questo attacco da poche persone fui compreso, tra cui quelle che veramente hanno voluto bene don Salvatore.


Foto i fratelli Cafarelli con amici del Villaggio.
D: Qualche ultima considerazione?
R: Posso concludere dicendo che nella mia vita ho incontrato due preti, Don Salvatore d’Angelo, mi ha insegnato a fare politica, Don Angelo Delli Paoli, Rettore del Santuario di San Michele, mi ha insegnato a pregare.

Foto Michele Cafarelli con don Michele Sordillo collaboratore di don Salvatore nel Villaggio.
L’occasione del presente è per ringraziare la signora Anna Cafarelli per aver concesso di visionare nonché ha autorizzato alla pubblicazione il corredo fotografico del presente articolo.
Che segue con qualche altre contributo a memoria dei Cafarelli che hanno, come di fatto su enunciato, partecipato alla nascita dell’Opera di don Salvatore d’Angelo.

Foto Momento di fraternità sul Monte San Michele davanti la chiesa eremo dedicata al Principe degli Angeli in Maddaloni.

Foto Vincenzo Cafarelli con Saverio della Tipografia La Fiorente.
Come di consueto è doveroso chiarire che siamo coscienti del fatto che la figura di don Salvatore d’Angelo sia ancora in gran parte, se non addirittura tutta, da scoprire, ecco abbiamo deciso di portare avanti questa esperienza, indagine, studio, progetto conoscitivo/biografico su e del sacerdote maddalonese. Non ci si aspetta di essere esaustivi e di non cadere, involontariamente in qualche errore storico/testimoniale. La nostra è un indagine che nasce dalle testimonianze dirette ed è supportata, dove è possibile anche da documentazione. Sarà dato modo a chi vorrà, in esito alla programmazione degli articoli di replicare, integrare, chiarire etc. elementi emersi nel corso della fase di presentazione delle testimonianze sotto forma di articoli. Ci si augura che il libero e “gratuito” lavoro d’indagine venga accolto per quello che è e non si tenti di strumentalizzare i contenuti dei “tributi” storici di cui alle testimonianze per “accuse” o “denunce” “gratuite”. Non è questo il nostro intento, anzi, se questo studio di indagine può essere utile a far conoscere l’opera prediletta di don Salvatore d’Angelo e favorirne lo sviluppo certamente ne saremo contenti e onorati di aver potuto un “piccolo contributo” a far conoscere la storia e l’importanza di una istituzione che si avvicina ai settant’anni di vita.
Legata al presente progetto è nata una Pagina Social, disponibile al link https://www.facebook.com/donsalvatoredangelo e #ricordodidonsalvatore, oltre ad account di posta elettronica ricordodidonsalvatore@gmail.com dove poter ciascuno fornire testimonianza, testuale e fotografica se opportuna, etc., e comunque si raccomanda la necessità di riportare i propri dati e i propri recapiti per opportuno contatto.
