Caserta, un giorno alla Reggia con Terrae Motus: la più bella mostra d’arte contemporanea del mondo

CASERTA- Ho sempre amato l’arte e soprattutto ho sempre amato la sensazione che provo nel contemplarla. Perciò quando a “L’Eco di Caserta” mi hanno parlato di una grande collezione di arte contemporanea nella Reggia di Caserta, la più grande e particolare del mondo, mi sono precipitata. Non mi bastava soltanto avere qualche notizia. Volevo vederla. Per cui armata di penna e taccuino, decido di andare alla Reggia. Salgo in fretta i gradini dello Scalone, mi dirigo verso la zona degli Appartamenti Storici e con difficoltà, poco visibile, alla mia sinistra leggo una scritta rossa su fondo nero: eccola lì, “Terrae Motus”. Infatti si chiama così questa collezione unica: “Terrae Motus”, in ricordo del drammatico terremoto del 1980 che sconquassò l’Irpinia, Napoli, la Campania. Lucio Amelio, il più importante mercante d’arte internazionale della fine del Novecento, napoletano, chiese al meglio dell’arte mondiale di realizzare delle opere che esprimessero il dolore e la sofferenza che il sisma aveva procurato non solo ai campani e alle cose, ma al mondo intero. Sono sola nella mostra permanente. Entro nella prima stanza e subito i miei occhi cadono su una tela orizzontale divisa in tre parti. Senza titolo, di David Salle. La prima è una lastra di piombo, che rimanda ai fanghi ribollenti della Solfatara di Pozzuoli. L’iniziale adagio. Al centro, una tela dipinta di giallo con vetro di Murano degli anni Cinquanta: l’andante con terremoto. Infine una macabra danza in ambito da sera, illuminata dai bagliori sinistri della catastrofe. L’allegro ma non troppo finale. Poco più avanti, sulla destra osservo un lavoro di Joseph Beuys: Terremoto in Palazzo, “dove il Palazzo è la testa dell’uomo”. Sono vecchi strumenti di lavoro artigiano che Beuys cercò in alcuni centri della provincia di Napoli colpiti dal sisma. Vedendo quel tavolo, quei cocci di vetro e terracotta per terra, sembra di rivivere la calma apparente e carica di paura del dopo terremoto. La vita in frantumi che va ricostruita. E poi infine in un sala, sola soletta, forse l’opera più memorabile: quel FATE PRESTO. Cresce in maniera catastrofica il numero dei morti FATE PRESTO Per salvare chi è ancora vivo per aiutare chi non ha più nulla FATE PRESTO Napoli deve tornare a vivere. Tre grandi tele di Andy Warhol che rappresentano la prima pagina de Il Mattino del 26 novembre 1980. La ripetizione ne enfatizza il messaggio e allo stesso tempo, la serigrafia ne allontana e ne modera l’emozione. La notizia diventa opera d’arte che Warhol, vampiro metropolitano, osserva calandosi sulla tragedia. Ma “Terrae Motus” è molto di più e tanti altri artisti. Le opere esposte sono settantaquattro, andare a “pregare” davanti a loro per conoscere la vita è un’emozione da non perdere.