Pubblichiamo il messaggio del vescovo di Caserta, Pietro Farina, alla città e alla diocesi in occasione del Te Deum di fine anno
Carissimi fratelli e sorelle,
siamo giunti alla chiusura di un anno sociale e sento con voi il bisogno di elevare a Dio la nostra comune preghiera di ringraziamento per quanto ricevuto e per quanto ci sarà ancora concesso a nostro beneficio e, attraverso il nostro impegno, a beneficio di tutti.
La circostanza della celebrazione eucaristica di fine anno mi offre l’occasione di rivolgermi alla città e agli amministratori della res publica per tracciare un bilancio del nostro cammino comune, ma soprattutto per lanciare lo sguardo, in maniera lungimirante, verso mete che possano far risplendere la nostra città di Caserta, cuore pulsante della provincia di Terra di Lavoro.
Il 2010 è stato un anno intenso, carico di eventi, per i quali credo, come uomo di fede, non c’è data possibilità di disperazione, di fatale pessimismo. Siamo sempre in costante ricerca, in attesa della presenza di quella “luce vera, che illumina ogni uomo” (Gv. 1,9).
La luce del Cristo è brillata nel mondo e tutti gli uomini sono stati chiamati a contemplarla: ma siamo anche noi, figli di questo tempo, tra coloro che hanno accolto questa luce? Con fondata speranza credo che l’annuncio dell’”Emmanuele”, del Dio-con-noi, sempre così sorprendente, oltrepassa anche le nostre umane limitazioni per farci abbracciare la verità che libera e salva, che apre il cuore di ogni singola persona alla condivisione in una relazione nuova tra fede e vita: il Cristo è per noi credenti il modello di un dinamismo nuovo di relazione.
Questa esigenza di relazione, di apertura all’altro, ci offre la possibilità di riflettere su una delle questioni più urgenti che sta affrontando il nostro paese e di riflesso la nostra città: il bene comune. In tutti gli aspetti della nostra vita il senso del bene comune è stato messo a dura prova da quegli atteggiamenti di trasformismo e di opportunismo di ogni risma, che inquinano ogni forma di genuina progettualità.
Papa Benedetto XVI, nel giorno di Natale, ha richiamato tutti i cristiani nel suo messaggio Urbi et Orbi “a collaborare per il bene comune”. Ma è possibile parlare ancora oggi del “bene comune” come principio ispirativo fondamentale dell’agire politico, dell’agire cioè a favore della costruzione dello spazio comune che è la città?
Nella mia Lettera pastorale, Vedo vivere la Chiesa, ho già richiamato l’esigenza di immissione delle verità evangeliche nel contesto socio-politico al fine di contribuire alla crescita di un giusto ordinamento sociale, quale antidoto contro ogni forma di deriva egoistica e lesiva di un progetto comune. Il rilancio di una cultura del bene comune, della cittadinanza, del diritto, della buona amministrazione e della sana impresa nel rifiuto dell’illegalità sono i capisaldi della proposta educativa della Chiesa, tesi al rilancio di tutto il corpo sociale.
L’impegno per la costruzione di una siffatta dimensione, che trascenda l’interesse del singolo individuo, deve incarnarsi nella pratica della vita quotidiana con dei comportamenti che possono dare concretezza ad un progetto di “vita comune”. Queste problematiche saranno oggetto di riflessione nel prossimo Convegno diocesano di settembre, che indicherà un itinerario di formazione e di azione per i prossimi anni.
L’ombra della notte fa posto al sole nuovo che sorge – come recita un antico inno liturgico cantato per le Lodi dell’aurora in tutte le domeniche dell’anno – è l’annuncio e l’impegno della nostra Chiesa, che non intende creare confusione con la città secolare, ma vuole risvegliare le coscienze di tutti, illuminate dalla luce del Cristo, per innescare un processo nuovo con cui dare l’ordine giusto alla nostra quotidianità.
+ Pietro Farina, vescovo di Caserta
