Caserta, se i lager fossero durati come sarebbe stato il mondo. Presentato il libro di Testa

CASERTA – «Se i Lager fossero durati più a lungo, un nuovo aspro linguaggio sarebbe nato»… inizia così la lettura del testo del professore Angelo Callipo. E’ infatti dalle righe del testo che comincia la presentazione del libro della giovane scrittrice casertana Daniela Testa. Affacciatasi al mondo dell’editoria quasi per caso, questa ragazza si è vista centro di molti complimenti alla prima uscita del suo libro “Nel ventre di Babele: il linguaggio dei Lager nazisti”.

A sostenerla in questo suo progetto sono stati il professore Don Franco Galeone dell’Istituto Salesiano di Caserta, l’architetto Fabrizio Gallicchi, vicepresidente della Comunità ebraica di Napoli e il professore Flavio Quarantotto, esperto di filologia e linguaggio. Il libro è stato presentato lo scorso 20 maggio nella biblioteca della curia vescovile in piazza del Redentore a Caserta.

A moderare l’incontro un brillante Nando Santonastaso che, forte di una grande complicità con l’autrice, ne ha sottolineato pregi e difetti, venuti fuori sin dal loro primo incontro, avvenuto un anno fa proprio in occasione della giornata della Memoria.

La vicenda dei Lager torna subito attuale se si pensa alla “questione sicurezza” trattata dall’attuale Governo che si sta riversando sulle minoranze rom. Allora come oggi gli zingari vengono cacciati e perseguitati: ma l’uomo non impara mai niente dagli sbagli del passato? Il discorso si sposta poi sull’analisi del linguaggio utilizzato dalle varie minoranze all’interno dei campi di concentramento nazisti, dal momento che questo è il taglio originale dato dall’autrice; “un argomento – come afferma il professore Quarantotto – molto ampio di cui però si è trattato poco e in questo il libro fa da apripista per nuovi spunti e riflessioni”.

Interessante anche la testimonianza dell’architetto Gallicchi che afferma: “leggere questo libro mi è risultato difficile, perché quello che per voi è solo un racconto per me è la storia della mia famiglia, dei miei genitori, dei miei nonni, dei miei cugini che in quei campi hanno perso la vita e non torneranno più”.

Le testimonianze dei relatori sono state intervallate dalla lettura di alcuni brani del libro, con la voce calda del professore Callipo, che ci ha più volte abituati con la sua interpretazione a rendere penetrante e vivo il testo. Dopo i saluti dell’assessore Milani l’autrice, visibilmente emozionata, ha ringraziato tutti coloro che hanno collaborato alla stesura di questo libro, tra cui i superstiti ebrei da lei intervistati: Piero Terracina, Carla Cohn e Joseph Varon; la casa editrice Spring; il pittore Andrea Sparaco, autore dell’immagine di copertina; il vescovo Raffaele Nogaro che ha offerto i locali per la presentazione; il professore Domenico Scarpa, relatore di quella che in origine era una tesi di laurea ed attualmente docente di letteratura italiana presso l’Istituto Superiore “Normale” di Pisa; il professore Rocco Gervasio che ha curato l’introduzione del testo e Nando Santonastaso per la prefazione e per aver animato così brillantemente la serata.

Sembra infine che l’autrice ci abbia preso gusto, ha infatti promesso alla platea che continuerà a scrivere e ad approfondire l’argomento e nel frattempo prevede altre presentazioni del libro a Capua e a Napoli.