Riceviamo e volentieri pubblichiamo da don Antonnello Giannotti
CASERTA – Anche la città di Caserta scende in piazza e rompe il silenzio con uncorteo silenzioso a
sostegno della custodia del creato promosso dalla Diocesi di Caserta e dal coordinamento
delle Associazioni per la Difesa del Creato.
La manifestazione è il risultato concreto di un lavoro di sinergia compiuto tra tutti quei
soggetti-associazioni, movimenti, singoli cittadini- che hanno a cuore il problema
dell’inquinamento ambientale, affinché sia possibile creare una rete comune in grado di
dare un segnale forte non solo alle istituzioni, ma soprattutto a quella parte della città che
ancora non ha compreso a pieno la gravità del problema.
Decine di migliaia di cittadini, in queste settimane, sono già scesi spontaneamente in
piazza per esprimere la propria indignazione davanti ad un quadro che si sta rilevando
sempre più drammatico. Con questa manifestazione l’intento è di dare una voce unica a
tutti coloro che in maniera individuale o collettiva si sono già mossi o si apprestano a
farlo.
La manifestazione ha delle caratteristiche ben definite, alle quali la collettività si
conformerà: sarà silenziosa, non violenta, fuori da qualsiasi logica di partito politico e
aperta a tutta la cittadinanza e si aprirà con una croce senza crocifisso, perché crocifissa è
la nostra terra devastata, violentata, avvelenata; come crocifisse risultano, altresì, le
persone morte a causa dell’inquinamento.
Il corteo vedrà il suo concentramento alle ore 10,30 del giorno 9 novembre in Piazza
Pitesti,toccherà le strade centrali del nostro capoluogo,snodandosi attraverso Viale
Cappiello, Viale Beneduce, Corso Trieste, Via Mazzini e si concluderà in Piazza della
Prefettura.
Tutte le associazioni e i movimenti che rappresentano questa manifestazione,
abbracciandone tematiche e modalità, hanno sottoscritto e dato voce a quattro punti
ritenuti imprescindibili e fondamentali:
1. Il ripristino della legalità
Precondizione necessaria ed indispensabile è il RIPRISTINO DELLA LEGALITA’!E’
palesemente inutile infatti adottare qualsivoglia soluzione se i rifiuti continuano ad essere
sversati e bruciati illecitamente. E per fermare concretamente questo scempio non si può
prescindere da due questioni:
il corretto recepimento nel nostro ordinamento della normativa comunitaria in materia di
reati ambientali con l’introduzione di pene adeguate alla gravità del danno causato;
un reale controllo del territorio da parte delle Istituzioni attraverso la dichiarazione dello
stato di emergenza e del conseguente intervento dell’esercito a presidio costante del
territorio.
2. L’analisi del territorio
Le caratterizzazioni
E’ necessario raccogliere ed analizzare i dati delle caratterizzazioni che in parte sono già
state avviate e predisporre piani di caratterizzazione per le aree potenzialmente inquinate
che invece ancora ne sono prive. Va fatta anche una mappatura puntuale di tutte le aree e
sulle quali è noto lo sversamento abusivo di rifiuti o la presenza di discariche e vanno
accertati gli eventuali inquinamenti delle matrici ambientali.
I dati della caratterizzazione sono indispensabili per comprendere l’estensione e la qualità
della contaminazione che, ovviamente, non si ferma al terreno su cui sono stati sversati
rifiuti poiché la presenza di sostanze tossiche comporta la contaminazione delle falde
acquifere sottostanti e quindi il progressivo inquinamento di tutti i pozzi posti a valle del
terreno stesso.
La sigillatura dei pozzi inquinati
Occorre a stretto giro il censimento di tutti i pozzi utilizzati per l’irrigazione nelle
province di Napoli e Caserta con relative analisi della qualità delle acque. Allo stato la
maggioranza dei pozzi dove viene emunta l’acqua per l’irrigazione risulta sconosciuta
alle autorità. Il monitoraggio deve essere immediato ed i pozzi fuori legge vanno sigillati,
al fine di impedire l’emunzione illecita! Anche tra Caserta, San Nicola e San Marco esiste
già dal 2010 il divieto di emungere per scopo irriguo, ma senza sigilli questo divieto
viene sistematicamente disatteso.
Cosa fare con i terreni inquinati
I terreni le cui matrici risulteranno compromesse dovranno essere interdetti alle
coltivazioni a scopo alimentare e, laddove possibile, riconvertiti verso altri tipi di
coltivazioni evitando le biomasse a scopo energetico al fine di impedire l’immissione in
atmosfera degli inquinanti presenti nel terreno: la produzione di canapa, ad esempio, può
tornare ad essere un volano per l’economia di questo territorio, o anche la floricoltura,
posto che il nostro paese risulta essere uno dei maggiori importatori di fiori dall’Olanda e
dal Kenya. Tale obiettivo può essere raggiunto attraverso la collaborazione tra il mondo
Universitario e l’imprenditoria agricola, incentivando in tal modo anche l’occupazione
giovanile.
3. I prodotti agroalimentari
Il monitoraggio
Si avvii, in aggiunta ai monitoraggi ordinari già previsti dal Piano Regionale Integrato sui
controlli alimentari, una sistematica e puntuale attività di monitoraggio dei prodotti
ortofrutticoli ed alimentari provenienti dalle aree limitrofe a quelle contaminate.
La tracciabilità della filiera
E’ indispensabile predisporre un efficace sistema informativo per garantire la tracciabilità
e la rintracciabilità della filiera agroalimentare al fine di conoscere nel dettaglio la
provenienza dei prodotti sulle ns tavole. Sarà poi necessario un intervento normativo teso
a rendere obbligatoria l’adesione al sistema di tracciabilità. Sarebbe un grave errore
demonizzare l’intero territorio. E facile immaginare i contraccolpi gravissimi sulla già
compressa situazione occupazionale. Ovviamente l’impatto di una tale trasformazione è
epocale, in quanto si tratta di aprire le aziende campane a mercati fino ad oggi non
battuti. Per questo sarà fondamentale un lavoro di sinergia tra le istituzioni locali e
nazionali, e le associazioni di categoria del mondo agricolo.
4. Le Bonifiche
Il ripristino dello stato quo ante pare sempre più un terreno difficile da praticare, sia sotto
il profilo tecnico che sotto quello economico. Dove però la bonifica sarà ritenuta
tecnicamente percorribile sarà indispensabile uno sforzo da parte delle istituzioni, le
stesse istituzioni che per anni hanno ignorato, minimizzato o in alcuni casi addirittura
avallato questo scempio, al fine di drenare le risorse finanziarie per avviare un processo
così complesso ed oneroso.
Le risorse per le bonifiche
E’ fondamentale che si proceda all’approvazione definitiva del Piano regionale di
bonifica in modo da svincolare i fondi di provenienza comunitaria ancora bloccati.
È indispensabile il varo di una norma che destini alle bonifiche sia i proventi dei beni
confiscati alla malavita organizzata – in particolare, ed in via immediata, il denaro ed i
titoli di credito – sia i proventi delle sanzioni relative ai reati ambientali.
Il controllo sulle bonifiche
Sarà compito delle stesse istituzioni vigilare affinché quello delle bonifiche non diventi il
nuovo grande business della criminalità organizzata ed a tal fine sarà indispensabile
consentire la partecipazione attiva di quei soggetti che da anni monitorano e denunziano
la tragedia che affligge il vivere quotidiano del nostro territorio.
Sui cementifici
A chiusura delle cave e dei cementifici che insistono sul territorio tra Caserta e
Maddaloni. Il rischio che corre la città è infatti che questi vengano trasformati in
inceneritori a seguito delle nuove normative votate dal parlamento che autorizzano i
cementifici a bruciare il CSS (combustibile solido da rifiuti). I lavoratori di ciascun
opificio dovranno essere viceversa formati ed utilizzati per la messa in sicurezza dei
territori distrutti dalle cave, per la loro bonifica e successiva riqualificazione.
Riteniamo sia un caso di coscienza.
Non c’entra il credo religioso.
Non conta l’impronta politica.
Non interessa chi saremo a percorrere quel tratto di strada.
Importa sentire ed avvertire che il creato è di tutti e per tutti.
Questa manifestazione è solo un inizio.
don Antonello Giannotti*
