Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo … testimonianza di Donato Proto

MADDALONI (Caserta) – Quest’oggi, nell’ambito dello studio storico di ricostruzione biografica di don Salvatore d’Angelo, si presenta una testimonianza del suo ultimo segretario: Donato Proto.

Fermoimmagine del Video dei funerali di don Salvatore d’Angelo. Forse ultima messa di prima comunione del medesimo maggio 2000 nella chiesa del Villaggio dei Ragazzi.

Il progetto di studio, promosso e realizzato dalla testata L’Eco di Caserta, dunque, va avanti e riserverà tante sorprese ed elementi che contribuiranno a risvegliare talvolta ricordi assopiti, si spera bei ricordi per tutti.

La conversazione che qui si riporta sotto forma di intervista è del 22 maggio 2015.

In che modo si contestualizza la presenza di Donato Proto nell’ambito dell’organizzazione dell’Opera di don Salvatore e un funzione del supporto al sacerdote stesso emerge dalla ricostruzione dell’ufficio di segreteria, e vice direzione, che ci offre Maria (Marietta) Lombardi nel corso della conversazione avuta con la stessa lo scorso 25 giugno 2015.

Marietta ci spiega, amorevolmente, nella sua ampia disponibilità a dare risalto e giusta verità alla figura dello zio sacerdote un po’, forse, da tutti abusata e da pochi vissuta nella amicizia sincera.

Si diceva, dunque, della segreteria. Marietta ci raccontava come in segreteria don Salvatore volesse ci si fosse un collaboratore/coordinatore con una buona dialettica e penna e altre collaboratrici di supporto per l’ordinaria amministrazione. E quindi, per fare un po’ di storia ci riferisce che il primo Segretario fu Nino Bove, a seguire ci fu negli anni ’50 Renato Montanaro che era collaborato da Rosa (detta Rosetta, e sorella della stessa Marietta) e da Vanda Montanaro, sorella del segretario. Dopo un po’ di anni subentro alla guida della segreteria la genovese Antoneitta Spisto che era collaborata, per la maggior parte della sua presenza, da Maria Sortini e Maria Gionti (sorella di don Giovanni Gionti). L’alternanza del personale di segreteria ha avuto delle fasi di intermedie alternanze e quelle presentate sono per lo più le configurazioni stabili del periodo. Negli anni ’80 sumbentrerà, appunto, Donato Proto e nella segreteria si vedrà la presenza di Concetta Cognetta, Margherita d’Angelo e Rosa Tassagnia. Circa la Vice Direzione, nella stessa testimonianza, Marietta ci riferisce che il primo Vice Direttore sarà Nicola Santangelo, a seguire Domenico Greco e Vincenzo Franceschetti. Seguiranno poi, quali addetti alla vice direzione, Franco La Farina e Aldo Del Prete.

Fermoimmagine del Video dei funerali di don Salvatore d’Angelo. Forse ultima messa di prima comunione del medesimo maggio 2000 nella chiesa del Villaggio dei Ragazzi.

Come di consueto, per chi si approccia solo ora a questo progetto di conoscenza cronistoria di Salvatore, e poi don Salvatore d’Angelo, si rimanda ai precedenti contributi (anticipazioni – vedi articolo), a puntate che sono: 1 – Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo a 15 anni dalla Nascita al Cielo… l’inizio (vedi articolo), 2 – Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo … continua il viaggio della conoscenza del sacerdote (vedi articolo), 3 – Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo … il Testamento del sacerdote (vedi articolo), 4 – Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo … testimonianza di Carlo Scalera (vedi articolo), 5 – Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo … testimonianza di Filippo Suppa (vedi articolo), 6- Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo … testimonianze in Radio il 27 giugno (vedi articolo), 7 – Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo … testimonianza del nipote Franco d’Angelo (vedi articolo) oltre naturalmente a una breve cronaca della Santa Messa in occasione dell’anniversario della Nascita al Cielo (vedi articolo).

Segue ora la testimonianza di Donato Proto per il quale l’esperienza testimoniale si ferma a quel 1 giugno 2000, giorno dei funerali (ricordiamo che la morte di don Salvatore d’Angelo è avvenuta il 30 maggio 2000, mentre il giorno 31 maggio 2000 nella chiesa del Villaggio dei Ragazzi è stata allestita la camera ardente) allorquando don Salvatore varcherà il portone del Villaggio dei Ragazzi qualche minuto dopo le ore 8, ricordando le volontà testamentarie che ricordavano tale uscita in forma semplice entro l’alba (vedi articolo).

 

D: Quale la sua esperienza personale con il maestro e amico sacerdote don Salvatore d’Angelo?

R: Quella con don Salvatore è stata una esperienza di amicizia prima ancora che di collaborazione. Quella del sacerdote era una figura sicuramente imponente e a cui si riconosceva, in modo naturale, la massima riverenza. Una persona però, allo stesso tempo, che, seppur a modo suo, ha saputo valorizzare a pieno l’amicizia.

L’esperienza della conoscenza e dell’amicizia con don Salvatore è la più importante della mia vita. Una esperienza straordinaria sotto ogni aspetto, del rapporto interpersonale, del lavoro, della compagnia.

Un cammino di amicizia che si è andato sviluppando di anni in anni e dopo tanti anni di collaborazione e vicinanza, potremmo dire, in tante occasioni, spalla a spalla.

 

D: Ci racconta il primo o i primi incontri con don Salvatore d’Angelo?

R: Il primo incontro lo ebbi con don Salvatore all’età di 13/14 anni, siamo quindi ai primi degli anni ’60, grosso modo. Ecco la possibilità di andare nella colonia estiva del Villaggio, ricordo che in quegli anni andai alla colonia  di San Mauro a Mare (in Emilia Romagna). Mi è impresso il racconto che di sera ci fecero radunare tutti nella sede del Villaggio dove dormimmo, perché dovendo partire la mattina presto con i pullman non era consigliabile fare diversamente. Qui tutti con una piccola divisa ci radunammo prima nel cortile interno, ci furono date le istruzioni sul da farsi e poi nelle camerate. La mattina presto sveglia, colazione e partenza per la colonia.

 

D: Ricorda un po’ di episodi d’infanzia, di gioventù ed età adulta significativi? Se si quali?

R: Don Salvatore era una figura con la quale non era possibile non averci a che fare a Maddaloni, ovvero, ad esempio, incontrarlo ma niente di significativo fino agli inizi degli anni ’80. Ricordo che ad esempio, nel periodo intercorso dalla colonia alla maggiore età mi capitava di accompagnare mio padre, dipendente comunale nelle feste comandate (Natale e Pasqua) nel Villaggio per ritirare la busta con il panettone, il calendarietto e le altre cose che don Salvatore era solito regalare ai dipendenti comunali (come mio padre) e non solo.

D: Pregi e difetti dell’uomo che ha segnato mezzo secolo di storia maddalonese?

R: … è una parola!? Come si fa? Abbiamo qualche ora di tempo?

Pregi, quante ne vuole che ne snocciolo? Difetti, in senso buono, altrettanti! Non vengo a svelare nulla che non è nel “patrimonio di conoscenza” di chiunque ha realmente conosciuto don Salvatore d’Angelo.

Per parlare dei difetti possiamo parlarne di uno, forse il suo peggior difetto: testardaggine nell’aver ragione. Racconto un aneddoto per introdurlo. Si stava parlando di una certa vicenda e, naturalmente don Salvatore voleva avere per forza ragione. Questo essenzialmente per il suo essere testardo su delle posizioni prese e convinzioni del tutto personali.

Nel corso della discussione lo interruppi e gli dissi: “Scusate don Salvatore, voi mi dove consentire di dire una cosa; che siete intelligente non lo mette in dubbio nessuno, che siete “sflenz” neanche, che siete figlio di p …”, non mi fece finire e, interrompendomi, con fare meravigliato e interrogativo “Ah io sarei figlio di p…..”; replicai io “Senza offesa per vostra madre, Si!” chiarendo il senso buono e positivo dell’espressione. “La vostra presunzione, però, sapete qual è?!”, interruppe ancora il sacerdote “Io sono presuntuoso?!” …..”, replicai io “Si!” sempre chiarendo in senso buono e positivo. “Siete presuntuoso perché pensate che da quella parte (indicando la sua posizione dietro la scrivania) ci siano tutte queste prerogative e caratteristiche che individuano la persona di fronte chi è e com’è, guidano la capacità di dialogo e leadership della conversazione. La presunzione vostra è che da quest’altra parte della scrivania ci sono solo str…..” e lui replica “Tu credi che io penso questo?”, io “Certo che lo penso!”. Ritornammo successivamente sull’argomento e gli dissi “se rapportate quello che ci siamo detti al fatto che abbiamo discusso prima vi rendete conto che ho ragione. La vostra presunzione è che voi pensate di prendere per i fondelli a vostro piacimento tutto il mondo. Attenzione però, è tutto vero quello che dite voi ma domani, davanti a voi potrebbe capitarvi di stare seduto qualcuno che fa la stessa cosa con voi”. “Allora mi devo stare attento?” rispose, “Certamente” dissi.

 

D:Altro Difetto, se così lo vogliamo definire?

R:  Don Salvatore era molto rigido nelle regole interne del Villaggio!

Una rigidità che era tale sia con il personale che con i ragazzi, i suoi fanciulli, anche se soprattutto per il personale. Alla fin fine i fanciulli li comprendeva perché erano ragazzi. Il personale no, perché la visione dei “suoi” collaboratori doveva essere sempre improntata al bene del Villaggio.

La sua espressione nei confronti dei dipendenti era: “Stammece accort e’ guagliun! Pecchè ccà senz e’ guagliun nisciune e nuj è nient!”, aggiungendo “soprattut vuj che vaggiu fatt prufussur!”.

 

D: Qualche altro Ricordo sull’argomento dei “difetti”?

R: Uno dei suoi difetti era quello di non credere nelle cose che gli dicevano gli altri! Era diffidente, per la serie se ne usciva, dopo che era tutto assodato con “ma sì sicur’?”.

Racconto un episodio. Un giorno mi diede dei documenti che non avrebbe dovuto vedere nessuno; mi dissi di sigillarli in una busta con in bella vista la nota di non toccare. Cioè che solo lui poteva aprirla e quanto ne consegue. Dopo un paio d’ore con un fare preoccupato mi chiama per sapere dove avessi messo quei documenti. Risposi che come da sua indicazione avevo messo il tutto nel  fascicolo. Al chè mi domando “ma sì sicur?”, certamente gli risposi lo avevo da poco fatto.  Dubitando della cosa ,mi chiese di andare a prendere il fascicolo.  Arrivato con il fascicolo me lo fece aprire e vedendo il contenuto con la busta e l’annotazione e il tutto come richiesto, si tranquillizzò.

Come “difetto” bisogna intendere la sua maniacalità nel sistemare i documenti nei fascicoli; periodicamente diceva ai suoi collaboratori, temendo che il tutto non fosse amministrativamente e burocraticamente sistemato come lui diceva, esordiva con “gagliu mettèt e’ cartè appostòò”. Magari qualche cosa non era stata fatta con l’iter più opportuno. Se ne usciva con “avit fatti e’ imbroglì, e mo’ mettite e’ cartè a postò”. Nulla di compromettente si intende, solo che se le “carte” non stavano a posto la colpa era nostra.

 

D: Vogliamo passare a qualche pregio, talento?

R: Ti capiva subito, gli bastavano tre parole e vederti per capire chi eri e cosa volevi .

Va detto questo, quando don Salvatore non sapeva, difficilmente parlava.  Ad esempio per le questioni tecniche o amministrative, tipo iter deliberativi o procedure particolari, Coreco etc.  Però quando queste cose gli si spiegavano, e quindi le aveva capite, ne sapeva più dell’interlocutore stesso. Diventava lui stesso “professore” della materia. Perché aveva l’abilità, la perspicacia nell’inquadrare subito le cose.

 

D: Quando e come inizia la sua collaborazione con don  Salvatore? E di cosa si occuperà da subito e comunque poi nel tempo?

R: La collaborazione, indirettamente, potremmo dire, nasce alla fine degli anni ’70 inizio degli anni ’80, allorquando don Salvatore si interessava di far avanzare richiesta a cura del Comune al Ministero dei Beni Culturali per organizzare degli eventi di musica classica, concerti lirici e simili, a Maddaloni e più propriamente all’interno del Villaggio dei Ragazzi. Questi appuntamenti si ebbero per diversi anni, forse cinque, e poi non si rinnovarono non tanto perché non vi fosse l’interessamento da parte di don Salvatore, bensì perché a una parte politica dell’amministrazione comunale non era più gradita questa organizzazione per un fatto contabile. Nel senso che per quanto vero era che lo Stato, per la magna parte, copriva i costi di queste attività, lo era altrettanto che prima di avere i soldi bisognava “patire le pene dell’infermo” tanto erano macchinosi e lunghi i tempi dei rimborsi, da qui, in attesa del pagamento pubblico, il Comune di fatto doveva gestire e anticipare il tutto. E se consideriamo le maestranze, tutte da assumersi con contratti temporanei in capo al Comune di Maddaloni, i noleggi e gli altri costi (non pochi) connessi agli appuntamenti, bastò poco a quella componente non favorevole, per mettere in minoranza la proposta di continuare in tale programmazione.

Data la delicatezza e le responsabilità in capo al Comune di Maddaloni, l’amministrazione pro tempore decise di affidarmi il coordinamento delle attività connesse. Ora, se è vero come è vero che il tutto si svolgeva all’interno del Villaggio, e che nel Villaggio non si muoveva una foglia se non c’era il placet di don Salvatore il quale tutto monitorava, va da se che in quegli anni, per queste attività, non so se è più corretto dire che divenne don Salvatore il mio diretto interlocutore per poi disporre della parte operativa o io il diretto collaboratore di don Salvatore il quale soprintendeva all’organizzazione degli eventi stessi. Ciò per confermare la “ossessione” organizzativa tipica del sacerdote per qualsivoglia aspetto della vita del Villaggio, e a maggior ragione di eventi come quelli di cui ai concerti lici che avrebbero ed ebbero eco e partecipazioni al di fuori dei confini provinciali e regionali. Naturalmente il Comune si rivolgeva a una società specializzata per la selezione delle maestranze e dei musicisti ma questo comunque era solo per la fase propedeutica perché poi la gestione, veniva assegnata a me e quindi alla coppia “Proto-d’Angelo”. Parliamo di un centinaio di persone che per almeno 10 giorni risultavano dipendenti del Comune e ospiti presso il Villaggio.

Nello specifico, poi, la collaborazione concretamente inizierà il primo ottobre 1984. La scelta cadde su di me perché ebbe la possibilità di vagliare le mie competenze in quel periodo che avevo collaborato. Anche perché con senno di poi mi rendo conto che avesse bisogno di qualcuno che tra capacità tecnico amministrativa e problem solving venisse incontro alle sue esigenze. Abilità che probabilmente non aveva a disposizione o a soddisfazione per quanto vi era da fare in quel momento.

Il mio ruolo era di addetto volontario nella segreteria della Fondazione. Nell’ufficio lavoravano tre dipendenti della Fondazione: la defunta Concetta Cognetta, la defunta Margherita d’Angelo, e Rosa Tassagna oggi in pensione.

La collaborazione era in senso lato; in effetti, visto che di pomeriggio, salvo eventuali rientri, non avevo impegni lavorativi, mi chiese la disponibilità ad aiutarlo. Lì, a seconda delle cose mi affidava lavori sempre più importanti e delicati come la pratica di apertura stagionale  della Colonia di Torre Pedrera, tra autorizzazione e permessi sanitari vari.

Spesso capitava che al nascere di problemi, anche di mattina che ero al lavoro al Comune, mi chiava e mi diceva di andare magari con una certa fretta e qui  mi ritrovavo fascicoli amministrativi da ricostruire o costruire come si conviene, anche pressoché nell’immediato. Ecco, questo era quello che era nato; il ricorrere a me per sistemate, spesso, fascicoli non direttamente gestisti da me. Anche tanta fiducia, tanto  che non c’erano giorni feriali, semifestivi o festivi, non c’era  notte o giorno. E quindi capitava che anche a notte fonda mi chiamasse per redigere e magari inviare un fax.

Ad un certo punto mi diede il compito di sistemare gli atti delle proprietà, patrimonio, trasferimenti etc. Mettere in ordine quel tipo di documentazione per avere una visione e consistenza concreta del patrimonio. Il tutto era conservato in un grande armadio-cassaforte. La parte economica era invece gestita dal Ragioniere Giuseppe Edattico, il quale, collaborava con don Salvatore da oltre cinquant’anni. Impegno che è continuato anche con il Legionari di Cristo fino al giorno del pensionamento.

Archivio Personale. Depliant della Colonia estiva ideato e realizzato da Maria (Marietta) Lombardi. Stampato in Genova.

D: C’era inoltre il Ragioniere Benito Ronza? Ricordo che don Salvatore gli diede il compito, questi ricordi degli inizi degli anni ’90 allorquando era nostro economo nel Seminario Vescovile di Caserta, ricordo bene?

R: Sì, ma si occupava dell’economato nel turno pomeridiano. Era persona educata e corretta, di grande fiducia. Si occupava anche della gestione della chiesa del Villaggio e della cappella al cimitero. Non avendo famiglia, nel senso di non essere sposato, aveva grande disponibilità di tempo che dedicava, con passione, a Don Salvatore ed al Villaggio.

Tra le incombenze, doveva sopraintendere, come altri,  anche non  fuoriuscisse nulla dalla cucina/mensa fuori dal Villaggio. Don Salvatore, se ne avevi bisogno, ti dava tutto con  il cuore, ma dovevi chiederlo!

Infatti, a un certo punto don Salvatore spostò lo spogliatoio delle signore addette alla cucina sotto il portone d’ingresso, dove attualmente c’è la reception. C’erano due stanze affinché il personale femminile arrivava, si metteva il camice e con quello dovevano tornare poi allo spogliatoio. Niente borse o altro.

 

D: Nel corso dell’esperienza di Vita all’interno della Fondazione Villaggio dei Ragazzi quali sono stati i rapporti e le occasione d’incontro e scontro, se ci sono stati, e perché?

R: L’incontro era quotidiano.  Circa lo scontro, in senso bonario, anche questo era continuo nella misura in cui, il suo carattere e il suo carisma erano forti; però, certamente se dovevo eseguire un incarico lo facevo; ma se si apriva la possibilità di dire la mia e non ero concorde lo facevo tranquillamente. Si consideri che senza una sua apertura a dire la propria, guai a chi si permetteva di interromperlo o contraddirlo: era molto formalista, per questo.

Quando don Salvatore mi chiedeva “tu che’ ne piens?” mai a rispondere come gli altri “don Salvatore avete ragione!”, salvo a crederlo veramente. Rispondevo, quando era necessario “don salvatò avit tuortò”, e lui ”comm? teng tuortò!?” ed io “me avit ritt che’ vaggià ricere a’ verìtà? … è cosi!”. Ed ancora “io penso questo che abbiate torto!”.  Nel corso della serata e della nottata lui faceva il punto su quello che succedeva durante la giornata e pensava anche a queste discussioni. L’indomani mattina, anche presto, mi chiamava e mi faceva andare da lui. E qui mi accusava di non averlo fatto dormire per le cose che gli avevo detto aggiungendo “forse tien ragion tu!”, ci metteva sempre il “forse” sia chiaro, anche quando ne era convinto.

D: Quale testimonianza di Vita a suo parere ha dato il sacerdote don Salvatore d’Angelo?

R: don Salvatore credeva molto nel suo ministero sacerdotale. In modo particolare quando celebrava o svolgeva funzioni sull’altare., si immedesimava molto nel ruolo sacerdotale. Non recitava, celebrava e viveva quello che faceva. Dalle immagini registrate è evidente, era forte il suo desiderio intimo di incontrarsi con il Signore. Viveva la consacrazione Eucaristica con grande spiritualità e partecipazione. Nella sua camera da letto aveva un altarino dove di mattina pregava e celebrava la Messa. In questa camera l’accesso era molto riservato alle nipoti, al nipote, ci sono stato anch’io e, in un’occasione particolare il maresciallo dei carabinieri che venne a vedere il suo reale stato di salute non essendosi presentato a Milano a deporre come possibile interessato sui fatti un alcuni assegni, regolarmente registrati come donazione. Don Salvatore non potè prendere parte all’interrogatorio perché non stava bene e quindi il giudice Gherardo Colombo del Tribunale di Milano mandò i Carabinieri di Maddaloni, in persona del Maresciallo Cacciapuoti Comandante della Stazione, ad accertarsi della cosa e tutto fu riscontrato positivamente. Poi la vicenda si risolse da solo, perché da quello che ricordo, non fu più interpellato.

 

D: Parlando del Sacerdote, quali sono i ricordi che legano don Salvatore al clero di Maddaloni?

R: Nulla in particolare. Tra quelli di Maddaloni qualcuno lo andava a trovare di nascosto. Circa i rapporti eventualmente con il Vicario foraneo, don Valentino Di Ventura, so che a volte gli mandava dei messaggi in chiesa a San Pietro o si sentivano telefonicamente. Un buon rapporto lo avevo con i Carmelitani e poi era p. Giovanni Izzo il suo confessore e fu lui a benedire la salma il giorno del saluto da questa terra.

Probabilmente qualche sacerdote lo andava a incontrare nell’ufficio dell’Istituto Sostentamento Clero della Diocesi di Caserta dove è stato per lungo tempo presidente. Qui si portava ogni giovedì mattina, mentre il mercoledì andava stabilmente a Roma presso la segreteria personale del Senatore Andreotti.

Volendo riferire di un rapporto spirituale, almeno solo per gli ultimi anni, ricordo che la sua guida spirituale e confessore è stato don Pietro Farina, il Vescovo, suo figlioccio.

 

D: E quale testimonianza  come Educatore?

R: La Funzione educatrice la realizzava attraverso gli altri sulla base di idea e bisogni. Nel senso che chiamava chi aveva individuato per fare una certa cosa, organizzare una attività formativa, o altre cose e gli diceva quale era il suo scopo e le modalità con cui bisognava fare quella cosa. Il tutto farina del suo sacco e intuizione senza consultazione di esperti e figure simili. Era l’intuizione, sulla base della conoscenza sicuramente, che lo portava a prendere delle decisioni.

D: E quale testimonianza come uomo “politico”, impegnato per il “bene comune” e nelle “istituzioni”?

R: Don Salvatore è stato all’interno del partito della Democrazia Cristiana, più volte consigliere e Assessore ai Lavori Pubblici e, per finire, segretario cittadino della DC. Si è impegnato per il bene della città e del Villaggio in questo contesto. Per quella che è stata l’attività politica, consiliare e amministrativa dovette chiedere e ottenne la dispensa del Vescovo di Caserta, trattandosi di sacerdote senza cura di anime.

D: Alla luce dello sviluppo socio economico, e formativo, a suo giudizio come si colloca la figura di don Salvatore d’Angelo nella città di Maddaloni e provincia di Caserta?

R: La sua figura è stata primaria e di influenza. Don Salvatore ha avuto la capacità di influenzare tutti, anche per il passato, quando il suo Villaggio non era quello che ha lasciato quando è morto, nel suo piccolo riusciva ad arrivare dovunque. Riusciva ad affrontare tutte le situazioni. E per questa cosa gli dicevo che era capace di andarsi a immischiarsi in tutte le situazioni precarie, agitate, problematiche. Avete la capacità di inserirvi in situazioni che prima o poi si trovano inserite in contesti problematici a cui far fronte. Mi lamentavo del fatto che piuttosto che andarsi a immischiare in situazioni precarie era meglio immedesimarsi e portare a casa qualche “opportunità” positiva senza rimetterci. E lui mi ripeteva che era fatto così, che gli avevano insegnato a cercare e lasciarsi coinvolgere dove c’è bisogno di dare una mano piuttosto che trarne profitto.

 

D: Quali i primo contributi dati al territorio?

R: L’assistenza e la formazione. Il Villaggio, o meglio quella che è stata la “Casa del Fanciullo” nasce con quello che è stato l’Istituto dell’Avviamento Industriale, che nel tempo è diventato l’attuale Istituto Tecnico. Successivamente nacque il Liceo Linguistico, che merita una menzione a parte.

 

D: Ce ne parli come nasce il Liceo Linguistico?

R: Riferisco per relatione,  per non aver vissuto direttamente l’esperienza. Siamo negli anni settanta se non sbaglio, e ci fu l’opportunità di conoscere alcuni dirigenti generali del Ministero della Pubblica Istruzione . Uno in particolare che si occupava proprio della istituzione di questo tipo di indirizzo scolastico.  Questo personaggio, consulente del Governo dell’epoca, dopo aver appreso il dettaglio degli indirizzi scolastici del Villaggio, cioè la scuola elementare e media pubblica ma annessa al Villaggio, e poi l’Industriale, si chiede e chiese a don Salvatore del perché non maturasse l’idea di far istituire anche il Liceo Linguistico.

Ulteriore osservazione va fatta per la scuola elementare e media, queste statali, per decreto ad esclusivo uso dei ragazzi del Villaggio, anche se poi, per lo più negli ultimi anni, fu popolata anche da esterni che formalmente è come se figuravano esterni al villaggio e frequentatori delle scuole del Villaggio. Don Salvatore era aperto al venire incontro ai bisogni di chi aveva esigenze particolari, tanto si poteva trattare dell’inserimento nella scuola elementare o media (o all’asilo dalla fine degli anni ’80) quanto si poteva trattare dell’accesso ai Liceo o all’Istituto tecnico. Se il genitore andava e manifestava la volontà di avere il figlio là ma non la possibilità, don Salvatore se ne faceva carico in tutto compreso il vestiario: la divisa.

La divisa, sì. Perché nel Villaggio, o nelle sedi secondarie, si deve stare in divisa. Basti pensare alle parate della prima ora del Villaggio o alle sfilate o picchetti nelle manifestazioni importanti. Ricordo il picchetto dei ragazzi in divisa anche ai funerali delle persone vicine al villaggio o parenti prossimi se particolarmente meritevoli di considerazione o personalità pubbliche. Divise di qualità, nessun fornitore in particolare ma talvolta si rivolgeva anche a sartorie locali (tipo Michele Riccio) a cui chiedeva innanzitutto la qualità. Stesso discorso per le divise anche per la stessa Banda Musicale.

 

D: Banda di Musica e Scuola di Musica nel Villaggio?

R: Da che io sappia no, nel senso che da subito don Salvatore ha istituito una scuola di musica interna di servizio alla stessa banda, nel tempo poi è nato il Liceo Musicale che attualmente esiste ma credo in contemporanea alla stessa scuola assolvendo a due funzioni distinte.

 

D: Banda di Musica e Centro Multimediale da subito o quasi?

R: Da quanto esista il Centro Multimediale non saprei, certamente dalla fine degli anni ’70 con i concerti Lirici già c’era il buon Lello Nuzzo che registrava immortalando tutto quanto avveniva all’interno della mura del Villaggio.

 

D: Quale in Rapporto tra don Salvatore d’Angelo e le Istituzioni Provinciali, Regionali e Nazionali?

R: Don Salvatore cercava e aveva rapporti buoni con tutti quanti. Lui difficilmente si muoveva; diciamo che piuttosto erano gli altri che venivano al Villaggio. Nel periodo in cui Nicola Mancino era Presidente della Regione Campania lo stesso stava spesso al Villaggio. Molti di questi, anche i nazionali, si servivano del Centro Grafico, del buon collaboratore Leonardo De Lise di Valle di Maddaloni, per la riproduzione di interventi e libri.

Anche a livello Provinciale con Angelo Pascariello di San Nicola, Pietro Squeglia di Marcianise, e altri; uno in particolare di Santa Maria Capua Vetere. Ricordo che dopo la sua presidenza stette male e spesso accompagnavo don Salvatore a casa sua; una sera siamo rimasti fino a oltre le undici.

Quando per i marciapiedi girava voce che magari al Villaggio ci fosse  Andreotti piuttosto che un’altra autorità, negli anni, molte volte non era vero. Dicerie di personaggi che si arrogavano il ruolo di “sapientoni” che tutto dicevano ma che tutto non sapevano.

 

D: Tra queste persone che usufruivano del Villaggio c’era anche l’on Elio Rosati?

R: Certo, l’on. Elio Rosati, soprattutto se erano belle giornate, diversamente preferiva non uscire, veniva e si metteva in una stava che Don Salvatore gli destinava e, solitamente, nel salone, a fare le sue cose soprattutto  nei tempi di massimo splendore; stesso discorso per gli altri di cui tanto hanno parlato, non ora, ma negli anni, per cinquant’anni, le cronache.  Il rapporto con Rosati è stato unico e del resto, in occasione della festa dei quarant’anni del Villaggio, nel 1987, al fianco di Andreotti da un lato vi era Elio Rosati e dall’altro Salvatore Cardillo – all’epoca Sindaco della Città – che è stato l’autore della preghiera del Villaggio. Personaggi che, oltre alla politica e all’amicizia, condividevano con Don Salvatore i valori del Villaggio e dell’assistenza ai minori abbandonati.

Archivio Personale. Ringraziamento per auguri di compleanno.

D: In occasione della festa dei quarant’anni del Villaggio, ricordo che fu elaborato un opuscoletto se non erro con i disegni di Crescenzo Del Vecchio Berlingieri. Quale il rapporto con don Salvatore anche alla luce dei bigliettini augurali con le sue grafiche?

R: Rapporto buono, di famiglia e di vecchia data. Quei quaderni furono un’idea mia e ricordo che li numerai chiamandoli, appunto,  “quaderni del Villaggio”, sotto l’occhio divertito di don Salvatore che voleva capire a cosa volessi arrivare a fare: a dire il vero, alla fine, fu molto contento e soddisfatto dell’iniziativa. Poi negli anni ’90 abbiamo realizzato i bigliettini di Auguri; anche quella fu una idea mia. Fino a quel momento c’era il semplice e sterile bigliettino augurale e proposi qualcosa di più carino, coinvolgendo appunto Crescenzo Del Vecchio. A Pasqua e Natale partivano migliaia e miglia di biglietti, non era una sciocchezza. Così feci presente a don Salvatore che il solito sterile biglietto era superato e lui mi chiese che ideo avevo. Li per lì non sapevo cosa fare per cambiare un modo che andava avanti da diversi anni; poi tempo dopo proposi di coinvolgere Crescenzo Del vecchio con questi bigliettini e quindi riferii della mia idea: Don Salvatore ne fu entusiasta, al punto che per ogni bigliettino apponeva, personalmente, qualche breve espressione augurale e di ricordo. E va detto che il primo anno la firma  di Del Vecchio era stampata con l’immagine che riproduceva l’ingresso del Villaggio. Negli anni a seguire, invece, la firma di Crescenzo era autografa e certamente più apprezzata. La collaborazione di Del Vecchio era gratuita. Fu lui che per il quarantennale curò la mostra di pittura del francese Matiè!

Archivio Personale. Biglietto augurale della Santa Pasqua 1999 e Santo Natale 1999, curati dal Maestro Crescenzo Del Vecchio Berlingieri.

D: Tornando ai politici, che ricordi ha dei rapporti con il Senatore Salvatore Pellegrino?

R: Da che io ricordi sono stati sempre politicamente contrari. Ricordo che don Salvatore si preoccupava di fare in modo che Pellegrino parlasse sempre per primo e lui doveva essere l’ultimo a intervenire alla fine delle campagne elettorali. Era sempre uno scontro da cui Don Salvatore usciva sempre vincente. Lo scopo di don Salvatore era farsi registrare l’intervento così da poter preparare il suo in cui puntualmente lo rispondeva e lo attaccava su ogni cosa.

Archivio Personale. Fotocronaca del comunizio del PC in occasione delle Elezioni Politiche del 1953 con il Senatore Salvatore Pellegrino e l’On. Enzo Rauccio. I comizi, come evidente dalle foto, si svolgeva per tutti sul palco di piazza della Vittoria, di fronte al Monumento ai Caduti, e sovente seguiva concerto. Con un pò di fortuna possiamo immaginare che questa stessa folla avrà assistito da li a qualche ora/giorno al comizio di don Salvatore d’Angelo per la DC unitamente al candiato parlamentare in lizza.

D: Quale il Rapporto esistete tra don Salvatore e il Senatore Andreotti?

R: Per quello che ho potuto vedere e sapere di persona, erano due fratelli, non dello stesso sangue, ma della stessa mentalità. Il mercoledì era destinato per don Salvatore ad andare a Roma perché il Presidente faceva studio. Il tutto a meno ché l’uno o l’altro avessero qualche impegno più importante. Andreotti aveva destinato il mercoledì per ricevere le persone in via privata.  Qui riceveva quelli che non voleva ricevere in modo pubblico. Inizialmente il Presidente aveva lo studio a piazza Montecitorio, poi a San Lorenzo in Lucina, con l’archivio a Via Borgognona, una parallela di Via dei Condotti. Don Salvatore tornava utile ad Andreotti per il suo ottimo francese, quindi a volte gli serviva da interprete e poi perché per le cose delicate si consultava prima con lui e poi prendeva una decisione.  Queste occasioni erano propizie per lo stesso don Salvatore per conoscere autorità e personalità, pubbliche e private, di cui poi nel tempo ha avuto modo di chiederne la collaborazione  per il Villaggio, fosse anche solo per organizzare un evento con la personalità nota di cui all’incontro privato. Ricordo i premi Nobel Zichichi, Rubbia, Esaki ed altri, tanti altri che, poi, vennero a Maddaloni per conferenze pubbliche di altissimo livello.

Il contatto tra i due era raro, più che raro per telefono. Era diretto, personale, fisico. Ogni cosa la dovevano scambiare di persona, sempre senza intermediari.

La loro intesa era talmente penetrante che non avevano necessità e bisogno di mettersi d’accordo prima; l’abilità di guardarsi negli occhi e capirsi, anche se dell’argomento non si erano mai parlati. Mai uno screzio tra i due. Grande stima ed affetto reciproco.

Era due fratelli compagni. Il Senatore aveva un appartamento nel Villaggio esclusivo per il Senatore (così come a Torre Pedrera) che aveva ogni confort e strumento di lavoro (telefono, fax, etc). Lo stesso Andreotti, ad esempio capitava di venirsene a Maddaloni se aveva da fare delle cose importanti, o voleva trovare momenti di concentrazione e riflessione. Non sono state poche le occasioni nel periodo dei due processi penali ad Andreotti, quello di Perugia e quello di Palermo.

 

D: Con gli altri politici, dicevamo?

R: Buoni rapporti, con quelli datati e quelli recenti. Si pensi che il sen. Gaetano Pascarella, Sindaco di Maddaloni nel duemila, gli ha fato la festa per i suoi ottant’anni; una festa che probabilmente neanche un democristiano avrebbe organizzato così.

D: Rapporto e amicizia tra i due, come nasce il dono della macchina, oggi ingabbiata nel cortile esterno che dà sul lato di piazza della Pace?

R: Quella è una utilitaria, prototipo unico, che fu regalata ad Andreotti da una delegazione del Governo Giapponese in visita a Roma. Macchina perfettamente funzionate a tutti gli effetti. E Andreotti, appena ricevuta, negli anni’90, la donò al Villaggio. Era tanto importante che, sulle prime, fu sistemata al centro del salone di rappresentanza, poi nell’autorimessa e, infine, nell’attuale posto sul cortile piccolo che affaccia su piazza della Pace. Ogni tanto veniva messa in moto e fatta girare per qualche minuto ma, poi, ritornava al sul bel posticino quasi come una reliquia.  Del resto lo stesso don Salvatore non la guidava per quanto fosse patentato.

In effetti, per quanto ne so, negli anni ‘60/’70 a seguito di un incidente sulla  strada per la Colonia estiva, Don Salvatore ebbe ad investire e ad uccidere un militare che camminava sul ciglio della strada per far rientro in caserma. Fu un momento tragico per Don Salvatore che da quel momento decise di non guidare più. Però ogni anno, puntualmente,  faceva tante storie per il bollino della patente o comunque per rinnovarla periodicamente. Don Salvatore, a suo tempo, era molto pratico con l’auto, si muoveva da solo e andava ovunque, soprattutto a Rimini.Un personaggio del genere, della sua intelligenza, non poteva non saper guidare un’automobile

Contributo Fotografico social Facebook dell’ex allievo Domenico Fiorinelli

D: Don Salvatore ha mai reso partecipe o coinvolto in incontri con il Senatore o altri politici?

R: No, qualche volta magari mi mandava in missione per questioni politiche per vedere di ammorbidire le posizioni e arrivare a delle sintesi, tutto qua.

Contributo Fotografico social Facebook dell’ex allievo Gino Martinisi

D: Per ben due volte il sacerdote è stato al centro della cronaca giudiziaria (Procure di Milano e Santa Maria Capua Vetere) per contributi a favore della sua opera, potrebbe parlarcene? Il Fatto in sé? Il ruolo e la funzione di don Salvatore? Sviluppi delle vicende? Reazione e conseguenze nei rapporti con don Salvatore dei commentatori dei fatti?

R: Sostanzialmente i fatti sono due, uno con la Procura di Milano e una con quella di Santa Maria Capua Vetere. Il primo di ,Milano riguarda degli assegni emessi per donazioni giunte al Villaggio da parte di taluni personaggi che apprezzavano l’opera di solidarietà della Fondazione. Sembra che questi donatori non avessero ben giustificato il tracciato del titolo, cosa che Don Salvatore aveva ben fatto registrando queste movimentazioni economiche negli atti contabili. Il tutto nell’ambito di un’inchiesta del procuratore Gherardo Colombo che dispose la comparizione di Don Salvatore per avere le giuste chiarificazioni. “Caso volle” che in quel periodo don Salvatore “non stesse bene in salute” tanto è vero che per più di una volta a distanza di giorni lo volevano a Milano per raccontare quanto gli era dato eventualmente sapere e don Salvatore non potè andare, come constatarono anche i Carabinieri di Maddaloni che lo trovarono a letto sofferente. Della vicenda, da quanto ne so, non si seppe più nulla. Anche perché don Salvatore, come detto, molto ingegnosamente,  era solito registrare il tutto, e quando si trattava di particolari donazioni, cioè rappresentative, non registrava il solo ingresso ma anche il dettaglio dell’uso specifico, al di là della amministrazione contabile generale. Amministrazione sempre esistita e disponibile.

Nel secondo caso, se non erro si trattava  di danaro contante, anche questo, fortunatamente, regolarmente registrato e con specifica spesa, credo di ricordare per  macchinari destinati al centro meccanografico, che secondo l’autorità giudiziaria erano la donazione fatta dal Senatore Giuseppe Santonastaso il quale era venuto in possesso di quei soldi attraverso la gara di acquisto dei locali destinati all’Unità Sanitaria Locale di Maddaloni per la sistemazione della riabilitazione a Via Caudina. Quindi, in breve, si trattava di una tangente politica offerta a don Salvatore dal Senatore Santonastaso. Ora che questo era vero o meno, restava il fatto che il Villaggio ricevendo una donazione, come di consueto, l’aveva debitamente registrata e destinata alle utilità comuni. Per quanto poteva esserci disappunto su come erano stati prodotti quei danari, di responsabilità o interventi di don Salvatore non c’erano. Della cosa ne parlò anche la stampa nazionale ma tutto fu chiarito e don Salvatore potè comprendere chi erano gli amici e chi si professavano tali, in quei momenti difficili con i riflettori puntati addosso a lui e al villaggio.

D: Don Salvatore uomo di Fede o di Cultura?

R: Uno soprattutto di Fede. Aveva le basi culturali ma era uomo di Fede. Le vicende culturali le viveva dai giornali, dai telegiornali, il mercoledì a Roma le viveva di persona. La Fondazione lo prendeva molto, aveva tutto sotto controllo. Ogni Ufficio aveva il suo bel registro, i suoi catenacci e a fine giornata si faceva il rapportino e lui doveva controllarseli singolarmente con le annotazioni per chi li aveva fatti: conferire, spiegare, etc. La sera lui non andava a dormire senza conoscere il villaggio dei registri del giorno. Salvo gli ultimi anni in cui era stanco e quindi per lo più li spuntava e basta buttando un  occhio ad argomentazioni che lo avevano appesantito per una vita intera.

D: Eventi Culturali nel Villaggio? Dettaglio delle attività.

R: Nel Villaggio si faceva sempre di tutto. Circa la catalogazione di tutto quanto, delle foto o video che faceva fare ad ogni evento, delle pubblicazioni per tutte le occasioni, depliant e quant’altro, oltre al deposito che ne manteneva la contabilità, lui mi diceva che era forte il suo rammarico perché nessuno si preoccupava di metterne copie da parte per un archivio storico. Questo me lo rinfacciava accusando i dipendenti, quando mi preoccupavo di difenderli per il loro operato, non essendo coinvolto lo facevo liberamente da esterno. Leonardo de Lise, responsabile del Centro Grafico, mandava il materiale al deposito dove si conservava la contabilità. Cioè dato il numero di copie iniziali bisognava dettagliarne quelle che venivano consegnate e quindi da avere sempre il tutto sotto controllo. Bisognerebbe andare a vedere nel deposito se è rimasto qualcosa, eventualmente, ma non credo. Questo naturalmente è vero fino al 2000/2001; dopo che sono andato via dal Villaggio, non ho avuto modo di sapere cosa sia più accaduto.

D: Rapporti con gli amici del Seminario Francese, veniva  a trovarlo?

R: No era lui che andava da loro, soprattutto da quelli che stavano in Vaticano. Ad uno, in particolare, era molto legato, negli anni ’80 e ’90:  era il Prefetto per gli Affari Economici della Santa Sede, cioè la persona la cui firma abilitava l’uscita e la spesa di ogni somma della Chiesa.  Era di bassa statura, tanto che lo appellavano “Don Donatino” , in effetti era il Cardinale Donato  De Bonis.

D: Ci parli dei procedimenti amministrativi e politici che resero il passaggio della struttura della Fondazione alla Fondazione stessa? Chi sono i protagonisti e come si recuperarono le risorse?

R: Don Salvatore si adoperò affinché il villaggio passasse dal possesso demaniale alla Fondazione e per far ciò fece intervenire, come era solito in situazioni in cui era preferibile l’azione trasversale, un senatore di Santa Maria Capua Vetere del partito comunista: l’on. Antonio Bellocchio. Questi fu il primo firmatario di una proposta di legge alla Camera dei Deputati dell’agosto del 1989. Altri firmatari con lui furono l’on. Mario Usellini della Dc, l’on. Francesco Piro del Psi, l’on. Filippo Caria del Psdi, l’on. Pietro Sorrentino del Pli, l’on. Giuseppe Rubinacci del Msi-Dn, l’on. Luigi D’Amato del Fee, l’On. Giuanluigi Ceruti dei Verdi e l’on. Guido Martino del Pri. L’intervento dell’on. Bellocchio portò problemi allo stesso a quanto sembra per intervento di un suo ex collega maddalonese a cui non andò giù l’operazione, il Senatore Salvatore Pellegrino. Alla fine,  comunque, la legge fu approvata in seduta lampo al Senato e definitiva il 19 dicembre dello stesso anno, è  composta da soli cinque articoli, oggi identificata come Legge n. 420 del 28 dicembre 1989.

 

 

Ndr: Da ulteriori indagini è emerso che la Legge fu pubblicata nella Gazzetta  Ufficiale della Repubblica Italiana il 3 gennaio 1990 n. 2, con il seguente oggetto: “Autorizzazione a cedere, a titolo oneroso, alla fondazione “Villaggio dei Ragazzi” di Maddaloni, la porzione del complesso immobiliare denominato ex caserma Nino Bixio, padiglione Farina e padiglione S. Pietro, in Maddaloni (Caserta), scheda n. 85, appartenente al patrimonio dello Stato” . La stessa è firmata dal presidente della Repubblica Cossiga  mentre  Andreotti è Presidente del Consiglio dei Ministri e il Ministro Guardasigilli è  Vassalli. La Legge è stata approvata con la X Legislatura e con gli identificativi dei resoconti parlamentari S1973 e C4167. La proposta passa per le Finanze e tesoro, Affari costituzionali Programmazione economica, bilancio del Senato. Il tutto è evidente dalle Fonti Parlamentari (Vedi Fonte)

D: Che ruolo ha il Senatore Carlo Lavezzari in questa vicenda e chi era?

R: Un giorno, questo parlamentare, Senatore, molto amico del Senatore Andreotti, in viaggio verso Reggio Calabria si fermò al villaggio per lasciare una donazione di un miliardo e cento milioni di lire.  Lavezzari era un imprenditore Piemontese e non già genovese come qualcuno erroneamente riferisce. Ero al Comune, mi chiamò la segretaria di don Salvatore mi disse di andare subito da Don Salvatore. Cosa che feci immediatamente. Qui mi disse di aspettare una visita e fece allestire il salone con le luci accese e tutto come si conveniva al solito per un illustre ospite.

Ricordo che a un certo punto entrarono dal portone due auto …. Quella di dietro di scorta. Nella prima auto c’era il Senatore Carlo Lavezzari con la moglie, che don Salvatore “commosso per la visita” accolse in modo molto partecipato ed “emozionato”. Qui commosso, ricevuti gli ospiti, iniziò ad introdurre la storia del villaggio, nel mentre aveva fatto accomodare il Senatore nello studio e aveva chiesto che si preparassero dei caffè per i presenti. Nel frattempo, la Signora Lavezzari, come da programma, fu accompagnata dal Preside Giusto Nardi, in una breve visita degli Istituti Tecnici. Il Senatore, con molto garbo, lo interruppe quasi subito dicendo che ben sapeva del Villaggio per la presentazione fatta da Giulio  – e che da lì a poche ore aveva un impegno importante a Reggio Calabria, sapendo che era di strada il Senatore Andreotti lo aveva invitato a fermarsi per conoscere questo suo amico sacerdote, cogliendo l’occasione per mettersi a disposizione all’occorrenza. Don Salvatore fece presente che dopo tante vicissitudini si stava per concludere l’acquisto della ex Caserma Bixio – Don Salvatore la chiamava la “nostra casa”-, e che mancava il miliardo per formalizzare il passaggio del bene. Il Senatore, con molta eleganza, estrasse il libretto degli assegni e ne compilò uno con l’importo di un miliardo, chiedendo se intestarlo a Don  Salvatore che  chiarì subito che andava intestato alla Fondazione. Ovviamente, provvide anche a compilare un secondo assegno di cento milioni per le spese di registrazione dell’atto di cessione. Dopo di che il Senatore gustò il caffè e, ritornata la Signora Lavezzari, insieme continuarono il loro viaggio verso il sud Italia. Così il Villaggio divenne proprietà, la tanto auspicata “casa” della Fondazione. Inutile dire ala contentezza e la soddisfazione di Don Salvatore che da decenni sognava quel momento: a dire il vero, gli brillavano gli occhi; forse era pure un tantino emozionato ma non voleva, al solito, darlo ad intendere.

Ricordo che don Salvatore, che per certi versi era abituato a ricevere donazioni, trattandosi questa volta di donazione che superava il miliardo decise di far preparare una ricevuta autografa sulla donazione che su fatta trasmessa al Senatore laddove ne avesse avuto bisogno per  tasse e/o la sua ordinaria contabilità.

 

D: Don Salvatore d’Angelo e la Fondazione Villaggio dei Ragazzi, quale contributo ….?

R: Volendolo riassumere in una sola parola il suo contributo: la sua stessa Vita. La sua Vita era il Villaggio. Secondo me altro non avrebbe potuto fare, la stessa ipotesi di restare a Roma e fare carriera ecclesiastica non lo avrebbe soddisfatto quanto la Vita nel e per il Villaggio. E comunque non si sarebbe impegnato quanto si è impegnato per il Villaggio. Era un dono di Dio che si portava dentro e che rappresentava il suo sogno, la sua aspirazione la sua appagazione.

 

D: Cosa rappresentavano per i “fanciulli” per il sacerdote e per l’educatore?

R: I Fanciulli rappresentavano tutto. Il Villaggio esiste perché esistono i ragazzi, i ragazzi sono lo scopo della Fondazione con il loro recupero, la loro formazione e il loro inserimento.

La famiglia del Villaggio era fatta dai fanciulli, dai ragazzi, i dipendenti erano essenzialmente dei collaboratori. Lui diceva “io mica ho dipendenti, ho solo dei collaboratori”. E lui era un Volontario del Villaggio, il volontario, come si leggeva sul su budget numero uno. E sa’ chi aveva il budget numero due? Io. Ero il secondo volontario del Villaggio, o il primo dopo di lui, veda lei come  metterla.

Foto budgetdi Donato Proto

Il fatto che ero volontario mi faceva sempre tornare nei suoi discorsi con i dipendenti; infatti, mentre io da volontario ero nel Villaggio dalle ore 15.00 meno un minuto senza sapere a che ora sarei uscito. Un aneddoto, siamo in inverno. Sono le undici passate di sera, ero con mia moglie a letto a vedere un film e sento il telefono, rispondo ed è don Salvatore che mi chiamava.  Come lo capii, essenzialmente chiesi chi era con “pronto?” e mi rispose “Sono io”.  Lo riconosco e preoccupato dico “don Salvatore che è successo?”, mi chiede “ti disturbo?”, naturalmente dico di no, continua “ma che stai facendo?” gli spiego che facevo . E lui, “io ti chiedo scusa se ti disturbo, o ti ho disturbato … lo sai che quando ho bisogno di qualcosa “…” (“interpello”) tutti quanti …”, al chè io “don Salvatore ma che è successo?”, lui “devi venire un po’ da me!”, io “che devo venire a fare”, lui “devo mandare un documento a Giulio importante e io non sono bravo a fare il fax e quindi devi venire a trasmetterlo”. Dissi a don Salvatore che sarei andato con il cappotto con sotto il pigiama e quindi mi avrebbe dovuto far trovare dalla guardia il portone aperto, e così feci andando con l’auto nei pressi dell’ufficio a fare questo invio del fax.


D: Parlare di don Salvatore d’Angelo oggi ….?

R: Oggi è difficile parlare di don Salvatore al di fuori del Villaggio. Don Salvatore è nato per realizzare il Villaggio. La sua missione nella vita non poteva essere che questa, e secondo me è proprio così!

Con il Villaggio don Salvatore ha dato alla Città e a tanti tutto quanto poteva, se poteva. Amici e nemici.

A me talvolta il compito di rispondere a delle lettere di richieste favori dove il suo monito era “scrivigli tante benedizioni ma non più di questo” che dovevo trasformare in “papielli”, lunghe lettere in cui dire tutto e il contrario di tutto perché era giusto che fosse così.

 

D: Informazione e Villaggio, don Salvatore dando importante a questa cosa ricordo che acquistava pagine intere di Avvenire per promuovere il Villaggio, ma internamente aveva anche altre due testate?

R: Si, Il Corriere della Campania e Il Villaggio dei Ragazzi. Il primo nasce con Federico Scialla e responsabile della redazione, detto “o’ professore”, di Marcianise con gli occhiali. Successivamente subentrarono altri giornalisti anche con la seconda testata come Franco Tontoli, Alberto Zaza D’Aulisio, Antonio Mastella, Aniello Gentile etc. Il direttore del secondo giornale è stato lo stesso don Salvatore, avendo tra le altre cose il tesserino di giornalista pubblicista.

Don Salvatore aveva un buon rapporto con i giornalisti, tanto è vero che il giorno della morte, dopo che si seppe la notizia, Antonello Velardi mi chiamò, lui se non sbaglio era di Marcianise ma stava a Bari per conto del Corriere del Mezzogiorno, preoccupato, come riferivo prima e nel nostro precedente incontro, del fatto che in qualche modo la  sua intervista di qualche ora prima della morte lo avesse potuto far star male. Di tanto ne parlò anche l’indomani nel suo articolo testimonianza sul suo giornale. Del resto fu lui l’ultima persona ad avere incontrato e parlato, mentre dall’altro lato c’erano le segretarie al lavoro.

Fermoimmagine del Video dei funerali di don Salvatore d’Angelo. Velardi e Proto il 31 maggio 2000 giorno della camera ardente di don Salvatore nella chiesa del Villaggio dei Ragazzi.

D: Nella stampa qualche volta si è letto di rapporti oltre oceano in America. Che ci dice?

R: Sì, aveva rapporti con la Fondazione italo-americana.  Lo introdusse un referente di Piedimonte Matese a Washington, presso la NIAF , la National Italian American Foundation,dove Don Salvatore fu anche premiato per le sue attività. In occasione della premiazione in America Lello Nuzzo produsse su incarico di don Salvatore un cd molto interessante dove si raccontava la storia di don Salvatoree del Villaggio . Ricordo che dovendo mandare una presentazione in America fu fatta una cassetta, un supporto multimediale in cui fu caricata la sua storia. E in questa occasione si vestì per la prima volta con il clergyman che destò, ovviamente,un po’ di ilarità generale.

 

 

D: Qualcosa da aggiungere?

R: Sì, don Salvatore ha sempre ricordato che nel testamento “al mio seguito il giorno che muoio non voglio nessuno. Quando morirò non voglio funerali ma all’alba mi dovete portare al cimitero.” Ed a voce aggiunse che se fossi stato ancora nel Villaggio solo io avrei dovuto accompagnarlo al cimitero. E così fu. Sulla macchina del carro funebre, dei f.lli Iorio, a fianco dell’autista, feci scendere l’altro operaio  e vi presi posto fino al Cimitero: la cosa destò qualche attimo di smarrimento in tutti, ma solo io sapevo la sua reale volontà! E l’amico Tontoli l’indomani nel suo giornale lo riferì puntualmente: una cosa che nessuno si aspettava.

Fermoimmagine del Video dei funerali di don Salvatore d’Angelo. Sequenza del 1 giugno 2000 con Donato Proto che si avvia ad entrare nel carro funebre, e con lo stesso giunge al Cimitero di Maddaloni dove P. Giovanni Izzo benedice la salma del sacerdote..

Il suo timore, visto che sapevo tante e troppe cose, era che dopo la sua morte avrebbero fatto il possibile per allontanarmi dal Villaggio, e quindi lui mi diceva “vattene tua prima che lo facciano  quelli che subentreranno”. Ed infatti sono riuscito a resistere un annetto circa,e  poi me ne andato, conferendo direttamente con il Segretario Generale dei Legionari di Cristo, con il quale avevo avuto rapporti e conosciuto nella sede Madre della Congregazione, che nel frattempo erano subentrati alla  guida del Villaggio. Lui mi chiedeva, come ultima sua volontà, il giorno della sua morte di andarmene, cosa che per certi aspetti feci considerando che il mio protrarsi in sede era legato a sistemare un po’ tutta una serie di faccende che seguivo direttamente ed era opportuno mettere a posto. Lui si preoccupava che potessi dare l’occasione per farmi allontanare perché, lui sosteneva, che ci sarebbe rimasto lui male per me. Così si chiude la mia esperienza di collaborazione volontaria con il Villaggio durata circa 17 anni, o venti e più se vogliamo considerare il primo periodo quando collaboravo per i concerti lirici.

 

Come di consueto è doveroso chiarire che siamo coscienti del fatto che la figura di don Salvatore d’Angelo sia ancora in gran parte, se non addirittura tutta, da scoprire, ecco, del resto, perché abbiamo deciso di portare avanti questa esperienza, indagine, studio, progetto conoscitivo/biografico su e del sacerdote maddalonese. Non ci si aspetta di essere esaustivi e di non cadere, involontariamente in qualche errore storico/testimoniale. La nostra è un indagine che nasce dalle testimonianze dirette ed è supportata, dove è possibile anche da documentazione. Sarà dato modo a chi vorrà, in esito alla programmazione degli articoli di replicare, integrare, chiarire etc. elementi emersi nel corso della fase di presentazione delle testimonianze sotto forma di articoli. Ci si augura che il libero e “gratuito” lavoro d’indagine venga accolto per quello che è e non si tenti di strumentalizzare i contenuti dei “tributi” storici di cui alle testimonianze per “accuse” o “denunce” “gratuite”. Non è questo il nostro intento, anzi, se questo studio di indagine può essere utile a far conoscere l’opera prediletta di don Salvatore d’Angelo e favorirne lo sviluppo certamente ne saremo contenti e onorati di aver potuto un “piccolo contributo” a far conoscere la storia e l’importanza di una istituzione che si avvicina ai settant’anni di vita.

Legata al presente progetto è nata una Pagina Social, disponibile al link https://www.facebook.com/donsalvatoredangelo e #‎ricordodidonsalvatore, oltre ad account di posta elettronica ricordodidonsalvatore@gmail.com dove poter ciascuno fornire testimonianza, testuale e fotografica se opportuna, etc., e comunque si raccomanda la necessità di riportare i propri dati e i propri recapiti per opportuno contatto.