CASERTA – Nativo di San Tammaro (1795), Domenico Capitelli studiò diritto, filosofia e matematica al Seminario di Capua.
Con la Restaurazione si trasferì a Napoli, dove aprì nel 1819 una Scuola di diritto.
Dopo il 1820 si rifugiò in “Terra di Lavoro” e qui studiò La filosofia del diritto e l’arte di bene interpretarlo, fatica pubblicata a Napoli nel 1822. Per Capitelli, al centro della legislazione c’è la felicità dei cittadini, il cui “piacere” deve essere il fine immediato della tutela giuridica.
Analizzare la mente umana, i bisogni e i mezzi più idonei per soddisfare la sua felicità e il suo benessere – come già sostenevano Ludovico Muratori, Antonio Genovesi e Gaetano Filangieri – è il fine della “scienza della legislazione”, che deve prevedere una stretta connessione tra politica e diritto.
I pensieri più significativi del giurista sono sviluppati nella Scienza del diritto e le arti che ne derivano (1827), pubblicata a Napoli con lo pseudonimo di Raffaele Carbone, che gli diede fama europea.
Ma io trovo di grande modernità ed interesse La voce de’ tipografi e degli studiosi del Regno delle due Sicilie, edita a Napoli nel 1841, al tempo di Ferdinando II di Borbone.
Il libro affronta in tempi non sospetti il problema del diritto d’autore e analizza lo stato dell’industria editoriale europea e napoletana. La proprietà letteraria o intellettuale – dice Capitelli – deve essere garantita dalla legge come il diritto di proprietà. E anche la traduzione non è un lavoro meccanico ma dello spirito e dell’intelligenza.
Posso confermare di essermene accorta subito quando, giovanissima, tradussi dallo spagnolo “Nebbia su Buenos Aires” dell’argentino Miguel Ortemberg: https://www.amazon.it/Nebbia-Buenos-Aires-Miguel-Ortemberg/dp/9870570321
Non solo attività filantropica, la proprietà intellettuale esige la giusta tutela e retribuzione, anche perchè si identifica spesso col talento, oltre che con il sacrificio di chi la esercita.
Per la sua importanza, un busto di Domenico Capitelli, scolpito da Tommaso Solari (1760-1779), entra a far parte di una serie di sei statue di bronzo e di marmo collocate il 5 marzo 1882 a Castel Capuano a Napoli, con l’intento di onorare illustri esponenti del Foro napoletano: Giuseppe Poerio, Mario Pagano, Davide Winspeare, Giuseppe Raffaelli, Nicola Nicolini (1772-1857) e Domenico Capitelli appunto.
Dal 1841 ne è passata di acqua sotto i ponti, eppure è un diritto, quello della proprietà intellettuale, ancora non adeguatamente tutelato. Di questo e di altro si parlerà infatti al I Congresso nazionale su etica della ricerca e Patrimonio culturale che si terrà a Roma il 24 e 25 Novembre 2026, promosso dal Centro Interdipartimentale per l’etica e l’integrità nella ricerca.
Ethics Cnr – Centro interdipartimentale per l’etica e l’integrità della ricerca
E’ forse presto per Caserta e per l’Italia?
Speriamo di no!
