CASAL DI PRINCIPE (Caserta) – Lenzuola bianche stese ai balconi delle ville di via Cavour, 25 mila persone in fila venute da tutta Italia, dal Veneto alla Sicilia, e soprattutto giovani, studenti, scout, tutti per celebrare a Casal di Principe – roccaforte del clan dei Casalesi, la camorra della provincia di Caserta, la più violenta d’Italia – il quindicesimo anniversario della morte di don Peppino Diana, il prete anticamorra ucciso da sicari mafiosi nel 1994.
Le parole e l’esempio fanno paura
La marcia del corteo è lunga oltre un chilometro. Si parte dallo stadio comunale, dove la lunga fila di striscioni e cartelli si allinea dietro i parenti di tutte le vittime innocenti di mafia. Ci sono anche gli anziani genitori di don Peppino, Gennaro e Iolanda, che si siedono in prima fila davanti al palco eretto nella piazza del cimitero dov’è sepolto don Peppino.
I familiari
Accanto a loro i familiari del sindacalista Federico Del Prete, dell’imprenditore Domenico Noviello e Nando Dalla Chiesa. «Don Peppino parlava, Giancarlo Siani scriveva, le parole scritte e dette fanno paura ai camorristi» esordisce il presidente della regione Campania; Antonio Bassolino. «Io sono stato a Casal di Principe da giornalista e ora ci ritorno da presidente della Regione Lazio», spiega Piero Marrazzo.
Le vittime
Il corteo attraversa via Cavour mentre dal palco allestito nel piazzale un volontario dell’associazione «Libera» legge i nomi di centinaia di vittime innocenti della criminalità organizzata. Nella strada parallela, in via Baracca, vivono ancora i familiari di Nunzio De Falco, mandante dell’omicidio del sacerdote 34enne che aveva scritto «Per amore del mio popolo non tacerò», e che per questo è stato ucciso.
Dal palco don Luigi Ciotti grida: «La camorra è un male che si estirpa con l’aiuto della Chiesa».
