CASERTA – Oggi 1° maggio 2013 si festeggiano i dieci anni di episcopato di Mons. Pietro Lagnese, vescovo della Diocesi di Caserta. L’ordinazione avvenne il 1º maggio 2013, nel centro parrocchiale di Vitulazio, dal cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo metropolita di Napoli, co-consacranti Armando Dini, arcivescovo emerito di Campobasso-Boiano, e Arturo Aiello, vescovo di Teano-Calvi.

Devo confessare che mi ha fatto da promemoria di questa ricorrenza don Antonio Di Nardo che in cuor suo vuole ricordare tale anniversario ed esprimere le sue congratulazioni al vescovo in occasione della celebrazione del suo venticinquesimo anniversario sacerdotale che sarà celebrato il prossimo 3 maggio 2023 nella chiesa Cattedrale di Caserta.
Tornando a Mons. Pietro Lagnese, va ricordato che l’inizio del suo percorso episcopale si ha il 23 febbraio 2013 allorquando papa Benedetto XVI lo nomina vescovo di Ischia succedendo a Mons. Filippo Strofaldi, precedentemente dimessosi per motivi di salute.

Dopo l’ordinazione del primo maggio 2013, l’11 maggio 2013 prende possesso della diocesi nella cattedrale di Santa Maria Assunta. Qui resterà Ordinario diocesano fino al 19 dicembre 2020 allorquando papa Francesco lo nomina vescovo di Caserta, succedendo a Mons. Giovanni D’Alise, deceduto il 4 ottobre precedente.
Il 20 gennaio 2021 prende possesso della diocesi nella cattedrale di San Michele Arcangelo.
Nel mentre ricopre l’incarico di amministratore apostolico di Ischia dal 19 gennaio al 19 giugno 2021, giorno dell’ingresso del nuovo vescovo Mons. Gennaro Pascarella.
Il Vescovo Mons. Lagnese con lo stemma indica il suo piano pastorale con il motto “Duc in altum”[1].

Nella sua umiltà, con cui cura molte opere in Diocesi in piena collaborazione con la Chiesa campana facendo proposte e portando avanti iniziative comuni interdiocesane, lo scorso 6 aprile 2023 in occasione della Santa Messa Crismale parlò dei tanti anniversari sacerdotali, compresi quelli relativi al Vescovo emerito Mons. Raffaele Nogaro, ma badò bene a riferire e ricordare il suo decimo anniversario presbiterale.
Un contributo biografico abbastanza completo su Mons. Pietro Lagnese è a cura dell’amico Franco Falco, apparso sul numero XI della collana editoriale “Chi è?” del 2019 per omaggiarlo del suo percorso dalla parrocchia di Vitulazio all’episcopio di Ischia. Dello stesso mi avvarrò per questo omaggio. Bello anche il contributo biografico sul sito della Diocesi di Caserta[2].

Pietro Lagnese nasce a Vitulazio (CE) il 9 settembre 1961 da Giovanni e Maria Grazia Tartaglione. Quarto di sei figli, viene battezzato nello stesso giorno della nascita, come era consuetudine del tempo, dal parroco Don Francesco Gravina. Nella sua casa insieme ad una radicata rettitudine morale sperimenta i valori della famiglia e una forte laboriosità e sacrificio e in tale nucleo familiare comincia a sostanziarsi la sua prima educazione alla fede. Il desiderio di vivere per il Cristo nel ministero presbiteriale si fa, con l’arrivo in parrocchia del giovane sacerdote Don Carlo Iadicicco, sempre più forte. Negli ultimi anni di frequenza del Liceo Scientifico Statale di Capua, parroco Don Enrico Lanna, matura con maggiore convinzione e consapevolezza, la scelta vocazionale. Nel 1968, quarto anno di Liceo, durante un campo estivo diocesano di Azione Cattolica, partecipa la sua intenzione all’Arcivescovo di Capua, S.E. Mons. Luigi Diligenza, da poco tempo alla guida della Diocesi e inizia un dialogo proficuo con il Pastore della Chiesa di Capua. Nel 1979 consegue, con ottima votazione, la Maturità scientifica. L’anno successivo, settembre 1980, entra nel Seminario Maggiore Arcivescovile di Napoli “Cardinale Alessio Ascalesi” ove viene accolto dal Rettore Mons. Agostino Vallini (eletto, poi, vescovo da Papa Giovanni Paolo II il 23 marzo 1989 e Cardinale da Papa Benedetto XVI il 24 marzo 2006 – Cardinale vicario del Papa per la Diocesi di Roma, arciprete della papale Basilica di “San Giovanni in Laterano” e Gran Cancelliere della Pontificia Università Lateranense dal 2008 al 2017). Consegue prima il Baccalaureato in Sacra Teologia e successivamente la Licenza in Teologia Pastoralealla sezione San Tommaso della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli con una Tesi sui giovani e la direzione pastorale. Il 21 settembre 1985 è ordinato Diacono dall’Arcivescovo Mons. Diligenza e il 1° maggio dell’anno successivo, 1986, presbitero. Il 13 ottobre 1986 inizia il suo ministero pastorale nella parrocchia di “Santa Maria dell’Agnena” a Vitulazio, ove per 27 anni svolge ininterrottamente il ministero parrocchiale che definire “eccellente” è un eufemismo. Fin dai primi giorni del suo insediamento l’impegno per la formazione della comunità caratterizza il suo ministero da Parroco. La riorganizzazione della catechesi e della liturgia e l’istituzione di un oratorio disegna, subito, il volto della sua parrocchia. Accanto all’evangelizzazione degli adulti si presta particolare attenzione ai poveri e alle loro esigenze. Nel 1992, per dare una risposta al fenomeno dilagante della droga che porta alla distruzione di tante famiglie, con alcuni amici di Caserta istituisce il Centro “Il Timone”, struttura per il recupero dei soggetti tossicodipendenti e, nel contempo, attiva una costante e fruttuosa collaborazione con diverse comunità terapeutiche operanti in Italia. Nel 1997, dopo aver ultimato, con il coinvolgimento e il contributo della comunità vitulatina, il restauro integrale della chiesa parrocchiale, dà inizio alla costruzione del centro parrocchiale “Santa Maria dell’Agnena” che viene inaugurato il 22 giugno 2002 dall’Arcivescovo di Capua S.E. Mons. Bruno Schettino. Il centro, vero punto di riferimento sia culturale che pastorale, è diventato, con il passare del tempo, non solo luogo di formazione della comunità locale e di altre realtà ecclesiali, ma anche uno strumento essenziale e imprescindibile per una parrocchia che vuole essere famiglia di famiglie, casa e scuola di comunione tra la gente. Due anni dopo, 2004, in collaborazione con la Superiora Generale della Congregazione delle Suore “Ancelle dell’Immacolata”, Madre Maria Serruto, dà vita ad una casa di pronta accoglienza tra i più poveri tra i poveri per condividere con loro la vita e il pane. Tale iniziativa trova il consenso e sostegno della cittadinanza e stimola una feconda collaborazione tra suore e laici che si rivela molto preziosa per la crescita della comunità parrocchiale. Anche la Diocesi si avvale della preziosa e propositiva opera di Don Pietro Lagnese e questi dal 1988 al 1994 è Direttore del Centro Diocesano Vocazioni, Rettore del Seminario Arcivescovile di Capua e membro del Consiglio Presbiteriale Diocesano. Nel 1989 Mons. Diligenza lo nomina segretario generale del 31° Sinodo diocesano e gli affida il coordinamento della fase preparatoria e celebrativa. Il Sinodo termina i lavori nel mese di giugno 1993 e l’esperienza sinodale gli permette di cementare una forte maturazione ecclesiale. Per ben due quinquenni il Vescovo Schettino lo nomina componente del Collegio dei Consultori. Negli anni 2001-2010 è prima Assistente spirituale e, poi, Direttore responsabile dell’Ufficio Diocesano di Pastorale Familiare. Il 1° marzo 2005 Mons. Schettino lo nomina Presidente della Fondazione “Centro Famiglia”, consultorio familiare diocesano di ispirazione cristiana. Nel 2003 i membri della Conferenza Episcopale della Campania lo nominano Incaricato Regionale per il Settore Pastorale per la Famiglia e la Vita e partecipa, nel 2006, al IVconvegno delle Chiese italiane che si tiene a Verona. Sempre nel 2006, il Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo Metropolita di Napoli, con la disponibilità dell’Arcivescovo della Diocesi di Capua, lo nomina Padre spirituale del Seminario Maggiore Arcivescovile “Cardinale Alessio Ascalesi” di Capodimonte – Napoli. Nel giugno 2012 il Consiglio Presbiteriale Diocesano lo elegge Delegato nella Commissione Regionale Presbiteriale. Il 23 febbraio 2013 viene eletto, da Papa Benedetto XVI, Vescovo della Diocesi di Ischia, quale successore di S.E. Mons. Filippo Strofaldi, dimessosi il 7 luglio 2012 per gravi motivi di salute e questi, in Casamicciola Terme, il 24 agosto 2013, torna alla Casa del Padre. Don Pietro Lagnese il 23 febbraio 2013, dieci giorni dopo l’annuncio della sua elezione all’episcopato, mostra ancora una volta tutta la sua “grandezza” e la sua “umiltà” nel dichiararsi “inadeguato” e “indegno” al nuovo ruolo e alla nuova funzione e invia un documento ai fedeli della sua Diocesi nel quale, tra l’altro, scrive “Il Signore mi chiede di lasciare la mia terra e questa antica e gloriosa Chiesa di Capua nella quale ho esercitato per ventisette anni il mio presbiterato, per inviarmi a Ischia in qualità di successore degli Apostoli. Dal giorno in cui mi è stata comunicata l’intenzione del Santo Padre, alcuni sentimenti ritornano costantemente nei miei pensieri e abitano il mio cuore. Avverto innanzitutto un senso di grande inadeguatezza e indegnità. Sono consapevole che il Signore mi chiama ad una missione davvero alta, dinanzi alla quale riconosco tutta la mia povertà. Anch’io come l’Apostolo di cui porto il nome, ho coscienza della mia miseria e delle mie debolezze: sono un peccatore (Lc 5,8) dice Pietro, nel momento in cui il Signore si avvicina a lui per chiamarlo. Sono un peccatore: dico anche io. Ma il Signore, nei suoi imperscrutabili pensieri, ama fidarsi delle persone che valgono poco e sceglie gli strumenti più inadeguati per arare il campo di Dio che è la Chiesa. C’è un altro sentimento che abita il mio cuore in questi giorni così particolari per la mia vita. Sento che, chiamandomi all’episcopato, il Signore mi rinnova il suo invito alla santità: mi chiede di pregare di più, amare di più, servire di più. Del resto sono certo che il Signore inviandomi ad Ischia per annunciare il Vangelo ai poveri mi chiama a stare in mezzo alle sorelle e ai fratelli di quell’isola, per essere prima cristiano con loro e poi Vescovo per loro. Mi ha mandato ad evangelizzare i poveri! Ma, di questi, il primo sono io! Sapendo che l’unica ricchezza è il Signore Gesù, vado dunque, povero tra i poveri”. Il 1° maggio 2013 riceve l’ordinazione episcopale, nel Centro Parrocchiale di Vitulazio, dal Cardinale Crescenzio Sepe, consacranti Armando Dini, Arcivescovo Emerito della Diocesi di Campobasso-Boiano e Arturo Aiello, Vescovo della Diocesi di Teano-Calvi. L’11 maggio 2013, nella solennità dell’Ascensione del Cristo, nella cattedrale di Santa Maria Assunta, prende possesso canonico della Diocesi di Ischia, in una splendida giornata di sole, accompagnato dai suoi orgogliosi concittadini e parrocchiani e accolto, festosamente ed entusiasticamente, dai cittadini e fedeli di Ischia e dalle Autorità religiose e civili regionali, provinciali ed ischitane. Il novello prelato Lagnese, nell’omelia ringrazia il Cardinale Sepe per aver presieduto anche il rito del suo insediamento, gli arcivescovi e i vescovi presenti anche a nome dell’intera conferenza episcopale campana e la Parrocchia di “Santa Maria dell’Agnena” di Vitulazio (presente in tutte le sue articolazioni) per consegnarlo alla Diocesi ischitana nonché la folta rappresentanza della Chiesa di Capua. In tale fausta circostanza afferma che “Siamo consapevoli delle ferite che manifestano il mistero di iniquità che accompagna la vita della Chiesa ma, ciò nonostante, vogliamo annunciare che Cristo è più forte! Lo sappiamo e, senza timore, rifuggendo da ogni forma di irenismo, lo diciamo: anche la Chiesa ha le sue ferite, ma l’amore di Dio manifestatosi in Cristo Gesù è più grande! […] Chiesa di Ischia, non lasciarti cadere le braccia, non cedere allo scoraggiamento! Lo scoraggiamento non viene mai da Dio. Affidati al Signore! Schierati dalla sua parte e, anche tu vedrai le vittorie di Cristo nella tua vita. Chiesa di Ischia: Duc in altum!Il Signore regna!” Mons. Lagnese sceglie quale motto del suo stemma episcopale un versetto del Vangelo Duc in altum(Prendere il largo), con il quale vuole esprimere il senso del camminare e dell’elevarsi sempre più verso mete di santità e di adesione a Cristo. Gli storici datano l’erezione della Diocesi affidata al vescovo Lagnese nel XII secolo e questa, attualmente, si estende su un territorio di sei Comuni: Ischia, Barano, Serrara Fontana, Casamicciola, Lacco Ameno e Forio per complessivi 46 chilometri quadrati e conta una popolazione di 70.000 abitanti. Èsede vescovile suffraganea dell’Arcidiocesi di Napoli. Ecclesiasticamente è costituita da 25 parrocchie raggruppate in quattro decanati: Barano-Serrara Fontana, Casamicciola-Lacco Ameno, Forio e Ischia. Sede vescovile è la città di Ischia, dove si trova la cattedrale di “Santa Maria Assunta”. In Diocesi sono aperte ai fedeli 53 Chiese e 4 Basiliche minori: la Basilica del Sacro Cuore di Gesù e Santa Maria Penitente a Casamicciola, la Basilica di Santa Restituta a Lacco Ameno e le Basiliche della Beata Vergine Incoronata e di San Vito a Forio. Il Vescovo Pietro fin dai primi giorni del suo insediamento alla guida della Diocesi attiva e promuove contatti con le Istituzioni locali, le Associazioni, i giovani, gli studenti, il laicato e tante altre realtà della variegata società isolana. Èdoveroso evidenziare che il 15 ottobre 2016 istituisce il Centro “Papa Francesco”, nei locali del polifunzionale del Comune di Ischia, Via Morgioni n.99. Tale Centro nasce per essere un luogo di incontro e di formazione per i giovani dell’Isola e punto di convergenza di varie attività e servizi della Diocesi e di iniziative ed eventi pensati per i giovani. Nel 2017 è molto emblematico il suo messaggio per le Festività Natalizie “Quest’anno è dedicato innanzitutto a te, fratello terremotato, a te sorella terremotata. Ate che trascorrerai questi giorni tanto particolari come mai avresti immaginato: fuori di casa. A te che da quella sera del 21 agosto sei senza casa, sei abitato da tanti “se”, “dove” e “quando” […]. Ate, più che dire parole – quante ne sono state dette e quante ancora se ne diranno! – vorrei dare innanzitutto un abbraccio. Sì, un abbraccio; e chiederti di vedere, in quello del tuo povero Vescovo, l’abbraccio stesso di Dio. E nell’abbracciarti vorrei anche sussurrarti: Natale è qui! Sì, ciò che vivi è Natale. Se ci rifletti, Natale è infatti la festa di un Dio che è senza Casa […]. Fratello terremotato, sorella senza casa: coraggio, non sei solo. Sei in buona compagnia. Sempre. E mai come in quest’ora. Dio è senza Casa! Che dici: lo accogli? Santo Natale e fecondo anno nuovo! Non meno forte ed esplicito è il messaggio che il 17 maggio 2018 all’omelia della festa di Santa Restituta, Patrona di Ischia, “Siamo chiamati ad aprirci all’altro, a chi non è dei nostri, ad aprire le porte, a costruire ponti, un periodo in cui rischiamo di cedere alla paura più che alla speranza, e quando diamo spazio alla paura facciamo scelte non opportune e poco oculate” e il 6 giugno nel messaggio ai turisti per l’estate 2018 scrive “I giorni della vacanza possono rappresentare un tempo particolarmente fecondo che consente di ritrovare energie e motivazioni per disporsi a fare meglio e con più entusiasmo ciò che facciamo solitamente, ma anche un’occasione per riprendere in mano la propria vita, guardarla con serenità e decidere di darle nuovo indirizzo e sapore […]. Dopo il terremoto del 21 agosto scorso si è registrata una diminuzione del numero dei turisti e, in tanti, è nata la preoccupazione che anche quest’anno si dovesse assistere al calo delle presenze […]. Tanti, a causa del sisma, hanno perso già la casa e ora non avere più garanzie, neppure rispetto al lavoro, sarebbe per loro e per le loro famiglie davvero drammatico” e nel messaggio non manca l’attenzione verso i più deboli – tema sempre presente nell’opera pastorale del Vescovo Pietro – e scrive “Un pensiero a quanti malati, anziani e poveri, trascorreranno nel disagio questa estate: a loro assicuro la mia speciale preghiera”. Nel primo anniversario del terremoto, 21 agosto 2018, nell’omelia della celebrazione eucaristica, afferma, tra l’altro, “Si, il terremoto c’è stato veramente! Lo sanno bene i familiari delle vittime del sisma, le famiglie rimaste per ore sotto le macerie di Casamicciola estratte vive grazie all’opera instancabile dei soccorritori, 2.600 sono ancora gli sfollati e di questi 350 si trovano a vivere nelle strutture alberghiere; e senza peraltro avere la minima idea di ciò che li aspetta e senza sapere quando e dove potranno avere anche loro nuovamente la casa […]. Auspichiamo, da parte di chi ci governa, scelte operative e fatti concreti al fine di vedere il nostro territorio ritornare a vivere e che Ischia possa ancora esser motivo di lavoro e benessere per i suoi abitanti e non solo. C’è invece una sorta di scoraggiamento che, quale Pastore di questa Chiesa, spesso registro sul volto degli isolani e, in particolare, delle popolazioni colpite dal sisma” e pertanto “alle Autorità di governo e a quanti deputati a gestire il prossimo futuro, ribadiamo l’invito ad attivarsi prontamente per una celere ricostruzione degli edifici distrutti e per un sicuro restauro dei tanti fabbricati coinvolti, affinché a quanti hanno perso la casa sia offerto al più presto una dignitosa e stabile abitazione”. Il 5 novembre 2018 Mons. Lagnese esprime piena e convinta solidarietà agli operatori del “Dhc”, struttura privata convenzionata che eroga prestazioni e servizi di riabilitazione ai disabili e “vicinanza” e “sostegno” ai dipendenti della Casa di Cura “Villa Mercede” che non ricevono da diverso tempo lo stipendio, giusta ricompensa per il loro amorevole lavoro in favore dei pazienti di tale struttura. Il 20 settembre 2019, inizio del nuovo anno pastorale “Per una Chiesa tutta al sevizio del Vangelo” il Vescovo Pietro, all’omelia, nella chiesa cattedrale, tra l’altro, afferma “ che “Il Signore Gesù può guarire la nostra Chiesa, le nostre parrocchie, le nostre comunità […]. Bisogna ritornare a fare movimento, rimettersi per strada, vincere quella sorta di introversione ecclesiale e aprire le porte e uscire, riprovare ad annunciare il Vangelo, andare incontro alla gente per ascoltare e fare nostre le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono ed essi ci faranno rialzare, ci guariranno. Coraggio; allora. Rimettiamoci in cammino e mettiamo da parte i pessimismi …”. Mons. Lagnese è un prelato che ama vivere e convivere con le problematiche attuali, anche se queste si presentano quasi sempre non di facili soluzioni. Una di queste attuali problematiche è l’immigrazione e le sue affermazioni e dichiarazioni in proposito sono molto eloquenti e non lasciano alcun dubbio “Nella gestione dell’immigrazione stiamo scrivendo una tra le pagine più brutte della storia del nostro Paese e della nostra Europa. Non vorrei che domani – come già per gli olocausti del ‘900 – si dovesse dire di noi: come è stato possibile? Come si arrivò a tanta indifferenza e barbarie? […] La Chiesa di Ischia, come già in passato, continuerà a impegnarsi in favore di chi bussa alle porte della nostra Isola perché privo del necessario. E ciò sia promuovendo una cultura dell’accoglienza ed educando all’integrazione e alla solidarietà, sia aprendo le proprie strutture per dare ospitalità in maniera gratuita come negli scorsi anni ha accolto sei richiedenti asilo giunti ad Ischia attraverso i corridoi umanitari promossi dalla Comunità di Sant’Egidio”. Alla luce dell’incisiva e incessante azione pastorale che il Vescovo Pietro pone quotidianamente in essere a favore della comunità della Diocesi di Ischia non si può non condividere quanto scrive, il 12 maggio 2013, vigilia della sua ordinazione episcopale, il docente, giornalista e scrittore Antonio Rungi, Passionista della Congregazione di San Paolo della Croce, “Le ACLI della provincia di Caserta manifestano tutto l’amore filiale di cui sono capaci ad un Pastore e ad un uomo che ha caratterizzato, con la preghiera e con l’azione, una miriade di iniziative inconfondibili di servizio e di promozione per tutta la sua comunità. La Croce del III millennio, ubicata nel Centro parrocchiale, alta 33 metri, resta, per tutti i fedeli che ne hanno apprezzato l’azione ed il carisma, il simbolo perenne di una testimonianza di fratellanza impareggiabile, in una terra ricca di problemi economici e sociali particolarmente acuti”.
Questa bella biografia è del 2019 da qui mancano le novità di fine anno ovvero che dal 19 dicembre 2020 allorquando papa Francesco lo nomina vescovo di Caserta, succedendo a Mons. Giovanni D’Alise, deceduto il 4 ottobre precedente; che il 20 gennaio 2021 prende possesso della Diocesi di Caserta nella cattedrale di San Michele Arcangelo; e naturalmente che nel mentre ricopre l’incarico di amministratore apostolico di Ischia dal 19 gennaio al 19 giugno 2021, giorno dell’ingresso del nuovo vescovo Mons. Gennaro Pascarella.
Il cammino diocesano casertano per Mons. Lagnese non è facile, siamo sempre in un periodo di gestione post covid e i problemi della comunità sono tanti, le iniziative, non ultima quella del Macrico di Caserta, per un rilancio ci sono e l’impegno delle persone che lo affiancano, i suoi sacerdoti in primis, è notevole. Sicuramente ha portato, sta portando e porterà nuovi avvicendamenti parrocchiali e di incarichi. Questo, nel segno dell’obbedienza, vuole essere l’occasione per mettere a disposizione della Chiesa di Caserta i talenti di ciascuno a disposizione degli altri perché, nel segno del Cammino Sinodale, la Chiesa stessa, cioè i fedeli, si abbeveri delle esperienze e delle competenze dei propri sacerdoti e si faccia sempre più parte attiva nella gestione. Il ruolo del laico, in un momento di mancanza di spinte vocazionali serve a risvegliare proprio il senso vocazionale del laico come parte della Chiesa, fedeli come parte, come membra del Corpo di Cristo sposo della Chiesa sposa.
Ritengo importante richiamare, del periodo di guida casertana, tre suoi documenti: il primo messaggio alla Chiesa di Caserta del 19 dicembre 2020, l’ Omelia per l’inizio del Cammino sinodale della Chiesa di Caserta del 17 ottobre 2021 e il Discorso alla Città del vescovo Pietro in occasione del Te Deum di fine Anno del 31 dicembre 2022.



















Tanti cari eccellenza anche a livello personale.
A cura di Michele Schioppa
[1] Ecco la descrizione dello stemma vescovile: “Lo stemma episcopale di Mons. Pietro Lagnese si presenta, composto dallo scudo (a forma di calice), la croce in palo, il cappello prelatizio, con cordoni a sei fiocchi (ordinati 1.2.3) di colore verde e il cartiglio inferiore in oro con la scritta in nero, come da tradizione araldica ecclesiastica.
Gli elementi rappresentati all’interno dello scudo sono la colomba e la stella, poste in alto rispettivamente a sinistra e destra, il monogramma greco C- R(Chi – Ro), con la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco, a (alfa) e æ (omega), in formato minuscolo e, in basso, sempre al centro, una serie di bande ondulate di colore bianco e blu, indicanti il mare; nel cartiglio sottostante l’iscrizione “Duc in altum”.
Il colore oro degli elementi rappresentati nello stemma e il colore blu dello scudo, da una parte esprimono la partecipazione alla natura divina donata ai battezzati, dall’altra la risposta dell’uomo alla vocazione alla santità che si manifesta nell’impegno a vivere in maniera alta la vita cristiana e ad andare in profondità.
Tra gli elementi rappresentati una particolare importanza, per posizione e dimensioni, è data al monogramma greco C- R(Chi – Ro). Il C e il R sono, nella lingua greca, le prime due lettere della parola “Cristo” (CristÒj) e, pertanto, indicano il Signore Gesù, Unto del Padre, centro della fede cristiana e cuore dell’annuncio della salvezza. Il C (Chi) è scritto, come in molte raffigurazioni antiche, a forma di croce. Nella mente del vescovo, il monogramma greco richiama l’espressione che l’apostolo Pietro rivolge allo storpio che egli guarisce mentre entra nel Tempio di Gerusalemme insieme a Giovanni. Allo storpio, che tende la mano per l’elemosina, Pietro annuncia: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!» (At 3, 6). La possibilità di rialzarsi, di risorgere, di vivere una vita nuova è data all’uomo solo in Gesù Cristo. Non c’è salvezza se non nel suo nome! (Cfr. At 4,12).
Questa salvezza è per ogni uomo: riguarda tutto l’uomo e tutti gli uomini di tutti i tempi. L’alfa e l’omega poste a sinistra e a destra del monogramma indicano che essa è integrale e universale.
Il mare, in basso nello stemma, richiama la missione evangelizzatrice della Chiesa affidatale da Gesù. L’immagine del mare ricorda il mistero del peccato e della morte, da cui Cristo è venuto a liberarci. La chiesa è chiamata a gettare le reti per tirare fuori dalle acque gli uomini e le donne che vivono nelle tenebre e nell’ombra della morte, nella quale la luce del cielo non penetra.
In questa opera l’intero Popolo di Dio, pastore e gregge, è sospinto dal soffio dello Spirito Santo, di cui è immagine la colomba posta a sinistra. È lo Spirito, infatti, che conduce la Chiesa; è Lui che la guida e le dà la forza (Cfr. At 20, 22).
La stella a otto punte rappresenta invece Maria, la Stella del mare, segno di consolazione e di sicura speranza: la Chiesa la invoca e contemplandola, pur tra burrasche e tempeste, non perde la rotta. I cristiani, sostenuti dall’intercessione della panaghia (tutta santa) e dai tanti testimoni che brillano nel firmamento del Cielo, corrono con perseveranza nella corsa che sta loro davanti tenendo fisso lo sguardo si Gesù (Cfr. Eb 12, 1-2).
L’espressione “Duc in altum” esprime infine l’invito del Signore a scommettere su Dio e a credere nella potenza della Parola di Cristo che rende feconda l’azione della Chiesa. Come il pescatore di Galilea, essa è chiamata ogni giorno a dire al Suo Signore: “Sulla tua Parola getterò le reti” (Lc 5, 5), nella certezza che Colui che le chiede di fidarsi e di seguirlo renderà piena e abbondante la sua vita, desiderosa di contagiare tante altre persone perché si lascino “prendere” da Lui”. Per la fonte si veda https://www.diocesicaserta.it/stemma-episcopale.
[2] Ecco il testo “Mons. Pietro Lagnese, quarto di sei figli, nasce a Vitulazio (Caserta) il 9 settembre 1961 da Giovanni e Maria Grazia Tartaglione. È battezzato nello stesso giorno dall’allora parroco don Francesco Gravina. Nella sua casa, insieme ad una profonda rettitudine morale, sperimenta i valori della dedizione alla famiglia ed un forte senso di laboriosità e di sacrificio; qui riceve pure la sua prima educazione alla fede. Attraverso l’assidua partecipazione alla vita della comunità parrocchiale, cresce in lui un forte senso di appartenenza ecclesiale che si concretizzerà in un’esperienza di servizio all’interno dell’azione cattolica parrocchiale e in una feconda vita di preghiera.
Il desiderio di consacrarsi al Signore nel ministero presbiterale, già vivo negli anni della fanciullezza, si fa più forte nella prima adolescenza con l’arrivo in parrocchia del giovane sacerdote don Carlo Iadicicco. Negli ultimi anni di scuola superiore, essendo parroco il sacerdote don Enrico Lanna, matura con maggiore consapevolezza la sua scelta vocazionale.
Al termine del quarto anno di liceo, durante un campo diocesano di Azione Cattolica, manifesta la sua intenzione all’arcivescovo S. E. Mons. Luigi Diligenza, da poco arrivato in diocesi. Da quel momento comincia un dialogo proficuo con il Pastore della Chiesa di Capua che sempre di più assume il volto di un vero padre nella fede. Nel 1979 consegue la maturità nel Liceo Scientifico di Capua.
Nel settembre 1980 entra nel Seminario Maggiore Arcivescovile di Napoli “Cardinale Alessio Ascalesi” dove è accolto dall’allora rettore Mons. Agostino Vallini. Compie i suoi studi presso la Pontificia Facoltà Teologica della Italia Meridionale, Sezione San Tommaso, dove consegue il Baccalaureato in Sacra Teologia e la Licenza in Teologia Pastorale con una Tesi sui giovani e la direzione spirituale.
Per l’imposizione delle mani di Mons. Luigi Diligenza è ordinato Diacono il 21 settembre 1985 e sacerdote il 1 maggio 1986. Assistente spirituale del Movimento Apostolico Ciechi, inizia il suo ministero pastorale nella Parrocchia di Vitulazio il 13 ottobre 1986 ove per ventisette anni svolge ininterrottamente il servizio di parroco.
L’impegno per la formazione della comunità cristiana caratterizza i primi anni del suo ministero di Parroco. La riorganizzazione della Catechesi e della Liturgia e la nascita dell’Oratorio che raccoglie i ragazzi e i giovani in un cammino sistematico che ha il suo sbocco nel servizio alla comunità, delinea il volto della Parrocchia di Vitulazio.
In parrocchia, accanto all’opera di evangelizzazione degli adulti, si sviluppa una particolare sensibilità ai poveri e ai loro bisogni. In questo solco nel 1992 nasce un’esperienza particolarmente significativa per la vita di tante famiglie: per dare una risposta concreta al dilagare della piaga della droga, dà vita, insieme ad alcuni amici casertani, al Centro di recupero per i tossicodipendenti “Il Timone” e ad una intensa collaborazione con diverse comunità terapeutiche presenti in Italia.
Nel 1997, dopo aver portato a termine l’opera di restauro integrale dell’edificio della chiesa parrocchiale, dà inizio, con il forte coinvolgimento della comunità vitulatina, alla costruzione del Centro Parrocchiale S. Maria dell’Agnena, i cui lavori si concludono il 22 giugno del 2002 con l’inaugurazione di S. E. Mons. Bruno Schettino, Arcivescovo di Capua dal 1997. Divenuto un vero punto di riferimento sia pastorale che culturale, il Centro, negli anni, è andato sempre più caratterizzandosi non solo quale luogo di formazione della comunità locale e di altre realtà ecclesiali, ma anche come strumento indispensabile e segno tangibile per una parrocchia desiderosa di essere famiglia di famiglie, casa e scuola di comunione in mezzo alla gente.
Nel gennaio del 2004, in collaborazione con la Superiora Generale della Congregazione delle Suore Ancelle dell’Immacolata, Madre Maria Serruto, dà vita ad una casa di pronta accoglienza per i più poveri tra i poveri con cui condividere la vita e il pane. Da allora la comunità fa esperienza della Provvidenza che puntualmente accompagna la Casa stimolando una feconda collaborazione tra suore e laici per un’esperienza di servizio rivelatasi preziosissima per la crescita della comunità parrocchiale: nasce così la Casa della Carità “Madre Teresa di Calcutta”.
Dal 1988 al 1994 è scelto quale Direttore del Centro Diocesano Vocazioni e Rettore del Seminario Arcivescovile di Capua, entra così a far parte del Consiglio Presbiterale Diocesano.
Nel 1989 S. E. Mons. Luigi Diligenza lo nomina Segretario Generale del 31° Sinodo della Chiesa di Capua, affidandogli il coordinamento sia della fase preparatoria che di quella celebrativa, che si conclude nel giugno del 1993. L’esperienza sinodale sarà per il Segretario l’occasione per una forte maturazione ecclesiale. Il coinvolgimento di tutte le realtà parrocchiali e diocesane offre, infatti, l’opportunità di ripercorrere l’itinerario della Chiesa a partire dall’evento conciliare, di fare sintesi del cammino intrapreso e tracciare le linee di quello futuro. “In Comunione per Servire”, documento conclusivo di S. E. Mons. Luigi Diligenza, sarà il frutto maturo del lavoro sinodale.
Per due quinquenni è nominato da S. E. Mons. Bruno Schettino membro del Collegio dei Consultori.
Dal 2001 fino al 2010 assume l’incarico nell’Ufficio Diocesano di Pastorale Familiare, prima come Assistente spirituale e poi come Direttore Responsabile. L’1 marzo 2005 S. E. Mons. Schettino lo nomina primo presidente della “Fondazione Centro Famiglia”, Consultorio familiare d’ispirazione cristiana dell’Arcidiocesi di Capua. Nel 2003 è nominato dalla Conferenza Episcopale della Campania Incaricato Regionale per il Settore Pastorale per la Famiglia e la Vita e, in tale veste, nel 2006 partecipa, a Verona, al IV Convegno delle Chiese che sono in Italia. Conclude il mandato nel giugno 2010.
In quello stesso anno, su invito di Sua Eminenza il Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli, e con la benedizione dell’Arcivescovo di Capua, assume l’ufficio di padre spirituale nel Seminario Maggiore Arcivescovile “Cardinale Alessio Ascalesi” di Capodimonte.
Nel giugno 2012 è eletto dal Consiglio Presbiterale Diocesano Delegato Diocesano nella Commissione Regionale Presbiterale.
Il 23 febbraio 2013 Sua Santità Benedetto XVI lo nomina vescovo della Diocesi di Ischia.
Il 1° maggio 2013 è stato consacrato Vescovo da Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo Metropolita di Napoli.
L’11 maggio 2013, nei primi vespri della Solennità dell’Ascensione di N.S. Gesù Cristo, prendeva possesso canonico della diocesi.
Il 19 dicembre 2020 Sua Santità Papa Francesco lo nomina vescovo della Diocesi di Caserta.
Il 20 gennaio 2021 inizia il suo ministero nella Chiesa casertana”. Il testo è disponibile al link https://www.diocesicaserta.it/biografia.
