CASERTA – L’ artista Casanova, nell’ultima parte della sua intervista, ci racconta il messaggio recondito che la sua istallazione vuole lasciare e tenta di suscitare nei spettatori, che in questi sette giorni di esposizione si sono avvicinati all’opera.
I cittadini, del luogo mistico, si sono avvicinati all’istallazione incuriositi e dubbiosi, nel chiedersi il significato di questa quinta scenica composta di tre parti, analizzate dell’artista nelle precedenti puntate dell’intervista. Si ricorda che per la realizzazione dell’istallazione bisogna menzionare per il gran lavoro, di preparazione e costruzione dell’imponente opera, che ricordiamo occupa un intero emiciclo della piazza, che è isola pedonale, ma che ha destato non pochi commenti nei cittadini che passeggiavano per il centro cittadino.
Molti sono stati i contatti con il sito del nostro giornale in questi giorni, per leggere le righe esplicative dell’intervista concessa dall’autore alla nostra invita ed alla sua troupe, che hanno realizzato anche un video dell’intervista, per la cui pubblicazione si rimanda ai servizi giornalistici dei prossimi giorni, sempre sul sito dell’Ecodicaserta.it.
Per la realizzazione del evento si ringraziano gli ideatori Luigi Ferraiuolo e Gianni Allucci, la promozione del Corso Comunicazione per addetti stampa dell’Issr di Caserta; Agrorinasce, Aido e ScrivEremo, il supporto tecnico dello studio di Architettura Segmento A e il patrocinio di Diocesi di Caserta e Comune di Caserta e la sponsorship di Rsi imballaggi, Pro Loco Caserta, Librerie Pacifico, ristorante Alla Tana del Lupo di Casertavecchia.
Al maestro Casanova chiediamo le personali aspettative, che potranno scaturire dalla settimana di esposizione della sua opera.
L’uomo di Casanova uscirà rinnovato dal suo sonno mistico?
“Lo spero, non solo per il singolo cittadino, ma per tutti i cittadini di Terra di Lavoro. Poiché non dimentico che io stesso vivo in questa provincia, esprimo la mia arte in questa provincia. Io stesso, mi sento onorato di essere stato invitato ad esporre la mia opera ed a sollecitare, attraverso di essa, le coscienze assopite nel male di una piccola parte di esse, che non rispecchia affatto tutta la società della provincia di Caserta. La provincia ha al suo interno tutte le componenti necessarie per far uscire dal torpore del male, gli uomini migliori; dobbiamo solo trovare la giusta chiave di apertura per questa valvola del bene che, momentaneamente, si è socchiusa e non riesce ad esprimente tutte le Buone Parole che potrebbero circolare, con una maggiore apertura verso il bene del prossimo.”
Il ruolo delle parole nella missione e nella morte di don Diana e nella sua opera?
“Purtroppo io non ho conosciuto di persona don Giuseppe Diana, ma ho letto molto su di lui, attraverso i numerosi scritti redatti da chi lo ha conosciuto di persona. Mi sono reso conto che persona straordinaria fosse e del segno che ha lasciato, del solco che ha tracciato, se la camorra lo ha condannato e ha armato la mano dei sicari, che si sono spinti fino a commettere un omicidio nella sacrestia del sua Chiesa. La croce che vedete sospesa, rappresenta proprio don Diana, la sua missione, la sua vita spesa per aver amato la sua gente. Se oggi noi siamo qui, lo dobbiamo anche all’esempio che ha lasciato, le sue parole risuonano oggi in modo diverso, sicuramente, ma il messaggio che diffondono è lo stesso non arrendiamoci al male, lasciamo lo spazio al bene.”
Si ringraziano per la realizzazione del servizio giornalistico: Florinda Di Muro, fotografa e art director dell’intervista, Alessandro Passaro regista e cameraman del video, Filomena Camanzo per le foto panoramiche dell’evento.
