La via della seta da Caserta alle Calabrie.

Sapevate che la pratica della seta si diffuse da San Leucio fino in Calabria? Neppure io!

L’ho appreso per gioco sfidando una collega di Reggio Calabria e promettendole che avrei trovato “prove” della loro appartenenza al Regno delle due Sicilie. I documenti storici che lo dimostrano si trovano all’Archivio di Stato di Reggio Calabria e nel 2014 hanno condotto al vincolo della Fontana Vecchia da parte della Soprintendenza della Calabria (ringrazio l’architetto Cinzia Basile).

La pratica della lavorazione della seta fu avviata nel Regno delle Due Sicilie nel 1146 da Ruggiero I il Normanno, fondatore della monarchia meridionale, che trasporto’ dalla Grecia in Sicilia le arti della seta.

In epoca rinascimentale l’industria fu ripresa a Napoli da Ferdinando I d’Aragona. Qui fiori’ per tre secoli, prima di cadere in degrado. 

Una nuova ripresa si deve alla volontà di Carlo di Borbone e a sua moglie Maria Amalia di Sassonia che si fa realizzare un apposito macchinario dall’ebanista Giacomo Gigi per tessere ad “uso di Torino“. Tuttavia per passare alla fase operativa è necessario aspettare suo figlio Ferdinando IV di Borbone, che invita a San Leucio abilissimi artefici esteri e fa produrre macchine di ogni sorta per avviare le manifatture.

Nel 1791, per ordinare tutte le arti della Seta a Napoli, crea un’ apposita Giunta della Seta, fa compilare i regolamenti per la cavatura, perfezionare la tintura e la tessitura dei drappi.

Infine decide di introdurre la cavatura della “seta alla Piemontese” anche nelle Province, per offrire alle donne dei villaggi il modo di occuparsi utilmente.

Nel maggio 1790 il re invia a a Reggio Calabria un Direttore ed una maestra per impiantare a Villa San Giovanni, davanti al porto di Messina, una Scuola de’ piccoli mangani di seta ad arfuso, vari telai per lavorarla e i filarelli “tedeschi” per il calamo. Ancora, emette una serie di dispacci  per testare le nuove varie scuole della seta e del calamo nate a Villa San Giovanni. Ne è talmente soddisfatto da chiedere che le Scuole continuino a lavorare in maniera autonoma e si estendani lentamente nella Provincia. Lo stabilimento di Villa San Giovanni viene dichiarato Scuola Reale e per la speciale gestione viene inviato il Maresciallo Danero, Governatore della Piazza di Messina, con facoltà di delega al Governatore di Reggio Calabria.

L’8 marzo 1792 il re fa distribuire premi a quattro ragazze che si erano distinte nella pratica e offre una medaglia d’oro con la sua immagine a Geronima Caracciolo-Anile per l’esempio dato alle altre gentildonne della provincia, dimostrando come il lavoro utile fosse di onore alle donne e nei doveri di una buona madre di famiglia.

Un tema interessante che apre nuove inedite strade.

in foto un’opera di Claudia Mazzitelli realizzata per la Fondazione Orizzonti.

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