Sarnelli: Amelio affidò Terrae Motus alla città e al vescovo Nogaro. Non perdiamola

CASERTA – Nomen nomini. Puntuale come un terremoto, mi si perdoni l’incipit, assurge agli onori della cronaca negativa la collezione di Lucio Amelio Terrae Motus, ospitata, si fa per dire, nei saloni del palazzo Reale di Caserta. La collezione, come è ben noto, è una delle piu’ importanti e preziose raccolte pubbliche di arte contemporanea italiana: una collezione di 71 opere d’arte ideata e voluta dall’eclettico gallerista napoletano subito dopo il sisma del 23 Novembre 1980 e donata, con un lascito testamentario, per novantanove anni alla Reggia di Caserta.

Una raccolta unica ed irripetibile rispetto alla quale citare anche uno solo dei 71 artisti varrebbe a far torto alla qualità eccelsa di tutti gli altri. “Il tema, l’arte e il quotidiano drammatico del post-sisma, declinato dagli artisti chiamati a raccolta da Lucio Amelio” recita la presentazione della soprintendenza, “amplia la nozione stessa di collezione e pone il confronto tra generazioni, stili, linguaggi, tecniche in una prospettiva diversa. Quella di un dialogo che non deve cessare – e il dialettico confronto tra arte contemporanea e spazi antichi lo dimostra – tra il linguaggio dell’arte e quello della condizione umana: come non essere turbati, emozionati, spaesati di fronte a Terrae Motus negli appartamenti storici della reggia di Caserta?

Ma Terrae Motus è anche un’occasione per riflettere sul prossimo destino dell’intero complesso vanvitelliano”. Ed ecco, oggi, puntuale, invece, l’ennesima denuncia del suo stato di abbandono e della sua preclusione al pubblico. L’annunciata ispezione in merito a questo suo abbandono denunciato da un articolo di stampa e disposta dal ministro Bondi con la dichiarata volontà di constatare di persona la situazione, ripropone il tema purtroppo di sempre, di una collezione minacciata da tempo di un suo scippo (leggi le dichiarazioni del direttore del MA.DRE di Napoli), e contro cui si è risposto, quasi a darne ragione, con una situazione da sempre assurdamente precaria, pensata con provvisorietà, portata avanti con ignavia non solo dalle autorità predisposte alla sua conservazione ma anche, e soprattutto, da un’intera città, (omettiamo per carità di patria, di chiamare in causa le amministrazioni cittadina e provinciale) così che da sempre si è tenuto in ben poco conto questo inestimabile patrimonio..

Ed ora siamo al solito rimpallo delle colpe. Donata a Caserta per un difficile rapporto con la sua Napoli, Lucio Amelio forse temeva tanta futura disattenzione e non a caso volle, con l’allora Sovrintendente Gian Marco Jacobitti, in piu’ riprese, incontrare, prima del suo lascito testamentario, il nostro vescovo NOGARO identificando in Lui, cosa del tutto naturale, “la più alta autorità morale, spirituale e culturale della città cui donava la sua collezione” pregandoLo “di difendere la presenza di un Tesoro di artisti di tutto il mondo, il mio grande amore”.

Capì, l’artista, che più che il vincolo notarile sarebbe valso il vincolo culturale e di riconoscenza che la città e la sua civitas avrebbero saputo e voluto intrecciare con la sua donazione. Ma se resterà amareggiato per l’attenzione che quest’ultima le ha finora mostrato, siamo certi che quegli incontri personali sapranno, d’ora in poi motivare il presule come il suo più grande difensore, così che quel “FATE PRESTO!” – che è il grido di un quadro famosissimo della collezione – sarà quotidianamente al suo ordine del giorno ed insieme a Lui, si spera, della città tutta, speriamo risvegliata su questa ignominia come su tante altre (specie culturali) sulle ora riteniamo opportuno tacere.

*Acli Caserta